Goceano

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Goceano
subregione
Goceano – Veduta
Dati amministrativi
Stato bandiera Italia
Regione Sardegna – stemma Sardegna
Provincia Sassari – stemma Sassari
Territorio
Coordinate 40°25′00″N 9°00′00″E / 40.416668°N 9°E / 40.416668; 9 (Goceano)Coordinate: 40°25′00″N 9°00′00″E / 40.416668°N 9°E / 40.416668; 9 (Goceano)
Superficie 480 km²
Abitanti 13 000
Densità 27,08 ab./km²
Comuni Bono, Benetutti, Bultei, Anela, Nule, Esporlatu, Illorai, Burgos e Bottidda
Divisioni confinanti Monteacuto, Meilogu, Marghine, Barbagia di Nuoro
Altre informazioni
Fuso orario UTC+1
Localizzazione

Goceano – Localizzazione

Sito istituzionale

Il Goceano (Sa Costèra in sardo) è una regione storica della Sardegna centro-settentrionale con un territorio stimato in 480 km² e una popolazione di 13.000 abitanti. Il Goceano comprende il tratto del bacino superiore del fiume Tirso di fronte al quale si affaccia la catena montuosa che porta il nome della regione stessa comprendente i rilievi montuosi monte Rasu (1259 m) e punta Masiennera (1157 m). Risorse della popolazione sono la cerealicoltura, praticata nel fondovalle, la pastorizia e lo sfruttamento forestale. I centri principali sono Bono, tradizionale capoluogo del Goceano, Benetutti e Bultei. Il capoluogo storico è probabilmente Anela essendo infatti il centro più antico della zona. Gli altri paesi della regione sono Nule, Esporlatu, Illorai, Burgos e Bottidda.

[modifica] Storia

Il Goceano, in latino Gothianus, probabilmente deve il suo nome ai gruppi di Goti che "ivi si stabilirono" come scrisse lo storico Fara nel XVI sec. La regione del Goceano è storicamente caratterizzata dall'omonimo castello edificato nel 1134 dal giudice (re) di Torres Gonario II[1]. Il castello era considerato nel Trecento un del pus forts e honrats castel de Sardegna ("uno dei più forti e validi castelli della Sardegna")[2].

Nel 1339 il re di Sardegna Pietro il Cerimonioso creò Mariano d'Arborea conte del Goceano. Questi abitò a lungo nel castello, anche dopo l'ascesa al trono d'Arborèa, e promosse lo sviluppo della contea.

Nel 1410, dopo la guerra fra il regno di Sardegna ed il giudicato d'Arborea e la fine definitiva di quest'ultimo, le sue regioni principali furono infeudate all'erede del giudicato, Leonardo Cubello, secondo la natura dei feudi d'Italia, inclusi la contea e il castello del Goceano con tutte le pertinenze col mero e misto imperio[2].

Dopo che nel 1478 l'allora marchese di Oristano e conte del Goceano, Leonardo Alagón, si ribellò al re e ne fu definitivamente sconfitto, la corona incamerò al proprio patrimonio diretto i suoi feudi (acquistandoli dall'avente diritto, il visconte di Narbona)[3].

Da allora i titoli di marchese di Oristano e conte del Goceano spettano ai re di Sardegna, che li hanno sempre usati, unici titoli feudali da loro posseduti nell'isola. Dopo il riscatto dei feudi, nel 1838, il titolo è rimasto come titolo nobiliare al capo della casa reale di Sardegna. È interessante notare che questi titoli sono stati usati dai capi delle case che hanno regnato in Sardegna, come titoli nobiliari e non feudali, anche dopo la rinuncia alla corona di Sardegna: perciò oggi portano i titoli di marchese di Oristano e conte del Goceano sia Vittorio Emanuele di Savoia che Carlo d'Asburgo-Lorena e Juan Carlos di Borbone (attuale re di Spagna).

[modifica] Note

  1. ^ Vittorio Angius, voce Goceano, in Goffredo Casalis, Dizionario geografico, storico, statistico, commerciale degli Stati di S.M. il Re di Sardegna, 1841
  2. ^ a b Francesco Cesare Casula, Dizionario storico sardo, voce Gocèano (o di Burgos), castello di
  3. ^ Vincenzo Amat di San Filippo, Pretendenti e discendenti della casa d'Arborea, in Archivio storico sardo

[modifica] Bibliografia

  • S. Chessa, Le Dimore rurali in Sardegna, con particolare riferimento al Monteacuto, al Goceano, al Meilogu e alla Gallura, Cargeghe, Documenta, 2008.
  • Vittorio Angius, voce Goceano, in Goffredo Casalis, Dizionario geografico, storico, statistico, commerciale degli Stati di S.M. il Re di Sardegna, 1841.
  • Francesco Cesare Casula, Dizionario storico sardo, edizione riveduta ed ampliata Cagliari, L'Unione Sarda, 2006, ISBN 977-11-2868536-3.


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