Guglielmo Jervis
Guglielmo Jervis detto "Willy" (Napoli, 31 dicembre 1901 – Villar Pellice, 5 agosto 1944) è stato un ingegnere e antifascista italiano.
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[modifica] Vita
Guglielmo Jervis apparteneva ad una famiglia valdese, discendente da una famiglia di navigatori inglesi. Nato a Napoli il 31 dicembre del 1901, si laureò in ingegneria al Politecnico di Milano nel 1925. Dopo alcuni anni passati nell'esercito, cominciò a lavorare nel 1930 per la ditta Frigidaire, poi nel 1934 fu assunto alla Olivetti, dapprima come direttore dello stabilimento di Bologna, poi dal 1935 si occupò della formazione degli operai nello stabilimento centrale di Ivrea.
Fu sempre attivo nella comunità valdese; dal 1931 collaborò col pastore Giovanni Miegge alla redazione della rivista Gioventù Valdese. Nel 1932 si sposò con Lucilla Rochat, e la coppia ebbe tre figli. Fu appassionato di alpinismo; accademico del Club Alpino Italiano, fu presidente della sezione CAI di Ivrea.
Dopo l'armistizio del 1943 aderì alla Resistenza nella zona di Ivrea; sfruttando le sue abilità di alpinista, accompagnò più volte gruppi di profughi ebrei e di sbandati in Svizzera, ove entrò in contatto con le forze armate del Regno Unito. Ricercato dai nazifascisti, nel novembre del 1943 dovette fuggire da Ivrea, per rifugiarsi in val Pellice, dove proseguì l'attività partigiana, tra le file delle formazioni di Giustizia e Libertà, con il nome di battaglia di Willy. Organizzò, tra le altre cose, il primo lancio di armi per la Resistenza sulle Alpi Occidentali.
L'11 marzo 1944 fu arrestato dalle SS italiane della II Kompanie - Battaglione "Debica" - comandate dal capitano Arturo Dal Dosso al ponte di Bibiana, tra le valli Pellice e Germanasca. Trovato in possesso di documenti importanti, fu tradotto in carcere e torturato a lungo, senza che i torturatori riuscissero peraltro a ricavarne alcuna informazioni. Nella notte tra il 4 ed il 5 agosto 1944 Guglielmo "Willy" Jervis fu portato con altri quattro partigiani sulla piazza di Villar Pellice, e qui i cinque furono fucilati. La salma di Jervis fu successivamente lasciata appesa ad un albero per un certo tempo. Sulla salma fu in seguito ritrovata una Bibbia tascabile, sulla quale Jervis aveva scritto il seguente messaggio:
| « Non piangetemi, non chiamatemi povero. Muoio per aver servito un'idea » |
Dopo la sua morte, Adriano Olivetti si offrì di mantenere la famiglia di Jervis; l'industriale considerava infatti il suo dipendente caduto sul lavoro, e chiese alla vedova Lucilla Rochat l'onore di provvedere a lei ed ai figli.[1]
[modifica] Riconoscimenti
Alla memoria di Guglielmo Jervis sono dedicati due rifugi alpini:
- il rifugio Guglielmo Jervis nella valle dell'Orco, in comune di Ceresole Reale
- il rifugio Willy Jervis in val Pellice, in comune di Bobbio Pellice
La piazza principale di Villar Pellice ove fu fucilato porta oggi il suo nome. Anche la via dove sorge la sede storica della Olivetti a Ivrea è stata dedicata a Willy Jervis.[2]
[modifica] Onorificenze
| Medaglia d'oro al valor militare | |
| «Arrestato dalle SS tedesche e trovato in possesso di materiale di sabotaggio e di documenti militari, per giorni e giorni veniva sottoposto ad atroci, inaudite torture alle quali rispondeva, senza cedere un istante, ma anzi rincuorando dal carcere i compagni, col più stoico silenzio. Destinato al plotone di esecuzione dai tedeschi che ne dovevano, a titolo di ludibrio e di rappresaglia, impiccarne più tardi la salma sulla piazza di Villar Pellice, affrontava la morte liberatrice con la serenità degli eroi. Le sue ultime parole, trovate incise con uno spillo nella sua Bibbia tascabile, sono state: "Non piangetemi, non chiamatemi povero; muoio per aver servito un'idea".» — Villar Pellice, 5 agosto 1944[3] |
[modifica] Note
- ^ Officina H - Willy Jervis
- ^ Politecnico di Bari - scheda sull'ampliamento delle officine Olivetti
- ^ Presidenza della Repubblica
[modifica] Collegamenti esterni
- ANPI - Guglielmo Jervis
- INSMLI - lettere di Guglielmo Jervis
- CAI Canavese e Valli di Lanzo - rifugio Gugliemo Jervis
- ANPI Ivrea - Guglielmo Jervis (PDF)
[modifica] Bibliografia
- Giorgio Agosti, Willy Jervis Willy, Lucilla Rochat Jervis, Un filo tenace. Lettere e memorie 1944 - 1969, a cura di: Luciano Boccalatte, 1989, La Nuova Italia, ISBN 978-88-339-1850-1
- Lorenzo Tibaldo, Quando suonò la campana. Willy Jervis (1901-1944), 2005, Torino, Claudiana, ISBN 978-88-7016-540-1
- Pietro Malvezzi e Giovanni Pirelli (a cura di), Lettere di condannati a morte della Resistenza italiana (8 settembre 1943 - 25 aprile 1945), 16a ed., Torino, Einaudi [1952], 2003, pag. 159. ISBN 978-88-06-17886-4
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