L'orso

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L'orso
Orso Bart.jpg
Una scena del film
Titolo originale L'ours
Paese Francia, USA
Anno 1988
Durata 94 min
Colore colore
Audio sonoro
Genere drammatico
Regia Jean-Jacques Annaud
Soggetto James Oliver Curwood (romanzo)
Sceneggiatura Gérard Brach
Produttore Claude Berri
Produttore esecutivo Pierre Grunstein
Casa di produzione Renn Productions
Fotografia Philippe Rousselot
Montaggio Noëlle Boisson
Musiche Philippe Sarde
Scenografia Toni Lüdi
Interpreti e personaggi

L'orso (L'ours) è un film del 1988 diretto da Jean-Jacques Annaud, tratto dal romanzo The Grizzly King di James Oliver Curwood.

La pellicola fu nominata al premio Oscar per il miglior montaggio e vinse due Premi César, assegnati al regista Jean-Jacques Annaud e alla montatrice Noëlle Boisson.

Indice

[modifica] Trama

Il film racconta, in maniera di semi-documentario, la storia di un'amicizia tra un cucciolo d'orso bruno e un grizzly adulto.

Nelle zone montuose e selvagge della Columbia Britannica, un cucciolo d'orso soffre la morte accidentale della sua mamma, travolta da una frana. Costretto ad arrangiarsi da solo, si sforza di trovare cibo e rifugio. Altrove in montagna, un enorme orso grizzly maschio è braccato da due cacciatori di trofei. Il cacciatore più giovane, appena ne ha l'occasione, spara all'animale, ma il proiettile non lo uccide, e l’orso, ferito, fugge; per vendicarsi attacca i cavalli dei cacciatori uccidendone uno. Poco dopo, il cucciolo, trovatosi di fronte all'orso grizzly, leso e abbastanza infuriato, tenta di farselo amico, ma l'altro non gli si interessa minimamente. Il piccolo, insistente, gli si avvicina nuovamente e riesce a leccare in modo rasserenante la ferita. L’amicizia tra i due è formata, il grande prende l’orfano sotto la propria protezione e gli insegna a pescare e a cacciare.

Determinati a trovare il grizzly, i due cacciatori si uniscono ad un terzo uomo, venuto con i cani da caccia. La caccia riprende, ed entrambi gli orsi sono spinti verso un dirupo inseguiti dai cani. L'orso, dopo aver messo al sicuro il cucciolo, fronteggia i cani, dando inizio ad una vera e propria lotta, ne uccide uno, dopodiché si allontana rincorso da quelli restanti. I cacciatori, rimasti indietro, trovano il cucciolo, lo catturano e lo portano al loro campo, dove lo legano ad un albero; intanto cala la notte. Alle prime luci del giorno, il cacciatore più giovane, ritrovatosi da solo, ha un inaspettato confronto molto ravvicinato con l'orso, che ha tutta l'intenzione di ucciderlo e, dopo averlo terrorizzato, decide di risparmiargli la vita. L'uomo, sentendosi in debito verso l'animale, sceglie di mettere fine all'estenuante caccia e di andarsene con gli altri, ma prima decide di liberare il piccolo orso. Il cucciolo, solo e indifeso, ha un brutto incontro con un puma, che lo rincorre e lo ferisce; quando il puma sembra avere la meglio improvvisamente arriva il grizzly alle spalle del giovane orso, che con dei possenti ringhi intimidisce il felino, il quale decide di rinunciare al pasto e fugge via. Arriva l'inverno, i due si rintanano in una grotta passando insieme il letargo.

[modifica] Produzione

Brach e Annaud decisero di ambientare il film alla fine del XIX secolo, per rendere più verosimile la storia con quella del romanzo da cui è tratto, The Grizzly King, che Curwood scrisse nel 1916. La storia è ambientata nella Columbia Britannica nel 1885, ma è stata girata sulle Dolomiti, più precisamente nella valle di san Lucano a Taibon Agordino, sulle dolomiti bellunesi nella vallata agordina. Alcune scene aggiuntive girate all'inizio del 1988 hanno avuto invece come scenario uno zoo belga.

I personaggi principali del film, caso più unico che raro, sono esclusivamente due orsi, mentre i personaggi umani svolgono un ruolo di puro contorno. Sono due adulti ed un cucciolo gli orsi apparsi nel film; uno ha svolto un doppio ruolo, quello della mamma del cucciolo e quello dell'orsa che appare in una breve sequenza nella quale il padre adottivo del cucciolo cerca di corteggiarla. L'altro adulto e il cucciolo sono invece i due protagonisti del film.

[modifica] Critica

  • Tutto è finto, anche il paesaggio, in questa favola di 30 miliardi e tutto sembra vero. Come un disegno animato girato dal vivo. Struggente e ricattatorio, di una facile commozione e di una carineria smaccata. Ma vale la pena. (Telesette)
  • Il mondo dei cacciatori visto dalla parte degli orsi. Un grande successo di Jean-Jacques Annaud, convinto animalista condotto tuttavia con eccessivo realismo al punto da proporre sequenze non graditissime ad un pubblico infantile. (Teletutto)
  • Un film che, al di là del virtuosismo e della bravura degli orsi, lascia la fastidiosa impressione di un documentario Disney senza Disney. (Magazine tv)

[modifica] Riconoscimenti

[modifica] Curiosità

[modifica] Collegamenti esterni

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