La Tribuna illustrata

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La Tribuna illustrata
Stato bandiera Italia
Lingua italiano
Periodicità settimanale
Genere stampa nazionale
Fondazione 1890
Chiusura 1969
Formato lenzuolo
Sede Roma
Direttore Eugenio Rubichi, Alfredo Pigna
 

La Tribuna illustrata fu un settimanale italiano con sede a Roma. Insieme a La Domenica del Corriere e a L'Illustrazione Italiana fu il settimanale illustrato preferito dagli italiani nel periodo che intercorre dalla fine Ottocento all'avvento della televisione.

Indice

[modifica] Storia

La Tribuna illustrata, 8 settembre 1907 (Nuova serie, Anno XV).

Fondato nel 1890 come supplemento del quotidiano La Tribuna, il primo numero uscì il 6 gennaio (secondo altre fonti, il 16 gennaio)[1]. Il formato della rivista era 27x38 cm. Ogni numero conteneva 16 pagine. In breve tempo divenne il primo settimanale illustrato italiano.

[modifica] L'annata 1890

Nella prima annata furono pubblicate 824 pagine.
I principali collaboratori furono:

Il corredo iconografico fu di prim'ordine. I principali pittori, disegnatori ed illustratori furono:

Tra i romanzi a puntate che uscirono nel primo anno:

[modifica] L'annata 1891

Nel corso dei dodici mesi furono pubblicate 814 pagine.
I principali pittori, disegnatori ed illustratori furono:

Nel corso dell'anno uscirono vari romanzi a puntate. Tra gli autori:

Un numero de La Tribuna - Supplemento Illustrato della Domenica del settembre 1895.

Nel gennaio 1893 La Tribuna illustrata diventò mensile in coincidenza con l'uscita del supplemento settimanale La Tribuna - Supplemento Illustrato della Domenica. Il conto delle annate ripartì da capo. Dopo quattro anni, nel 1897 ritornò settimanale, assorbendo il supplemento.

[modifica] Il Novecento

Nella prima metà del XX secolo, rivaleggia con il settimanale del Corriere della Sera, La Domenica del Corriere.

Negli anni Cinquanta La Tribuna perde la gara con La Domenica del Corriere. Il concorrente veleggia sopra il milione di copie, mentre le vendite del periodico sono atterrate a 48.000. Per Via Solferino è facile fare un'offerta e acquisire il settimanale. Alfredo Pigna, vicedirettore della Domenica, viene fatto trasferire a Roma con il compito di riportare la rivista a produrre utili. Il nuovo direttore si circonda di giovani di talento: Viviano Domenici, Raffaele Fiengo, Gianfranco De Laurentiis, Giovanna Grassi, Bartolo Pieggi, Vincenzo Nani e Graziella Berandi. Risultato: dopo cinque anni le copie sono più che raddoppiate.
Nel 1966 la Domenica passa da settimanale popolare a settimanale d'attualità. Si prevede che le vendite ne possano risentire. La Tribuna intercetterà le copie in libera uscita e prenderà il suo posto nelle fasce basse di pubblico. Fortunatamente, la Domenica perde molto meno di quanto si prevedesse e tiene bene anche presso il pubblico meno colto[2].
L'editore decide di fare una scelta drastica, "sacrificando" la Tribuna perché non porti via copie alla Domenica. La testata è motu proprio cambiata in un anonimo T-7.
È l'inizio della fine per lo storico settimanale, che nel 1969 viene tolto dalle edicole, pochi anni dopo aver festeggiato il 75º anniversario.

La testata ritornò, come raffinato bimestrale, nelle edicole per 3 numeri (dal gennaio al marzo 1986, sottotitolo: Rivista di cultura e di immagine), edita dalla milanese Struttura editoriale. Direttore responsabile fu Marianto Prina.

[modifica] Direttori

[modifica] Note

  1. ^ «Luci di Piedigrotta»
  2. ^ Franco Di Bella, Corriere segreto, Rizzoli, 1982, p. 201.
  3. ^ Pio Vanzi. URL consultato il 7-12-2011.

[modifica] Voci correlate

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