Istituto Fascista di Cultura

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L' Istituto Fascista di Cultura (IFC) fu un ente dell'Italia fascista creato nel 1925 e preposto alla diffusione ed allo sviluppo degli ideali fascisti e della cultura italiana in generale, ma anche di numerose opere straniere.[1]

Indice

[modifica] Storia

L' IFC fu fondato il 19 dicembre 1925 sotto la presidenza di Giovanni Gentile, con sede a Firenze, alle dirette dipendenze del Segretario del PNF, e sottoposto all'alta vigilanza del Capo del Governo, cui veniva affidato il potere di nomina dei vertici.

L'Istituto venne creato non in ottica di mantenimento passivo dell'esistente, quanto come struttura di sviluppo e stimolo delle energie intellettuali della nazione[2], raccogliendo i maggiori intellettuali ed esponenti del mondo artistico e culturale italiano, promuovendo la collaborazione tra essi e spingendoli all'applicazione pratica del loro sapere.[3] L'università Popolare di Milano attualmente Università Popolare degli Studi di Milano [4] aderisce alla progettazione culturale fascista e ne diviene protagonista per quel periodo. Ad oggi conserva mel museo dell' Università Popolare di Milano [5] diverse testimonianze didattiche culturali storiche.

Esso fu eretto ente morale il 6 agosto 1926, con sede a Roma, e aveva lo scopo di promuovere e coordinare gli studi sul fascismo, di tutelare e diffondere, in Italia e fuori dai confini, gli ideali, la dottrina del fascismo e la cultura dell'Italia fascista, attraverso corsi e lezioni, pubblicazioni, libri, e di promuovere la propaganda in tal senso.

Nel 1937, dopo le dimissioni di Gentile, ebbe un cambio radicale, a cominciare dal nome, da Istituto fascista di cultura a Istituto Nazionale di Cultura Fascista (INCF)[6].

Durante la sua storia molti furono gli scontri prima tra Gentile e il PNF, a causa della diversa concezione che le due parti avevano dell'Istituto, poi tra la direzione dell'INCF (il Partito Nazionale Fascista) e gli stessi ministeri dell'Educazione nazionale e poi della Cultura Popolare.[7]

Dall'aprile 1940 divenne presidente dell'INCF Camillo Pellizzi. Durante la sua conduzione egli aprì l'Istituto alla collaborazione con intellettuali comunisti, come Delio Cantimori, sulla scia dell'"Appello ai fratelli in camicia nera" di Palmiro Togliatti (1936) [8], in quanto si aveva la convinzione che il futuro appartenesse alle nazioni totalitarie, come appunto il fascismo corporativista, il comunismo collettivista, il nazionalsocialismo e il socialismo prussiano.[9][7]

Dopo il 1938 anche l'Istituito si rese promotore di una attiva adesione alle leggi razziali, attuando un'attività di diffusione delle teorie sulla "difesa della razza".[10] Ultimo presidente fu il giurista Giuseppe Maggiore.

[modifica] Struttura

L'Istituto Nazionale di Cultura Fascista era retto da un Consiglio d'Amministrazione così composto:

  • Presidente, nominato da Mussolini su proposta del segretario del Partito Nazionale Fascista (PNF);
  • 4 vice presidenti, nominati da Mussolini su proposta del segretario del PNF;
  • 14 consiglieri, nominati dal segretario del PNF su proposta del presidente dell'Istituto stesso.[11]

[modifica] Note

  1. ^ Fu ad esempio proprio una collana dell'Istituto Fascista di Cultura che, per la prima volta in Italia, tradusse, a firma di Giorgio Candeloro la prima edizione italiana di La democrazia in America di Alexis de Tocqueville. In Gisella Longo, L'Istituto Nazionale Fascista di Cultura. Da Giovanni Gentile a Camillo Pellizzi (1925-1943). Gli intellettuali tra partito e regime (presentazione di Francesco Perfetti), Pellicani, Roma, 2000.
  2. ^ Giovanni Gentile, L'Istituto Nazionale Fascista di Cultura, in Educazione politica, f. X, 1925
  3. ^ Gioacchino Volpe, Storia del movimento fascista, Milano, 1939.
  4. ^ (accreditata cnupi)
  5. ^ www.museo-upm.org
  6. ^ Fabio Vander, L'estetizzazione della politica: il fascismo come anti-Italia, pag. 114
  7. ^ a b Gisella Longo, L'Istituto Nazionale Fascista di Cultura. Da Giovanni Gentile a Camillo Pellizzi (1925-1943). Gli intellettuali tra partito e regime (presentazione di Francesco Perfetti), Pellicani, Roma, 2000.
  8. ^ E nel ' 36 Togliatti guardava ai «fratelli in camicia nera»
  9. ^ [1]
  10. ^ http://books.google.it/books?id=Pn2xAAAAIAAJ&q=inauthor:%22Istituto+nazionale+di+cultura+fascista%22&dq=inauthor:%22Istituto+nazionale+di+cultura+fascista%22&hl=it&ei=7sPoTtStMqnc4QT4_6TvCA&sa=X&oi=book_result&ct=result&resnum=5&ved=0CEcQ6AEwBA.
  11. ^ Albertina Vittoria, Totalitarismo e intellettuali: l'Istituto Nazionale di Cultura Fascista dal 1925 al 1937, in AA. VV., Studi storici, vol. 1, Fondazione Istituto Gramsci, 1982.

[modifica] Bibliografia

  • Gisella Longo, L'Istituto Nazionale Fascista di Cultura. Da Giovanni Gentile a Camillo Pellizzi (1925-1943). Gli intellettuali tra partito e regime (presentazione di Francesco Perfetti), Pellicani, Roma, 2000.
  • Albertina Vittoria, Totalitarismo e intellettuali: l'Istituto Nazionale di Cultura Fascista dal 1925 al 1937, in AA. VV., Studi storici, vol. 1, Fondazione Istituto Gramsci, 1982.
  • Gioacchino Volpe, Storia del movimento fascista, Milano, 1939.
  • Gabriele Turi, Cultura e società negli anni del fascismo, Cordani, 1987.
  • AAVV, Quaderni dell' Istituto Nazionale di Cultura Fascista, Firenze, INCF.

[modifica] Voci correlate

[modifica] Collegamenti esterni

Una breve lista d'esempio dei testi prodotti dall'Istituto Nazionale di Cultura Fascista

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