Henry Kissinger

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Henry Kissinger
Medaglia del Premio Nobel Nobel per la pace 1973

Henry Kissinger (nato Heinz Alfred Kissinger; Fürth, 27 maggio 1923) è un politico statunitense di origine tedesca e membro del partito Repubblicano.

Henry Kissinger

Segretario di Stato degli Stati Uniti
Durata mandato 1973 - 1977
Predecessore William Pierce Rogers
Successore Cyrus Vance

Fu consigliere per la sicurezza nazionale e segretario di stato degli Stati Uniti durante le presidenze di Richard Nixon e di Gerald Ford tra il 1969 e il 1977. Nel 1973 fu insignito del Premio Nobel per la pace.

Dotato di notevoli qualità intellettuali, Kissinger si rese protagonista, all'inizio degli anni settanta, di una brillante e innovativa politica estera, raggiungendo alcuni importanti successi per gli Stati Uniti, che gli valsero un grande prestigio internazionale e una crescente influenza all'interno dell'amministrazione Nixon. Peraltro i suoi metodi spregiudicati di azione politica, che non escludevano pesanti interferenze, anche militari, su governi e politici stranieri, per salvaguardare a tutti i costi il potere americano e impedire la sopravvivenza di realtà politiche ritenuti ostili, come nel caso del Cile e dell'Argentina, sono state aspramente criticate, inficiando in parte il giudizio storico sulla sua attività.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

« Ciò che mi interessa è quello che si può fare con il potere »
(Affermazione di Henry Kissinger durante un'intervista concessa a Oriana Fallaci nel 1974.[1].)

Nasce in una famiglia ebraica tedesca originaria di Bad Kissingen, lascia la Germania nel 1938 in seguito alle persecuzioni antisemite dei nazisti e si stabilisce a New York, a Washington Heights (Upper Manhattan); qui per proseguire gli studi serali di inglese di giorno lavora come operaio. Kissinger, che non perderà poi il suo marcato accento tedesco, decide di ottenere la cittadinanza statunitense il 19 giugno 1943, dopo il suo arruolamento; viene ingaggiato come traduttore per il tedesco da un organismo di controspionaggio, con il quale opera fino al 18 aprile 1946 nella Germania occupata.

Nel 1950 ottiene summa cum laude il B.A. all'Harvard College; nel 1952 ottiene il M.A. e nel 1954 il Ph.D. entrambi presso la Harvard University, con una tesi di dottorato su Peace, Legitimacy, and the Equilibrium (A Study of the Statesmanship of Castlereagh and Metternich); nel 1957 pubblica Nuclear Weapons and Foreign Policy. Negli anni cinquanta e sessanta lavora a Harvard, nel Department of Government e nel Center for International Affairs, dirigendo dal 1951 al 1971 lo Harvard International Seminar e dal 1958 al 1971 lo Harvard Defense Studies Program. Inoltre, svolge consulenze per diversi organismi del governo federale (National Security Council, Council on Foreign Relations, RAND corporation, Arms Control and Disarmament Agency, Department of State)

Repubblicano di tendenze liberal, entra in politica avvicinandosi a Nelson Rockefeller, governatore di New York, ma nel 1968, quando, ottenuta la nomination del Partito Repubblicano, Richard Nixon appare come il più probabile vincitore delle elezioni presidenziali, diventa suo consigliere per la sicurezza nazionale.

Servizio pubblico (1969-1977)[modifica | modifica wikitesto]

Kissinger avrà un ruolo dominante nella politica estera degli Stati Uniti tra il 1969 e il 1977, come pioniere della politica della distensione (o détente). Come tale, sarà osteggiato sia dalla sinistra pacifista che dalla destra anti-comunista. Diventato Segretario di Stato si adopera per l'allentamento della tensione con l'Unione Sovietica e negozia il trattato SALT e lo Anti-Ballistic Missile Treaty. Nel 1971 compie due viaggi segreti in Cina per preparare il viaggio di Nixon del 1972 con il quale si avvia la normalizzazione delle relazioni tra USA e Repubblica Popolare Cinese.

Kissinger tenuto al corrente degli eventi in Vietnam, 29 aprile 1975.

Il coinvolgimento di Kissinger nella guerra del Vietnam[2] era iniziato nel 1967 come tramite di un'iniziativa di pace segreta, in codice Pennsylvania. Nixon, eletto presidente nel 1968 su una piattaforma di peace with honor, vietnamizza il conflitto con l'assistenza di Kissinger e gli affida la conduzione delle trattative di pace a Parigi, che si concludono il 15 gennaio 1973 con un accordo per il cessate il fuoco. Nel 1973 viene assegnato a Kissinger e al vietnamita Le Duc Tho il premio Nobel per la pace per l'avvio della composizione del conflitto vietnamita; Le Duc Tho rifiuta il premio per il protrarsi del conflitto (fino al 1975), per cui anche Kissinger non si presenta, scusandosi, alla cerimonia.

Kissinger discute con il Presidente Richard Nixon, Gerald Ford e Alexander Haig nel 1973

Kissinger ebbe un ruolo di sostegno attivo al colpo di Stato militare di Augusto Pinochet[3] contro il presidente socialista cileno Salvador Allende, l'11 settembre 1973. Nel 2001 iniziarono ad essere formalizzate accuse precise in merito (tra cui l'aver ordinato l'omicidio del generale René Schneider) e vennero aperte varie inchieste. Il 28 maggio 2001, a Parigi, Kissinger ricevette un mandato di comparizione dalla magistratura francese per testimoniare sulla sparizione di cinque cittadini francesi nei primi giorni della dittatura di Pinochet; Kissinger, però, lasciò la Francia la sera stessa.

Sempre nel 1973, in ottobre Kissinger negozia la fine della guerra del Kippur, iniziata con l'attacco di Egitto e Siria a Israele, ma poi vinta da quest'ultima. In cambio di un massiccio ponte aereo (su cui Kissinger era perplesso e che provocherà un embargo petrolifero di sei mesi da parte dell'OPEC), ottiene che Israele si ritiri sulle linee precedenti e pone le premesse del riavvicinamento fra Stati Uniti ed Egitto e della pace fra Egitto e Israele, che sarà siglata a Camp David sotto la Presidenza Carter (1978).

Nel periodo dello scandalo Watergate (17 giugno 1972-9 agosto 1974) Kissinger risulta estraneo e quindi uno dei più popolari membri del governo e alle dimissioni di Nixon il 9 agosto 1974 rimane alla segreteria di Stato nell'amministrazione Ford. In Africa, in seguito alla dissoluzione dell'impero coloniale portoghese (1974), Ford e Kissinger appoggiano le forze politico-militari anticomuniste sia in Angola che in Mozambico. Allo stesso tempo, Kissinger ha un ruolo decisivo nella fine del regime razzista bianco in Rhodesia e nella sua sostituzione con un governo della maggioranza nera (Zimbabwe).

Nel dicembre 1975 Ford e Kissinger incontrano a Giacarta il presidente indonesiano Suharto e, secondo taluni, danno la loro approvazione alla invasione di Timor Est che porterà al massacro di 200.000 abitanti di quel territorio a maggioranza cattolica.[senza fonte]

Ritorno alla vita privata[modifica | modifica wikitesto]

Dopo la conclusione dell'amministrazione Ford, Kissinger non ricopre più alti incarichi, sia perché la successiva amministrazione Carter è democratica, sia perché con le presidenze Reagan e Bush il Partito Repubblicano viene gradualmente conquistato dalla sua ala neo-conservatrice, anch'essa anti-realista.

Kissinger parla durante i funerali del Presidente Ford

Tuttavia, Kissinger rimane attivo sulla scena americana e globale, partecipando ad attività di gruppi politici come la Trilateral Commission e svolgendo attività di consulente, conferenziere, commentatore televisivo e scrittore (diarista), oltre che di consigliere di amministrazione in diverse imprese con proiezione internazionale. Nel 1977, appena cessato dal servizio, Kissinger entra a far parte del Center for Strategic and International Studies della Georgetown University. Nel 1989 fonda una società di consulenza, Kissinger Associates.

Nel 2001 il giudice argentino Rodolfo Corral emette nei suoi confronti un mandato di comparizione per la presunta complicità nell'"Operazione Condor"[4]. Nonostante questa incriminazione, e l'altra da parte della magistratura francese, nel 2002 il presidente George W. Bush lo nomina presidente della commissione incaricata di chiarire gli eventi dell'11 settembre 2001: questo suscita aspre critiche di coloro che lo accusano di crimini di guerra; Kissinger si dimette dalla commissione il 13 dicembre 2002.

Famiglia[modifica | modifica wikitesto]

Suo figlio David è presidente del gruppo mediatico NBC.

Controversie[modifica | modifica wikitesto]

Discussa è stata la sua vita in più di un'occasione: il rapporto con Mao, la sua influenza durante la crisi cilena, l'intervista di Oriana Fallaci con cui la giornalista cercava, invano, di scoprire importanti rivelazioni sulla politica post-moderna da uno degli attori politici più controversi (Oriana Fallaci intervista Kissinger). Lo storico Danilo Campanella ha tracciato una linea di collegamento tra il cambiamento della linea politica amercana[5], da Carter in poi, con il passaggio dalla politica ideologica a quella realista, ovvero di Realpolitik, segnando un cambiamento del post-modernismo tra politica e strategia. Secondo lo storico, Kissinger ne sarebbe stato il fautore principale. In Italia ha fatto scalpore il suo controverso rapporto con lo statista Aldo Moro[6]. Lo studioso di filosofia politica Danilo Campanella sostiene che Kissinger fu un fautore della Realpolitik[7], peraltro di matrice ideologica kantiana.[8]

Onorificenze statunitensi[modifica | modifica wikitesto]

Presidential Medal of Freedom - nastrino per uniforme ordinaria Presidential Medal of Freedom
— 1977

Onorificenze straniere[modifica | modifica wikitesto]

Cavaliere dell'Ordine al Merito dello Stato di Baden-Wuerttemberg (Baden-Wuerttemberg) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine al Merito dello Stato di Baden-Wuerttemberg (Baden-Wuerttemberg)
— 2007
Cavaliere dell'Ordine al merito bavarese (Baviera) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine al merito bavarese (Baviera)
— 2005
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine al merito della Repubblica Italiana (Italia) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine al merito della Repubblica Italiana (Italia)
— 10 novembre 1976[9]
Gran Croce dell'Ordine al Merito della Repubblica di Polonia (Polonia) - nastrino per uniforme ordinaria Gran Croce dell'Ordine al Merito della Repubblica di Polonia (Polonia)
— 1997
Cavaliere Commendatore dell'Ordine dell'Impero Britannico (Regno Unito) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere Commendatore dell'Ordine dell'Impero Britannico (Regno Unito)
— 1995
Cavaliere di I Classe dell'Ordine di Tomáš Garrigue Masaryk (Repubblica Ceca) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di I Classe dell'Ordine di Tomáš Garrigue Masaryk (Repubblica Ceca)
— 1998

Altri riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ S. Karnow, Storia della guerra del Vietnam, p. 396, Rizzoli 1985.
  2. ^ (EN) The Kissinger Deceit - The Nation. URL consultato il 05-12-2002.
  3. ^ (EN) Kissinger and Pinochet - The Nation. URL consultato l'11-03-1999.
  4. ^ Responsabilità indirette sarebbero emerse dalla declassificazione di documenti del NARA. Cfr. Henry Kissinger "cancelled warning against political assassinations". URL consultato il 19-04-2010.
  5. ^ Danilo Campanella, Aldo Moro, politica, filosofia, pensiero, Paoline.
  6. ^ Danilo Campanella, la filosofia politica di Aldo Moro come spinta riformatrice per l'unità europea, Istituto di Studi Politici.
  7. ^ Danilo Campanella, Il postmodernismo tra politica e strategia: Aldo Moro e Henry Kissinger in Geopolitica, II, 2-3.
  8. ^ Danilo Campanella, Il postmodernismo tra politica e strategia: Aldo Moro e Henry Kissinger, Roma, Geopolitica, 2013.
  9. ^ Sito web del Quirinale: dettaglio decorato.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Henry Kissinger, Gli Anni della Casa Bianca, Sugarco Editore, Milano, 1980
  • Henry Kissinger, Anni di Crisi. Il Vietnam; La Caduta di Allende in Cile; La Guerra del Medio Oriente 1973; La Crisi Energetica; Watergate; Le Dimissioni di Nixon,Sugarco Editore, Milano, 1980
  • (EN) Robert D. Schulzinger, Henry Kissinger. Doctor of diplomacy New York, Columbia University Press 1989. ISBN 0-231-06952-9
  • Stephen R. Graubard, Kissinger. Ritratto di una mente: dall'Università di Harvard al Dipartimento di Stato, lo studioso, il politico, il diplomatico, Garzanti libri, 1974
  • Mario del Pero, Henry Kissinger e l'ascesa dei neoconservatori, Bari, Laterza, 2006
  • Amedeo Benedetti, Lezioni di politica di Henry Kissinger. Linguaggio, pensiero ed aforismi del più abile politico di fine Novecento, Genova, Erga, 2005, ISBN 88-8163-391-4
  • Christopher Hitchens, Processo a Henry Kissinger (tit. or.: The Trial of Henry Kissinger, London, Verso 2002). Roma, Fazi Editore, 2005. ISBN 88-8112-613-3
  • (EN) Holger Klitzing, The Nemesis of Stability. Henry A. Kissinger's Ambivalent Relationship with Germany, Trier, WVT 2007, ISBN 978-3-88476-942-3
  • Oriana Fallaci, Intervista con la storia, (intervista n. 1), Biblioteca Universale Rizzoli.
  • Garruccio Ludovico (pseudonimo di Ludovico Incisa di Camerana), L'era di Kissinger, Bari, Laterza, 1975.
  • Danilo Campanella, Il post-modernismo tra politica e strategia: Aldo Moro e Henry Kissinger, Istituto di Studi politici (in Orizzonti), Roma 2014.

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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