Individualità

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Indice

[modifica] Basi concettuali

Il termine individualità si incrocia con quello di persona, ma non si identifica affatto con esso; anzi, da un punto di vista filosofico ne differisce grandemente. Ciò poiché sia il termine greco prosopon che quello latino persona significano “maschera”, cioè l’essere vivente uomo che viene percepito come individuo tra altri. Al contrario la individualità è una specificità che non concerne la percezione di un certo individuo, ovvero la sua connotazione, bensì la su denotazione reale di unità esistente unica e irripetibile. Possiamo fare riferimento al Dizionario di filosofia di Nicola Abbagnano per trovare le basi concettuali del termine individualità a partire da quello di individuazione. Scrive l'Abbagnano:

«  Il problema dell'I. è il problema della costituzione dell’individualità a partire da una sostanza o natura comune: per es:, della costituzione di questo uomo o questo animale a partire dalla sostanza “uomo” o sostanza “animale. Il primo a formulare il problema fu Avicenna dal quale fu trasmesso alla Scolastica cristiana  »
( N.Abbagnano, Dizionario di filosofia, Torino, UTET 1998, p.578 )

Riprendono il tema sia Tommaso d'Aquino nella Summa theologica (III, q. 77, a. 2) che Bonaventura da Bagnoregio nel Commentarium Sententiarum (III, d. 10, a. 1,q. 3) e poi Duns Scoto in Opus Oxoniensis (II, d. 3, q. 2). Il dibattito che si sviluppa a partire dagli Scolastici percorre la storia della filosofia occidentale sino ai tempi recenti, quando il concetto di individualità viene ad indicare la specificità individuale dell'unicità irripetibile rispetto a quello di personalità, che concerne invece l'elemento sociale, ovvero il modo di porsi e di caratterizzare la propria persona rispetto ad altre. L'individualità, per definizione, esclude le connotazioni esteriori di un individuo, riguardando esclusivamente l'interiorità e in tal senso sostituisce il concetto religioso di anima.

[modifica] Aspetti storici

Nella storia della filosofia il concetto di individualità ha percorso la storia del pensiero dal XIII secolo in poi come quaestio individuationis. Tale "problema dell'individuazione" diventava il cuore del dibattito filosofico, ma senza sfociare in una soddisfacente definizione filosofica della individualità come essenza o nucleo della persona umana. La concettualizzazione di individualità ha pertanto potuto avvenire soltanto in tempi relativamente recenti, quando, dopo le ricerche sulla "personalità" e sulla sua definizione almeno in termini sociologici, si è capito che essa non coincideva affatto con la individualità, ma si trattava di qualcosa di formale e sociologico rispetto a qualcosa di sostanziale e filosofico, concernente un individuo nella sua irripetibile specificità ed unicità.

Per altri versi il concetto di individualità si è intersecato con quello di coscienza come un "percepirsi", in ciò diventando tangente al concetto di appercezione come ciò che caratterizza una individualità nel suo avere consapevolezza e di sé e del mondo presi insieme. Aveva pertanto ragione Leibniz quando sosteneva:

«  ...i mutamenti naturali delle monadi vengono da un principio interno, perché una causa esterna non potrebbe influire sulla loro interiorità  »
( Monadologia, § 11 )

Il concetto di monade evoca infatti quello di "individuo-io" come andrà maturando nel secolo XVIII. Ma già Locke aveva piena consapevolezza del fatto che l'individualità sia "essere se stesso a se stesso" (Saggio sull'intelligenza umana,XXVII, 12) come unicità pensante, scrivendo inoltre:

«  L'io è quella cosa pensante e consapevole, quale che sia la sostanza di cui è fatta (spirituale o materiale, semplice o composta), che è sensibile o consapevole di piacere e dolore, capace di felicità o infelicità, e perciò, fin dove giunge quella consapevolezza, si preoccupa di se stessa. [...]Poiché in questo caso è la consapevolezza che accompagna la sostanza, quando una data parte viene separata da un’altra che concorre a formare la stessa persona, e costituisce questo io inseparabile, altrettanto avviene quando si tratti di sostanze distanti tra loro nel tempo.  »
( J.Locke, Saggio sull'intelligenza umana, 1° tomo, II, XXVII, 19)

[modifica] Aspetti filosofici

Nella filosofia contemporanea il concetto di individualità ha fatto fatica a farsi strada e ad affermarsi per due principali ragioni, la prima è la sovrapposizione di termini simili od analoghi che lo mascheravano, la seconda concerne le forti interesezioni col concetto di anima individuale, sempre oscillante tra fattore "intrinseco" dell'esser uomo e fattore "estrinseco" dell'essere una concessione o un dono della divinità. Va ricordato che per Platone l'anima dell'uomo è parte di un'anima più generale che pervade il mondo e che per il Cristianesimo l'anima è un segno di Dio calato nell'individuo.

Nel discorso comune quando a proposito di una donna o di un uomo si fa riferimento alla sua anima o al suo spirito, di null'altro si parla se non della sua sua individualità. Allorché infatti si fa riferimento a ciò che caratterizza una persona, indipendentemente dal suo essere un corpo e a prescindere dal suo aspetto fisico, questo qualcosa è l'individualità, specifica, unica e irripetibile. Ma nel linguaggio corrente per tradizione si preferisce usare l'espressione "anima" nel che: "la sua anima fa di lui/lei un individuo particolare".

[modifica] Voci correlate

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