Il Selvaggio (rivista)
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Il Selvaggio fu una rivista ideata da Angiolo Bencini, un ex-ufficiale e vinaio, Ras di Poggibonsi in provincia di Siena. Visse dal 1924 al 1943.
Indice |
[modifica] La Storia
| Stralcio da Addio al passato |
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Gli episodi politici o pseudopolitici, i loro sviluppi e le loro vicende, non ci interessano più (...). Noi sentiamo bene che oggi non è permesso a chiunque fare della politica. Col fascismo, la politica è arte di Governo, non di partito (...). |
Bencini contatta il giornalista ed appassionato di disegno ed esperto xilografo ed incisore Mino Maccari, che apprezza molto l'iniziativa ed a cui affida l'incarico di redattore della rivista, diventandone in seguito anche direttore.
Il 13 luglio 1924 Il Selvaggio inizia le sue pubblicazioni a Colle Val d'Elsa, in provincia di Siena, presso la Tipografia Bardini. Due anni dopo la marcia su Roma e dopo un mese dall'assassinio di Matteotti e, sotto la testata del primo numero, riporta la qualifica di Battagliero fascista.
Dal 1924 al 1925 Il Selvaggio presenta contenuti chiaramente ortodossi e allineati col regime, come si può leggere sul numero del 12 ottobre 1924 nell'editoriale Botte ai liberali, o sul numero del 18 maggio 1925 Selvaggia provincia svegliati!.
Nel 1926 la direzione viene assunta da Maccari, che cambia molte cose. Il giornale, dopo numerosi contrasti, si affranca dalla politica. E' stesso Maccari ad annunciare, nell'articolo di fondo intitolato Addio al passato, il nuovo indirizzo del Selvaggio, che non intende più essere l'esempio di un fascismo "agonistico" ma una rivista che deve dedicarsi all'arte e alla letteratura.
Dal marzo 1926 al dicembre 1930 il periodico è pubblicato a Firenze. Dopo una parentesi torinese tra il 30 gennaio ed il 30 dicembre 1931, avviene il trasferimento definitivo a Roma. Il giornale viene pubblicato nella capitale dal 31 marzo 1932. Dal 1933 la sede è riunita con quella del periodico L'Italiano, diretto da Leo Longanesi, che diventa il direttore de facto del Selvaggio.
Da tutte e tre i periodi riuscirà a trarre un intelligente vigore per le sue battaglie che difendono, tra tolleranza e censura, l'autonomia dell'arte ed il diritto dell'attività culturale di "ridere" della politica, fatto quest'ultimo che costerà alla rivista numerosi casi di sequestro.
Il Selvaggio tralascia i protagonisti dell'arte di Stato come Cupriano Ofisio Oppo, Filippo Tommaso Marinetti ed Ugo Ojetti, puntando su veri artisti anche se poco graditi al regime o addirittura sconosciuti. Hanno così spazio sui fogli de Il Selvaggio artisti come Giorgio Morandi, Luigi Spazzapan, Renato Guttuso, Quinto Martini, Orfeo Tamburi e tra i narratori, Arrigo Benedetti, Aldo Buzzi, Mario Tobino, Romano Bilenchi, Luigi Bartolini, Elsa Morante e Guglielmo Petroni. La rivista non dispensa inoltre gli attacchi contro i firmatari della Protesta Croce, l'antisemitismo di Ardengo Soffici e la polemica contro i redattori di Solaria.
[modifica] Note
[modifica] Bibliografia
[modifica] Voci correlate
[modifica] Collegamenti esterni
- Associazione Culturale Mino Maccari - Sito ufficiale
- prima pagina del n. 10 (1924)
- prima pagina disegnata da Leo Longanesi