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Italo Gariboldi (Lodi, 20 aprile 1879 – Roma, 9 febbraio 1970) è stato un generale italiano.
[modifica] Le prime esperienze belliche
Dopo gli studi in Accademia fu nominato ufficiale nel 1899. Partecipò alla campagna di Libia (1911-1913) ed alla prima guerra mondiale, nel corso della quale fu promosso due volte per meriti di guerra e guadagnò una medaglia d'argento al valore militare. Al termine della guerra fu presidente della commissione per la delimitazione dei confini Jugoslavi. Promosso generale, comandò l'Accademia Militare di Modena e la Scuola di Applicazione di Parma. Durante la guerra etiopica fu governatore di Addis Abeba e capo di S.M. dell'Africa Orientale.
[modifica] La seconda guerra mondiale
Nel 1940, dopo le dimissioni di Rodolfo Graziani, fu nominato Governatore della Libia e dal 25 marzo al 19 luglio del 1941 fu comandante supremo delle Forze Armate italiane in Africa.
Quando arrivarono in Libia le truppe tedesche del Deutsche Afrika Korps, Gariboldi fu sostituito a causa di continui disaccordi con Rommel, che non condivideva l'intenzione di Gariboldi di trincerarsi a Tripoli.
Il 10 luglio 1942 fu chiamato a sostituire Giovanni Messe alla testa dell'ARMIR, a causa delle continue polemiche e del pessimismo di Messe, dal quale il Duce, convinto che l'Italia fascista avrebbe vinto la guerra, era molto infastidito. Schierato difensivamente sulla linea del Don (comprese le divisioni alpine originariamente destinate all'impiego nel Caucaso), l'ARMIR venne travolto durante la gigantesca offensiva invernale sovietica 1942-43; a partire dal 16 dicembre 1942 (Operazione Piccolo Saturno) ebbe inizio la tragedia militare e umana dell'armata italiana in Russia. Alla fine di gennaio 1943 i miseri resti dell'armata (più del 50% dei soldati - morti, dispersi e prigionieri - e tutto i materiali andarono persi) vennero ritirati dal fronte per essere poi richiamati in Italia. Gariboldi fece mostra anche in questa occasione di disastrose qualità di comando, decretando nei fatti l'inutile sacrificio delle divisioni alpine, anche se la situazione generale del fronte russo non avrebbe permesso, forse, di evitare la catastrofe. Il 1º aprile 1943 fu ugualmente insignito della Croce di Ferro dai tedeschi.
Dopo l'8 settembre fu arrestato dagli stessi tedeschi e condannato a 10 anni di prigione.
[modifica] Gli ultimi anni
Liberato alla fine della guerra, preferì ritirarsi a vita privata. Morì a Roma nel 1970 e fu seppellito a Lodi, nella tomba di famiglia. Anche suo figlio, Mario Gariboldi, fu impegnato nell'esercito: si guadagnò una medaglia d'argento in Russia e fu tra i maggiori generali italiani nella NATO.
[modifica] Onorificenze italiane
[modifica] Onorificenze straniere
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