IgG

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Schema della struttura di un'IgE: sono evidenziati i domini Ig variabili (V) e costanti (C) delle catene pesanti (H) e leggere (L).

Le immunoglobuline G (IgG) sono un tipo di anticorpi, cioè molecole coinvolte nella risposta immunitaria dell'organismo umano. Sono sintetizzate dai linfociti B, e più precisamente dalle plasmacellule.

Anche chiamate gammaglobuline, le IgG sono le immunoglobuline più abbondanti nella risposta anticorpale e costituiscono circa il 70-75% delle immunoglobuline totali presenti nel siero. Sono le più efficaci opsonine di cui l'organismo dispone ed hanno la funzione di stimolare la fagocitosi dei microbi da parte dei fagociti e di attivare il complemento.

Struttura[modifica | modifica wikitesto]

Le IgG sono composte, come tutte le immunoglobuline, di una coppia di catene leggere (L) e una di catene pesanti (C). Le catene leggere sono uguali in tutte le immunoglobuline, e contengono ognuna due domini Ig, uno variabile (VL) e uno costante (CL); le catene pesanti sono invece di tipo γ, peculiari di questo tipo di immunoglobuline, e contengono ognuna un dominio Ig variabile (VH o Vγ) e tre domini costanti (CH1/2/3 o Cγ1/2/3).

Le catene γ, inoltre, possono essere prodotte in quattro sottotipi diversi: γ1, γ2, γ3 e γ4. Perciò, le immunoglobuline G si distinguono in altrettante sottofamiglie, IgG1, IgG2, IgG3 ed IgG4, tutte con struttura e funzioni simili.

Funzioni[modifica | modifica wikitesto]

Le IgG sono gli anticorpi maggiormente impiegati durante la risposta immunitaria secondaria, cioè sono prodotte tardivamente e in maniera massiva dai linfociti B differenziatisi in plasmacellule. In questo esse si contrappongono alle IgM, che sono prodotte invece nelle fasi più precoci dell'infiammazione, ma che hanno un'efficacia decisamente minore.

Le gammaglobuline sono potentissime opsonine, ossia si legano ai microbi con grande efficienza e ne permettono la fagocitosi da parte dei macrofagi. Esistono diversi recettori per la porzione Fc degli anticorpi:

  • FcγRI: presente su macrofagi e neutrofili, ha un'elevatissima affinità per le IgG (soprattutto IgG1 e IgG3) e stimola la fagocitosi della particella antigenica opsonizzata e l'attivazione dei fagociti;
  • FcγRII: presente sui linfociti B, è responsabile del feedback inibitorio che permette lo spegnimento della risposta immunitaria di tipo B dopo qualche tempo dalla sua attivazione, cioè venendo a contatto con un numero sufficiente di immunoglobuline G ne deprime la produzione da parte delle stesse plasmacellule attivate, al fine di mantenere l'omeostasi del sistema immunitario;
  • FcγRIII: presente sulle cellule NK, stimola il fenomeno della citotossicità cellulare mediata da anticorpi (ADCC), cioè una volta venuto a contatto con l'IgG attiva la cellula NK che uccide la cellula opsonizzata.[1]

Le IgG hanno anche un ruolo di primo piano nell'attivazione del complemento per la via classica.

Immunità neonatale[modifica | modifica wikitesto]

Le gammaglobuline hanno un'importantissima funzione nel proteggere il neonato durante i primi mesi di vita, quando ancora non è in grado di produrre anticorpi da solo. Le IgG sono infatti in grado di passare la barriera placentare, immettendosi nel sangue del feto: questi possiede dunque lo stesso repertorio anticorpale della madre per circa sei mesi, finché gli anticorpi ormai vecchi vengono degradati, ed è quindi in grado di difendersi nei confronti di tutti quei patogeni con cui la madre è venuta a contatto (anche solo per vaccinazione).

Dopo la nascita, la madre continua comunque a passare immunoglobuline al neonato mediante l'allattamento: il latte materno contiene infatti grandi quantità di IgG ed IgA, che passano nell'apparato digerente del neonato. Mentre le IgA si fermano nel canale digerente, le IgG vengono assorbite dall'epitelio intestinale del lattante mediante uno specifico recettore neonatale per le Fc, ed immesse nel torrente circolatorio.[2]

Diagnostica di laboratorio[modifica | modifica wikitesto]

Il dosaggio delle IgG presenti nell'organismo può essere utilizzato per effettuare un test, tramite chemiluminescenza, sulla possibilità di essere stati infettati o di essere attualmente infetti da un determinato virus. La presenza di IgG specifiche per antigeni di quel virus nel siero indica che l'organismo è venuto a contatto con il microrganismo in un'infezione pregressa o asintomatica; se sono presenti le IgM, invece, l'infezione è attualmente in atto in fase acuta.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Abul K. Abbas, Andrew W. Lichtman; Jordan S. Pober, Meccanismi Effettori dell'Immunità Umorale in Immunologia cellulare e molecolare, 4ª ed., Padova, Piccin, 2002, p. 329.
  2. ^ Abul K. Abbas, Andrew W. Lichtman; Jordan S. Pober, Meccanismi Effettori dell'Immunità Umorale in Immunologia cellulare e molecolare, 4ª ed., Padova, Piccin, 2002, p. 350.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Michele La Placa, et al., Principî di microbiologia medica, 10ª ed., Bologna, Società Editrice Esculapio, 2006.
  • Abul K. Abbas, Andrew W. Lichtman; Jordan S. Pober, Immunologia cellulare e molecolare, 4ª ed., Padova, Piccin, 2002.
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