Giovanni Ansaldo (giornalista)

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Giovanni Ansaldo

Giovanni Ansaldo (Genova, 28 novembre 1895Napoli, 1 settembre 1969) è stato un giornalista e scrittore italiano.

Indice

[modifica] Biografia

Discendente di colta famiglia borghese genovese, era nipote del Giovanni Ansaldo fondatore della società industriale Ansaldo. Nel 1915, all'età di vent'anni, partecipa al "maggio radioso" e al noto episodio dell'inaugurazione del monumento di Quarto da parte di Gabriele d'Annunzio. Quindi parte per la prima guerra mondiale come ufficiale.

Iniziò la carriera giornalistica nel quotidiano socialista di Genova, Il Lavoro. Amico di Piero Gobetti, fu l'articolista principe della sua rivista La Rivoluzione liberale (1922-1925), firmando articoli in cui risaltava la sua vasta cultura. Come redattore-capo del Lavoro, nel 1925 fu tra i firmatari del «Manifesto degli intellettuali antifascisti» di Benedetto Croce.

Nel 1926 Ansaldo fu arrestato a Como (insieme a Carlo Silvestri) in una retata di antifascisti [1] Confinato nell'isola di Lipari, chiese la grazia e fu liberato ai primi di settembre 1927.

Tornato in libertà, si vide interdetta la firma, ma continuò a pubblicare sul "Lavoro" attraverso lo pseudonimo Stella Nera. Nei primi anni Trenta iniziò a collaborare con Leo Longanesi, sostituendo l'anglista Camillo Pellizzi come ideologo de L'Italiano. Il suo primo contributo, non firmato, risale all'aprile 1931. Anche sul celebre giornale di Longanesi firmò i propri articoli come «Stella Nera». I due giornali avevano un pubblico diverso, cui Ansaldo adattava il proprio stile. Il Lavoro seguiva la tendenza imperante di "andare verso il popolo" (in ogni numero erano pubblicati fino a tre feuilleton, che piacevano molto al pubblico). Per L'Italiano, invece, scriveva pezzi di stampo più elitario.

Nel febbraio 1935 Ansaldo fu nominato vicedirettore del Lavoro. Da allora poté scrivere anche articoli sulla politica estera del regime: in estate si recò nella regione della Saar; in novembre partì volontario in Africa (fu destinato a Bengasi), poi ritornò a Genova. Nel 1936 fu di nuovo in Libia e rientrò in Italia alla proclamazione dell'Impero.

Ottenuta la fiducia del ministro degli Esteri Galeazzo Ciano, Ansaldo divenne editorialista del Telegrafo di Livorno, giornale di proprietà del ministro. L'anno seguente arrivò la promozione a direttore (15 settembre 1937). Ansaldo sommò la carica di direttore con quella di consigliere di Galeazzo Ciano. Durante questi anni non cessò di scrivere su L'Italiano di Longanesi. Ansaldo collaborò assiduamente anche a Omnibus (1937-39), diretto sempre da Longanesi. Nel 1940 divenne commentatore radiofonico all'EIAR.

Mussolini disse di lui (verosimilmente nel 1938 o 1939):

« Giovanni Ansaldo è uno dei pochi giornalisti italiani con i quali sia possibile discutere di cultura del fascismo. I giornalisti italiani dicono sempre sì!. Giovanni Ansaldo, che deve fare sforzi eroici per sentirsi fascista, membro di quel nostro partito al quale Galeazzo lo ha iscritto per potergli affidare la direzione del livornese “Telegrafo”, dice anche, e lo dice spesso, “no!”» »

Dopo la caduta del regime fascista (25 luglio 1943), Ansaldo si dimise da direttore del Telegrafo e si arruolò volontario nel nuovo esercito di Badoglio (27 luglio). Il 12 settembre fu catturato dai tedeschi mentre si trovava in Dalmazia e rinchiuso in alcuni campi di prigionia, prima in Polonia, poi in Germania. Non aderì alla Repubblica sociale e rimase in prigionia per quasi due anni nel campo di Gross Hesepe.

Finita la guerra, partì per l'Italia l'8 settembre 1945. Durante il viaggio fu però riconosciuto da un ferroviere e arrestato. Processato a Livorno, fu condannato per i tre anni trascorsi nella radio del regime (era stato una delle voci più popolari del fascismo). Trascorse la prigionia dapprima nel campo di Coltano, poi a Firenze e quindi nell'isola di Procida. Nell'estate del 1946 beneficiò dell'amnistia e fu rilasciato.

Si ritirò, formalmente "a vita privata", nella villa della Marsalla presso Pescia (PT), di fatto diresse "L'Illustrazione Italiana", grazie soprattutto alla mediazione di Orio Vergani sull'editore Garzanti. Riallacciò i rapporti con Leo Longanesi, che lo chiamò a collaborare alla sua nuova rivista, Il Libraio, periodico d'informazione della sua nuova casa editrice (1946-1949) . Il giornalista, che riscuoteva la piena fiducia di Longanesi, divenne in breve tempo il suo alter ego. Nello stesso periodo Ansaldo pubblicò i propri libri con la Longanesi editore. Nel 1950 seguì Longanesi nella sua nuova avventura: Il Borghese [3]. Nello stesso anno arrivò una nuova nomina alla direzione di un giornale: Ansaldo fu chiamato a dirigere il maggiore quotidiano napoletano, Il Mattino. Il giornale ricompariva nelle edicole dopo sette anni di assenza (dovuti all'epurazione della precedente gestione, espressione del vecchio regime).

Ansaldo, prima di accettare la nomina, scrisse una lettera aperta alla proprietà del Mattino:

«  V'è poi da tenere presente il mio passato politico. Questo passato può essere variamente giudicato; anzi, secondo la legislazione vigente, - legislazion che io, naturalmente, non approvo, e che non difenderò mai - esso è addirittura criminoso e tale che nel passato ha offerto materia a amputazioni penali cadute soltanto per amnistia. Qualunque sia il giudizio che da altri se ne dà, è certo che per quel passato mio, io debbo avere, ed ho, il massimo rispetto. Libero da ogni vincolo coi movimenti genericamente denominati neo-fascisti, anzi libero da ogni conoscenza diretta con gli uomini che li capeggiano; libero altresì da ogni forma di […] "nostalgia", io non posso però, senza avvilirmi, rinnegare uomini e principii che un tempo ho servito; e debbo anche evitare l'apparenza di questo rinnegamento. Di conseguenza anche è chiaro che se mi fosse data la direzione del giornale, il giornale stesso dovrebbe essere precluso a ironie ed invettive contro quegli uomini e quei principii. Nessuna apologia, certo, neppure larvata; ma, del pari, nessun vilipendio retrospettivo (che sarebbe poi, anche, erroneo ai fini della diffusione e del credito del giornale stesso) »
(Giovanni Ansaldo, lettera a destinatari vari, 30 gennaio 1950.)

Il fondo di saluto ai lettori del Mattino fu firmato il 9 aprile 1950. Ansaldo resse la direzione del giornale per quindici anni, fino al 1965.

[modifica] Onorificenze

Cavaliere di gran croce dell'ordine al merito della Repubblica Italiana - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di gran croce dell'ordine al merito della Repubblica Italiana
— 2 giugno 1965.

[modifica] Note

  1. ^ Il 31 ottobre era stato compiuto a Bologna un fallito attentato a Benito Mussolini, ad opera del sedicenne Anteo Zamboni.
  2. ^ in Yvon De Begnac, "Taccuini mussoliniani", a cura di Francesco Perfetti, Introduzione di Renzo De Felice, Bologna, Il Mulino, 1990, p. 420).
  3. ^ Durante la direzione di Longanesi (1950-1955), Ansaldo fu una delle tre colonne portanti del Borghese, con Longanesi e Indro Montanelli.

[modifica] Bibliografia

  • Il vero signore (a firma Willy Farnese), Milano, Longanesi, 1947 (n.ed. ivi, 1983, con prefazione di Indro Montanelli e postfazione di Marcello Staglieno)
  • Latinorum (a firma Michele Fornaciari), ivi, 1947
  • Il ministro della buona vita. Giovanni Giolitti e i suoi tempi, ivi, 1949 (n.ed. a cura di Francesco Perfetti, Firenze, Le Lettere, 2001)
  • Dizionario degli italiani illustri e meschini dal 1870 a oggi, a cura di Marcello Staglieno, Milano, Longanesi, 1980
  • Vecchie zie e altri mostri, a cura di Giuseppe Marcenaro, Genova, De Ferrari Editore, 1990
  • L'antifascista riluttante. Memorie del carcere e del confino 1926-1927, con Introduzione e note di Marcello Staglieno, Bologna, Il Mulino, 1992
  • Diario di prigionia 1944-1945, a cura di Renzo De Felice, Bologna, Il Mulino, 1993
  • Sovrani e generali, I Prismi, Edizione de Il Mattino, 1996
  • Il giornalista di Ciano. Diari 1935-1943, a cura di Giuseppe Marcenaro, Bologna, Il Mulino, 2000
  • Anni freddi. Diari 1946-1950, ivi, 2003

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