Gerusalemme Est

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Gerusalemme Est
zona della città
Gerusalemme Est – Veduta
Dati amministrativi
Stato bandiera Israele
(territorio palestinese occupato dal 1967; rivendicato dalla Palestina come propria capitale)
Distretto Gerusalemme
Sottodistretto Non presente
Autorità locale Gerusalemme
Territorio
Coordinate 31°47′N 35°13′E / 31.78333°N 35.21667°E / 31.78333; 35.21667 (Gerusalemme Est)Coordinate: 31°47′N 35°13′E / 31.78333°N 35.21667°E / 31.78333; 35.21667 (Gerusalemme Est)
Altitudine 760 m s.l.m.
Abitanti
Altre informazioni
Prefisso 02
Fuso orario UTC+2
Localizzazione
Gerusalemme Est è posizionata in Israele
Gerusalemme Est
Gerusalemme Est – Mappa
Parte del conflitto israelo-palestinese
e della serie dei conflitti arabo-israeliani
Processo di pace
israelo-palestinese
Israele con Cisgiordania, Striscia di Gaza e Alture del Golan

██ Israele

██ Cisgiordania, Striscia di Gaza, Alture del Golan a, Fattorie di Sheb'a a

Parti in causa
Flag of the Ba'ath Party.svg
Partito Ba'th
Bandiera d'Israele
Israele
Storia (Il Crimini)
Accordi di Camp David · Conferenza di Madrid · Accordi di Oslo (Crimini di Oslo) \Oslo II · Protocollo di Hebron · Memorandum di Wye River\Memorandum di Sharm el-Sheikh · Summit di Camp David · Summit di Taba · Road Map · Conferenza di Annapolis
Aspetti rilevanti nella trattativa
Insediamenti israeliani
Barriera di separazione israeliana · Stato ebraico · Terra di Israele  ·
Partito Ba'th · Conquista musulmana della Siria · Status di Gerusalemme
Flag of the Ba'ath Party.svg     Leader attuali     Bandiera d'Israele
Mahmoud Abbas(negazionista)
Salam Fayyad
Benjamin Netanyahu
Shimon Peres(quinta colonna)
Mediatori internazionali
Quartetto · Lega Araba · Egitto
Bandiera delle Nazioni Unite Bandiera dell'Unione europea Bandiera della Russia Bandiera degli Stati Uniti Flag of the Arab League.svg Bandiera dell'Egitto
Altre proposte http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Template:Processo_di_pace_israelo-palestinese&action=submit
Iniziativa di pace araba · Piano di pace Elon · Piano Lieberman · Accordo di Ginevra · Hudna · Piano di disimpegno unilaterale israeliano · Piano di riallineamento israeliano
a Le Alture del Golan e le Fattorie di Sheb'a non rientrano nei processi di pace israelo-palestinesi.

Gerusalemme Est è la parte orientale di Gerusalemme (al-Quds in arabo) che, prima occupata e poi annessa alla Giordania a seguito della Guerra arabo-israeliana del 1948, fu a propria volta occupata ed annessa ad Israele con la Guerra dei sei giorni del 1967. La sovranità territoriale su Gerusalemme Est è ancora oggetto di controversia internazionale, e la determinazione del suo status permanente costituisce probabilmente il principale ostacolo al processo di pace in Medio Oriente.

La parte Est della città include la Città Vecchia di Gerusalemme e alcuni dei luoghi considerati santi dalle religioni ebraica, cristiana e islamica, quali ad esempio il Monte del Tempio, il Muro occidentale, la Moschea al-Aqsa, la Chiesa del Santo Sepolcro. Per "Gerusalemme Est" si intende tanto la zona sotto il dominio giordano nel periodo 1949-1967 (estesa su 6,4 km²), quanto tutta la zona successivamente occupata da Israele ed annessa (estesa su 70km²).

Secondo quanto dice il piano di spartizione dell'ONU del 1947 tutta Gerusalemme avrebbe dovuto costituire un territorio internazionalizzato, enclave in territorio dello Stato arabo. A seguito della Guerra arabo-israeliana del 1948, Gerusalemme si ritrovò divisa in due zone: quella occidentale, abitata principalmente da popolazione ebraica, controllata da Israele; quella orientale, abitata principalmente da popolazione araba, controllata dalla Giordania. Gli arabi che vivevano nei sobborghi della zona occidentale, come ad esempio Katamon e Malha, dovettero fuggire; lo stesso avvenne agli ebrei che vivevano nella zona orientale, come la Città Vecchia o la Città di David. L'unica zona orientale che Israele mantenne nei 19 anni del dominio giordano fu il Monte Scopus, dove è situata l'Università Ebraica di Gerusalemme, che costituì dunque una enclave e pertanto non viene considerato parte di Gerusalemme Est.

Nel 1967, in seguito alla guerra dei sei giorni, la Cisgiordania finì interamente in mani israeliane; Gerusalemme Est ed alcuni villaggi circostanti vennero riuniti alla municipalità occidentale.

Nel novembre 1967 il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite approvò la risoluzione 242, che invocava il "ritiro delle forze israeliane da territori occupati nel corso del recente conflitto".

Nel 1980, il parlamento israeliano approvò la legge fondamentale di Gerusalemme capitale che proclamava unilateralmente "Gerusalemme, unita e indivisa [...] capitale di Israele",[1] senza tuttavia specificarne la territorialità. Questa dichiarazione fu dichiarata "nulla e priva di validità" dalla risoluzione 478 del Consiglio di Sicurezza.

Indice

[modifica] Storia

[modifica] Gerusalemme sotto mandato britannico

Nel 1922, con un apposito Mandato, la Società delle Nazioni affidò l'amministrazione della Palestina al Regno Unito; tuttavia, nell'ottica della costituzione dell'ONU, la Società delle Nazioni venne sciolta e, in particolare, il 18 aprile 1946 "le sue funzioni rispetto ai territori mandatari" vennero dichiarate "terminate".[2]

In questa situazione incerta da un punto di vista legale (in assenza, cioè, di un esplicito trasferimento di sovranità sui mandati dalla Società delle Nazioni all'ONU) ed incandescente da un punto di vista geopolitico (con l'aggravarsi delle tensioni nei confronti della potenza mandataria, e nel quadro dei confliggenti interessi, arabo ed ebraico, di costruire un proprio Stato in Palestina) nel febbraio del 1947 il Regno Unito manifestò la propria intenzione di rinunciare unilateralmente al Mandato.

Così l'Assemblea Generale creò una apposita commissione (denominata UNSCOP: formata da sole nazioni "minori" per prevenire un'eventuale posizione preconcetta sulla questione) deputata a decidere sullo status da mettere in atto a partire dall'imminente ritiro britannico (che venne poi fissato per il 14 maggio 1948); fu elaborato un piano di spartizione, in base al quale la Palestina veniva suddivisa in tre zone: uno Stato arabo, uno ebraico, e una zona di amministrazione fiduciaria corrispondente alla popolosa area intorno a Gerusalemme (all'epoca abitata in modo rilevante sia da ebrei che da arabi). Quest'ultima avrebbe dovuto costituire un corpus separatum in cui sarebbe stato garantito il libero accesso a tutti i luoghi sacri; dopo dieci anni di status internazionale un referendum risolto il problema della sovranità di Gerusalemme in accordo con i nuovi principi fondanti delle Nazioni Unite, in particolare quello di autodeterminazione dei popoli.

La proposta dell'UNSCOP fu formalizzata all'interno della risoluzione 181 dell'Assemblea Generale, che, benché approvata - e con non poche difficoltà - il 29 novembre (con il voto contrario, tra gli altri, di tutti i paesi arabi e, tra le altre, l'eloquente astensione britannica, che giudicava il piano inadeguato), rimase lettera morta: il giorno dopo in Palestina arabi ed ebrei davano inizio a una guerra civile.

[modifica] Gerusalemme Est sotto occupazione giordana (aprile 1949 - giugno 1967)

Il 14 maggio 1948, un giorno prima che terminasse il mandato britannico, gli ebrei (che al momento controllavano parte della zona ovest della città) proclamavano per il giorno successivo la nascita dello Stato di Israele; in quel momento gli ebrei controllavano una zona sostanzialmente coincidente con quella prevista dal Piano di partizione, e una lingua di terra che giungeva sino a Gerusalemme, di cui era interamente controllata la zona degli insediamenti ebraici. A partire dal 15 maggio gli eserciti dei paesi arabi confinanti entravano in Palestina.

Al termine dei combattimenti (marzo 1949) diversi accordi armistiziali suddivisero de facto la Palestina nelle zone controllate dai belligeranti al momento del cessate il fuoco: Israele, dopo alterne vicende, si era ulteriormente allargato estendendosi praticamente su tutta la Palestina ad eccezione della striscia di Gaza, controllata dall'Egitto, e della Cisgiordania, controllata dalla Giordania; in assenza di trattati internazionali tra le parti in causa (in assenza peraltro di reciproco riconoscimento) le linee di demarcazione non divennero mai dei confini de jure; in particolare la "linea verde" che separava le zone israeliana e giordana finì così per dividere Gerusalemme in una parte est, contenente la città vecchia con i luoghi sacri più alcuni quartieri orientali minori, sotto il controllo giordano, e una ovest, di più recente edificazione e sede dei principali insediamenti ebrei, sotto quello israeliano.

Nel 1950 Israele proclamò Gerusalemme propria capitale, trasferendo i suoi principali enti amministrativi nella parte ovest della città; successivamente la Giordania proclamò l'annessione della Cisgiordania, dunque anche di Gerusalemme Est.

[modifica] Gerusalemme Est sotto occupazione israeliana (giugno 1967 - oggi)

La situazione nel settore rimase congelata sino al giugno '67 quando, al termine della guerra dei sei giorni, Israele controllava una regione più ampia della Palestina mandataria (comprendente pure il Sinai egiziano e il Golan siriano); delle nuove conquiste, la sola regione su cui Israele abbia rivendicato la propria sovranità sarebbe stata proprio Gerusalemme Est.[3] La susseguente risoluzione 242 del Consiglio di Sicurezza tracciò le linee guida del futuro processo di pace in termini del "ritiro delle forze israeliane" (interpretato da alcuni come ritiro totale, da altri come ritiro parziale) e del contestuale diritto (in particolare di Israele) "a vivere in pace all'interno di frontiere sicure e riconosciute" (senza però in alcun modo specificare né le linee di frontiera, né il cammino per il reciproco riconoscimento tra i vari attori).

Da allora la Cisgiordania ha preso ad essere generalmente considerata territorio sotto occupazione militare israeliana soggetto alla Convenzione di Ginevra del 1949; quindi, poiché generalmente con il termine Cisgiordania (in inglese West Bank, sponda ovest del Giordano) si fa riferimento alla zona di occupazione giordana nel ventennio 49-67, anche Gerusalemme Est viene considerata di conseguenza territorio occupato.

Da parte israeliana sia l'etichetta di territorio occupato, sia l'applicabilità della Convenzione di Ginevra sono state contestate più volte ed a vari livelli. In ogni caso c'è anche la diffusa tendenza a non considerare l'area metropolitana di Gerusalemme ad est della linea verde come facente parte della Cisgiordania (pensandola piuttosto come parte integrante di Israele); quindi quandanco da parte israeliana di tanto in tanto si sia convenuto sullo status di territorio occupato per la Cisgiordania, non necessariamente quell'attribuzione ha riguardato Gerusalemme Est.

Nell'80 il parlamento israeliano ha emanato una legge fondamentale che proclamava Gerusalemme "unita ed indivisa" capitale di Israele; la risoluzione 478 del Consiglio di Sicurezza dell'ONU giudicò quest'atto contrario alle leggi internazionali, ed invitò ogni Stato membro a non accettare la nuova legge ed a spostare le proprie missioni diplomatiche fuori dalla città; dall'80 all'84 e di nuovo a partire dal 2006 la municipalità di Gerusalemme non ha ospitato alcuna ambasciata straniera.

Negli anni '90 la questione della sovranità su Gerusalemme, in particolare su Gerusalemme Est, è stata un punto cruciale del processo di pace tra Israele ed ANP; proprio l'incapacità di raggiungere un accordo su Gerusalemme Est è stata decisiva nel far arenare i negoziati.

Nel 2002, in un quadro di rottura con Israele, l'ANP ha promulgato un atto legislativo in cui Gerusalemme (Est) veniva proclamata capitale del futuro Stato palestinese.

[modifica] Status

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Status di Gerusalemme.

Nella Dichiarazione di Indipendenza della Palestina, proclamata dall'OLP nel 1988, si stabilisce che Gerusalemme è la capitale dello Stato di Palestina.

Nel 2000 l'ANP ha promulgato una legge che designa Gerusalemme Est come tale, e nel 2002 questa legge è stata ratificata dal presidente Arafat.[4][5] La posizione ufficiale palestinese su Gerusalemme prevede:[6]

  • Gerusalemme Est è un territorio occupato, in accordo con la risoluzione 242 del Consiglio di Sicurezza dell'ONU, ed è parte di quel territorio su cui uno Stato palestinese, quando sarà creato, eserciterà la sua sovranità.
  • Secondo i trattati precedentemente stipulati tra OLP e Israele, lo status di Gerusalemme (tutta, non solo Gerusalemme Est) è ancora da negoziare.
  • Gerusalemme deve essere città aperta liberamente accessibile, e rimanere indivisa a prescindere dalla soluzione sulla questione della sovranità.
  • Lo Stato palestinese si impegna a garantire la libertà di culto e la protezione dei luoghi di importanza religiosa.

[modifica] Demografia

[modifica] Sindaci di Gerusalemme Est

[modifica] Gemellaggi

[modifica] Note

  1. ^ Legge Fondamentale di Gerusalemme Capitale, dal sito web del ministero degli esteri di Israele, consultato l'ultima volta il 29 novembre 2008.
  2. ^ David Storobin. The Legal Status of East Jerusalem Under International Law. Global Politician, 4/1/2008. URL consultato il 15-12-2008.
  3. ^ Aust, Handbook of International Law, cap II.
  4. ^ Arafat Signs Law Making Jerusalem Palestinian Capital, People's Daily, published October 6, 2002.
  5. ^ Arafat names Jerusalem as capital, BBC News, published October 6, 2002.
  6. ^ The Palestinian Official Position, Palestinian National Authority, Ministry of Information, copy from Archive.org, retrieved June 20, 2007.

[modifica] Bibliografia

  • Bovis, H. Eugene (1971). The Jerusalem Question, 1917-1968. Stanfoird, Hoover Institution Press. ISBN 0-8179-3291-7
  • Bregman, Ahron (2002). Israel's Wars: A History Since 1947. London: Routledge. ISBN 0-415-28716-2
  • Cohen, Shaul Ephraim (1993). The Politics of Planting: Israeli-Palestinian Competition for Control of Land in the Jerusalem Periphery. University of Chicago Press. ISBN 0226112764
  • Ghanem, As'ad (2001). The Palestinian-Arab Minority in Israel, 1948-2000: A Political Study. SUNY Press. ISBN 0791449971
  • Israeli, Raphael. Jerusalem Divided: the armistice regime, 1947-1967, Routledge, 2002, ISBN 0714652660, p. 118.
  • Rubenberg, Cheryl A. (2003). The Palestinians: In Search of a Just Peace. Lynne Rienner Publishers. ISBN 1588262251

[modifica] Voci correlate

[modifica] Collegamenti esterni

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