Giuseppe Bastianini

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Giuseppe Bastianini

Giuseppe Bastianini (Perugia, 8 marzo 1899Milano, 17 dicembre 1961) è stato un politico e diplomatico italiano.

[modifica] Biografia

Partecipò alla prima guerra mondiale come sottotenente degli Arditi. Aderì giovanissimo al Partito Nazionale Fascista, e divenne segretario del fascio di Perugia e vice-segretario del PNF dal 1921 al 1923. Da quell'anno fino al 1927 fu membro del Gran Consiglio del Fascismo. Dall'agosto 1922 in poi, Bastianini ebbe parte notevole nella preparazione della "marcia su Roma"; a Roma il 29 settembre fu tra i pochi capi fascisti informati da Mussolini della prossima insurrezione; il 24 ottobre a Napoli - dove si trovava per il congresso del S. Carlo - partecipò alla riunione ristrettissima all'Hótel Vesuvio, nel corso della quale Mussolini, i quadrumviri e i tre vicesegretari del partito approvarono il piano definitivo della insurrezione stessa. Da Napoli, la sera del 25, il B. raggiunse Perugia, scelta a sede del comando generale della "marcia", con l'ordine per i fascisti locali di occupare nella notte tra il 27 e il 28 la città. Da Perugia il 28 e il 29 lanciò, con altri esponenti fascisti locali, due proclami ai cittadini di Perugia e umbri in genere, per invitarli col primo a riconoscere l'autorità dell'esercito, che aveva assunto i poteri, e, col secondo, dopo l'invito del re a Mussolini a formare il govemo, per annunciare la vittoria fascista.

Eletto nel 1924 deputato al Parlamento, fu sottosegretario all'Economia nazionale dal 1926 al 1927. Nel 1927 passò alla diplomazia svolgendo missioni a Tangeri, Lisbona, Atene. Nel 1932 fu nominato ambasciatore a Varsavia.

Nell'inverno 1940-41 (nel frattempo, dal marzo 1939, era stato nominato consigliere nazionale alla Camera dei fasci e delle corporazioni) partecipò alle operazioni militari sul fronte, greco-albanese guadagnandosi una decorazione al v.m. Infine, conquistata con l'aiuto dei Tedeschi la Iugoslavia, il 7 giugno 1941 fu nominato governatore della Dalmazia e poco dopo ispettore del partito per le province dalmate. Come govematore, volle dare in seguito di sé l'immagine complessiva di uomo capace e realista, alieno da inutili violenze, disposto, quando possibile, ad aiutare le popolazioni locali e gli ebrei; la Commissione [italiana] d'inchiesta per presunti criminali di guerra [1] fu di avviso diverso e gli contestò di essersi circondato "di elementi fascisti che, non di rado, trascesero ad eccessi, così da provocare nella popolazione locale vivo risentimento anche contro il Governatore Bastianini dal quale non videro rispettate quelle esigenze fondamentali alle quali sentivano di avere diritto"[2]. . Nell'anno e mezzo che fu in Dalmazia si rese direttamente conto della gravissima situazione militare in cui si trovavano le forze armate italiane nei Balcani, dei metodi dei Tedeschi e della difficoltà di trattare con essi. Un'esperienza questa che gli riuscì preziosa quando, il 6 febbr. 1943, fu improvvisamente nominato da Mussolini, che, licenziato Ciano, riassunse personalmente la direzione della politica estera, sottosegretario agli Affari Esteri. Nella gravissima, situazione militare nella quale versava l'Italia, il ritorno a palazzo Chigi di Bastianini significò dopo un lungo periodo di pratica inazione - un risveglio di attività politica. Consapevole della gravità del momento, sin dal primo rapporto egli cercò di indurre Mussolini "ad esaminare a fondo la situazione dell'Italia sia in rapporto all'alleato che al nemico per considerare bene ogni elemento ed esaminare se, come e fino a quando le forze di cui possiamo e potremo disporre ci possono consentire di continuare a combattere questa guerra" Divenne sottosegretario al Ministero degli Esteri con Galeazzo Ciano dal 1936 al 1939, e poi ancora dal febbraio al luglio 1943.

Nominato ambasciatore a Londra allo scoppio della seconda guerra mondiale, vi rimase fino al giugno del 1940.

Nello svolgimento di tali funzioni respinse la richiesta del Ministro degli Esteri tedesco Joachim von Ribbentrop di far consegnare alle SS le migliaia di Ebrei rifugiatisi nella Francia meridionale sotto amministrazione italiana. Partecipò alla riunione del Gran Consiglio del fascismo del 24 luglio 1943 e votò l'Ordine del giorno Grandi contro Mussolini.

Condannato a morte in contumacia nel Processo di Verona, Bastianini sfuggì alla esecuzione rifugiandosi sulle montagne toscane del Chianti e poi in Svizzera fino alla fine della guerra.

Al termine della seconda guerra mondiale il governo jugoslavo di Tito lo accusò di essere un criminale di guerra, per il suo ruolo di Governatore della Dalmazia, insieme al generale Mario Roatta e a Francesco Giunta, suo successore in tale veste. La Commissione [italiana] d'inchiesta per presunti criminali di guerra riconobbe il comportamento di Bastianini improntato a "eccessivo ossequio verso Mussolini" e ritenne "che egli debba rispondere giudizialmente della sua condotta" [3]. Tramite la Commissione alleata, in data 24 gennaio e 14 ottobre 1946 ne richiese all'Italia, dopo averla già richiesta alla Svizzera, l'estradizione, che non fu concessa dai due Paesi.[senza fonte]

Nel 1959, tornato a Milano, pubblicò presso la piccola casa editrice "Vitagliano" le sue memorie, dal titolo "Uomini, cose, fatti: memorie di un ambasciatore", ripubblicato da Rizzoli nel 2005 con il titolo Volevo fermare Mussolini

Morì a Milano il 17 dicembre nel 1961.

[modifica] Note

  1. ^ Nominata dallo Stato maggiore dell'esercito il 6 maggio 1946
  2. ^ Costantino Di Sante, Italiani senza onore. I crimini in Jugoslavia e i processi negati (1941-1951), Ombre corte, 2005, p. 222
  3. ^ Costantino Di Sante, Italiani senza onore. I crimini in Jugoslavia e i processi negati (1941-1951), Ombre corte, 2005, p. 222
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Athos Bartolucci 7 giugno 1941 - 14 febbraio 1943 Francesco Giunta
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