Gina Borellini
| on. Gina Borellini | |
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| Parlamento italiano Camera dei deputati |
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| Luogo nascita | San Possidonio |
| Data nascita | 24 ottobre 1924 |
| Luogo morte | Modena |
| Data morte | 2 febbraio 2007 |
| Professione | Impiegata |
| Partito | Partito Comunista Italiano |
| Legislatura | I, II, III |
| Gruppo | Comunista |
| Incarichi parlamentari | |
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| Pagina istituzionale | |
Gina Borellini (San Possidonio, 24 ottobre 1924 – Modena, 2 febbraio 2007) è stata una partigiana e politica italiana, medaglia d'oro al valor militare.
[modifica] Biografia
Nasce a San Possidonio, in provincia di Modena, nel 1924 da una famiglia di agricoltori. Si sposa a soli 16 anni con Antichiano Martini, di professione falegname. Insieme al marito, dopo l'8 settembre 1943, partecipa attivamente alla Resistenza come staffetta partigiana e soccorrendo militari sbandati.
Nel 1944, insieme al marito, viene catturata, arrestata e torturata dai fascisti. Dopo la fucilazione del marito entra nella Brigata "Remo". Il 12 aprile 1945, a seguito di uno scontro a fuoco con i fascisti, viene ferita e perde una gamba.
Nel 1946 viene eletta al consiglio comunale di Concordia. Nel 1948 viene eletta in Parlamento nelle file del Partito Comunista Italiano. È Deputata della Repubblica nella I, II e III legislatura. Ha fatto parte della Commissione Difesa della Camera.
È tra le fondatrici dell'Unione Donne Italiane, presidente dell'UDI di Modena per molti anni e presidente della sezione di Modena dell'Associazione nazionale mutilati e invalidi di guerra dal 1960 al 1990.
È stata insignita della medaglia d’Oro al Valor Militare e del titolo di Commendatore della Repubblica Italiana.
Il Fondo Gina Borellini è conservato presso il Centro documentazione donna di Modena e l'inventario è consultabile on-line sui siti www.archivimodenesi.it e www.archividelnovecento.it.
[modifica] Onorificenze
| Medaglia d'oro al valor militare | |
| «Giovane sposa, fin dai primi giorni dedicava tutta se stessa alla causa della liberazione d’Italia, rifugiando militari sbandati e ricercati e aiutandoli nel sottrarsi al servizio con i tedeschi, staffetta. Instancabile ed audacissima, trasportava armi, diffondeva opuscoli di propaganda, comunicava ordini, sempre incurante del grave pericolo cui si esponeva. Arrestata col marito, resisteva alle più atroci torture senza dire una parola sui suoi compagni di lotta. Tre volte condotta davanti al plotone di esecuzione assieme al suo consorte, continuava a tacere. Inopinatamente rilasciata, rifiutava di nascondersi in montagna per essere più vicina al marito tuttora detenuto. Fucilato questo, arrestatole un fratello, raggiunse una formazione partigiana con la quale affrontava rischi e disagi inenarrabili e non esitava ad impugnare le armi dando frequenti e luminose prove di virile coraggio. Sorpresa la sua formazione dalle Brigate Nere, gravemente ferita ad una gamba nella disperata eroica resistenza, non permetteva ai suoi compagni di soccorrerla, sola riusciva a frenare la copiosa emorragia e, traendo coraggio dal pensiero dei propri figli, si sottraeva alle ricerche nemiche. Nell’ospedale di Carpi, individuata dalla polizia fascista subisce, sebbene già in gravissime condizioni, estenuanti interrogatori, ma tace incrollabile nella decisione eroica. Amputatale la gamba, l’insurrezione la sottrae alla vendetta del nemico fuggente. Fulgido esempio di sacrificio e di eroismo.» — Modenese, 8 settembre 1943 - aprile 1945. |
| Commendatore Ordine al Merito della Repubblica Italiana | |
| — 2 giugno 1993. |
[modifica] Collegamenti esterni
- Scheda sul sito dell'ANPI
- Archivi modenesi del '900
- Scheda su Archivi del Novecento
- Motivazione del conferimento della M.O.V.M. da quirinale.it
- Partigiani italiani
- Politici italiani del XX secolo
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- Donne nella Resistenza italiana
- Medaglie d'oro al valor militare
- Commendatori OMRI
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