Laurent Gbagbo
| Laurent Koudou Gbagbo | |
|---|---|
|
|
|
| Presidente della Costa d'Avorio | |
| Durata mandato | 26 ottobre 2000 – 11 aprile 2011 |
| Predecessore | Robert Guéï |
| Successore | Alassane Ouattara |
|
|
|
| Dati generali | |
| Partito politico | Fronte Popolare Ivoriano |
Laurent Koudou Gbagbo (Gagnoa, 31 maggio 1945) è un politico ivoriano, Presidente della Repubblica dal 2000 al 2010 e de facto fino al 10 aprile 2011.
Indice |
[modifica] Biografia
Nato da una famiglia Bété di Gagnoa, è stato professore di storia all'università di Cocody-Abidjan e successivamente preside della facoltà di Lingue e Culture. Nel 1982 fondò il Fronte Popolare Ivoriano (FPI), partito politico. Nel 1985 fu costretto all'esilio in Francia, ma rientrò in Costa d'Avorio nel 1988.
Gbagbo partecipò alle elezioni presidenziali del 1990 ricevendo un 11% di preferenze contro il presidente in carica, Félix Houphouët-Boigny. Partecipò alle elezioni presidenziali del 22 ottobre 2000, contro il leader militare Robert Guéï; quando quest'ultimo dichiarò d'aver vinto, una rivolta popolare a favore di Gbagbo (che sosteneva di aver vinto con il 59,4% dei voti) scoppiò nella capitale Abidjan. Guéï fu costretto a fuggire e Gbagbo divenne presidente il 26 ottobre.
Il 19 settembre 2002, un tentativo di colpo di stato contro il governo di Gbagbo fallì e si trasformò in una rivolta.
La versione ufficiale francese degli accadimenti parla di soldati ribelli che tentarono di prendere le città di Abidjan, Bouaké e Korhogo. Non riuscirono a prendere Abijdan, ma ebbero successo nelle altre due, situate rispettivamente nel centro e nel nord del paese. La situazione evolse velocemente in una guerra civile tra il sud controllato dai governativi ed il nord controllato dai ribelli, ma dopo alcuni mesi di combattimenti si raggiunse un accordo di pace con l'arrivo dei peacekeeper francesi a controllare la linea del cessate il fuoco.
La versione Ivoriana e di alcuni giornalisti indipendenti francesi presenti sul posto parla di ribelli mercenari pagati dal governo francese per destabilizzare un potere politico nazionalista ed intellettualmente autonomo che minava i forti interessi economici francesi in Costa d'Avorio. Secondo questa versione la guerra civile non si è mai verificata e non vi è stata una vera contrapposizione tra civili, ma solo una penetrazione di guerriglia istruita e pagata per la maggior parte costituita di stranieri. I peacekeeper francesi in tale versione controllarono sul campo gli accadimenti, favorendoli e guidandoli, senza riuscire però a rovesciare il governo grazie al suo forte consenso popolare e ad una mobilitazione non violenta degli studenti. La situazione arrivò quindi ad uno stallo e ad un conseguente accordo di pace che di fatto comunque avrebbe diminuito la governabilità del paese e ridotto l'efficacia delle riforme del Presidente Gbagbo.
Secondo i termini dell'accordo, Gbagbo sarebbe rimasto in carica (i ribelli avevano precedentemente chiesto la destituzione), ma un nuovo governo di unità nazionale avrebbe dovuto essere formato sotto un primo ministro "neutrale", comprendente il FPI, l'opposizione civile ed i rappresentanti dei gruppi ribelli. L'accordo è stato contestato da molti sostenitori del Presidente, che sostengono che troppe concessioni sono garantite per i ribelli e che i francesi sostengono gli obiettivi politici dei ribelli.
All'inizio di novembre del 2004, dopo il fallimento dell'accordo di pace in seguito al rifiuto di abbandonare le armi da parte dei ribelli, Gbagbo ordinò attacchi aerei contro i ribelli. Durante un attacco a Bouaké, furono colpiti alcuni soldati francesi, 9 dei quali rimasero uccisi; il governo ivoriano dichiarò che si trattava di un errore, ma i francesi sostennero che fosse stata un'azione deliberata. Essi risposero pertanto distruggendo i due jet Sukhoi che avevano partecipato a quell'attacco, praticamente gli unici aerei militari ivoriani. Violenti scontri di rappresaglia contro i francesi scoppiarono ad Abidjan e i principali leader del Fpi incitarono in televisione a cacciare i francesi. Vennero aperte le prigioni e i detenuti incitati al saccheggio, allo stupro, cosa che puntualmente si verificò, anche ai danni della locale comunità libanese.
Il mandato presidenziale di Gbagbo terminò ufficialmente il 30 ottobre 2005, ma a causa del mancato disarmo fu dichiarata l'impossibilità di indire un'elezione, pertanto il mandato venne esteso per un massimo di un anno, secondo un piano elaborato dall'Unione Africana; questo piano fu sostenuto dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.[1] All'approssimarsi della scadenza di fine ottobre del 2006, si ritenne molto improbabile che le elezioni si sarebbero tenute entro la data stabilita; l'opposizione ed i ribelli rigettarono la possibilità di un prolungamento del mandato per Gbagbo.[2] Il Consiglio di Sicurezza dell'ONU avallò un'altra estensione di un anno il 1º novembre 2006; in ogni caso, la risoluzione stabilì il rafforzamento dei poteri del Primo Ministro Charles Konan Banny. Gbagbo dichiarò il giorno seguente che alcuni elementi della risoluzione ritenuti anticostituzionali non sarebbero stati applicati.[3]
Nelle elezioni presidenziali tenutesi alla fine del 2010, dopo aver vinto al primo turno, Gbagbo è risultato sconfitto al ballottaggio contro Alassane Ouattara (45,9% contro il 54,1% del suo avversario[4]) ma non ha mai riconosciuto questo esito. Con l'appoggio del Consiglio Costituzionale, organismo strettamente legato alla presidenza, è stato infatti ratificato un altro risultato con il quale, per l'annullamento di 7 sezioni elettorali del nord, corrispondenti al 13% degli aventi diritto al voto, Gbagbo è risultato vincente con il 51,45% dei consensi[5]. La comunità internazionale ha pressoché unanimemente riconosciuto la legittimità dell'elezione di Ouattara, contestando le resistenze di Gbagbo che, non cedendo alle rivendicazioni interne né alle pressioni esterne, ha determinato il riaprirsi del conflitto all'interno del paese.
Il 10 aprile 2011, Laurent Gbagbo è stato catturato assieme alla moglie Simone con l'aiuto delle forze speciali francesi "La Licorne" (Il Liocorno) nella sua residenza-bunker ad Abidjan e consegnato alle forze di opposizione del presidente eletto Alassane Ouattara, in seguito è stato consegnato alla Corte Penale Internazionale.[6]
Laurent Gbagbo è sposato in seconde nozze con Simone Ehivet Gbagbo, controversa figura di politico, ai vertici del Fronte Popolare Ivoriano, soprannominata la "Hillary Clinton dei tropici"[7].
[modifica] Onorificenze
| Gran Maestro dell'Ordine Nazionale della Costa d'Avorio | |
[modifica] Note
- ^ (EN) UN endorses plan to leave president in office beyond mandate. IRIN, 14 ottobre 2005. URL consultato il 2 febbraio 2011.
- ^ Joe Bavier. (EN) Ivory Coast Opposition, Rebels Say No to Term Extension for President. VOA News, 18 maggio 2006. URL consultato il 2 febbraio 2011.
- ^ (EN) Partial rejection of UN peace plan. IRIN, 2 novembre 2006. URL consultato il 2 febbraio 2011.
- ^ Jeune Afrique. (FR) Présidentielle : Ouattara vainqueur avec 54,1 % contre 45,9 % pour Gbagbo, selon la CEI. Jeune Afrique, 2 dicembre 2010. URL consultato il 2 febbraio 2011.
- ^ (FR) Côte d'Ivoire: Gbagbo déclaré vainqueur AFP. Le Figaro, 3 dicembre 2010. URL consultato il 2 febbraio 2011.
- ^ Gbagbo agli arresti, ma chi l'ha catturato? - Mondo - ANSA.it
- ^ (FR) Qui est Simone Ehivet Gbagbo ?. www.abidjan.net. URL consultato il 2 febbraio 2011.
[modifica] Altri progetti
Commons contiene file multimediali su Laurent Gbagbo
Articolo su Wikinotizie: Costa d'Avorio: sciopero generale contro il presidente Gbagbo 27 dicembre 2010
Articolo su Wikinotizie: Costa d'Avorio: il giorno della mediazione 3 gennaio 2011
Articolo su Wikinotizie: Arrestato Gbagbo, la Costa d'Avorio cerca la pace 12 aprile 2011
[modifica] Collegamenti esterni
| Predecessore: | Presidente della Costa d'Avorio | Successore: |
|---|---|---|
| Robert Guéï | 2000-2011 | Alassane Ouattara |
|
|