Giallo all'italiana

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Vai a: navigazione, cerca
Una scena da Sei donne per l'assassino: il killer senza volto

Con la locuzione giallo all'italiana (o spaghetti thriller) si definisce un genere cinematografico nato in Italia negli anni sessanta e sviluppatosi negli anni settanta con caratteristiche diverse rispetto al giallo inteso come genere letterario o cinematografico.
Il giallo all'italiana infatti è un genere che mescola atmosfere thriller e tematiche tipiche del cinema horror e che non preclude derive slasher, tipiche dei film d'exploitation.

Indice

[modifica] Anni sessanta

Nel 1963 Mario Bava porta sugli schermi il film La ragazza che sapeva troppo, la storia lievemente ironica e macabra di un personaggio contorto e spaventoso che semina orrore e morte per le strade di Roma: il film è considerato il primo del genere, quello che ha aperto la strada ad altri registi e pellicole simili. Sino ad allora infatti i film "del brivido" erano resi più "onirici" e inverosimili, grazie all'ausilio di ambientazioni gotiche o in costume, in modo da creare una sorta di distacco emotivo tra la vicenda e lo spettatore[1]. Nel 1964, sempre per la regia di Bava, esce Sei donne per l'assassino dove si delineano i tratti caratteristici del cinema giallo all'italiana: l'assassino vestito con impermeabile scuro, guanti e cappello, soggettive dell'assassino, scene del delitto particolarmente elaborate e cruente (celebre quella in cui il cui viso della vittima viene ripetutamente premuto contro una stufa incandescente)[2], le musiche ossessive[3] e anche un pizzico di nudità tipica degli anni a venire.

[modifica] Anni settanta: il Thrilling

Durante gli anni settanta, la rappresentazione formale e la narrazione delle pellicole di questo genere si infittiscono di delitti sempre più feroci e di forte impatto visivo: è questo il periodo di massima espressione del genere.

Fra il 1969 e il 1971 escono tre film di Dario Argento che consacrano il genere: L'uccello dalle piume di cristallo, Il gatto a nove code e 4 mosche di velluto grigio. Utilizzando la stessa formula di Bava ma rimodernando tecnica e stile, il regista riscuote un enorme successo, soprattutto negli Stati Uniti, favorendo in patria (e non solo) un prolifico fenomeno d'imitazione, ovvero un nuovo filone di gialli dai connotati strettamente legati al modello argentiano. Rispetto ai precedenti film si privilegiò una maggiore attenzione nella messinscena dei delitti ed una ricerca di efferatezza negli stessi con un maggior ricorso agli effetti speciali, fino ad allora ben poco utilizzati e vere e proprie invenzioni che avrebbero dettato scuola nella specialità. Ben presto questo sotto-genere di film assume la denominazione di thrilling, dal verbo thrill (letteralmente rabbrividire (di emozione)), usato qui come sostantivo. Il Thrilling assunse sempre di più una connotazione violenta ed erotica, specializzandosi soprattutto nella descrizione della figura dell'assassino, non limitandosi al solo aspetto esteriore, ma sviscerando soprattutto la sua psiche. L'intenzione fu quella di far "partecipare" in qualche modo lo spettatore al delitto, anche tramite gli occhi stessi dell'omicida, utilizzando a tal fine anche una tecnica cinematografica abbastanza innovativa per l'epoca, detta "della soggettiva", in cui la telecamera venne posta come se fosse la stessa visuale dell'assassino mentre compie i delitti. L'assassino venne solitamente rappresentato come uno psicopatico, mentre il protagonista non era più il commissario di turno, bensì un uomo comune, invischiato suo malgrado negli eventi. Ed è in questo contesto che la figura dell'omicida divenne protagonista ed icona assoluta del genere, assumendo una tale importanza nel racconto da far passare spesso in secondo piano anche la stessa trama del film.

[modifica] L'ascesa del genere

Oltre ad imitarne il modello nei contenuti, questi nuovi Thrilling si rifecero anche nei titoli ai primi film di Dario Argento. Nacquerò così sulla scia de L'uccello dalle piume di cristallo, pellicole come La tarantola dal ventre nero, Una farfalla con le ali insanguinate, Una lucertola con la pelle di donna, ovvero una ricca serie di film a titolazione "zoonomica". Ma nacquero anche dei film d'autore che raggiungono o addirittura superano il modello argentiano come Non si sevizia un paperino di Lucio Fulci, La casa dalle finestre che ridono di Pupi Avati, Il profumo della signora in nero di Francesco Barilli o La corta notte delle bambole di vetro di Aldo Lado. Altri film sono anche precursori dello slasher (in particolare del ciclo di Venerdì 13[1]), come Reazione a catena o I corpi presentano tracce di violenza carnale di Sergio Martino.

[modifica] Gli anni ottanta e il declino

Con l'arrivo degli anni ottanta e la nascita negli Stati Uniti di un nuovo modo di fare cinema thriller e horror, il genere giallo italiano ha quasi terminato di esistere. Poche sono state le pellicole che sono rimaste devote ai primi film del genere, tra queste ci sono La casa con la scala nel buio di Lamberto Bava, Lo squartatore di New York, estemporaneo ritorno al genere di Lucio Fulci, Tenebre e Opera di Dario Argento.

Profondo Rosso: l'anticipazione del prossimo omicidio.
La casa dalle finestre che ridono di Pupi Avati: una delle inquietanti finestre.

[modifica] I registi del genere

Lista non esaustiva

[modifica] Filmografia

[modifica] Tempi moderni

Tenebre di Dario Argento viene generalmente considerato l'ultimo film "degno" di concludere il genere e insieme una delle ere più fruttuose per il cinema italiano [4]. La seguente lista comprende le pellicole attinenti al genere, girate dopo tale film.

[modifica] Note

  1. ^ a b Breve percorso nel giallo all'italiana. Il Davinotti. URL consultato il 23 settembre 2008.
  2. ^ A. Rockoff, Op. cit., p. 30
  3. ^ Ad esempio le celebri colonne sonore dei Goblin.
  4. ^ Profonde Tenebre di Bruschini, Tentori - Ed. Granata Press

[modifica] Bibliografia

[modifica] Voci correlate

[modifica] Collegamenti esterni

Strumenti personali
Namespace

Varianti
Azioni