Geraci Siculo
| Geraci Siculo comune |
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| Dati amministrativi | |||||
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| Provincia | |||||
| Sindaco | Bartolo Vienna (lista civica Per Geraci) dal 17/06/2008 | ||||
| Territorio | |||||
| Coordinate | 37°52′0″N 14°9′0″E / 37.86667°N 14.15°ECoordinate: 37°52′0″N 14°9′0″E / 37.86667°N 14.15°E | ||||
| Altitudine | 1.077 m s.l.m. | ||||
| Superficie | 112 km² | ||||
| Abitanti | 1 943[1] (31-12-2010) | ||||
| Densità | 17,35 ab./km² | ||||
| Comuni confinanti | Castel di Lucio (ME), Castelbuono, Gangi, Nicosia (EN), Petralia Soprana, Petralia Sottana, San Mauro Castelverde | ||||
| Altre informazioni | |||||
| Cod. postale | 90010 | ||||
| Prefisso | 0921 | ||||
| Fuso orario | UTC+1 | ||||
| Codice ISTAT | 082037 | ||||
| Cod. catastale | D977 | ||||
| Targa | PA | ||||
| Cl. sismica | zona 2 (sismicità media) | ||||
| Nome abitanti | geracesi | ||||
| Patrono | san Bartolomeo | ||||
| Giorno festivo | 24 agosto | ||||
| Localizzazione | |||||
Posizione del comune di Geraci Siculo all'interno della provincia di Palermo |
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| Sito istituzionale | |||||
Geraci Siculo (Jiraci in siciliano) è un comune italiano di 1.956 abitanti della provincia di Palermo in Sicilia.
Vi si combatté, nel 1337, una cruenta battaglia fra Pietro IV d'Aragona e Francesco I Ventimiglia.
Fa parte del Parco delle Madonie ed è incluso nel club de I borghi più belli d'Italia.[2]
Geraci Siculo è un paese dalle antiche origini con un impianto urbanistico risalente al medioevo. È un paese dedito all’agricoltura e alla pastorizia, la principale attività economica è lo stabilimento per la raccolta e l'imbottigliamento dell'acqua minerale proveniente dalla fonti delle montagne geracesi. Molto particolari sono anche le tradizioni del borgo, fra cui almeno vanno ricordate la festa del ringraziamento (dedicata ai Santi Bartolo e Giacomo e all'Annunziata) e la festa del Crocifisso. Tra le manifestazioni il torneo cavalleresco in costume d'epoca.
Geraci Siculo diede i natali al famoso matematico Giacomo Albanese.
[modifica] Cenni storici
Il territorio di Geraci Siculo fu abitato sin dall’epoca preistorica, come testimoniano i reperti rinvenuti nelle campagne limitrofe. Oggi questi oggetti sono esposti nel Museo Minà Palumbo di Castelbuono e nel Museo Archeologico di Palermo.
[modifica] Età medievale
La zona continuò a essere popolata anche durante l’età alto medievale, come testimonia il ritrovamento di alcuni frammenti risalenti al periodo della colonizzazione agricola della campagna madonita. Fino all’VIII secolo a.C. la Sicilia fu abitata da Siculi, Sicani, Elimi e Morgeti, i quali erano arrivati dalla penisola italica. I Siculi si erano fermati a Est del fiume Platani e molto probabilmente abitavano anche le Madonie e Geraci. Già nel 241 a.C. Geraci era un importante insediamento. La colonizzazione greca dell’isola avvenne dall’VIII secolo ma interessò il territorio geracese solo poco dopo il 550 a.C., furono loro che assegnarono all'insediamento il nome Jerax, avvoltoio, poiché la Rocca era abitata da questi predatori. In seguito le Madonie entrarono a far parte della sfera culturale del mondo greco-romano e poi bizantina. Notizie certe riguardanti specificatamente Geraci si hanno dall’840 d.C., data della conquista saracena ad opera dell’Emiro Ibna Timna. Durante la dominazione il Castello, che vi si trovava già da prima, fu ampliato e fortificato. Dopo la divisione della Sicilia, da parte degli Arabi, in tre province (Val Demone, Val di Noto e Val di Mazzara), le Madonie, quindi anche Geraci, fecero parte della seconda e a differenze delle altre valli riuscirono a mantenere la propria fede, convivendo pacificamente con l’elemento islamico. Dopo la dominazione saracena Geraci divenne la località interna più importante, data la sua posizione strategica.
[modifica] La Contea di Geraci
Con la conquista Normanna (1062-1064) il borgo assunse un importantissimo ruolo strategico-militare divenendo sede di uno dei capisaldi della nuova feudalità del Regnum Siciliae. Da Ruggero I, secondo una incerta tradizione, fu data in feudo al nipote Serlone, ossia Riccardo Serlo II d'Altavilla, a seguito della battaglia di Cerami.
Dopo la morte di Serlo II - erede di metà dell'Isola insieme al compagno d'armi Arisgot - la contea fu assegnata alla moglie, data poi in sposa a un cavaliere normanno, che si ribellò al re. In realtà le fonti - come il cronista Malaterra - molto probabilmente fanno riferimento a Gerace di Calabria.
A metà del XIII secolo, la contessa Isabella, di origine normanna, membro della Casa reale di Federico II Imperatore, sposa Enrico II Ventimiglia figlio di Filippo I Ventimiglia, conte del Maro in Liguria. L’inserimento dei Ventimiglia nella famiglia reale fa assumere a questi vassalli un ruolo di primissimo piano - di stampo proto-signorile - in tutte le vicende politiche e militari della Sicilia già nel XIII secolo, mantenendo intatto il prestigio feudale sino al XIX secolo.
Dopo la morte di Federico II lo Svevo, avvenuta nel 1250, Enrico e la Contea entrarono con più rilievo negli avvenimenti politici e guerrieri della Sicilia.
In epoca sveva, regnando Corrado II, Enrico Ventimiglia si investe di Geraci (1258) ed ottiene Collesano, Petralia Superiore e Inferiore, poi Gratteri e Isnello, nonché importanti beni e palazzi nella città vescovile di Cefalù.
La grandezza dei Ventimiglia fu tale che la città divenne il centro della contea assumendo posizioni di rilievo fra i paesi delle Madonie e su parte dei Nebrodi e il suo signore fu nominato "Primo Conte d’Italia e Marchese di Sicilia".
Nel 1270 anche Geraci fu dominato dagli Angioini che divisero e concessero agli invasori provenzali i territori della contea. Durante la guerra del Vespro 1282-1302, i Conti di Geraci (Enrico II e contemporaneamente il suo primogenito Aldoino) guidarono politicamente e militarmente il partito “svevo”-aragonese nella ribellione e nella guerra contro Carlo I d’Angiò. Nell’interregno tra la caduta di Carlo d’Angiò e l’incoronazione di Pietro d’Aragona, i Siciliani nominarono un governo provvisorio e tra gli eletti figura Aldoino Conte d’Ischia e erede di Geraci.
Aldoino muore nel 1289, a lui subentra il padre Enrico II - rientrato dalla Liguria - che partecipa nel 1299 alla distruzione di Gangi che si era ribellata a re Giacomo d’Aragona.
I Ventimiglia erano talmente potenti che la Contea di Geraci, “dalle Madonie al mare”, divenne “uno Stato nello Stato” giungendo persino ad amministrare la giustizia e a coniare proprie monete.
Nel 1430, infatti, Alfonso d'Aragona diede ai Ventimiglia e alla Contea di Geraci il privilegio più apprezzato, “Il diritto di piena giurisdizione penale” e quello di lasciare in eredità ai suoi successori il medesimo diritto.
Nel 1315 il Conte Francesco I Ventimiglia sposa Costanza Chiaramonte, Contessa di Modica, ripudiata nel 1321 con dispensa papale perché sterile. Nello stesso anno contrae matrimonio con Margherita d’Antiochia dei Conti di Mistretta.
Dal 1338, anno della morte di Francesco I Ventimiglia, al 1354 la Contea di Geraci, dopo un cruento assedio, fu confiscata ai Ventimiglia e data ai Palizzi, essendosi il Conte rivoltato contro il re Pietro d’Aragona, non obbedendo all’invito di recarsi al Parlamento dell’Isola indetto dallo stesso. In seguito, con privilegio del 20 giugno 1354 di re Ludovico, la Contea fu restituita ai conti liguro-normanni.
Nel 1388 circa i signori di Geraci ottennero il riconoscimento pontificio del proprio Vicariato Generale, cioè della propria signoria su una parte del territorio del Regno. Con la morte di Francesco II avvenuta nel 1387, la Contea di Geraci fu suddivisa in due contee e concessa ai figli Enrico e Antonio.
Il nome della cittadina assunse un'altissima considerazione in tutta Italia e penisola iberica, quando Giovanni I Conte e Marchese di Geraci, valorosissimo comandante militare divenne Governatore di Napoli e Viceré di Sicilia ( quest'ultimo incarico negli anni 1430-1432), e nel 1444 Viceré del Ducato di Atene.
A quel tempo egli aveva trasferito la capitale dello “Stato” delle Madonie da Geraci a Castelbuono (1419), presso il Castello Belvedere che un suo avo (Francesco I Ventimiglia) aveva fatto erigere nel 1316, sul colle di Ypsigro, attorno alle mura di un precedente casale fortificato. Nel febbraio-marzo 1436 la Contea di Geraci diventa Marchesato, ponendo il signore di Geraci al primo posto - per rango - del Parlamento siciliano.
[modifica] Dall’età moderna a oggi
Negli anni 1595 e 1606 il Marchese di Geraci e Principe di Castelbuono è nominato Presidente del Regno. Da quel momento Castelbuono assume le funzioni centrali, sia dal punto di vista amministrativo che militare. Negli anni successivi Geraci vive una vita politica e amministrativa uguale a quella di tanti altri Paesi dell’entroterra siciliano.
[modifica] Urbanistica
[modifica] Chiese
[modifica] Chiesa di Sant’Anna
La chiesetta di Sant’Anna al Castello si ritiene sia la cappella palatina dei Ventimiglia, pertanto la sua storia sembra legata alle vicende storiche-culturali del signore di Geraci. Fu costruita o ricostruita entro le mura del Castello da Francesco I Ventimiglia che ereditò la contea di Geraci dal padre Alduino; ciò è attestato da una lapide oggi sistemata all’interno della cappella. L’anno di costruzione della chiesa non è stato definito precisamente in quanto si tramanda che la reliquia di Sant’Anna era già custodita e venerata nell’antico castello sin dal 1242. Degli elementi originali della chiesa rimangono le colonnine in pietra viva con capitelli che, a gruppi di tre, poggiano nei muri laterali. Sull’altare vi è la tela raffigurante la Natività di Maria attribuita a Giuseppe Salerno, detto Lo Zoppo di Ganci, e nel muro di sinistra l’acquasantiera in pietra scolpita. In questa chiesa ogni anno si svolgono due manifestazioni religiose: il 26 luglio la festa di Sant’Anna e l’8 settembre la festa della Beata Vergine Maria Bambina.
[modifica] Chiesa di San Giacomo
La Chiesa di San Giacomo, situata nei pressi del Castello, è formata da una navata centrale e due ampie cappelle laterali. Durante i lavori di restauro del 1984 sono state rinvenute varie sovrapposizioni e in un pilastro è stato trovato un affresco bizantineggiante del XIV secolo raffigurante un Santo benedicente. Tra le opere d’arte ospitate, si segnalano: una statua lignea del XVIII secolo, raffigurante San Giacomo, attribuita a Filippo Quattrocchi, e le tele ritraenti l’Immacolata tra i Santi Giacomo e Chiara e la Conversione di San Paolo, attribuita al pittore madonita De Galbo; un Crocefisso ligneo trecentesco, raro esemplare di Crocefisso legato alla corrente nordica del gotico doloroso in Sicilia.
[modifica] Chiesa dei Santi Cosma e Damiano
A Nord-Ovest del territorio, nella zona denominata San Cusimano, in un’oasi pianeggiante, sorge una piccola cappella dedicata ai Santi Cosma e Damiano. La chiesetta è molto antica, come denota il portale goticheggiante. L’unica opera presente nella cappella era una tela del pittore De Galbo rappresentante i due Santi che purtroppo è stata trafugata nel 1983.
[modifica] Chiesa di Santa Maria Maggiore
Dagli Atti dell’archivio parrocchiale risulta che la chiesa fu consacrata il 16 agosto 1495, ma la sua costruzione risale a più di un secolo prima, cioè verso la metà del XIV secolo, come si desume dal portone e da alcuni elementi dello stile originario venuto alla luce durante i lavori di restauro. La Chiesa anticamente non aveva le attuali dimensioni poiché originariamente non era una parrocchia (cominciò ad esserlo nel 1460). Le modifiche furono apportate, a causa dell’aumento della popolazione, dall’arciprete Don Nicola Giaconia, e portarono a un mutamento radicale dello stile. La facciata, che si affaccia sulla piazza principale del paese, è composta dal portale ogivale in pietra, risalente alla costruzione originale, da un arco decorativo a sesto acuto, da una bifora, un rosone e da una torre campanaria, aggiunti in un secondo tempo,. In stile barocco sono rimaste le cappelle laterali. Tra le tante opere d’arte contenute all’interno della Chiesa, le più pregiate sono: l’acquasantiera in marmo bianco del XVI secolo, che reca al centro scolpita la figura della Madonna con il Bambino; le statue marmoree della Madonna della Neve, sulla cui base ottagonale risalta tra le varie rappresentazioni scolpite lo stemma della famiglia dei Ventimiglia, e della Madonna delle Mercede realizzate dalla bottega dei Gagini; il fonte battesimale in marmo alabastrino riccamente scolpito, su cui risalta la rappresentazione del Battesimo di Cristo, proveniente anche questo dalla bottega dei Gagini; le tele rappresentanti il Purgatorio e la Natività rispettivamente attribuite agli artisti madoniti Lo Zoppo di Ganci e De Galbo. L’altare maggiore è stato recentemente sostituito con un blocco di pietra proveniente dalla cava di Geraci a causa dei danni riportati dall’originale, ricavato da un sarcofago del 1511, ora spostato in sacrestia. Il coro ligneo, opera della scuola di Antonino d’Occurre di Mistretta, risale al 1650 ed è formato da 19 posti a sedere decorati con motivi tipici del repertorio tardo-manierista e da pannelli dipinti raffiguranti la Vita di Gesù e della Madonna Dalla sacrestia, contenente i ritratti di alcuni tra gli arcipreti che si sono succeduti dal 1461, si accede alle stanze che contengono il tesoro della parrocchia.
[modifica] Il tesoro
Nel tesoro sono esposti tutte le più importanti suppellettili liturgiche d’argento della Chiesa Madre di Geraci (alcune in stile barocco, rococò e neoclassico) e numerosi paramenti sacri finemente ricamati. Tra le opere più rilevanti vi è l’ostensorio d’argento e argento dorato del XIV secolo raffinatamente lavorato dall’orafo toscano Pino di San Martino da Pisa e il reliquiario architettonico che culmina con la figura di San Bartolomeo, patrono di Geraci, opera della scuola argentiera palermitana e risalente al XVI secolo. Grazie ad un’iscrizione sappiamo che il primo fu donato da Francesco Ventimiglia conte di Geraci originariamente come reliquiario e trasformato in seguito in ostensorio. Sono poi presenti numerosi calici quattro - cinquecenteschi, alcuni recanti il più antico marchio della maestranza degli orafi di Palermo (l’aquila con ali a volo basso e la scritta RUP, acronimo di Regia Urbs Panormi). Sono anche esposti alcuni gioielli donati dalle famiglie come ex voto ai Santi protettori. La prima sistemazione del tesoro si deve all’arciprete don Isidoro Giaconia: nel 1995 esso fu riorganizzato utilizzando il criterio espositivo cronologico consentendo al visitatore di notare come attraverso i secoli cambino tipologie e stili.
[modifica] Chiesa del collegio di Maria
Il Collegio sorse nel 1738; la chiesa ad essa collegata è ad una navata, ornata con stucchi a rocaille in oro. La facciata marmorea che dà su Piazza del popolo risale al XVIII secolo. Tra le opere d’arte che contiene, vi è la tela raffigurante la Madonna del Rosario del XVIII secolo, la scultura lignea policroma risalente al tardo-seicento di San Michele, un’altra tela raffigurante la Natività datata 1651 e una croce dipinta risalente al XVII secolo, legata alla ricca produzione madonita dei secoli precedenti. Inoltre all’interno del collegio vi è una collezione privata di Bambinelli in cera con culla appartenenti alle suore; alcuni sono del XVIII secolo ornati con coralli e trine di fattura artigianale locale.
[modifica] Chiesa di Santo Stefano
La chiesa, che oggi funge da Auditorium, ha una struttura a croce greca irregolare risalente al primo Seicento e possiede un caratteristico campanile a conci policromi. Tra le opere d’arte che contiene, è interessante la scultura lignea policroma e dorata di Santo Stefano del XVI secolo e la tela che raffigura il Santo e il suo martirio datata 1609, attribuita all’artista madonita soprannominato Lo Zoppo di Ganci.
[modifica] Chiesa di San Rocco
Questa chiesa risale al XIV secolo ed è una delle più antiche del paese; è adiacente alla Porta Baciamano e si presenta a una navata. Tra le opere d’arte che racchiude, vi è la scultura lignea raffigurante San Rocco, opera di maestro siciliano del XVI secolo, e la tela ovale raffigurante la Madonna della Catena del XVIII secolo.
[modifica] Chiesa di San Francesco
Composta da una sola navata, contiene la tela raffigurante la Madonna del Lume, opera del 1757, le statue lignee raffiguranti Sant’Antonio di Padova e San Francesco, la tela raffigurante il Transito del Patriarca San Giuseppe e la scultura lignea della Madonna del Salvatore del XVII secolo.
[modifica] Monastero Santa Caterina
Le origini di questo monastero delle Benedettine cassinesi sono collegate a un congregazione di donne ritirate che avevano la loro abitazione presso la prima chiesa madre del paese dedicata a San Giuliano. Nel monastero sono conservati paramenti ricamati in oro e argento, alcuni dei quali risalenti al XVIII secolo, e alcuni atti e documenti interessanti. Fra le opere che include, si ricorda il reliquiario architettonico di San Giuliano che reca alla base le figure di Santa Caterina e della Vergine e che culmina con il Cristo risorto. È un’opera goticheggiante risalente al XVI secolo e attribuita alla maestranza argentiera palermitana. Da ricordare vi è anche la scultura marmorea rappresentante Santa Caterina, di Giuliano Di Marino da Palermo, e l’organo risalente al 1765, attribuito a Giacomo Andronico di Palermo.
[modifica] Chiesa di San Giuliano
Annessa al monastero delle Benedettin,e si presenta a una navata. Esisteva già prima del 1495, anno in cui cessò di essere parrocchia. Risalente al 1818 è l’altare maggiore lavorato in legno da Gaetano Durante da Palermo. Fra le opere d'arte che la chiesa contiene, la più caratteristica è la scultura lignea di San Lorenzo, opera risalente al XVII secolo. La grata inferiore del coro è pregevole opera di maestri siciliani del 1652 circa, la parte superiore dovette essere realizzata nel XVIII secolo e la cantoria in ferro battuto alla fine del setteceno.
[modifica] Chiesa di Santa Maria della Cava
La cappella è ubicata nella contrada Vicaretto in uno spazio pianeggiante circondato da una folta vegetazione e da alture. La costruzione risale al XIV secolo, al tempo di Francesco I Ventimiglia, e vi si possono scorgere ancora reperti di gran pregio architettonico, scultoreo e pittorico quali il portone ogivale, il rosone, entrambi decorati in rilievo, l’arco interno a sesto acuto montato con pietre a blocchi lineari, le finestre in stile romanico, i resti di affreschi bizantineggianti, uno dei quali raffigura il busto di un Santo. Nella chiesetta era conservata la tela dell’Annunciazione, ora custodita nella chiesa madre, che secondo la tradizione, appena fu portata in paese in processione, fece cessare il colera che in quel periodo imperversava nel borgo mietendo molte vittime.
[modifica] Chiesa di Santa Maria La Porta
La chiesa, costruita nel 1496, prende il nome di Santa Maria La Porta perché collocata in corrispondenza di una delle porte che chiudevano Geraci al tempo dei Ventimiglia. È a una navata e a croce latina; s’ipotizza che abbia inglobato una piccola cappella già esistente. Il portale di marmo bianco, datato 1496 e attribuito a Giovannello Gagini e ad Andrea Mancino, presenta sull’architrave tre medaglioni tondi in cui sono rappresentati l’annunciazione e l’eterno padre (in quello centrale). Sull’architrave ci sono dei cherubini alati sovrastati da una Madonna col bambino attorniata da angeli. Una croce sormonta il portale, fiancheggiato da due colonnine scolpite alla cui base sono rappresentati la creazione di Adamo ed Eva e il peccato originale. Il soffitto è ornato da affreschi ottocenteschi raffiguranti quattro scene dell’antico testamento e sull’architrave di una finestra che porta alla torre campanaria, grazie ai restauri, è stato scoperto un Cristo deposto dalla croce finemente scolpito in legno. Tra le opere d’arte della chiesa vi è il polittico marmoreo policromo dell’altare maggiore, risalente al XVI secolo e attribuito alla bottega dei Gagini, la scultura raffigurante la Madonna della Porta con il bambino del 1475 attribuita a Domenico Gagini e il Crocifisso ligneo policromo del XVII attribuito generalmente alla scuola di Fra Umile Pintorno. Sotto l’altare di quest’ultimo è stato trovato un affresco raffigurante la Deposizione di Gesù del XVIII secolo. Nella chiesa ci sono numerose tele, risalenti al XVII-XVII secolo, e un affresco raffigurante la Madonna in trono col Bambino del XV secolo.
[modifica] Chiesa di San Bartolomeo
Incerta è la data della costruzione che probabilmente risale alla seconda metà del XIII secolo. Si ipotizza sia il Sepolcreto dei Ventimiglia: qui infatti venne sepolto Francesco I Ventimiglia nel 1338. La chiesa, a una navata, fu ampliata nel 1775 e abbellita e decorata nel 1794. Tra le opere che contiene, vi sono due colonnine binate provenienti dal chiostro agostiniano del XIV secolo, un polittico marmoreo attribuito a Antonello Gagini, e una scultura lignea raffigurante San Bartolomeo della fine del XVIII secolo con caratteristiche stilistiche che rimandano allo scultore Filippo Quattrocchi. Alla chiesa è affiancato l’ex convento agostiniano risalente alla fine del XVII secolo che ancora conserva la sua antica struttura planimetrica e altimetrica e l’originaria disposizione degli spazi interni.
[modifica] Altri edifici e monumenti
[modifica] "Bevaio" della SS. Trinità
L'abbeveratoio della SS. Trinità, fatto costruire dal Marchese Simone Ventimiglia, poggia su un rettangolo di venti metri di lunghezza, ha due fontane laterali in pietra con quattro bocche che riversano l’acqua in coppe di arenaria e una vasca centrale dove l’acqua proveniente dalle fontane è riunita. Una cornice merlata si eleva sul timpano e le fontane sono sovrastate da due piramidi, ognuna delle quali porta uno stemma, raffigurante le tre contee normanne, con tre strisce orizzontali e tre stelle e al di sotto due mascheroni. La costruzione di sinistra è fiancheggiata di motivi floreali, quella di destra da un vaso di fiori. Dentro una cornice rettangolare vi è lo stemma del casato dei Ventimiglia raffigurante un leone rampante che sostiene una spada con le zampe anteriori, mentre quelle posteriori sono coperte da un elmo. La costruzione fu abbassata nel periodo fascista per renderla funzionale come abbeveratoio per gli animali.
[modifica] Il Castello
Sopra una massiccia roccia arenaria si trovano gli antichi resti del Maniero dei Ventimiglia. La costruzione fu la prima difesa occidentale della vasta Contea in quanto la sua posizione la rendeva inaccessibile. Oltre per la sua posizione l’inaccessibilità era dovuta anche alla struttura: all’interno gli ambienti avevano una distribuzione e collocazione militaresca, priva di lussi, ed era preparata ad resistere anche a lunghi assalti. Nel sottosuolo vi erano le cisterne per l’acqua, gli spazi per le provviste e le prigioni; al pian terreno c’erano le scuderie, le cucine, le sale d’armi e le feritoie per i tiratori mentre il piano superiore era adibito a residenza della famiglia del conte. Si presume che il castello sia stato costruito in età bizantina. I Normanni lo trasformarono per le loro esigenze militari e al tempo degli Aragonesi e dei Ventimiglia divenne una vera e propria fortezza militare; risale a questo periodo infatti la chiusura del perimetro urbano con le grandi porte di cui ancora oggi si possono intravedere i segni. Del castello oggi sopravvivono i ruderi: gli angoli mozzati delle torri, le feritoie, le cisterne vuote e la chiesetta di Sant’Anna, integra in mezzo alle rovine.
[modifica] Biblioteca Comunale
La biblioteca è sorta intorno al 1866 e all’interno conserva, oltre a un considerevole patrimonio librario sia antico sia moderno, l’archivio storico e una tela raffigurante la Trasfigurazione sul monte Tabor che reca la firma dell’artista De Galbo e che è datata 1794. Grazie a una donazione, possiede un prezioso volume a stampa del famoso trattato di Federico II sulla Falconeria, l’unico esistente in Sicilia, risalente al 1595: Reliqua Friderici Imperatori De Arte Venandi Cum Avibus.
[modifica] Archivio Storico
Ha un notevole patrimonio documentario che consente di ricostruire la vita amministrativa ed economica del Comune dal 1500.
[modifica] Convento dei Padri Cappuccini
La prima pietra fu posta il 3 marzo del 1689, su richiesta del Marchese di Geraci,. L’edificio si sviluppa a ferro di cavallo con, al centro, uno spazioso cortile. A sinistra c’è la chiesa settecentesca, dove è possibile intravedere ancora i fini stucchi che l’abbellivano, a destra vi è il refettorio con due affreschi settecenteschi raffiguranti l’Ultima Cena e la Crocifissione, mentre al piano superiore vi è il dormitorio con le varie celle. Il convento oggi ospita il museo dei mestieri e la mostra dei presepi locali.
[modifica] Monumento alla pace universale
Opera dello scultore contemporaneo Tommaso Geraci raffigurante Massimiliano Kolbe, Salvo D'Acquisto e Mahatma Gandhi, si trova all’interno del Parco delle Rimembranze.
[modifica] Cittadinanze onorarie
- Pasquale Culotta
- Maria Concetta Di Natale
- Giuseppe Quatriglio
- Alduino Ventimiglia di Monteforte
- Rolf Lidberg
[modifica] Tradizioni e feste
[modifica] Festa del SS. Crocifisso (3 maggio)
Certamente la più sentita dai fedeli geracesi, la festa del Crocifisso, detta anche semplicemente "tre maggiu", si distingue per la sua singolarità. Già dal 25 aprile, nella Chiesa di Santa Maria la Porta, dove è custodito il pregevole simulacro del XVII secolo, i fedeli si radunano mattina e sera, per otto giorni, in preparazione alla festa. Dopo aver recitato la tradizionale crunedda viene celebrata l'Eucaristia. Non è difficile incontrare persone che, durante questi giorni, si recano in chiesa a piedi scalzi per adempiere a un voto. La mattina del 3 maggio, verso le dieci, dalla chiesa Madre si muove un corteo processionale composto dalle sette confraternite, dal comitato, dai sacerdoti e dalle autorità civili e militari. Quattro uomini portano le teche contenenti gli ex voto donati nei secoli al SS. Crocifisso. Giunta la processione alla chiesa di Santa Maria la Porta, ha luogo la Messa Solenne. Al termine, verso mezzogiorno, arriva il momento più atteso di tutta la festa: il simulacro del Crocifisso viene deposto dalla pala d'altare dove aveva troneggiato per otto giorni. Il suono di campanelle e lo sparo di alcuni colpi di cannone fuori dalla chiesa accompagnano questo momento, insieme al grido dei bambini di Geraci che rimarrà ininterrotto per tutto il corso della processione che prende inizio subito dopo: "Pani e Paradisu, misericordia Signuri!". I bambini, a piedi scalzi e camminando all'indietro rivolti al Crocifisso, con corone di spine e flagellandosi simbolicamente con cordicelle, precedono immediatamente il fercolo processionale. Ogniqualvolta vengono esplosi i mortaretti, i piccoli si inginocchiano tutti insieme e gridano più forte. Precedono il Crocifisso centinaia di fedeli, donne e uomini, con grossi ceri spenti adornati con fiocchi bianchi, le torce. In piazza del Popolo ha luogo una sosta per la predica, affidata di anno in anno a un sacerdote diverso, ma non prima che l'intero corteo, Crocifisso compreso, abbia effettuato il giro delle navate laterali della Chiesa Madre. Al termine della processione, giunta ormai verso le tre del pomeriggio nella chiesa da cui era partita, ai fedeli viene distribuito del pane benedetto. L'assenza di manifestazioni ludiche di qualsiasi tipo rende la festa un evento esclusivamente liturgico e penitenziale, unico nel circondario e immutato nei secoli.
[modifica] Giostra dei Ventimiglia (4-5-6 agosto)
È una manifestazione che si svolge ogni anno nel mese di agosto e fa parte di un progetto turistico e culturale denominato "Progetto Contea dei Ventimiglia", all’interno del Grande Evento “Madonie tradizioni nobiliari e contadine”, inserito nel calendario delle manifestazioni di grande richiamo turistico della regione Siciliana, assieme ai Comuni di Gangi e Petralia Sottana. Il progetto si riferisce ad una serie di iniziative culturali, sociali ed economiche finalizzate alla promozione e al recupero della memoria storica di tutti i comuni (28) che fecero parte a vario titolo della prestigiosa Contea di Geraci, vero stato nello stato del regnum Siciliae. La manifestazione prevede sfilate in costumi del XIV secolo, giochi cavallereschi, esibizione di falchi in simulazione di caccia, cucina medievale, musica e rappresentazioni medievali, esibizione di cavalli d'alta scuola, incontri culturali, riproposizione della moneta ventimigliana. Il tutto s’impernia sulla riscoperta della medievalità in questi Centri che conservano ancora intatti le caratteristiche e l'impianto urbanistico medievale.
[modifica] Festa di San Giacomo Apostolo (II domenica di agosto)
Insieme al patrono San Bartolomeo, San Giacomo Apostolo il Maggiore è venerato a Geraci come protettore. In occasione della festa liturgica del Santo, che ricorre il 25 luglio, da sempre sono state celebrate una o più Messe nella chiesa a lui dedicata, nei pressi dei ruderi del Castello. Ultimamente, in questo giorno, è stato effettuato anche il prelevamento del simulacro, che prima avveniva nella vigilia della festa, durante il quale, processionalmente, la statua del santo viene portata nella Chiesa Madre. La seconda domenica di agosto è giornata di festa, certamente di tono minore rispetto ad altre, ma non per questo meno sentita. All'imbrunire ha luogo la solenne processione che prevede la partecipazione di tutte le congregazioni e che si conclude ancora una volta nella Chiesa Madre, dove il simulacro del Santo rimarrà fino al 24 settembre, festa del Ringraziamento. A sera, in piazza del Popolo, si svolge uno spettacolo di intrattenimento.
[modifica] Festa patronale di San Bartolomeo Apostolo (23-24 agosto)
Fin dal Medioevo l'apostolo San Bartolomeo, identificato con il Natanaele dei Vangeli, è venerato come patrono del paese di Geraci. A lui è dedicata una chiesa collocata all'ingresso nord del paese, a cui è annesso un convento dei padri agostiniani oggi, purtroppo, in rovina. La devozione al Santo patrono è stata da sempre associata dai geracesi a quella verso il santo protettore, San Giacomo Apostolo il Maggiore. Ciò è confermato dal fatto che il simulacro di San Bartolomeo, nelle diverse processioni, è sempre affiancato da quello di San Giacomo, anche se ultimamente, il 22 di agosto, è stata introdotta una ulteriore processione del solo simulacro del Patrono nel quartiere Sant'Antonio Abate, zona di recente espansione del paese. La festa del Santo è preceduta da un intero mese di preparazione durante il quale, ogni mattina, dopo la recita della tradizionale Coroncina, viene celebrata una Messa nella Chiesa a lui dedicata. Curioso è sentire come, in questi trenta giorni, la campana di questa chiesa venga suonata a distesa all' Angelus e all' Ave Maria.
Prescindendo dall'aggiunta recente del 22, la festa ha inizio la mattina del 23 agosto. La banda musicale effettua prima un giro nella parte superiore del paese. Intorno alle dieci, dalla Chiesa Madre ha inizio la processione durante la quale si effettua il prelevamento del simulacro di San Bartolo, momento molto sentito: si va pigghia a SanMartulu. Quindi la statua di San Giacomo viene portata fin di fronte l'ingresso della Chiesa del Patrono. Uscito fuori il simulacro di quest'ultimo è il momento del salutu: attraverso una serie di inchini è come se i due santi, considerati tradizionalmente come cugini, simbolicamente si salutassero. Dove possibile a fianco, i due simulacri vengono ricondotti poi nella Chiesa Madre attraverso il Corso principale. Oltre a diverse manifestazioni ludiche e alle celebrazioni liturgiche, la festa prevede l'indomani, giorno 24, una seconda processione, in cui i fercoli dei due Santi vengono condotti lungo il percorso tradizionale delle processioni. Al termine vengono posti entrambi nel presbiterio della Chiesa Madre, dove rimarranno esposti alla venerazione dei fedeli fino al 24 settembre, festa del Ringraziamento. A sera, dopo uno spettacolo in piazza, chiudono i fetseggiamenti i fuochi d'artificio.
[modifica] Festa in onore di Maria SS. Annunziata (2ª domenica di luglio)
Preceduta da una Novena durante la quale viene cantato il tradizionale Stellario in dialetto e la Salve Regina, la festa in onore della Compatrona della cittadina si svolge con solennità la seconda domenica di luglio di ogni anno. Questa data risale al 1837, anno in cui nello stesso giorno il popolo di Geraci, afflitto dal colera, si recò con fede nella Chiesa dell'Annunziata alla Cava (bosco nel territorio del paese), e prelevò la tela dell'Annunciazione, portandola fino alla Chiesa Madre del paese. Miracolosamente, subito dopo tale atto di fede, la cittadina fu liberata dal flagello. Per tale prodigio la Madre Annunziata fu proclamata celeste Compatrona (insieme a San Bartolomeo) dei geracesi e festeggiata ogni anno. I festeggiamenti, oltre alla già citata Novena, prevedono una solenne e suggestiva processione con il Quadro per le vie del paese, molto partecipata e sentita da tutta la popolazione. A sera si svolgono vari spettacoli nella piazza principale.
[modifica] Festa del ringraziamento (24 settembre)
Solenne processione che riporta i protettori alle loro chiese; in quest'occasione San Bartolo "saluterà" San Giacomo con un inchino.
[modifica] A Carvaccata di Vistiamara
La tradizione della Cavalcata dei pastori viene tramandata dal 1643, primo anno in cui venne svolta, e si festeggia ogni sette anni la terza domenica di luglio. È un’originale forma di ringraziamento e riconoscenza per la predilezione dimostrata da Dio verso i pastori e probabilmente, nella maniera con cui si svolge, vi è un richiamo alla pastorizia nomade per i boschi dell’isola. La “Cavalcata dei Pastori” consiste in una sfilata a cavallo che parte dall’abitazione del “cassiere” e termina alla chiesa madre dopo aver percorso le vie del paese. Vi è un preciso ordine nel corteo nel rispetto della gerarchia patriarcale: prima i ragazzi, poi i giovani, gli adulti, gli anziani e per ultimo il cassiere. I cavalli e le mule vengono riccamente bardati, i pastori indossano antichi costumi tradizionali e portano i doni che competono a ogni gruppo: i più giovani cavallucci, le pecorelle e colombe realizzati con caciocavallo che vengono sistemati su piccole impalcature (Cunocchie), gli adulti ceri e gli anziani paramenti sacri. Il cassiere, infine, reca il calice, l’antisfera e un drappo di velluto di seta nera riccamente ricamata.
[modifica] Amministrazione
Sindaco: Bartolo Vienna (lista civica Per Geraci) dal 17/06/2008
[modifica] Evoluzione demografica
Abitanti censiti 
[modifica] Bibliografia
- E. Paruta, Geraci Siculo, Palermo 1977.
- G. Chici G., Geraci Siculo - Guida alla Capitale dei Ventimiglia, Palermo 1997.
- M.C. Di Natale, I tesori nella contea dei Ventimiglia: oreficeria a Geraci Siculo, Caltanissetta 1995.
- Forme d’Arte a Geraci Siculo dalla pietra al decoro, a cura di M.C. Di Natale, Geraci Siculo 1997.
- Le immagini della memoria. Foto d’epoca ed altre immagini del repertorio iconografico geracese, a cura di G. Antista e C. Musciotto, Palermo 2000.
- Pani e Paradisu. La festa del 3 maggio a Geraci Siculo, a cura di G. Antista e C. Musciotto, Geraci Siculo 2006.
- Geraci Siculo. Arte e devozione. Pittura e Santi Protettori, a cura di M.C. Di Natale, San Marino delle Scale - Geraci Siculo 2007.
- Alla corte dei Ventimiglia. Storia e committenza artistica, atti del convegno di studi (Geraci Siculo, Gangi, 27-28 giugno 2009) a cura di G. Antista, Geraci Siculo 2009.
- G. Antista, Architettura e arte a Geraci, San Marino delle Scale - Geraci Siculo 2009.
- Itinerario gaginiano, Gangi 2011.
[modifica] Note
- ^ Dato Istat - Popolazione residente al 31 dicembre 2010.
- ^ Sito dell'Associazione Borghi più belli d'Italia
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[modifica] Collegamenti esterni
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