Il Tesoretto

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Vai a: navigazione, cerca

Il Tesoretto è un poemetto didascalico allegorico del XIII secolo scritto in volgare da Brunetto Latini e rimasto incompiuto.

Indice

[modifica] Storia

Brunetto Latini, Le Livre dou Tresor

Il Tesoretto è un poemetto in versi settenari rimati a coppie: lo stesso metro del Favolello che sarà poi ripreso nel Detto d'amore, opera quest'ultima attribuita a Dante Alighieri e dedicata forse a Brunetto Latini[1]. Ne sono rimasti 2944 settenari distribuiti in 22 canti. Secondo Gianfranco Contini Il Tesoretto sarebbe stato composto contemporaneamente al Le Livre dou Tresor, la nota opera dottrinale del Latini scritta nella lingua d'oil durante l'esilio in Francia (1260-1266).

Il Tesoretto fu pubblicato, insieme con Il Favolello, in una edizione delle Rime di Francesco Petrarca curata da Federico Ubaldini nel 1642[2]; questa edizione fu utilizzata per la composizione del Vocabolario della Crusca. La prime edizioni critiche apparvero nel XIX secolo a cura di Giovan Battista Zannoni nel 1824[3] e di Berthold Wiese nel 1883[4]. Più accurate le edizioni, citate in Bibliografia, approntate nella seconda metà del XX secolo da Giovanni Pozzi, Giuseppe Petronio e Francesco Mazzoni.

[modifica] Trama

Il Tesoretto è un poema didascalico scritto da Brunetto Latini con l'intento di costituire una vasta enciclopedia dello scibile, sul modello del Roman de la Rose; il tema è svolto attraverso una trama autobiografica.

[modifica] Dedica[5]

L'opera è dedicata a un "valente segnore" di "alto legnaggio" identificato di volta in volta con Alfonso X di Castiglia, a cui tuttavia si rende omaggio nel canto successivo[6], a Luigi IX di Francia[7] e a Carlo d'Angiò[8].

[modifica] Antefatto

Nell'antefatto[9] l'io narrante ricorda di aver appreso della cacciata dei guelfi da Firenze, in seguito alla sconfitta ad opera dei ghibellini nella battaglia di Montaperti (1260), mentre stava ritornando in patria dalla Spagna. Essendo fiorentino di parte guelfa, il poeta resta talmente sgomento da smarrirsi in una "selva diversa"[10]; la "selva diversa" è un vistoso antecedente della "selva oscura" dantesca[11]. Rimessosi dallo smarrimento, gli appare la Natura, sotto l'aspetto di una bella signora, la quale gli spiega il significato dell'universo. La personificazione della Natura è un'allegoria tratta dal De planctu Naturae di Alano di Lilla[12].

[modifica] Svolgimento

Nei canti III-XII si riportano gli ammaestramenti della Natura su Dio («Lo sovran Fattore»), sulla creazione e il peccato originale[13], sulla natura degli angeli, le prime sostanze create da Dio[14], su Lucifero[15], sugli animali e le piante[16], sull'anima umana[17], sui quattro umori[18], sui quattro elementi[19], sui sette pianeti e i dodici segni[20]. Nel canto XI Brunetto Latini riferisce quindi di una visione, dapprima dell'orbe terracqueo («e cielo e terra e mare»)[21], successivamente del regno animale[22]. Infine il poeta promette di descrivere in prosa e in lingua volgare, per maggiore chiarezza, questi argomenti[23]. Nel canto XII si ha l'ultimo intervento della Natura la quale, nei versi 1125-1182, indica al poeta l'itinerario per proseguire il viaggio.

Col canto XIII inizia il viaggio del poeta il quale, attraverso un «sentiero stretto» per una landa deserta e selvaggia[24] giunge infine nella pianura della Virtù («Un grande pian giocondo, / Lo più gaio del mondo / E lo più dilettoso»)[25]. Il poeta visita i palazzi dove risiedono le quattro virtù cardinali (Prudenza, Giustizia, Fortezza e Temperanza)[26] e, in casa della Giustizia, assiste all'addestramento di un cavaliere ad opera delle discendenti della Giustizia: Larghezza, Cortesia, Lealtà e Prodezza[27]. Infine il poeta si separa dal cavaliere e giunge in un "bel prato" dove ha sede il "Dio d'Amore", di cui resta schiavo. Giunge in suo soccorso Ovidio maggiore il quale gli insegna l'arte di sfuggire all'Amore[28].

Il viaggio prosegue con l'arrivo del poeta a Montpellier dove confessa i propri peccati. I canti XX e XXI (versi 2427-2892), nei quali viene trattata la Penetenza, possono essere considerati un testo a sé stante, un poemetto epistolare, simile al Favolello, dedicato a un "caro amico" che D'Arco Silvio Avalle ha identificato col poeta fiorentino Bondie Dietaiuti[29]. Alla luce delle tendenze sessuali di Brunetto Latini riferite nella Commedia dantesca[30] si deve osservare come l'elenco dei peccati capitali, nella digressione sulla Penitenza, termini con il peccato della sodomia[31].

Col canto XXII si torna alla narrazione del poema enciclopedico. L'io narrante continua il proprio viaggio a cavallo e finalmente raggiungere la vetta del monte Olimpo, dove incontra Claudio Tolomeo il quale si accinge a impartirgli lezioni di scienze fisiche («Di que' quattro aulimenti / E di lor fondamenti, / E come son formati / E insieme legati»). Ma il poemetto si interrompe bruscamente prima che Tolomeo cominci a parlare.

[modifica] Note

  1. ^ G. Inglese, «LATINI, Brunetto». In : Dizionario Biografico degli Italiani, Vol. LXIV, Roma : Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2005 (on-line)
  2. ^ Le rime di M. Francesco Petrarca estratte da vn suo originale. Il Trattato delle virtù morali di Roberto re di Gerusalemme. Il Tesoretto di ser Brunetto Latini. Con quattro canzoni di Bindo Bonichi da Siena, In Roma : nella stamperia del Grignani, 1642
  3. ^ Il Tesoretto e Il Favoletto di ser Brunetto Latini, ridotti a miglior lezione col soccorso dei codici e illustrati dall'abate Gio. Batista Zannoni, Firenze : presso Giuseppe Molini : all'insegna di Dante, 1824, p. LVI (Google books)
  4. ^ Berthold Wiese (a cura di), «Der Tesoretto und Favolello B. Latinos». Zeitschrift für Romanische Philologie, VII: 236-389, 1883
  5. ^ Il Tesoretto, canto I, versi 1-112
  6. ^ ...Ché già sotto la luna / Non si truova persona / Che, per gentil legnaggio / Né per altro barnaggio, / Tanto degno ne fosse / Com'esto re Nanfosse (Il Tesoretto, canto II, versi 129-134)
  7. ^ Giovan Battista Zannoni (a cura di), Il Tesoretto Op. cit., p. LVI (Google books)
  8. ^ Pietro G. Beltrami et al. (a cura di), Tresor, di Brunetto Latini; traduzione di Paolo Squillacioti, Plinio Torri e Sergio Vatteroni, Torino : Einaudi, 2007, ISBN 9788806185688
  9. ^ Il Tesoretto, canti II-IV
  10. ^ Il Tesoretto, canto II, verso 190
  11. ^ Dante Alighieri, Divina Commedia, Inferno, I, 2
  12. ^ Hans Robert Jauss, Alterità e modernità della letteratura medievale (Alteritat und Modernitat der mittelalterlichen Literatur); tr. it. di Maria Grazia Saibene Andreotti e Roberto Venuti, presentazione di Cesare Segre, Torino: Bollati Boringhieri, 1989 ISBN 8833904571
  13. ^ Il Tesoretto, vv. 283-502
  14. ^ Il Tesoretto, canto VII, vv. 503-567
  15. ^ Il Tesoretto, canto VII, 569-616
  16. ^ Il Tesoretto, canto VII, vv. 617-666
  17. ^ Il Tesoretto, canto VII, vv. 667-774
  18. ^ Il Tesoretto, canto VIII, vv. 775-810
  19. ^ Il Tesoretto, canto IX, vv. 811-836
  20. ^ Il Tesoretto, canto X, vv. 837-876
  21. ^ Il Tesoretto, canto XI, vv. 927-1098
  22. ^ Il Tesoretto, canto XI, vv. 1099-1124
  23. ^ Ma 'n bel volgare e puro / Tal che non sia oscuro / Vi dicerò per prosa (Il Tesoretto, canto XI, vv. 1119-1121)
  24. ^ Il Tesoretto, canto XIII, vv. 1183-1218
  25. ^ Il Tesoretto, canti XIII-XIV, vv. 1219-1262
  26. ^ Il Tesoretto, canto XIV, vv. 1263-1356
  27. ^ Il Tesoretto, canti XIV-XVIII, vv. 1263-2180
  28. ^ Il Tesoretto, canto XIX, vv. 2357-2395)
  29. ^ D'Arco Silvio Avalle, Ai luoghi di delizia pieni : saggio sulla lirica italiana del XIII secolo, Milano ; Napoli : Ricciardi, 1977, p. 99
  30. ^ Dante Alighieri, Inferno, canto XV
  31. ^ «Ma tra questi peccati / Son vie più condannati / Que' che son soddomiti: / Deh, come son periti / Que' che contra natura / Brigan cotal lusura!» (Il Tesoretto, canto XXI, vv, 2259-64)

[modifica] Bibliografia

  • Giuseppe Petronio, «Introduzione a Poemetti del Duecento». In : Giuseppe Petronio (a cura di), Poemetti del Duecento : Il tesoretto, Il fiore, L'intelligenza, Torino : Unione tipografico-editrice torinese, 1951
  • Giovanni Pozzi (a cura di), «Tesoretto e Favolello». In : Gianfranco Contini (a cura di), Poeti del Duecento, Vol. II, Milano-Napoli : Ricciardi, 1960, pp. 168-284
  • Francesco Mazzoni (a cura di), Il Tesoretto; Il Favolello, Alpignano : Tallone, 1967
  • Carlo Cordié, «Tesoretto (Il)». In : Dizionario Bompiani delle Opere e dei Personaggi, di tutti i tempi e di tutte le letterature, Milano, RCS Libri SpA, 2006, Vol. X, 10169-70, ISSN 1825-78870

[modifica] Altri progetti

[modifica] Collegamenti esterni

letteratura Portale Letteratura: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di letteratura
Strumenti personali
Namespace

Varianti
Azioni