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Giovanni Messe (Mesagne, 10 dicembre 1883 – Roma, 19 dicembre 1968) è stato un generale e politico italiano.
È stato uno dei più famosi generali italiani durante la seconda guerra mondiale, raggiungendo il grado di Maresciallo d'Italia e ricoprendo, nel periodo 1944-1945, l'incarico di Capo di Stato Maggiore Generale.
Giovanni Messe entrò in servizio come volontario dell'esercito nel 1901. Nel 1910, dopo aver frequentato il corso di promozione speciale per sottufficiali a Modena, venne promosso sottotenente di fanteria. Inviato in Libia, nell'ambito della guerra italo-turca, partecipò a diversi scontri nella zona di Tripoli dove guadagnò sul campo le prime decorazioni, ma venne rimpatriato nel settembre del 1912 per motivi di salute. Rimessosi e promosso tenente nel 1913 venne assegnato al III Battaglione dell'84º Reggimento di fanteria di stanza in Libia. Promosso ulteriormente capitano il 17 novembre 1915, Messe venne rimpatriato alla fine del 1916 per partecipare, sul fronte italiano, alla prima guerra mondiale.
Durante la prima guerra mondiale Messe combatté con diversi reparti di arditi, fra cui il IX Reparto d'assalto rimanendo ferito due volte, fu proposto per la Medaglia d'Oro al Valore Militare, poi commutata nella terza Medaglia d'Argento al Valore militare per i Fatti d'Arme del Monte Asolone, ed ottenendo due promozioni (a maggiore e tenente colonnello) per «merito di guerra».
Finita la guerra, nel 1919, Messe venne assegnato al Deposito di Padova che lasciò per partecipare alle operazioni in Albania nel 1920, quando questa nazione cercò di rendersi indipendente dal protettorato italiano. Rientrato in Italia nel 1923, venne nominato aiutante di campo effettivo del sovrano Vittorio Emanuele III: dopo quattro anni venne promosso colonnello e nominato aiutante di campo onorario.
Messe ottenne il comando del 9º Reggimento Bersaglieri che mantenne fino al 16 settembre 1935 quando venne promosso al comando designato della 3ª Brigata Celere di Verona. Dopo essere stato promosso generale di brigata ottenne il comando effettivo della Brigata Celere e successivamente venne nominato vicecomandante della Divisione Cosseria con la quale partecipò alle ultime fasi della campagna in Africa Orientale durante la conquista dell'Etiopia. Rientrò in Italia il 28 settembre 1936 e, dopo per aver ricoperto per breve tempo il ruolo di ispettore delle Truppe Celeri, venne promosso generale di divisione e comandante della 3ª Divisione Celere Principe Amedeo Duca d'Aosta (la precedente Brigata Celere nel frattempo riorganizzata come divisione).
Nel marzo 1939 Messe venne nominato vicecomandante del corpo di spedizione in Albania e partecipò, in questa veste, alle operazioni per la conquista del paese nel periodo immediatamente precedente lo scoppio della seconda guerra mondiale. Rientrato in Italia riprese il comando della Divisione Celere fino ad abbandonarlo definitivamente dopo l'inizio della campagna greco-albanese durante la quale egli fu a capo del Corpo d'armata Speciale. Gli ottimi risultati ottenuti nel periodo dicembre 1940 - aprile 1941 gli valsero la promozione per «merito di guerra» a generale di corpo d'armata.
Rientrato in Italia, il 14 luglio 1941 Messe ottenne il comando dello CSIR (Corpo di Spedizione Italiano in Russia) con il quale intraprese l'avanzata a fianco dell'alleato tedesco tra il fiume Dniepr e il Don. Nel luglio del 1942, il CSIR venne rinominato XXXV Corpo d'armata ed inquadrato all'interno dell'ARMIR (Armata Italiana in Russia); Messe conservò il comando del XXXV Corpo fino al novembre 1942, quando divergenze di opinioni con il comandante dell'armata, il generale Italo Gariboldi, lo portarono a richiedere il rimpatrio.
Rientrato in Italia alla fine del 1942 e nuovamente promosso al grado di generale d'armata, nel febbraio 1943 assunse il comando della 1ª Armata in Tunisia, riuscendo con perizia a ritardare la sconfitta delle truppe italo-germaniche. Per tale motivo, il 12 maggio 1943, venne promosso Maresciallo d'Italia. Il giorno successivo, 13 maggio, le truppe italo-tedesche capitolarono ed egli venne fatto prigioniero.
A seguito dell'armistizio dell'8 settembre 1943 Messe venne liberato dalla prigionia e, tornato in Italia, assunse la carica di capo di Stato Maggiore che mantenne fino al 1º maggio 1945. Venne collocato a riposo il 27 marzo 1947 e, nel 1953, venne eletto senatore della Repubblica per il PNM, seguendo poi Achille Lauro nel PMP in seguito alla scissione del 1954 e finì al termine della legislatura. Nel 1961 entra alla Camera dei Deputati con il Partito Democratico Italiano (unione fra il Partito Nazionale Monarchico e il Partito Monarchico Popolare), ma passa quasi subito nel gruppo Misto e poi nel Partito Liberale, nel quale viene rieletto nelle elezioni del 1963.[1]
Giovanni Messe morì il 18 dicembre 1968, all'età di 85 anni. Egli fu un ottimo ufficiale, modesto ed onesto, e tenuto anche in ottimo conto dagli Angloamericani; molto probabilmente il miglior generale italiano durante la seconda guerra mondiale.[2]
Messe può essere considerato l'unico militare italiano ad aver ricoperto tutti i gradi, da Soldato semplice a Maresciallo d'Italia.
Nel 2006 viene intitolato a suo nome il Centro Direzionale del Personale Militare a Roma.
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Medaglia commemorativa della Spedizione in Albania |
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[modifica] Onorificenze straniere
- Marcello Ignone, "Giovanni Messe. L'uomo, il soldato", Editrice Alfeo, Brindisi 1992
- AA. VV., Il Maresciallo d'Italia Giovanni Messe. Guerra, Forze Armate e politica nell'Italia del Novecento, Congedo, 2003, ISBN 88-8086-508-0
- Giovanni Messe, La guerra al fronte russo, Mursia, 2005, ISBN 88-425-3348-3
- Giovanni Messe, La mia armata in Tunisia. Come finì la guerra in Africa, Mursia, 2004, ISBN 88-425-3256-8
- Luigi Argentieri, Messe - Soggetto di un'altra storia, Burgo Editore, Bergamo, 1997
- Luigi Emilio Longo, Giovanni Messe - L'ultimo Maresciallo d'Italia Imago Media per lo Stato Maggiore dell'Esercito, Ufficio Storico, 2006