Giovanni Oman
Giovanni Oman (Il Cairo, 24 giugno 1922 – Roma, 27 agosto 2007) è stato un linguista e arabista italiano.
[modifica] Biografia
Nato a Heliopolis, sobborgo del Cairo, da genitori italiani trasferiti in Egitto per seguire le nomine della madre, maestra, frequenta le scuole primarie italiane nei quartieri di Shubra e di Bulaq, proseguendo successivamente i suoi studi superiori all'École Française de Droit.
Nel 1943, per aver aiutato a fuggire un ufficiale italiano, è costretto a qualche mese di carcere assieme alla madre, ritenuta sua complice.
Tra il 1944 e il 1951 insegna francese e inglese nelle scuole cairote, iniziando nel contempo una fertile collaborazione con giornali locali, in particolare con il quotidiano Le Journal d'Egypte dove svolge il compito di traduttore e redattore.
Nel 1952 si trova a Gedda (Arabia Saudita), in qualità di interprete-traduttore presso la locale Legazione d'Italia che lo incarica, tra l’altro, di accompagnare due missioni diplomatiche italiane in Yemen.
L’anno dopo si trasferisce a Roma alle dipendenze del ministero degli Esteri italiano dove gli viene affidato – tra il 1953 e il 1956 - un programma radiofonico in arabo.
Iscrittosi all’Istituto Universitario Orientale di Napoli, nel 1958 si laurea con lode in Lingue, letterature e istituzioni orientali.
Dal 1960 gli viene affidata la segreteria del Comitato per l'edizione critica del Libro di Ruggero (Kitāb Rūjār), opera del famoso geografo marocchino-siciliano al-Idrisi (1100-1165), collaborando con la nota arabista Laura Veccia Vaglieri.
Diventa collaboratore e redattore della rivista Oriente Moderno dell'Istituto per l'Oriente di Roma, di cui fu in seguito direttore scientifico (1984-89) e poi presidente (1990-92).
Nel 1965 consegue la libera docenza in Lingua e letteratura araba e nel 1968 riceve gli incarichi di Diritto musulmano e di Dialettologia araba all’Istituto Universitario Orientale di Napoli dove, nel 1971, diviene docente di Arabistica e Islamistica.
Dal 1963 al 1968 è professore incaricato di Storia e istituzioni musulmane e di Lingua Araba nella Facoltà di Scienze Politiche dell'Università di Cagliari, posto in cui sarà avvicendato da Paolo Minganti, allora assistente a Roma di Francesco Gabrieli presso la cattedra di Lingua e Letteratura araba.
Nel 1968 diventa professore incaricato di Diritto musulmano e di Dialettologia araba presso l'Istituto Universitario Orientale di Napoli e nel febbraio del 1971 riceve l'idoneità per il concorso di Islamistica bandito dall'Università di Roma. Nell'ottobre di quell'anno diventa "professore aggregato" per il gruppo "Arabistica e Islamistica" presso l'Istituto Universitario Orientale di Napoli.
Dal 1976 al 1979 è professore di Lingua e letteratura araba all'Università Ca’ Foscari di Venezia ma nel 1979 fino al 1992 diventa professore ordinario di Lingua e letteratura araba. nell'Istituto Universitario Orientale di Napoli dove, tra il 1984 e il 1990, è eletto anche preside della Scuola di Studi Islamici (poi Facoltà di Studi arabo-islamici e del Mediterraneo).
Ha partecipato a numerosi sodalizi internazionali ed è stato membro di prestigiose associazioni scientifiche tra cui l’Istituto per l'Oriente, l’American Numismatic Society, l’Union Européenne des Arabisants et Islamisants, la Society for Nautical Research e il Comité Scientifique de la Fondation Max van Berchem di Ginevra.
È stato inoltre direttore di due riviste scientifiche: “Studi Magrebini” e “Oriente Moderno”.
Ha partecipato attivamente al dialogo euro-arabo tra il 1970 e il 1990.
Oltre alla sue notevoli competenze arabistiche, negli ambiti linguistico, lessicale, letterario e islamistico, Giovanni Oman ha avuto modo di manifestare la sua personalità eclettica e originale, nonché la sua profonda cultura, in percorsi di indagine allora pionieristici, quali lo studio dell'epigrafia araba, trattando iscrizioni sia in vari Paesi arabi che altre presenti in Italia. Di particolare interesse e importanza le pubblicazioni sulle scritte nelle necropoli delle isole Dahlak nel Mar Rosso. Degni di nota anche i suoi studi sulle coppe magiche nella medicina popolare araba.
La sua curiosità di linguista lo ha portato ad affrontare svariati studi sull'ittionimia nei paesi arabi del Mediterraneo, del Mar Rosso, del Mar Arabico, del Golfo Persico e nei bacini dell'Eufrate e del Tigri, fino ad analizzare gli ittionimi nel “Libro di Ruggero”.
A tutto questo ha affiancato studi sulla numismatica araba, collaborando col suo amico Paul Balog.
[modifica] Bibliografia
- L'ittionimia nei paesi arabi del Mediterraneo, Quaderni dell'Archivio Linguistico Veneto, 3, Leo S. Olschki, Firenze, 1966
- La necropoli islamica di Dahlak Kebir (Mar rosso), Nuovi materiali epigrafici, Annali dell'Istituto Universitario Orientale, Napoli, n.s. XXXIII, 1973 ed edizioni successive.
- "Le coppe magiche nella medicina popolare araba", ne La Bisaccia dello Sheykh, Venezia, 1981
- L'ittionimia nei paesi arabi dei Mari Rosso, Arabico e del Golfo Persico (o Arabico), Istituto Universitario Orientale, Napoli, 1992
- "Materiali per lo studio dell'ittionomia araba. Gli ittionimi nel 'Libro di Ruggero', XII sec.", in Studi Maghrebini, Centro di Studi Maghrebini, Istituto Universitario Orientale, Napoli, XXIV, 1992
- "Materiali per lo studio dell'epigrafia arabo-islamica - il cufico quadrato: tentativo di definizione delle tre varietà riscontrate", Quaderni di Studi Arabi, Università di Venezia, XVI, 1998