Giudeo-Cristianesimo
Il termine Giudeo-Cristianesimo ha diversi significati:
- Indica in primo luogo i primi cristiani e, più specificamente, quelli d'origine ebraica che continuavano a osservare le prescrizioni della Legge mosaica (circoncisione, tabù alimentari, osservanza del sabbat, festa di Pesah) dopo la loro conversione al Cristianesimo. Furono soprannominati giudaizzanti, un termine ripreso in seguito per qualificare in senso peggiorativo i marrani ritornati al Giudaismo.
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[modifica] Storia
Giacomo il Giusto, il «fratello»[1] di Gesù citato nel Nuovo Testamento e le Antichità giudaiche di Flavio Giuseppe (Ant. jud., XX, 197-203), è stato il più importante rappresentante del Giudeo-Cristianesimo ai tempi degli Apostoli[2] benché egli ammetta che i pagani convertiti non fossero tenuti a ottemperare alle stesse disposizioni degli ebrei:
- «Perciò io ritengo che non bisogna inquietare coloro che dal paganesimo si sono convertiti a Dio.
Si prescriva loro di astenersi dalle contaminazioni degli idoli e dalla fornicazione, dalla carne di animali soffocati e dal sangue.
Perché Mosè fin dalle antiche generazioni ha in ogni città coloro che lo predicano nelle sinagoghe, dove viene letto ogni sabato[3]. »
Alla morte di Giacomo nel 62, riportata da Giuseppe Flavio (Ant. Jud., XX, 200), la Chiesa di Gerusalemme di cui egli era il capo sarebbe stata guidata da Simeone, egli stesso un «fratello di Gesù» - un cugino, secondo Eusebio di Cesarea (Histoire ecclésiastique, 2, 23 ; 3, 11, 32).
Nel periodo che ha preceduto la Guerra giudaica del 66-70, la comunità giudeo-cristiana di Gerusalemme si rifugiò a Pella (una delle città della Decapoli, chiamata in seguito Fahl o Fihl dagli Arabi, al momento della loro conquista della Siria), in Transgiordania (Hist. eccl. 1, 5), poi si disperse.
Come sottolineato da Marie-Françoise Baslez: «Benché sopravvivano tradizioni locali che affermano la sopravvivenza di una comunità giudaico-cristiana fino alla rivolta ebraica di Bar Kochba, nel 135, Gerusalemme ha cessato di essere uno dei centri di gravità del Cristianesimo».[4]
Il Giudeo-Cristianesimo si è tuttavia conservato in diversi gruppi che sono chiamati nazareni (o nazirei o nazorei) ed ebioniti,[5] che si distinguono dalla corrente cristiana maggioritaria. La fonte principale su di loro è il Panarion di Epifanio di Salamina, che ha tendenza a confonderli però fra loro ma che riporta il fatto che essi osservavano «la Legge, la circoncisione, il sabbat e il resto».[6] Portano testimonianza su costoro anche certi apocrifi (Vangelo dei Nazareni, Vangelo degli Ebioniti, Vangelo degli Ebrei) di cui restano solo pochi frammenti.[7]
Secondo Édouard-Marie Gallez,[8] e in Italia gli studi di Luigi Cirillo,[9] numerosi passaggi del Corano mostrano i legami fra tali correnti orientali e l'Islam predicato da Maometto nel VII secolo. Dire che i cristiani dei primi due secoli erano ai margini del Cristianesimo ortodosso sarebbe peraltro riduttivo, giacché un'ortodossia si organizza nel Cristianesimo solo a partire dal IV secolo.[10].
I padri della Chiesa, e in particolare gli eresiografi, condanneranno ulteriormente questa comunità in un momento in cui una figura di «Cristo» si sarà costituita. Si legge ad esempio nella Lettera ai Magnesi di Ignazio di Antiochia: «È assurdo parlare di Gesù Cristo e di giudaizzare. Perché non è il Cristianesimo che ha creduto al Giudaismo, ma il Giudaismo al Cristianesimo, talché s'è riunita ogni lingua che crede in Dio». (Lettera ai Magnesi, X,3[11])
[modifica] Note
- ^ Sulla questione dei fratelli di Gesù, vedere Jacques, le frère du Seigneur di Pierre André Bernheim, in Noesis.
- ^ André Lemaire, Jacques et les chrétiens de Jérusalem, in Les premiers temps de l'Église, Folio histoire, Parigi, Gallimard, 2004.
- ^ Atti degli Apostoli 15:19-21 (NVB versione San Paolo, 1995).
- ^ Marie-Françoise Baslez, Bible et histoire, Folio histoire, Parigi, Gallimard, 1998
- ^ Cfr. Unitarismo teologico
- ^ Simon Mimouni, L'Église, le Temple et la synagogue, in: Les premiers temps de l'Église, Folio histoire, Parigi, Gallimard, 2004.
- ^ Dictionnaire encyclopédique de la Bible, Brepols, 2003
- ^ Édouard Marie Gallez, Le Messie et son prophète, 2 voll., Éditions de Paris, 2005
- ^ Professore ordinario di Storia del Cristianesimo nell'Università degli studi di Napoli "L'Orientale"
- ^ Walter Bauer, Heresy & Orthodoxy, 1932 e Histoire du christianisme, chez Albin Michel, sotto la direzione di Alain Corbin, 2007.
- ^ Lettera ai cristiani di Magnesia.
[modifica] Bibliographie
- Simon-Claude Mimouni, Les Chrétiens d'origine juive dans l'Antiquité, Parigi, Albin Michel, "Présences du judaïsme", 2004
- Simon-Claude Mimouni, Le Judéo-christianisme ancien Essais historiques, Prefazione di André Caquot, Parigi, Cerf, 1998
- Dictionnaire encyclopédique de la Bible, Parigi, Brepols, 2003.
- Les premiers temps de l'Église, collectif, Folio histoire, Parigi, Gallimard, 2004.
- Marie-Françoise Baslez, Bible et histoire, Folio histoire, Parigi, Gallimard, 1998.
- Edouard-Marie Gallez, Le Messie et son prophète, 2 voll., éditions de Paris, 2005.
- Marcel Simon, La Civilisation de l'Antiquité et le christianisme, Parigi, Arthaud, 1972.
- Marcel Simon et André Benoît, Le Judaïsme et le christianisme antique, d'Antiochus Épiphane à Constantin, Parigi, PUF, 1998.
- Robert Eisenman, The Dead sea scrolls and the first christians, 1996.
[modifica] Voci correlate
[modifica] Wikisource
- Histoire des Juifs, Heinrich Graetz
[modifica] Collegamenti esterni
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