Laelius de amicitia

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Il Laelius de amicitia è un dialogo di carattere filosofico (immaginato svolgersi nel 129) scritto da Cicerone tra l'estate e l'autunno del 44 a.C. e dedicato ad Tito Pomponio Attico. Esso contiene l’elogio dell’amicizia, adottando l’ideale ellenico della filantropia, che però viene calato nel contesto della realtà romana, tanto da diventare “legame interessato”, fra persone aventi gli stessi ideali politici. Rievocando la figura dell'amico scomparso, Gaio Lelio intrattiene i propri interlocutori (i suoi due generi Gaio Fannio e Quinto Mucio Scevola) tracciando un profilo del valore e della natura dell'amicizia. L’Amicitia per i Romani era anzitutto la creazione di legami personali a scopo di sostegno politico. Il dialogo muove alla ricerca dei fondamenti etici della società nel rapporto che lega fra loro le volontà degli amici. La novità dell'impostazione ciceroniana consiste soprattutto nello sforzo di allargare la base sociale delle amicizie (ponendovi alla fondamenta valori come virtus e probitas) al di là della cerchia ristretta della nobilitas. Quella propagandata da Lelio non si configura unicamente come amicitia politica: ciò si evince dal fatto che l’opera trasuda di una disperata necessità di rapporti sinceri, quali Cicerone, preso nel vortice delle convenienze imposte dalla vita pubblica, poté forse trovare solo nel dedicatario.

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