Giovanni Botero

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Vai a: navigazione, cerca
Giovanni Botero

Giovanni Botero (Bene Vagienna, 1544Torino, 23 giugno 1617) è stato un presbitero, scrittore e filosofo italiano, autore del trattato Della ragion di stato, in dieci libri, stampato a Venezia nel 1589, e delle Relazioni universali, un trattato di geografia politica.

Indice

[modifica] Biografia

Nato in una famiglia di modeste condizioni economiche, all'età di 15 anni entrò nel collegio dei Gesuiti di Palermo; fu poi in varie case dell'Italia centrale, fra cui nel Collegio Romano dove ebbe come compagno di corso Roberto Bellarmino. Pur essendo stimato quale poeta in versi in latino, forse a causa di un carattere difficile e da una tendenza alla polemica, nel 1561 dovette interrompere gli studi a Roma e fu inviato come insegnante in località periferiche (ad Amelia e a Macerata).

[modifica] Opere

  • Della Ragione di Stato, Venezia, 1589
  • Delle cause della grandezza e magnificenza delle città, 1588
  • Relazioni Universali, 1591-1596

[modifica] Il pensiero

Il suo pensiero per certi versi è riconducibile alle teorie politiche elaborate da Niccolò Machiavelli: egli infatti considera lo stato come un dominio assoluto e stabile sui popoli, e la ragion di stato altro non è che l'insieme di tutti i metodi e gli strumenti necessari e opportuni per conservare e gestire questo dominio.

La differenza principale del pensiero di Botero rispetto a quello di Machiavelli consiste nell'importanza assegnata alla morale e alla religione come strumenti di governo; l'uso spregiudicato della ragion di stato, da parte del governante, deve essere cioè temperato dall'applicazione di virtù quali moderazione, giustizia, e dalla considerazione non solo strumentale della religione. In questo senso Botero propone una ferma lotta alle eresie, che comportano dissidi fra i sudditi; lo stato deve essere stato confessionale e la ragion di stato comprende, al suo interno, la garanzia dell'ortodossia religiosa.

Ulteriore fondamentale differenza con il pensatore fiorentino è l'importanza che Botero dà all'economia e alla demografia come parametro per la misurazione della potenza di uno Stato. Pienamente conscio dell'importanza della variabile economica, Botero prende ad esempio la Spagna, incapace di promuovere manifatture e attività commerciali, come regno dalle risorse coloniali praticamente infinite ma destinato ad essere relegato in secondo piano da Stati più dinamici nel campo dello sviluppo e della crescita dell'agricoltura e delle attività produttive interne.

Nell'ambito della polemica antieuropea, che portò, tra l'altro, a un'elaborazione del concetto di civiltà in opposizione a ciò che è barbaro o selvaggio, Botero ha tratteggiato il processo di incivilimento come passaggio dall'idolatria alla coscienza religiosa cristiana, dalla pastorizia all'agricoltura, all'attività industriale e commerciale; è un processo che richiede, inoltre, il costituirsi di governi stabili e la promulgazione di leggi certe.[1] Botero infine, citandolo, ci fornisce una prova sull'esistenza di Diotimo, poeta elegiaco greco del III sec. a.C. di cui si hanno frammentarie notizie.

[modifica] Note

  1. ^ cfr Federico Chabod, Storia dell'idea d'Europa

[modifica] Bibliografia

[modifica] Altri progetti

[modifica] Collegamenti esterni

Strumenti personali
Namespace

Varianti
Azioni