Giuseppe Leoni (architetto)
Giuseppe Leoni (Breganzona, 16 luglio 1803 – ...) è stato un architetto svizzero-italiano.
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[modifica] Biografia
Figlio di Francesco Andrea e di Lucrezia Frasca, terminate le scuole dell'obbligo, si trasferì col padre a Torino dove frequentò i corsi dell'Università, laureandosi in architettura civile il 5 agosto 1826. Era cognato di Pietro Polar[1] (marito della sorella Lucia), zio di Ignazio Polar[2], residente a Breganzona; Pietro nel giugno 1833 elesse l'architetto come procuratore per la gestione dell'eredità di Ignazio, abitante a Torino in Borgo Dora.
Fu allievo di Ferdinando Bonsignore e di Giuseppe Maria Talucchi e svolse i suoi primi anni di apprendistato dal 1826 al 1829; il suo primo lavoro documentato è del 1830: un progetto per il committente Abbondioli, su un lotto d'angolo, tra via Mazzini e via della Rocca. Seguirono tra il 1830 e il 1862 altri 65 progetti ora depositati presso il Comune di Torino; dal 1830 al 1840 riguardarono l'area dell'ampliamento urbano dove un tempo c'erano le fortificazioni demolite ai tempi di Napoleone I.
Altri progetti di notevole entità furono nel 1831 le case Ducco in Piazza Carlo Felice e le case Rossi nell'attuale Corso Cairoli, nel 1833 le case Rosso in via Mazzini e l'ampliamento di casa Noli e nel 1834 la casa per Felicita Valenti, in posizione di privilegio, fra il viale del Re e via San Francesco da Paola. In queste realizzazioni si dimostra abile e sicuro nell'adattare elementi classici semplificati alle necessità volumetriche insite nell'edilizia di reddito.
Con la edificazione della casa Noli a Porta Palatina nel biennio 1833-1834, a contatto con la proprietà dei Polar, sfrutta il lotto d'angolo, erigendo sul tetto una bella altana quadrata con due ritti per parte in ordine dorico senza base. Con la casa Valenti l'ormai abituale ripartizione dell'architettura si sviluppa in modo particolarmente equilibrato, con il leggero risalto centrale che occupa cinque campate e movimenta il prospetto sul lato principale dell'ingresso carraio[3].
Nel 1834 progettô un ambizioso palazzotto per i Mayna in Via Mazzini, con una fronte leggermente avanzata per cinque campate, con lesene doriche e pseudotriglifo a gocce su base rigata che occupa tutto il piano terreno. Più ordinario è il disegno per la casa coeva per Domenico lana, una sorta di riduzione della casa Abbondioli, con analoghi risalti rigati laterali. Dello stesso anno è il progetto di raccordo tra le due ali del palazzo del marchese d'Angennes in contrada del Moro.
Un suo notevole progetto è del 1836 e riguarda uno stabilimento di bagni per Bernardo Bocca da erigere nell'isolato di San Carlo, a ridosso dell'omonima piazza con pianta a risalti simmetrici e avancorpo centrale, sviluppato su 19 campate con lesene ioniche accentuate nella profondità in corrispondenza dell'avancorpo frontonato. Di notevole impegno nel 1837 fu il ridisegno della facciata del palazzo dei marchesi Colli di Felizzano in via Bogino con i frontoni delle finestre decorati a palmette allungate e una fascia a baccelli, e nel 1839 l'importante ingresso al Caffè Vassallo, in piazza San Carlo, che segna il suo esordio nell'architettura dei caffè torinesi; l'ingresso austero da tempio greco, con colonne doriche scanalate, regge una trabeazione festonata con tanto di acroterio a palmette.
Del 1840 fu l'ampliamento della casa Vergano a San Salvario con le testate laterali ornate da colonne in stile dorico arcaico. Elaborò pure un progetto di arena per la piazza San Carlo offerto al Vicario e Sovrintendente generale Michele Giuseppe Francesco Benso di Cavour in previsione del torneo del 22 aprile 1842, eseguito durante i festeggiamenti per le nozze del principe Vittorio Emanuele II d'Italia con Maria Adelaide d'Asburgo-Lorena, e noto nella sua immagine dalle illustrazioni pubblicate nel volume di Luigi Cibrario Le feste torinesi dell'aprile 1842, dove figura anche una sua (e di Luigi Gandolfi) litografia dal titolo Ballo a corte con travestimenti la sera del 13 aprile 1842.
Per l'Accademia filodrammatica nel 1840 gli fu affidato l'incarico di progettare un nuovo teatro (oggi Teatro Gobetti), condizionata dalla presenza di un 'trincotto' per la pallacorda che impose un vano lungo e rettangolare, ma esaltato da una facciatina a lesene giganti su alta base; l'opera con il ricco interno e il piacevole atrio ottagonale fu generalmente apprezzata. Il soffitto del foyer era dipinto da Luigi Vacca e raffigurava l'Italia fra le effigi di subalpini illustri portate da puttini; il proscenio ampio e comodo era decorato verso la platea con una cetra e un orologio al centro, fra le allegorie della tragedia e della commedia e le 24 lesene scanalate ioniche. Le parti architettoniche erano tutte a oro, e confluivano sul soffitto in una allegoria dipinta anch'essa dal Vacca: un medaglione con Minerva in atto di implorare Giove che mandi Iride sul Po, fra numerose figura allegoriche. Tra le lesene erano stavano le nove sorelle (le Muse), rette da Apollo, dipinte da Pietro Ayres da Savigliano.
Per il marchese Carlo Solaro di Villanova Solaro nel 1842 eresse in via della Rocca un bel palazzotto (oggi sede della Casa d'Arte Della Rocca), impostato su un salone centrale aperto sull'ampio giardino, limitato ai due lati da due bassi fabbricati, di cui uno è l'androne carraio, e nella stesa via per Eusebio Golzio progettò una notevole casa arricchita da balconi con pilastrini e fascia a cancorrente. Contemporaneamente elaborò un palazzo per l'avvocato Giacinto Simeom in via Mazzini, all'angolo della piazzetta antistante la chiesa di San Massimo.
Nel 1842 Alessandro d'Angennes arcivescovo di Vercelli lo incaricò di costruire su disegni dell'architetto Ferdinando Caronesi, il grande seminario nella sua parte d'ingresso rivolta verso la cattedrale, compresa la cappella dedicata a San Carlo Borromeo, la cui costruzione si protrasse fino al 1845. Nel 1844 entrò a far parte del Consiglio degli Edili di Torino e nel contempo si occupò del progetto della chiesa di San Massimo, la parrocchiale del Borgo Nuovo, oggetto di un concorso gestito dal Congresso Permanente di Acque e Strade vinto in collaborazione con Carlo Sada architetto di Cremona: la grande cupola è un tempio circolare espanso, le facciate sono fronti di tempio inserite nel blocco, e i decori rimandano a modelli di Pelagio Palagi.
In quell'anno ebbe pure modo di costruire a Moretta, non lontano da Saluzzo due notevoli architetture: il presbiterio-coro del Santuario della Madonna del Pilone, già concluso nella struttura nell'agosto 1845, e la piccole e notevole chiesa della Madonna della Rosa, presso il cimitero entrambe le opere commissionate dal marchese Solaro di Moretta. Ridisegnò l'area circostante e posteriore al pilone del santuario - quest'ultimo inserito in una mostra d'altare settecentesca opera di Giovanni Battista Borra -, sia nell'architettura, una grande trabeazione decorata nel fregio e sorretta da lesene ioniche inquadrante due piani comprendenti le cantorie, sia negli elementi decorativi della volta. Dal 1845 al 1847 a Torino diresse i restauri della chiesa della Trinità in via Garibaldi, e nel 1845 i d'Angennes fecero capo a lui per il rifacimento del teatro omonimo, annesso al palazzo torinese (poi Teatro Gianduja).
Nel 1846 eseguì il progetto di abbellimento della facciata della casa del commendatore Giovanni Battista Cossato tra le vie Botero, Cernaia e Rodi, per la quale previde l'inserto di un pronao ionico e di un frontone con statue; nel 1847 costruì i caseggiati per Giovanni Battista Bocca sul Lungo Dora dove inserì una torre dei cessi neogotica e procedette alla ristrutturazione del teatro di Vercelli da poco divenuto Civico, consistente nel restauro del precedente edificio di Nicola Nervi.
Grazie alla marchesa di Barolo Giulia Colbert, tramite lo stampatore-editore Giuseppe Pomba, nel 1850 fu sollecitato ad allestire un progetto per un Monumento a Carlo Alberto, inviato al Ministro dell'Interno dopo l'approvazione del re. Il grandioso edificio è disposto su una pianta quadrata con ampi cortili rettangolari interni, ingressi passanti sugli assi e una chiesa al centro0 dell'amplissimo cortile centrale; la chiesa ha una pianta a croce latina, con alle navate testate absidali curve, inserita in un quadrato formato da sporti angolari all'incrocio dei bracci che divengono in alto campanili sormontati da una statua. Una grande cupola centrale raccorda il tutto ed è chiusa da un apoderosa lanterna colonnata sormontata dall'immagine del Salvatore.
In quell'anno divenne l'architetto di fiducia delle suore della Carità di San Salvario e per loro costruì l'edificio delle scuole annesso al convento sul lato sinistro rispetto alla chiesa di San Salvario, posta alla testata del viale che porta al castello del Valentino (oggi Corso Marconi), cui fece seguito la cappella interna nel 1855 e un fabbricato a quattro piani nel 1857. Nel 1851 progettò la casa di Domenico Rovea a Borgo San Donato, e i fabbricati per Agostino Trinchero nel 1853; la marchesa Giulia Colbert gli affidò la realizzazione di un piccolo ampliamento a Valdocco, e il duca Riccardo Manca-Amat di Vallombrosa gli commissionò il disegno delle testate laterali del suo palazzo in via della Rocca nello stesso anno.
Al biennio 1853-1854 risale il suo intervento di restauro nella chiesa della Santissima Annunziata a Torino eseguito assieme all'architetto Barnaba Panizza e l'ampliamento della chiesa dei Santi Pietro e Paolo poi demolita nel 1921 e sostituita da quella di Giuseppe Gallo, poi completata dal figlio Bartolomeo nel settembre 1927.
Per la Società Anonima per la fabbricazione di Case ad economico domicilio nel 1854 progettò per gli operai un edificio di grandi dimensioni su due cortili con la collaborazione di Giuseppe Adamini di Bigogno, autore nel 1850 dell'altare maggiore della chiesa collegiata di Revello, che lo seguì anche sul cantiere della cattedrale di Cuneo nella ridefinizione della parete absidale. Quasi sicuramente è sua la grande festosa e monumentale architettura composita che incornicia, sulla parete di fondo del presbiterio, la pala d'altare della Madonna col Bambino e santi di Andrea Pozzo.
Nel biennio 1855-1856 per il Regio Albergo di Virtù in via San Secondo a Torino progettò una riduzione di finestre e una trasformazione che comportò il completamento dell'attico sul alto a levante e l'inserimento nel palazzo di una facciata per la chiesa, in precedenza interna all'istituto, dotata di un nuovo ingresso dalla via, con frontone e aperture coordinate. Tra marzo e agosto del 1855 fornì il disegno del pulpito elegante scolpito dallo scultore Carlo Steppel nell'arciconfraternita di Santa Croce a Poirino
Tra il 1856 ed il 1862 progettò nuove case di reddito per Catella e Boccardi in via Goito angolo via Pio V, per Clerico nel 1858 in via Pescatore angolo via Napione, per la casa Buscaglione nel 1859. Il suo progetto del 1857 per il teatro per Carlo Gerbino, in via Plana 3, angolo via Maria Vittoria (oggi negozio di mobili e tappezzerie), presenta il tipo del politeama, senza più le divisioni dei palchi, con gradonate sovrapposte sorrette de esili colonne in ghisa, disposte su una pianta a cerchio perfetto, un ampio boccascena, e un sistema di scale sull'ingresso: un approdo modernissimo, aperto alla nuova definizione del concetto di teatro come esperienza condivisa. Notevole è pure il disegno della facciata, con toni monumentali già aperti al codice rinascimentale, simile ad alcune tra le opere ingegneristiche e modulari di Alessandro Antonelli.
[modifica] Note
- ^ Pietro Polar sul Dizionario storico della Svizzera
- ^ Ignazio Polar sul Dizionario storico della Svizzera
- ^ Canavesio, 2011, 573-574.
[modifica] Bibliografia
- Vera Comolli Mandracci, Torino, Le città nella Storia d'Italia, Bari 1983, 142-147.
- Giorgio Garzino, Il Borgo Nuovo carloalbertino nei terreni della rocca e degli smantellamenti. Baluardi di mezzodì, in Paolo Scarzella (a cura di), Torino nell'Ottocento e nel Novecento. Ampliamenti e trasformazioni entro la cerchia dei corsi napoleonici, Torino 1995, 436-467.
- Walter Canavesio, Giuseppe Leoni di Breganzona. Un architetto luganese nella Torino neoclassica, in Giorgio Mollisi (a cura di), Svizzeri a Torino nella storia, nell'arte, nella cultura, nell'economia dal Cinquecento ad oggi, «Arte&Storia», anno 11, numero 52, ottobre 2011, Edizioni Ticino Management, Lugano 2011.