Gāyatrī
Gāyatrī (devanāgarī गायत्री) è un termine maschile sanscrito che indica un metro composto da ventiquattro sillabe generalmente disposte secondo una terzina di otto sillabe ciascuna.
Con tale metro furono composti numerosi inni del Ṛgveda fra i quali il più sacro, principale e diffusamente recitato[1] come mantra è indicato con lo stesso nome, gāyatrī, o anche come sāvitrī perché dedicato a Savitṛ (Vivificante) il deva del Sole:
| (SA)
« tat saviturvareṇyaṃ
bhargho devasya dhīmahi dhiyo yo naḥ pracodayāt » |
(IT)
« Meditiamo sullo splendore eccelso del divino Sole (Vivificante), possa Egli illuminare le nostre menti »
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(Ṛgveda III,62,10)
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Questo è il mantra più importante degli inni vedici, recitato durante il sorgere e il tramontare del sole[2].
Esso viene recitato anche durante le libagioni del burro semifuso (gḥrta) versato nel fuoco.
La pronuncia del gāyatrī mantra era severamente proibita ai componenti delle caste inferiori e alle donne di qualsiasi casta.
Esso fu ritenuto superiore, nel periodo post-vedico, allo stesso sacrificio:
| (SA)
« vidhiyajñāj japayajño viśiṣṭo daśabhir guṇaiḥ upāṁśuḥ syāt-śataguṇaḥ sāhasro mānasaḥ smṛtaḥ »
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(IT)
« Un sacrificio che consiste nel recitare [la sillaba Oṃ e il verso in onore di Savitṛ] è dieci volte migliore di un sacrificio regolare; se mormorato è cento volte migliore; è se è [recitato] solo con la mente è tradizionalmente considerato mille [volte migliore] »
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(Manusmṛti, II,85)
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[modifica] note
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Cfr. anche Raimon Panikkar. I Veda, vol. I. Milano, Rizzoli, 2008, pagg.51 e segg.« Nulla è più alto della sāvitrī. » (Manusmṛti II,83. Trad.it. Il trattato di Manu sulla norma (a cura di Federico Squarcini e Daniele Cuneo). Torino, Einuadi, 2010, pag.26 )« In questo metro vennero composti numerosi inni del Ṛgveda, fra i quali il più sacro era la strofa (nota come gāyatrī o sāvitrī) dedicata al Sole (Savitar) in quanto suprema energia generatrica. » (Margaret Stutley e James Stutley. Dizionario dell'Induismo. Roma, Ubaldini, 1980, pag.140) - ^
Cfr. Margaret Stutley e James Stutley. Dizionario dell'Induismo. Roma, Ubaldini, 1980, pag.140« Esso è il mantra più famoso dei Veda, rivolto al divino donatore di vita come Dio supremo [...] È recitata ogni giorno al sorgere e al tramontare del sole » (Raimon Panikkar. I Veda, vol. I. Milano, Rizzoli, 2008, pagg.51 e segg.)