Henri Simonet
| Henri Simonet | |
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| Commissario europeo per la Fiscalità e l'Energia | |
| Durata mandato | 6 gennaio 1973 – 13 luglio 1976 |
| Presidente | François-Xavier Ortoli |
| Predecessore | Albert Coppé (Fiscalità) Wilhelm Haferkamp (Energia) |
| Successore | Cesidio Guazzaroni (Fiscalità) Henri Simonet (Energia) |
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| Commissario europeo per l'Energia e la Politica Industriale e Tecnologica (Acciaio) | |
| Durata mandato | 13 luglio 1976 – 6 gennaio 1977 |
| Presidente | François-Xavier Ortoli |
| Predecessore | Henri Simonet (Energia) Altiero Spinelli (Politica industriale e tecnologica) |
| Successore | Guido Brunner (Energia) Étienne Davignon (Affari industriali) |
Henri François Simonet (Bruxelles, 10 maggio 1931 – Bruxelles, 15 febbraio 1996) è stato un economista e politico belga, esponente del Partito Socialista Belga prima e del Partito Riformatore Liberale poi. È stato ministro e commissario europeo.
Indice |
[modifica] Formazione e carriera accademica
Simonet era originario di una famiglia modesta e poco impegnata politicamente[1].
Simonet studiò giurisprudenza ed economia all'Université libre de Bruxelles, e dopo la laurea studiò alla Columbia University[2].
Nel 1956 divenne assistente di economia presso l'ULB e due anni dopo professore ordinario di scienze economiche applicate e finanza pubblica presso la stessa università[2]. Dal 1958 al 1959 Simonet fu consulente finanziario presso l'Istituto nazionale di studio per lo sviluppo del Basso Congo[2].
[modifica] Carriera politica
Nel 1959 Simonet si iscrisse al Partito socialista[1]. Nel 1961 venne nominato capo di gabinetto del ministro dell'economia Antoine Spinoy e rimase capo di gabinetto di Spinoy quando nel 1965 costui venne nominato vice primo ministro[2].
Nel 1964 Simonet venne eletto consigliere comunale ad Anderlecht nella lista del Partito socialista e fu nominato assessore all'urbanistica e all'edilizia sociale[3]. Nel giugno 1966 divenne sindaco della città[3].
Nel 1966 venne eletto membro della Camera dei rappresentanti, di cui fece parte fino al gennaio 1973[4]. Dal 1968 al 1971 fu presidente del consiglio di amministrazione dell'ULB[3]. Il 20 gennaio 1972 Simonet venne nominato ministro degli affari economici nell'ambito del governo Eyskens IV[4].
All'inizio del 1973 Simonet entrò in carica come commissario europeo per la fiscalità e l'energia nell'ambito della Commissione Ortoli, di cui era anche uno dei vicepresidenti[4]. Come commissario per l'energia, Simonet si occupò della crisi energetica scoppiata nel 1973. Dopo che Cesidio Guazzaroni subentrò ad Altiero Spinelli come commissario europeo dell'Italia il 13 luglio 1976 vi fu una modifica delle deleghe: Simonet cedette a Guazzaroni la delega alla fiscalità, mentre la delega di Spinelli alla politica Industriale e tecnologica venne divisa, e per la parte relativa all'acciaio venne assegnata a Simonet. Simonet svolse l'incarico di commissario europeo fino al gennaio 1977.
Nel giugno 1977 Simonet tornò a far parte della Camera dei rappresentanti e da allora fino al maggio 1980 fu ministro degli esteri nei governi Tindemans IV, Vanden Boeynants II e Martens I e II[4]. Tra 1977 e 1984 fu anche nuovamente sindaco di Anderlecht[3].
Nei primi anni Ottanta Simonet si ritrovò progressivamente isolato all'interno del Partito socialista[1]. Si oppose fortemente alle riforme istituzionali in senso federale e appoggiò, in dissenso con il suo partito, il posizionamento di missili strategici a Florennes[1]. Nel 1984 Simonet decise di lasciare il Partito socialista, si dimise dalle cariche di parlamentare e sindaco e annunciò il ritiro dalla vita politica[1]. L'anno successivo decise però di presentarsi nuovamente alle elezioni, e fu eletto deputato per conto del Partito riformatore liberale[1]. Nel 1988 divenne membro del Senato, poi si candidò come sindaco di Bruxelles, ma fallì e si ritirò effettivamente dalla vita politica[1].
Simonet è ricordato come un personaggio politico controverso, molto amato da alcuni e odiato da altri[1].
[modifica] Pubblicazioni
- H. Simonet, La formation du capital dans les pays sous-développés et l'assistance financière étrangère (Bruxelles: Université Libre, 1959).
- H. Simonet, "Energy and the Future of Europe", in Foreign Affairs, aprile 1975.
- H. Simonet, Je n'efface rein et je recommence (Didier Hatier, 1986).
[modifica] Note
- ^ a b c d e f g h Jacques Van Solinge. (FR) Henri Simonet, mort d'une sceptique qui se défendait d'être cynique. Le Soir, 16 febbraio 1996. URL consultato il 5 novembre 2011.
- ^ a b c d (DE) Henri Simonet. Munzinger. URL consultato il 5 novembre 2011.
- ^ a b c d (FR) Henri Simonet. Parti socialiste - Section d'Anderlecht. URL consultato il 5 novembre 2011.
- ^ a b c d (NL) Henri Simonet. Europa.nu. URL consultato il 5 novembre 2011.
| Predecessore | Commissario europeo per la Fiscalità e l'Energia | Successore | |
|---|---|---|---|
| Albert Coppé (Fiscalità) Wilhelm Haferkamp (Energia) |
1973 - 1976 | Cesidio Guazzaroni (Fiscalità) Henri Simonet (Energia) |
| Predecessore | Commissario europeo per l'Energia e la Politica Industriale e Tecnologica (Acciaio) |
Successore | |
|---|---|---|---|
| Henri Simonet (Energia) Altiero Spinelli (Politica industriale e tecnologica) |
1976 - 1977 | Guido Brunner (Energia) Étienne Davignon (Affari industriali) |
| Predecessore | Commissario europeo del Belgio | Successore | |
|---|---|---|---|
| Albert Coppé | 6 gennaio 1973 - 6 gennaio 1977 | Étienne Davignon |