Gaio Giulio Cesare Claudiano Germanico

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Gaio Giulio Cesare Claudiano Germanico
Console dell'Impero romano
Bust Germanicus Massimo.jpg
Busto di Germanico
Nome originale Gaius Iulius Caesar Claudianus Germanicus
Nascita 15 a.C.
Morte 10 ottobre 19
Antiochia di Siria
Coniuge Agrippina maggiore Vipsania
Figli nove, tra cui: Nerone Cesare, Druso, Caligola, Agrippina minore, Giulia Drusilla e Giulia Livilla
Padre Druso maggiore
Madre Antonia minore

Gaio Giulio Cesare Claudiano Germanico (Anzio, 24 maggio 15 a.C.Antiochia di Siria, 10 ottobre 19) è stato un generale romano. Fu membro della Dinastia giulio-claudia dell'Impero romano.

Indice

[modifica] Biografia

[modifica] Origini della sua famiglia e giovinezza

Nato ad Anzio con il nome di Nerone Claudio Druso o Tiberio Claudio Nerone, era il figlio di Druso maggiore e Antonia minore, oltre ad essere nipote dell'imperatrice Livia Drusilla, moglie di Augusto. Ricevette il nome di Germanico in seguito ai successi del padre, comandante in Germania tra il 12 ed il 9 a.C.

Mutò il nome originario in quello di Gaio Giulio Cesare Germanico in seguito alla sua adozione nella gens Iulia, avvenuta nel 4, quando Tiberio, lo adottò come successore designato (al posto del figlio Druso), su imposizione di Augusto. A Germanico, infatti, fu accordata una netta preferenza rispetto al cugino Druso (divenuto ora fratello), benché fosse più vecchio di solo un anno.

Processione della famiglia di Augusto sul lato sud dell'Ara Pacis; il bambino a destra è Germanico, tra i genitori Antonia minore e Druso maggiore

Sempre questo stesso anno (nel 4) gli fu data in moglie Agrippina maggiore, nipote di Augusto, dalla quale ebbe nove figli, tra cui: il primogenito Nerone (nato nel 4-5, morto nel 34), Druso (nato nel 7-8), Caligola, Agrippina minore (moglie di Claudio e madre del futuro imperatore, Nerone), Livia Drusilla e Giulia Livilla.

[modifica] Carriera militare (7-19)

[modifica] In Pannonia con Tiberio Claudio Nerone (7-9)

Germanico partì per la guerra dalmato pannonica nel 7, sotto l'alto comando del padre adottivo Tiberio. L'anno seguente conduceva difficili operazioni contro alcune tribù dell'interno, nell'attuale Bosnia, sottomettendo alcune importanti roccaforti dalmate.

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Rivolta dalmato-pannonica del 6-9.

[modifica] La prima volta in Germania con Tiberio negli anni 10-11

Il trionfo di Germanico, celebrato nel 17, davanti al patrigno Tiberio, in un quadro di Carl Theodor von Piloty.
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi le voci Battaglia della foresta di Teutoburgo e Guerre romano-germaniche.

Accompagnò Tiberio in Germania negli anni 10 ed 11 per rafforzare i confini lungo il Reno (dopo la grave disfatta subita da Publio Quintilio Varo nella battaglia della Foresta di Teutoburgo del 9), e compiere alcune spedizione punitive contro le popolazioni germaniche fino al fiume Weser e lungo le coste del Mare del Nord nei territori di Frisoni e Cauci.

[modifica] La seconda spedizione in Germania (14-16)

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Spedizione germanica di Germanico.

Tornato a Roma, nel 12 fu eletto console 5 anni prima del normale cursus honorum, vale a dire a soli 28 anni. Nell'anno 13 Germanico fu nominato comandante delle truppe del Reno, e già nel 14 compì la sua prima campagna in terra germanica. Le campagne militari che seguirono, nel 15 e 16 non riuscirono a riportare i territori tra Reno ed Elba sotto il dominio romano. Egli riuscì a recuperare due delle tre aquile perdute nella battaglia di Teutoburgo, ed a battere la coalizione germanica, anche se non con una vittoria determinante, presso una ignota località di Idistaviso (nel 16).

La Germania era perduta per sempre, ed il piano di riconquista caldeggiato da Germanico si rivelava un fallimento, tanto che lo stesso fu richiamato al termine del 16. Tiberio riteneva che i confini imperiali dovessero rimanere sul fiume Reno e che del fiume Elba non se ne facesse più menzione. La sua volontà, per quanto contraria a quella del nipote, concordava perfettamente con quanto aveva indicato Augusto, che ammoniva nel non superare i confini dei fiumi Reno e Danubio.

[modifica] Incarico e morte in Oriente (18-19)

Tiberio concesse a Germanico il trionfo nel maggio del 17, e gli affidò un nuovo comando speciale in Oriente. Decise, pertanto, di conferirgli l'imperium maius proconsolare su tutte le province orientali, e di inviarlo a risolvere il delicato problema armeno con il re dei Parti.

Egli rappresentava, del resto, l'erede designato della dinastia giulio-claudia, anche se Tiberio non si fidava del tutto delle doti di Germanico. Si rendeva necessario che ad accompagnarlo vi fosse una persone di fiducia del princeps e qui la scelta di Tiberio fu sfortunata: egli mandò in Siria, Gneo Pisone, tipico nobile di vecchio stampo repubblicano, arrogante, aspro ed inflessibile.

Poussin, La morte di Germanico, ca 1628, Minneapolis, Institute of Arts

A Pisone era, dunque, affidato il compito di consigliare Germanico nella sua missione, ma soprattutto quello di tenerlo a freno, evitando attriti con i Parti, considerando il suo carattere particolarmente emotivo ed impulsivo. Tiberio temeva forse che, dopo la Germania, Germanico desiderasse emulare Alessandro Magno in Oriente.

Germanico partì nel 18 per svolgere la sua azione principale in Armenia, dove insediò il nuovo re, che avrebbe governato per più di 15 anni. Ritornato in Siria, aprì dei negoziati con Artabano II, desideroso di rinnovare il trattato di amicizia. Anche altri Stati intavolarono negoziati con il principe romano, ma si avvicinava l’inverno e Germanico decise di riposarsi in Egitto.

Una volta tornato in Siria, ordinò a Gneo Pisone di lasciare la provincia, poiché lo stesso aveva tentato di annullare alcuni dei suoi provvedimenti e si era rifiutato di lasciargli il comando nella spedizione in Armenia, volta all'insediamento ufficiale del nuovo re armeno ad Artaxata. Poco dopo la sua partenza, Germanico cadeva gravemente malato ad Antiochia, dove moriva il 10 ottobre del 19, dopo aver maturato il convincimento di essere stato avvelenato per ordine di Pisone.

« Prima di essere dato alla fiamme, il corpo (di Germanico) fu denudato nel forum di Antiochia, che era stato prescelto per la cremazione. »
(Tacito, Annales, II, 73.)
« Si deliberò di erigere un cenotafio ad Antiochia, dove era stato cremato; un tumulo a Epidafne, dove Germanico aveva cessato di vivere. »
(Tacito, Annales, II, 83.)

Poco prima di morire affidò alla moglie Agrippina, il compito di vendicare il suo assassinio, punendo il presunto mandante che venne processato e si tolse la vita poco prima del verdetto.

[modifica] Germanico scrittore e poeta

Statua di Germanico, presso il Louvre.

Germanico scrisse anche in prosa e in versi: di lui ci restano 725 esametri di una libera versione in latino del I libro del poema greco sull'astronomia, Phainomena (I fenomeni), e cinque frammenti di una versione del poema Diosemeia (I segni del tempo), entrambi di Arato.

I fenomeni sono dedicati a Tiberio, chiamato imperatore e genitor, padre adottivo, e pertanto dovrebbero essere stati composti tra il 14, anno della morte di Augusto, e il 19. Di modesta fattura, la versione interessa per una certa emozione che Germanico vi mostra per i fenomeni celesti e, insieme, per un suo non celato scetticismo nei confronti dei culti religiosi che a quei fenomeni si accompagnano.

[modifica] Iconografia

Una splendida statua in bronzo raffigurante Germanico è stata ritrovata in pezzi nel 1963 ad Amelia (Umbria), già Ameria, importante municipio romano. La statua, capolavoro dell'arte bronzea romana, alta circa 2,14 m, dopo un paziente e sofisticato restauro, è ora esposta nel Museo Archeologico della città umbra.

[modifica] Voci correlate

[modifica] Bibliografia

[modifica] Fonti primarie

[modifica] Fonti secondarie

  • Santo Mazzarino, L'impero romano, vol.1, Roma-Bari 1976.
  • CAH, L'impero romano da Augusto agli Antonini, Milano 1975.
  • Mario Attilio Levi, Augusto e il suo tempo, Milano 1994.
  • Ronald Syme, L'aristocrazia augustea, Milano 1993.
  • H.H.Scullard, Storia del mondo romano, Milano 1992.
  • Lidia Storoni Mazzolani, Tiberio o la spirale del potere, Milano 1992.
  • Antonio Spinosa, Tiberio: l'imperatore che non amava Roma, Milano 1991.

[modifica] Altri progetti

[modifica] Collegamenti esterni

Predecessore Console romano Successore
Manio Emilio Lepido,
Tito Statilio Tauro
12
con Gaio Fonteio Capitone
Gaio Silio Aulo Cecina Largo,
Lucio Munazio Planco
I
Lucio Pomponio Flacco,
Gaio Celio Rufo
18
con Tiberio Cesare Augusto III
Marco Giunio Silano Torquato,
Lucio Norbano Balbo
II
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