Giudicato di Cagliari

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Giudicato di Cagliari
Giudicato di Cagliari - Stemma
Giudicato di Cagliari - Localizzazione
Dati amministrativi
Lingue parlate sardo campidanese, latino
Capitale Santa Igia
Politica
Forma di Stato giudicale
Forma di governo monarchia elettiva, poi ereditaria anche in linea femminile (portatrice di titolo)
(giudicato)
Capo di Stato giudice
Organi deliberativi Corona de Logu
Nascita 1000 circa con Mariano I Salusio I
Causa dissoluzione dell'Impero Bizantino
Fine 1258 con Guglielmo III Salusio VI
Causa occupazione dei Gherardesca, del giudicato di Gallura e di Arborea
Territorio e popolazione
Bacino geografico Sardegna meridionale
Massima estensione 8.000 km² circa
nel 1200
Popolazione 100.000 abitanti circa
nel 1200
Economia
Valuta aragonese
Risorse agricoltura, allevamento
Commerci con regno di Aragona, repubblica di Genova,
Stato Pontificio, Massa,
repubblica di Pisa, regno di Sicilia, Tunisi
Religione e società
Religioni preminenti cattolicesimo
Classi sociali nobili, clero, contadini, pastori
Giudicato di Cagliari - Mappa
Carta del 1935, come quella di sopra
Evoluzione storica
Preceduto da Flag of the Greek Orthodox Church.svg Impero bizantino
Succeduto da Coa fam ITA della gherardesca.jpg Domini dei Gherardesca
Gallo del Giudicato di Gallura.svg Giudicato di Gallura
Albero Eradicato del Giudicato di Arborea.svg Giudicato di Arborea
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Bandiera della Sardegna
Storia della Sardegna

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Sardegna preistorica
Sardegna prenuragica
Sardegna megalitica

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Sardegna nuragica
Sardegna fenicio-punica
Sardegna romana

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Sardegna bizantina
Sardegna giudicale
(Arborea · Cagliari · Gallura · Torres)
Sardegna signorile e comunale
Regno di Sardegna
(Aragonese)

STORIA MODERNA
Regno di Sardegna
(Spagnolo e Sabaudo)

STORIA CONTEMPORANEA
Sardegna contemporanea


Storia mineraria
Storia genetica
Storia antropometrica
Categoria:Storia della Sardegna


La città di Castel di Castro (Cagliari) durante il periodo della dominazione pisana.

Il giudicato di Cagliari o di Calari (in latino Iudicatus Karalitanus, in greco bizantino Karalitòn, Καραλιτών) era uno Stato sovrano ed indipendente che nel medioevo si estendeva nella parte meridionale della Sardegna, comprendendo le attuali subregioni del Basso e Medio Campidano, il Sulcis-Iglesiente, l'Ogliastra e parte della Barbagia, oggi comprese nelle odierne province di Cagliari, Carbonia-Iglesias, del Medio Campidano e dell'Ogliastra. Confinava a nord con il giudicato di Arborea, in piccola parte con il giudicato di Torres e il giudicato di Gallura.

La sua durata fu di circa 300 anni, dal 920/940 al 1258. A capo del regno (logu) vi erano il monarca, denominato giudice (judike), e un consiglio deliberativo (Corona de Logu). La "capitale" era ubicata a Santa Igia, che venne rasa al suolo nel 1258 (i suoi resti si trovano ancora nella parte occidentale dell'odierna Cagliari); rimane soltanto un edificio della città giudicale scomparsa: la chiesa di San Pietro dei Pescatori (secolo XII), nel quartiere Stampace, donata nel 1089 da Costantino I Salusio II ai benedettini di Marsiglia. Nel duomo pisano di Cagliari sopravvive l'altare di Santa Cecilia, proveniente dall'antica cattedrale distrutta.

Nell'XI secolo il regno di Cagliari assorbì il piccolo giudicato di Agugliastra.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Le origini[modifica | modifica wikitesto]

La data esatta della nascita del regno di Cagliari non è nota. Dopo la conquista bizantina della Sardegna, avvenuta nel 534 ad opera di Giustiniano, l'isola diventò una delle province dell'esarcato d'Africa e fu suddivisa in quattro territori, chiamati partes, che costituiranno l'origine dei futuri giudicati. La provincia era retta da un magistrato dell'impero detto judex provinciae residente a Caralis.

Nei secoli successivi, varie ragioni, fra cui la elevata imposizione fiscale, le dottrine teologiche sulla natura di Cristo propugnate dagli imperatori bizantini Eraclio I e Costantino III, e soprattutto la necessità di difendersi dalle incursioni dei saraceni, cui i bizantini non riuscivano ad opporsi efficacemente, portarono pian piano verso la formazione di stati sardi indipendenti.

La prima notizia ufficiale sui giudicati era contenuta in una lettera di papa Niccolò I, datata 864, in cui il pontefice chiedeva ai sovrani sardi di evitare i matrimoni fra consanguinei.

XI secolo[modifica | modifica wikitesto]

Le prime notizie ufficiali sul giudicato di Cagliari facevano riferimento all'elezione a giudice di Mariano I Salusio I che venne quindi considerato il primo sovrano di Cagliari, anche se probabilmente ve ne furono altri prima di lui.

Mariano I morì nel 1058 e gli succedette il figlio, Orzocco Torchitorio I, che regnò durante il periodo della riforma gregoriana della chiesa cattolica. Orzocco sostenne il papato con donazioni e favorendo i monaci benedettini di Montecassino che in quel periodo sbarcarono in Sardegna. Ebbe sei figli, Costantino, Pietro Sergio, Orzocorre, Gonario, e Torbeno. Alla sua morte, nel 1089, gli successe il primogenito Costantino con il nome di Costantino I Salusio II.

Costantino continuò l'appoggio alla riforma gregoriana della chiesa e iniziò un'opera di modernizzazione del giudicato con il supporto dei benedettini, fatti arrivare nel giudicato a seguito della sua donazione ai monaci vittorini di Marsiglia della basilica di San Saturnino e altre proprietà perché fondassero un monastero. In seguito, adempiendo alla volontà del Papa, mise Cagliari sotto l'autorità dell'arcivescovo di Pisa, Lamberto. La data della sua morte non è certa in quanto la sua ultima partecipazione in pubblici documenti è del 1090, ma il suo successore, il figlio Mariano II Torchitorio II, non apparve prima del 1103. Probabilmente alla scomparsa di Costantino gli succedette per un breve periodo il fratello Torbeno, sostenuto dai pisani.

XII secolo[modifica | modifica wikitesto]

Mariano II cercò di mantenere una posizione equidistante fra le repubbliche marinare di Genova e Pisa, che si mostravano sempre più interessate alle sorti dei giudicati sardi. Nel 1114 sostenne, insieme al giudice di Torres Costantino I, la spedizione pisana contro gli almoravidi che avevano conquistato le Baleari.

Alla morte di Mariano, nel 1130, gli succedette il suo unico erede Costantino, che fu giudice con il nome di Costantino II Salusio III. Questi continuò l'opera dei predecessori favorendo lo sviluppo del monachesimo nel giudicato che era portatore di sviluppo economico, tecnologico, culturale, nonché di forti legami con l'Europa continentale. Costantino morì nel 1163 senza figli maschi, estinguendo in tal modo la casata.

Il successore di Costantino II fu Pietro di Torres, marito della prima figlia di Costantino II e figlio del giudice turritano Gonario II, che salì al trono con il nome dinastico di Pietro Torchitorio III. Appena insediato Pietro fu costretto a difendersi da Barisone I d'Arborea (filogenovese) che invase il giudicato di Cagliari sostenendo di averne titolo. Pietro chiese quindi aiuto al fratello, Barisone II di Torres, e con il suo appoggio riuscì a scacciare l'invasore. Nel 1168 Pietro raggiunse un accordo con i genovesi cui concesse il monopolio per il commercio nel territorio del giudicato. I pisani, preoccupati per i loro traffici economici, gli misero contro il cognato, Oberto di Massa, marito di Giorgia, la figlia più piccola di Costantino II.

Nel 1188 Oberto, con l'aiuto del fratello Guglielmo e dei pisani, invase il giudicato e sconfissee Pietro che fu fatto prigioniero e morì nel 1188.[1]

Il regno di Guglielmo I Salusio IV (1188-1214)[modifica | modifica wikitesto]

Dopo la sconfitta di Pietro i vincitori elessero Guglielmo, figlio di Oberto, che diventò giudice nel 1188 con il nome di Guglielmo I Salusio IV. Guglielmo era un uomo d'azione che aveva attivamente partecipato con il padre alla conquista del giudicato e farà della guerra la sua principale attività. Subito dopo l'investitura partecipò alla terza crociata (1189-1192). In quel periodo probabilmente il giudicato fu retto dal padre Oberto di Massa. Al suo ritorno a Cagliari Guglielmo trovò che il regno, filopisano, era stretto fra i giudicati di Torres e Arborea, filogenovesi. Temendo che il giudice di Torres Costantino IV, che nel 1191 aveva stipulato un patto con Genova, potesse costituire un pericolo, nel 1194 occupò il suo regno seminandovi terrore e distruzione. Conquistò il Goceano ed espugnò il castello di Burgos dove risiedeva Prunisinda, moglie di Costantino II, e dopo averla violentata la imprigionò nela fortezza di Santa Igia. Costantino attaccò Santa Igia, ma non riuscì ad espugnarla. Nel marzo 1195, con la mediazione dell'arcivescovo di Pisa Ubaldo Lanfranchi, venne sottoscritto un accordo che prevedeva la liberazione della giudicessa e il diritto da parte di Costantino di riscattare, dietro congruo pagamento, il Goceano. Costantino ruppe la tregua e riprese la guerra contro Guglielmo, sottomise il Goceano, ma Prunisinda morì di stenti nelle prigioni di Santa Igia. La guerra fra Costantino e Guglielmo proseguì fino alla morte del primo, avvenuta nel 1198.

Nel 1195 Guglielmo aveva mosso guerra anche al giudicato di Arborea, retto dai filogenovesi Pietro I e Ugone I di Bas. Guglielmo sconfisse l'esercito dei rivali, catturò Pietro, che fu poi imprigionato a Pisa (ove morirà presumibilmente intorno al 1214) insieme al figlio Barisone, marciò su Oristano e la assogettò, facendosi poi riconoscere come sovrano di Arborea. Nel 1198 Guglielmo attaccò nuovamente l'Arborea e costrinse Ugone a fuggire. Per meglio controllare il giudicato affidò il governo ai vescovi di Oristano, e ai majores (grandi laici) e obbligò Ugone a sposare sua figlia Preziosa (o Preciosa) nel 1206.

Nel 1204 Guglielmo liberò Barisone (figlio di Pietro I d'Arborea) e lo fa unire in matrimonio con la sua erede Benedetta.

A questo punto Guglielmo aveva praticamente unificato i giudicati di Cagliari e di Arborea e dominava gran parte dell'isola. Non ancora soddisfatto rivolse le sue mire espansionistiche al giudicato di Gallura che era rimasto per un certo tempo governato da Elena, figlia di Barisone I. Nel 1207 Elena sposò il pisano Lamberto Visconti che respinse Guglielmo. Guglielmo morì, senza eredi maschi, nel 1214) lasciando il giudicato di Cagliari nella sua massima espansione.

Il regno passò, dunque, alla primogenita Benedetta (1214-1232) ed al di lei marito Barisone Torchitorio IV (1214-1217), giudice di Arborea dal 1213.

Prosieguo del XIII secolo[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1215 il giudicato di Cagliari venne attaccato dal sovrano di Gallura Lamberto Visconti aiutato dal fratello Ubaldo podestà di Pisa. Lamberto organizzò una grande flotta e sbarcò a Cagliari costringendo Benedetta alla fuga nell'interno. La giudicessa e Barisone furono costretti a cedere ai pisani il possesso della collina, in seguito chiamata "Castello", ed a dare loro l'autorizzazione a costruirvi una fortificazione in cui si insediarono i mercanti pisani che così potevano meglio controllare e difendere i loro traffici. Il nuovo borgo fortificato fu chiamato Castel di Castro, e costituirà il primo nucleo abitativo della moderna città di Cagliari. Barisone morì nel 1217 lasciando il figlio Guglielmo appena nato. La Corona de Logu, quindi, elesse al seggio giudicale Guglielmo, con il nome di Guglielmo II Salusio V, tuttavia essendo questi un bambino, venne assegnata alla madre Benedetta la reggenza del regno fino a quando non avesse raggiunto la maggiore età. Sotto la reggenza di Benedetta Pisa accrebbe enormemente la sua influenza sul giudicato. Infatti nel 1220 Benedetta dovette sposare Lamberto Visconti di Gallura che governò di fatto il giudicato tramite suo fratello Ubaldo I Visconti, anche dopo la sua morte nel 1225. Nel 1230, alla morte di Ubaldo I, suo nipote e figlio di Lamberto, Ubaldo II, invase il giudicato cagliaritano per assicurare la continuità della famiglia pisana sulla sua amministrazione. Nel frattempo Benedetta si risposò la terza volta nel 1227 con Enrico di Ceola, membro della famiglia dei conti di Capraia, che morirà nel 1229, e quindi una quarta volta, nel 1230, con Roberto de Glandis.

Alla morte di Benedetta, nel 1233, le succedette in modo completo il figlio Guglielmo II, già eletto giudice alla morte del padre Barisone. Egli era tuttavia ancora troppo giovane per regnare e quindi venne supportato dalla zia Agnese (madre di Adelasia di Torres) e dal suo secondo marito Ranieri della Gherardesca di Bolgheri che respinsero gli attacchi di Ubaldo II Visconti. Nel 1235 divenuto maggiorenne Guglielmo II sottomise volontariamente il giudicato ai pisani. Questa decisione garantì a Guglielmo un regno senza guerre essendo egli totalmente manovrato da Pisa. Il territorio fu di fatto governato dalle famiglie pisane dei Visconti, dei della Gherardesca, e dei conti di Capraia. Guglielmo II morì presumibilmente nel 1250.

Spartizione del giudicato nel 1258; in verde scuro al comune di Pisa, in verde chiaro al conte Gherardo della Gherardesca e al conte Ugolino della Gherardesca; in giallo al giudicato di Gallura; in azzurro al giudicato di Arborea

Erede di Guglielmo fu il figlio Giovanni Torchitorio V detto Chiano. Il suo regno fu breve ma importante in quanto impresse una svolta decisiva nella storia del giudicato. Frustrato dalla crescente interferenza di Pisa sugli affari interni, Chiano si rivolse alla repubblica di Genova. Nel febbraio 1256, inviò due procuratores a Genova per firmare un patto, che fu siglato il 20 aprile. Con questo trattato il giudicato di Cagliari divenne alleato di Genova e si impegnava a dare assistenza militare in tutte le guerre e al tempo stesso Chiano divenne un cittadino genovese. Cagliari concesse a Genova l'esportazione di sale senza tasse; tutti i castelli cagliaritani furono condivisi fra gli alleati, ma in realtà erano controllati dalla repubblica. Infine Chiano espulse quasi tutti i pisani dal Castel di Castro e lo donò ai genovesi. A seguito di ciò i giudici filopisani della Gallura e di Arborea, Giovanni Visconti e Guglielmo di Capraia, con l'aiuto di Gherardo e Ugolino della Gherardesca, che misero a disposizione otto navi per l'assedio a nome di Pisa, invasero il giudicato di Cagliari e assediarono la città. Chiano, che si trovava a Genova, parti per la Sardegna con ventiquattro galere. Lungo la rotta presso la costa toscana catturò alcune navi pisane, ma giunse a Cagliari troppo tardi e venne sconfitto e catturato. Successivamente fu assassinato da un pisano a Santa Igia tra 17 luglio e 15 ottobre 1256.

Il successore di Chiano fu Guglielmo, che prese il nome di Guglielmo III Salusio VI (noto anche come Guglielmo di Cepola) e che fu l'ultimo giudice di Cagliari. Egli era cugino dello stesso Chiano (forse figlio di Maria, secondogenita di Benedetta) ed era stato indicato da quest'ultimo come suo erede. Guglielmo seguì il suo predecessore in una politica a favore della repubblica di Genova e contro la repubblica di Pisa. Riconquistò il Castel di Castro ed espulse gli ultimi pisani rimasti (1257). Immediatamente le famiglie pisane nella regione, i della Gherardesca, Guglielmo di Capraia giudice di Arborea, e Giovanni Visconti giudice di Gallura, radunarono una potente armata e invasero il giudicato di Cagliari. Riconquistarono il castello di Castro e assediarono Santa Igia, che, non ricevendo aiuti dai genovesi, fu costretta ad arrendersi (luglio 1258) e fu totalmente distrutta con gli abitanti costretti a fuggire verso l'interno.

La fine del giudicato[modifica | modifica wikitesto]

Guglielmo III fu deposto ed il territorio del giudicato venne diviso in tre parti e spartito fra il giudicato di Gallura, cui toccò la parte di nord-est (Ogliastra), il giudicato di Arborea, al quale appartenne la zona nord-centrale, e la famiglia della Gherardesca, cui spettò la regione occidentale del Sulcis-Iglesiente.

I tre "terzi" del giudicato seguirono sorti diverse:

Castel di Castro passò invece sotto il diretto controllo del comune di Pisa fino al 1326 quando venne conquistata dall'esercito catalano-aragonese divenendo capitale del neonato regno di Sardegna con il nome di Castel de Càller.

Giudici di Cagliari (1000 circa-1258)[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Giudici di Cagliari.

Curatorie[modifica | modifica wikitesto]

Le curatorie del giudicato di Cagliari

Il giudicato era organizzativamente strutturato in 16 curatorie (o partes), derivati dalla suddivisione amministrativa romana prima e bizantina poi. La curatoria era amministrata da un curatores nominato dal giudice, ed era a sua volta suddivisa in villaggi (detti biddas). Ogni villaggio era amministrato da un majore, nominato dal curatores, con incarichi fiscali, giudiziari e di sicurezza.

Il giudicato di Cagliari era organizzato in 16 curatorie:

Oggi i nomi delle curatorie sono usati per indicare delle subregioni della Sardegna, anche se i confini attuali spesso non coincidono con quelli antichi, peraltro non facilmente definibili in modo preciso.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Secondo alcune fonti Pietro dopo la sconfitta fuggì e si rifugiò dal fratello Barisone a Torres ove morì nel 1188.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Alberto Boscolo, I Conti di Capraia, Pisa e la Sardegna, Gallizzi, Sassari 1966.
  • Alberto Boscolo, La Sardegna dei Giudicati, Fossataro, Cagliari 1979.
  • Alberto Boscolo, Sardegna, Pisa e Genova nel Medioevo, Genova 1978.
  • Raimondo Carta Raspi, Storia della Sardegna, Mursia, Milano 1981.
  • Francesco Cesare Casula, Storia della Sardegna, Carlo Delfino, Sassari 1994.
  • Alessandra Cioppi, Battaglie e protagonisti della Sardegna medioevale, AM-D, Cagliari 2008.
  • Gian Giacomo Ortu, La Sardegna dei Giudici, Il Maestrale, Nuoro 2005.
  • Raimondo Pinna, Santa Igia, Condaghes, Cagliari 2010.
  • Arrigo Solmi, Studi storici sulle istituzioni della Sardegna nel Medioevo, Ilisso, Nuoro 2011.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]