Giovanni Botero
Giovanni Botero (Bene Vagienna, 1544 – Torino, 23 giugno 1617) è stato un presbitero, scrittore e filosofo italiano, autore del trattato Della ragion di stato, in dieci libri, stampato a Venezia nel 1589, e delle Relazioni universali, un trattato di geografia politica.
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[modifica] Biografia
Nato in una famiglia di modeste condizioni economiche, all'età di 15 anni entrò nel collegio dei Gesuiti di Palermo; fu poi in varie case dell'Italia centrale, fra cui nel Collegio Romano dove ebbe come compagno di corso Roberto Bellarmino. Pur essendo stimato quale poeta in versi in latino, forse a causa di un carattere difficile e da una tendenza alla polemica, nel 1561 dovette interrompere gli studi a Roma e fu inviato come insegnante in località periferiche (ad Amelia e a Macerata).
[modifica] Opere
- Della Ragione di Stato, Venezia, 1589
- Delle cause della grandezza e magnificenza delle città, 1588
- Relazioni Universali, 1591-1596
[modifica] Il pensiero
Il suo pensiero per certi versi è riconducibile alle teorie politiche elaborate da Niccolò Machiavelli: egli infatti considera lo stato come un dominio assoluto e stabile sui popoli, e la ragion di stato altro non è che l'insieme di tutti i metodi e gli strumenti necessari e opportuni per conservare e gestire questo dominio.
La differenza principale del pensiero di Botero rispetto a quello di Machiavelli consiste nell'importanza assegnata alla morale e alla religione come strumenti di governo; l'uso spregiudicato della ragion di stato, da parte del governante, deve essere cioè temperato dall'applicazione di virtù quali moderazione, giustizia, e dalla considerazione non solo strumentale della religione. In questo senso Botero propone una ferma lotta alle eresie, che comportano dissidi fra i sudditi; lo stato deve essere stato confessionale e la ragion di stato comprende, al suo interno, la garanzia dell'ortodossia religiosa.
Ulteriore fondamentale differenza con il pensatore fiorentino è l'importanza che Botero dà all'economia e alla demografia come parametro per la misurazione della potenza di uno Stato. Pienamente conscio dell'importanza della variabile economica, Botero prende ad esempio la Spagna, incapace di promuovere manifatture e attività commerciali, come regno dalle risorse coloniali praticamente infinite ma destinato ad essere relegato in secondo piano da Stati più dinamici nel campo dello sviluppo e della crescita dell'agricoltura e delle attività produttive interne.
Nell'ambito della polemica antieuropea, che portò, tra l'altro, a un'elaborazione del concetto di civiltà in opposizione a ciò che è barbaro o selvaggio, Botero ha tratteggiato il processo di incivilimento come passaggio dall'idolatria alla coscienza religiosa cristiana, dalla pastorizia all'agricoltura, all'attività industriale e commerciale; è un processo che richiede, inoltre, il costituirsi di governi stabili e la promulgazione di leggi certe.[1] Botero infine, citandolo, ci fornisce una prova sull'esistenza di Diotimo, poeta elegiaco greco del III sec. a.C. di cui si hanno frammentarie notizie.
[modifica] Note
- ^ cfr Federico Chabod, Storia dell'idea d'Europa
[modifica] Bibliografia
- Luigi Firpo, "Botero, Giovanni", in Dizionario biografico degli Italiani, Istituto della Enciclopedia Italiana, Roma, vol. XIII, 1971, pp. 352-362
- Bruno Mayer, "Botero, Giovanni". In: Vittore Branca (a cura di), Dizionario critica della letteratura italiana, Torini: UTET, Vol. I, pp. 393-403, 1973
- Giovanni Botero, Della Ragione di Stato, a cura di Chiara Continisio, (Roma: Donzelli, 1997). ISBN 88-798-9315-7
[modifica] Altri progetti
Wikiquote contiene citazioni di o su Giovanni Botero
[modifica] Collegamenti esterni
- Varie opere digitalizzate di Giovanni Botero, su Biblioteca Italiana.
- Relationi vniuersali di Giouanni Botero Benese diuise in quattro parti, Vicenza, 1595, su AMS Historica.