Giacomo Debenedetti
| « Il primo critico italiano di questo secolo, il solo forse che al servizio del genere critico abbia piegato le qualità di un vero scrittore. » | |
Giacomo Debenedetti (Biella, 25 giugno 1901 – Roma, 20 gennaio 1967) è stato uno scrittore, saggista e critico letterario italiano, uno dei primi in Italia ad accogliere la lezione della psicoanalisi e delle scienze umane in genere, e tra i primi a cogliere tutta la portata del genio di Marcel Proust. Suoi figli sono la storica dell'arte Elisa Debenedetti e lo scrittore Antonio Debenedetti.
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[modifica] Biografia
Giacomo Debenedetti nasce a Biella da una famiglia ebraica, ma si trasferisce giovanissimo a Torino. Conclusi con ottimi voti gli studi secondari, s’iscrive all'Università e, in seguito, a ben tre indirizzi di laurea alle facoltà di matematica, giurisprudenza e lettere. Nel 1922, con Sergio Solmi e Mario Gromo, fonda la rivista letteraria Primo Tempo, che chiuderà dopo appena undici numeri. Conosce Piero Gobetti, con cui nasce una breve ma intensa amicizia, e inizia una proficua collaborazione alla rivista Il Baretti, sulla quale pubblicherà saggi importanti su Radiguet, Umberto Saba e Proust.
Nel 1926 Debenedetti pubblica il primo libro di narrativa, Amedeo e altri racconti, e nel 1929 il primo dei volumi dei Saggi critici. Tra gli anni trenta e quaranta continua a scrivere, dopo la prima serie libri di saggistica, la seconda serie dei Saggi critici (1945), la terza (1959), e libri di racconti e memorie politiche (Amedeo, 1926, Otto ebrei 1944, 16 ottobre 1943, 1944). Negli anni trenta inizia a occuparsi anche di cinema come sceneggiatore per la Cines, sotto falso nome a causa delle leggi razziali emanate dal regime fascista, ed è costretto a nascondersi anche dopo il trasferimento a Roma, nei momenti più acuti della repressione, prima e durante la seconda guerra mondiale.
Finita nel migliore dei modi la parentesi dolorosa delle persecuzioni razziali, entra come docente incaricato di letteratura italiana, prima all'Università di Messina, poi all'Università di Roma.
Debenedetti continua anche negli anni Cinquanta e Sessanta a occuparsi di critica letteraria con saggi e libri, ma non riuscirà a vedere pubblicata la maggior parte della sua vasta produzione critica, che uscirà postuma a cura della moglie Renata Orengo: Il personaggio uomo (1970), Il romanzo del Novecento (1971), Poesia italiana del Novecento (1974), Verga e il naturalismo (1976), Personaggi e destino. La metamorfosi del romanzo contemporaneo (1977), Vocazione di Vittorio Alfieri (1977), Pascoli: la rivoluzione inconsapevole (1979), Rileggere Proust (1982), Quaderni di Montaigne (1986).
[modifica] Percorso critico
Formatosi sulla critica crociana, Debenedetti, se ne allontana presto, attratto da forme di conoscenza esterne all'orizzonte della sola tradizione critica letteraria italiana: rivolgendosi allo studio di autori stranieri (è stato tra i primi a cogliere tutta la portata del genio di Proust, il cui nome ricorre frequentemente nei suoi scritti), e facendo maturare la sua critica in un contesto europeo, configurandola inoltre come ricerca delle "ragioni" dell'autore, il quale non punta alla rivelazione non di un dato obiettivo, ma esprime un problema interiore (tanto che si riconoscono in essa suggestioni della psicoanalisi, da Sigmund Freud e Carl Gustav Jung e della fenomenologia (Edmund Husserl, ma anche la sociologia e l'antropologia culturale).
La ricchezza e la novità delle sue letture si traducono in un'attività di critico che non vuole chiudersi all'interno di un metodo; pronto ad analizzare, assieme ai simboli e ai miti degli autori, così com’erano calati nella realtà delle opere, anche la propria soggettività di lettore, soprattutto di fronte ai testi più amati (Pascoli, Italo Svevo, Federigo Tozzi, Umberto Saba ).
Anni prima, in un'intervista mai raccolta in volume, Debenedetti aveva concentrato la sua attenzione sulla esigenza da cui era stato spinto il narratore nel nostro secolo a «rincorrere» il personaggio, a conoscerne le motivazioni segrete, e quelle palesi, per poi sciogliersi da ogni vincolo con lui:
| « Oggi si vede chiaro che dai romanzi iniziali del nostro secolo usciva un'immagine stravolta, sofferente dell'uomo, che quest'immagine doveva "aprirsi come una scorza" (adopero parole di Proust), "epifanizzarsi" (adopero quella di James Joyce), rivelare la persona dietro le spiritate e proteiformi contorsioni del personaggio (mi riferisco a Pirandello) per venire a capo di un nucleo umano protestatario e imbavagliato, tenuto in mora, impedito dì esprimersi da un mondo, da una società non più in accordo con sé medesima[1] » |
Il pensiero critico di Debenedetti ruota intorno alla questione uomo, come persona, e lo fa con lo stesso proposito e l'identico criterio conoscitivo di un narratore, nonostante abbia lasciato documenti interessanti Amedeo e altri racconti e Otto ebrei non eccezionali tranne 16 ottobre 1943, tutta la sua vita letteraria si è mossa nell'universo romanzesco. Questa sorta di perpetuo intervento nell'immaginario altrui finiva per scontrarsi con l'infelicità e la nevrosi dell'uomo moderno, e portava lo scrittore e critico ad affinare una particolare attitudine a riconoscere nel destino dei personaggi romanzeschi la loro insicurezza e crisi d'identità. Di questa scomparsa del personaggio uomo, Debenedetti scrisse e delineò una "commemorazione provvisoria" nel saggio II personaggio uomo.
Debenedetti avvertiva la nostalgia del personaggio uomo, allo stesso modo in cui si dichiarava convinto della necessità di non abbandonare alle lusinghe della civiltà di massa i valori della letteratura. Ritornando all'intervista, una sua dichiarazione finale, a oltre quarant'anni di distanza, scioglie alcuni nodi sulla dibattuta questione della funzione del critico:
| « A costo di sembrare inattuale, il critico deve tenere in salvo per l'indomani i valori, transitoriamente sconfessati, se crede davvero che siano valori. Posto che egli non si sia sbagliato (ma allora lo si vede subito dai difetti della sua dimostrazione critica), ciascuno di quei valori, apparirà come una tappa necessaria per giungere a nuove e profonde forme d’espressione » |
[modifica] Opere principali
[modifica] Narrativa
- Amedeo e altri racconti, Torino, 1926;
- 16 ottobre 1943, Roma, 1945;
- Otto ebrei, Roma, 1944.
[modifica] Saggistica e critica
- Saggi critici, 3 vol, (I, Firenze, 1929; II, Roma, 1945; III, Milano, 1959);
- Radiorecita su Marcel Proust, Roma, 1952;
- Intermezzo, Milano, 1963;
[modifica] Opere pubblicate postume
- II personaggio uomo, Milano, 1970;
- Il romanzo del Novecento, presentazione di E. Montale, Milano, 1971;
- Niccolò Tommaseo, presentazione di A. Moravia, Milano, 1973;
- Poesia italiana del Novecento, presentazione di P. P. Pasolini, Milano, 1974;
- Verga e il naturalismo, presentazione di L. Sciascia, Milano, 1976;
- Vocazione di Vittorio Alfieri, Roma, 1977;
- Pascoli: la rivoluzione inconsapevole, Milano, 1979;
- Rileggere Proust e altri saggi proustiani, Milano, 1982;
- Al cinema, a cura di L. Miccichè, Venezia, 1983;
- Quaderni di Montaigne, a cura di G. Macchia, Milano, 1986;
- Preludi. Le note editoriali alla Biblioteca delle Silerchie, a cura di M. Gulinucci, introduzione di E. Sanguineti, Roma, 1991 (poi riedito con introduzione di R. Manica, Palermo, 2012);
- Italiani del Novecento, con prefazione di E. Siciliano, Firenze, 1995;
- Profeti. Cinque conferenze del 1924, a cura di G. Citton, con un saggio introduttivo di C. Segre, Milano, 1998;
- Saggi, progetto editoriale e saggio introduttivo di A. Berardinelli, Milano, 1999;
- Proust, testi e note a cura di V. Pietrantonio, progetto editoriale e saggio introduttivo di M. Lavagetto, Torino, 2005;
- Savinio e le figure dell'invisibile, a cura di M. Debenedetti, con tavole di A. Savinio, Parma, 2009;
La bibliografia degli scritti è compresa in G. Debenedetti (1901-1967), a cura di C. Garboli, Milano, 1968.
[modifica] Bibliografia
- Renato Bertacchini, “Giacomo Debenedetti”, in AA. VV., Letteratura italiana. I critici, vol. V, Milano, Marzorati, 1987, pp. 3397–3407.
- Edoardo Sanguineti, “Il racconto critico di Debenedetti”, in AA. VV., Letteratura italiana. I critici, vol. V, Milano, Marzorati, 1987, pp. 3408–3416.
- Viviana Agostini-Ouafi, Poetiche della traduzione. Proust e Debenedetti, Modena, Mucchi editore, 2010, pp. 158.
