Lacedonia

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Lacedonia
comune
Lacedonia – Stemma
Dati amministrativi
Stato bandiera Italia
Regione Campania – stemma Campania
Provincia Avellino – stemma Avellino
Sindaco Mario Rizzi (lista civica) dal 30/05/2006
Territorio
Coordinate 41°3′8″N 15°25′29″E / 41.05222°N 15.42472°E / 41.05222; 15.42472 (Lacedonia)Coordinate: 41°3′8″N 15°25′29″E / 41.05222°N 15.42472°E / 41.05222; 15.42472 (Lacedonia)
Altitudine 732 m s.l.m.
Superficie 81,57 km²
Abitanti 2 825[1] (31-12-2010)
Densità 34,63 ab./km²
Comuni confinanti Aquilonia, Bisaccia, Melfi (PZ), Monteverde, Rocchetta Sant'Antonio (FG), Sant'Agata di Puglia (FG), Scampitella
Altre informazioni
Cod. postale 83046
Prefisso 0827
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 064041
Cod. catastale E397
Targa AV
Cl. sismica zona 1 (sismicità alta)
Nome abitanti lacedoniesi, in dialetto locale "'crugnis"
Patrono San Nicola, san Filippo Neri
Giorno festivo 6 dicembre, 26 maggio
Localizzazione
Lacedonia è posizionata in Italia
Lacedonia
Sito istituzionale

Lacedonia è un comune italiano di 2.874 abitanti della provincia di Avellino in Campania.

Indice

[modifica] Geografia fisica

[modifica] Territorio

Lacedonia è un centro agricolo dell'Appennino sannita. Dista da Avellino 87 km ca. Il centro storico (chiamato La cittadella dagli abitanti) è collocato su una collina e conserva la sua originaria struttura abitativa, nonostante i tanti terremoti che l'hanno più volte devastata nel corso dei secoli.

[modifica] Clima

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Stazione meteorologica di Lacedonia.

Il clima, essendo Lacedonia un centro di montagna, è rigido con estati fresche e frequenti nevicate in inverno.

[modifica] Storia

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Storia di Lacedonia.

Lacedonia era abitata fin dall'età eneolitica: lo confermano resti di armi in rame e altri reperti rinvenuti nel suo territorio. Gli aborigini abitavano in una località oggi chiamata "sotto le rupi", che era costituita da grotte scavate nel tufo. Notizie certe si fanno però risalire all'epoca degli osci che la chiamavano Akudunniad (in osco significa madre cicogna).

Nel 293 a.C. a Aquilonia (oggi Lacedonia), in località "Chiancarelle", si combatté la battaglia decisiva della terza guerra sannitica: venne vinta dai romani che annientarono la potente legione Linteata. Sotto il dominio romano Lacedonia era un importante municipio; vi erano assessori delle finanze e alle opere pubbliche, consiglieri e una congrega addetta al culto di Augusto. I romani costruirono a Lacedonia delle piscine, le terme, l'anfiteatro, lavatoi, giardini pubblici e, nella località "i capi dell'acqua", una mutatio (una stazione destinata al cambio di carri e cavalli).

Lacedonia venne in seguito donata, nel VI secolo, ai Benedettini dall'Imperatore d'Oriente Giustiniano. In seguito passò sotto il dominio prima dei Longobardi (che nel 568 avevano invaso l'Italia bizantina), poi dei duchi di Conza e infine dei Normanni (che guidati dal Guiscardo nell'XI secolo conquistarono tutta l'Italia meridionale).

Ai tempi dei Normanni il feudo di Lacedonia apparteneva a Riccardo Balbano: egli inviò sessanta fanti e sessanta cavalli alla terza crociata. I Balbano governarono il feudo di Lacedonia fino all'avvento di Carlo d'Angiò, che tolse il feudo a questa potente famiglia feudale. Il feudo passò poi alla famiglia Orsini, Principi di Taranto. Uno di essi, tale Gabriele Orsini, ricostruì la città ridotta in macerie dal terremoto del 5 dicembre 1456 chiudendola in una cinta muraria con fossato e quattro porte.

Nella notte tra il 10 e l'11 settembre 1486 i baroni ribelli si radunarono nella chiesa di S.Antonio e congiurarono contro il Re Ferrante I d'Aragona e il figlio Alfonso, duca di Calabria. L'avvenimento, narrato dallo storico napoletano Camillo Porzio, coinvolse Papa, Principi e Sovrani e mise a rischio il dominio aragonese sull'Italia meridionale. La congiura venne rievocata in alcuni versi del poeta Giovanni Chiaia: «Di Lacedonia ecco la roccia alpestre/là i rubelli a vendicar le offese/sull'Ostia Santa staser le destre/sperder giurando il seme aragonese».

Nel 1501 Baldassarre Pappacoda, consigliere e amico del re Federico I prese possesso del feudo e costruì il Castello Nuovo. I Pappacoda tennero il feudo fino al 1566, quando Feudo e Castello vennero venduti ai Doria, che vi rimasero fino al 1806, anno in cui Napoleone Bonaparte abolì il feudalesimo.

Nel XVIII secolo visse a Lacedonia Gerardo Maiella, venerato come santo dalla Chiesa cattolica. Egli guarì i malati, convertì i peccatori, aiutò i poveri e fece molti miracoli.

Lacedonia è stata sede vescovile fin dall'XI secolo. Simeone, il primo vescovo, è noto per aver inaugurato nel 1059 l'Abbazia di S. Michele Arcangelo. A lui sono succeduti altri 69 vescovi[senza fonte]. La Diocesi è stata accorpata nel 1986 a quela di Ariano Irpino. Il co-patrono del paese è San Filippo Neri.

In seguito al terremoto del 1930, il regime fascista ricostruì la città con case antisismiche. A Lacedonia sono presenti varie scuole tra cui la più prestigiosa è l'Istituto Magistrale De Sanctis che venne fondata proprio da Francesco De Sanctis[senza fonte].[2]

[modifica] Personaggi illustri

[modifica] Evoluzione demografica

Abitanti censiti

[modifica] Amministrazione

Sindaco: Mario Rizzi (lista civica) dal 30/05/2006 (2º mandato)

[modifica] Altre informazioni amministrative

Il territorio fa parte della Comunità montana Alta Irpinia.

[modifica] Gemellaggi

Lacedonia è gemellata con:

[modifica] Infrastrutture e trasporti

Stazione ferroviaria di Rocchetta Sant'Antonio-Lacedonia

Lacedonia è raggiungibile in autobus o i macchina mediante il suo casello sull'autostrada A16. Il comune dispone di una stazione ferroviaria che condivide con Rocchetta Sant'Antonio sulla linea Foggia-Potenza

[modifica] Note

  1. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 31 dicembre 2010.
  2. ^ Sito ufficiale dell'Istituto

[modifica] Altri progetti

[modifica] Voci correlate

[modifica] Collegamenti esterni

Comune di Lacedonia
Video su Lacedonia

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