Gabriele D'Annunzio
| (LA) | (IT)
« Possedere, non essere posseduto »
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(Gabriele D'Annunzio, massima del padre di Andrea Sperelli ne Il Piacere)
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| on. Gabriele D'Annunzio | |
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| Parlamento italiano Camera dei deputati |
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| Luogo nascita | Pescara |
| Data nascita | 12 marzo 1863 |
| Luogo morte | Gardone Riviera |
| Data morte | 1º marzo 1938 |
| Professione | scrittore |
| Partito | Destra storica (1897), Sinistra storica(1897-1900) |
| Legislatura | XX del Regno d'Italia |
Gabriele D'Annunzio, principe di Montenevoso, a volte scritto d'Annunzio,[1] come usava firmarsi (Pescara, 12 marzo 1863 – Gardone Riviera, 1º marzo 1938), è stato uno scrittore, poeta, drammaturgo, militare, politico e giornalista italiano, simbolo del Decadentismo italiano[2] ed eroe di guerra[3][4]. Soprannominato il Vate cioè "il profeta", occupò una posizione preminente nella letteratura italiana dal 1889 al 1910 circa e nella vita politica dal 1914 al 1924. Come letterato fu «eccezionale e ultimo interprete della più duratura tradizione poetica italiana…»[5] e come politico lasciò un segno sulla sua epoca e una influenza sugli eventi che gli sarebbero succeduti.
Indice |
[modifica] Biografia
[modifica] La famiglia e gli anni di formazione
| Gabriele D'Annunzio | |
|---|---|
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D'Annunzio nell'uniforme della Regia Aeronautica
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| 12 marzo 1863 - 1º marzo 1938 | |
| Soprannome | il Vate |
| Nato a | Pescara |
| Morto a | Gardone Riviera |
| Cause della morte | naturale |
| Luogo di sepoltura | Gardone Riviera, Mausoleo del Vittoriale |
| Dati militari | |
| Nazione servita | |
| Forza armata | Regio Esercito Regia Aeronautica Legionari di Fiume |
| Specialità | voli di ricognizione |
| Anni di servizio | 1915 - 1918 |
| Grado | Maggiore Tenente colonnello (al congedo) Generale onorario di Brigata aerea |
| Ferite | Occhio destro |
| Comandanti | Raffaele Cadorna, Armando Diaz |
| Guerre | Prima guerra mondiale, Impresa di Fiume |
| Battaglie | Beffa di Buccari, Volo su Vienna |
| Comandante di | Reggenza Italiana del Carnaro |
| Decorazioni | Croce di Guerra, titolo nobiliare di Principe di Montenevoso |
| Frase celebre | Memento audere semper ("Ricordati di osare sempre") |
| Altro lavoro | scrittore, poeta, politico |
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Gabriele D'Annunzio nacque a Pescara il 12 marzo 1863 da famiglia borghese benestante. Terzo di cinque figli, visse un'infanzia felice, distinguendosi per intelligenza e vivacità. Della madre, Luisa de Benedictis (1839-1917), erediterà la fine sensibilità, del padre, Francesco Paolo (1831-1893), nato Rapagnetta (acquisì il cognome D'Annunzio da un ricco parente che lo adottò, lo zio Antonio D'Annunzio[6]), il temperamento sanguigno, la passione per le donne e la disinvoltura nel contrarre debiti, che portarono la famiglia da una condizione agiata ad una difficile situazione economica. Reminiscenze della condotta paterna, la cui figura è ricordata nelle Faville del maglio e accennata nel Poema paradisiaco, sono presenti nel romanzo Trionfo della morte. Ebbe tre sorelle, cui fu molto legato per tutta la vita, e un fratello minore:
- Anna (Pescara, 27 luglio 1859 - Pescara, 9 agosto 1914)
- Elvira (Pescara, 3 novembre 1861 - Pescara, 1942)
- Ernestina (Pescara, 10 luglio 1865 - Pescara, 1938)
- Antonio (Pescara, 1867 - New York, 1945), direttore d'orchestra, si trasferì negli Stati Uniti, dove perse tutto nella crisi economica del 1929; D'Annunzio lo aiutò finanziariamente con cospicui prestiti, ma le continue richieste di denaro spinsero Gabriele a rompere i rapporti e a rifiutare di incontrarlo al Vittoriale.
Il giovane D'Annunzio non tardò a manifestare un carattere ambizioso e privo di complessi e inibizioni, portato al confronto competitivo con la realtà. Una testimonianza ne è la lettera che, ancora sedicenne nel 1879, scrive a Giosuè Carducci, il poeta più stimato nell'Italia umbertina, mentre frequenta il liceo al prestigioso istituto Convitto Cicognini di Prato. Nel 1879 il padre finanziò la pubblicazione della prima opera del giovane studente, Primo vere, una raccolta di poesie che ebbe presto successo. Accompagnato da un'entusiastica recensione critica sulla rivista romana Il Fanfulla della Domenica, il libro venne pubblicizzato dallo stesso D'Annunzio con un espediente: fece diffondere la falsa notizia della propria morte per una caduta da cavallo. La notizia ebbe l'effetto di richiamare l'attenzione del pubblico romano sul romantico studente abruzzese, facendone un personaggio molto discusso. Lo stesso D'Annunzio poi smentì la falsa notizia. Dopo aver concluso gli studi liceali accompagnato da una notorietà in continua ascesa, giunse a Roma, dove si iscrisse alla Facoltà di Lettere.
[modifica] Il periodo fiorentino
Sempre nel 1892 iniziò una relazione epistolare con la celebre attrice Eleonora Duse, con la quale ebbe inizio la stagione centrale della sua vita. Si conobbero personalmente nel 1894 e subito scattò l'amore. Per vivere accanto alla sua nuova compagna, D'Annunzio si trasferì a Firenze, nella zona di Settignano, dove affittò la villa La Capponcina (vicinissima alla villa Porziuncola dell'attrice), trasformandola in un monumento del gusto estetico decadente, definita da lui "la vita del signore rinascimentale". È in questo periodo che si situa gran parte della drammaturgia dannunziana che è piuttosto innovativa rispetto ai canoni del dramma borghese o del teatro dominanti in Italia e che non di rado ha come punto di riferimento la figura attoriale della Duse, nonché le sue migliori opere poetiche, la gran parte delle Laudi, e, tra queste, il vertice e capolavoro della poesia dannunziana, l' Alcyone. La relazione dell'artista con Eleonora Duse è stata celebrata a Firenze in un modo molto originale. Alla nascita del quartiere fiorentino di Coverciano (sorto proprio ai piedi della villa dannunziana di Settignano), due importanti arterie stradali della zona vennero inaugurate in memoria dei famosi amanti, prevedendo inoltre un incrocio tra queste vie.
Il 3 marzo 1901 inaugurò invece con il fondatore Ettore Ferrari, Gran Maestro della massoneria del Grande Oriente d'Italia, l'Università Popolare di Milano dove svolge un'attività straordinaria di docenze e lezioni culturali.[7] L'amicizia con Ferrari aveva avvicinato il Vate alla "libera muratoria": D'Annunzio era infatti massone e 33º grado della Gran Loggia d'Italia degli Alam detta "di Piazza del Gesù", fuoriuscita nel 1908 da GOI[8], testimonanianza del suo interesse per l'esoterismo. Più tardi, in occasione dell'Impresa di Fiume fu iniziato al Martinismo. Molti dei volontari fiumani erano massoni e tra di essi figuravano in particolare Alceste De Ambris, Sante Ceccherini, Eugenio Coselschi, Ulderico Zasio, Marco Egidio Allegri. La bandiera della Reggenza del Carnaro avrebbe contenuto svariati simboli massonici e gnostici, come l'uroburo e le sette stelle dell'Orsa Maggiore.
[modifica] Il trasferimento in Francia
La relazione con Eleonora Duse si incrinò nel 1904, dopo il tradimento con Alessandra di Rudiní e la pubblicazione del romanzo Il fuoco, in cui il poeta aveva descritto impietosamente la loro relazione. In quell'epoca la vita dispendiosa condotta dal Vate lo portò a sperperare le cospicue somme percepite per le proprie pubblicazioni, che divennero comunque insufficienti a coprire le spese prodottesi. Nel 1910 D'Annunzio si trasferì in Francia: già da tempo aveva accumulato una serie di debiti e per evitare i creditori aveva preferito allontanarsi dal proprio Paese. L'arredamento della villa fu messo all'asta e D'Annunzio per cinque anni non rientrò in Italia. Risale a questo periodo la relazione con l'americana Romaine Beatrice Brooks.
A Parigi era un personaggio noto, era stato tradotto da Georges Hérelle e il dibattito tra decadentisti e naturalisti aveva a suo tempo suscitato un grosso interesse già con Huysmans. Ciò gli permise di mantenere inalterato il suo dissipato stile di vita fatto di debiti e frequentazioni mondane, tra cui Filippo Tommaso Marinetti e Claude Debussy. Pur lontano dall'Italia collaborò al dibattito politico prebellico, pubblicando versi in celebrazione della Guerra italo-turca, inclusi poi in Merope o editoriali per diversi giornali nazionali (in particolare per il Corriere) che a loro volta gli concedevano altri prestiti.
Nel 1910 Corradini aveva organizzato il progetto dell'Associazione Nazionalista Italiana, al quale D'Annunzio aderì inneggiando a una nazione dominata dalla volontà di potenza e opponendosi all'«Italietta meschina e pacifista».
Dopo il periodo parigino si ritirò ad Arcachon, sulla costa Atlantica, dove si dedicò all'attività letteraria in collaborazione con musicisti di successo (Mascagni, Debussy,...), compose libretti d'opera, soggetti per film (Cabiria).
[modifica] Partecipazione alla prima guerra mondiale
| Per approfondire, vedi la voce Volo su Vienna. |
Nel 1915 ritornò in Italia, dove rifiutò la cattedra di letteratura italiana che era stata di Pascoli; condusse immediatamente una intensa propaganda interventista, inneggiando al mito di Roma e del Risorgimento e richiamandosi alla figura di Giuseppe Garibaldi. Il discorso celebrativo che D'Annunzio pronunciò a Quarto il 4 maggio 1915 (in occasione della sagra dei Mille) suscitò entusiastiche manifestazioni interventiste, così come l'arringa tenuta a Roma il 13 maggio 1915. Con l'entrata in Guerra dell'Italia, il 24 maggio 1915 (durante le cosiddette "radiose giornate di maggio"), D'Annunzio si arruolò volontario nei Lancieri di Novara, nonostante avesse già 52 anni, partecipando subito ad alcune azioni dimostrative navali ed aeree. Per un periodo risedette a Cervignano del Friuli perché così poteva essere vicino al Comando della III Armata, a capo della quale era Emanuele Filiberto di Savoia, Duca d'Aosta, suo amico ed estimatore.
Nel settembre 1915 partecipò a un'incursione aerea su Trento e nei mesi successivi, sul fronte carsico, ad un attacco lanciato sul monte San Michele nel quadro delle battaglie dell'Isonzo. Il 16 gennaio del 1916, a seguito di un atterraggio d'emergenza, nell'urto contro la mitragliatrice dell'aereo riportò una lesione all'altezza della tempia e dell'arcata sopraccigliare destra. La ferita non curata per un mese provocò la perdita dell'occhio. Visse così un periodo di convalescenza, durante il quale fu assistito dalla figlia Renata. In quei mesi compose il Notturno utilizzando delle sottili strisce di carta che gli permettevano di scrivere nella più completa oscurità, necessaria per la convalescenza dalla ferita che l'aveva temporaneamente accecato. L'opera venne pubblicata nel 1921 e contiene una serie di ricordi e di osservazioni. Tuttavia, ben presto tornò a combattere. Contro i consigli dei medici, continuò a partecipare ad azioni belliche aeree e di terra: nel settembre 1916 a una incursione su Parenzo e, nell'anno successivo (1917), con la terza armata, alla conquista del Veliki e al cruento scontro presso le foci del Timavo nel corso della decima battaglia dell'Isonzo. Le imprese aeree contro il porto di Cattaro (1917) e la partecipazione alla Beffa di Buccari e al Volo su Vienna (1918) completarono il suo stato di servizio. Al termine del conflitto «egli apparteneva di diritto alla generazione degli assi e dei pluridecorati...»[9] e il coraggio dimostrato, unitamente ad alcune celebri imprese di cui era stato protagonista, ne consolidarono ulteriormente la popolarità. Si congedò con il grado di tenente colonnello, inusuale, all'epoca, per un militare non di carriera. Nell'immediato primo dopoguerra D'Annunzio si fece portatore di un vasto malcontento, insistendo sul tema della "vittoria mutilata" e chiedendo, in sintonia con una serie di voci della società e della politica italiana, il rinnovamento della classe dirigente in Italia. La stessa onda di malcontento trovò ben presto un sostenitore in Benito Mussolini, che di qui al 1922 avrebbe portato all'ascesa del fascismo in Italia.
[modifica] L'impresa di Fiume
| Per approfondire, vedi le voci Impresa di Fiume e Reggenza Italiana del Carnaro. |
| « (Fiume) là dove la dottrina di Lenin si smarrisce nel sangue; il cardo bolscevico si muta in rosa italiana, Rosa d'Amore. » | |
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(Gabriele D'Annunzio[10])
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Nel 1919 organizzò un clamoroso colpo di mano paramilitare, guidando una spedizione di "legionari", partiti da Ronchi di Monfalcone (ribattezzata, nel 1925, Ronchi dei Legionari in ricordo della storica impresa), all'occupazione della città di Fiume, che le potenze alleate vincitrici non avevano assegnato all'Italia. Con questo gesto D'Annunzio raggiunse l'apice del processo di edificazione del proprio mito personale e politico. A Fiume, occupata dalle truppe alleate, già nell'ottobre 1918 si era costituito un Consiglio nazionale che propugnava l'annessione all'Italia,[11] di cui fu nominato presidente Antonio Grossich. D'Annunzio con una colonna di volontari occupò Fiume e vi instaurò il comando del "Quarnaro liberato". Il 5 ottobre 1920 aderì al Fascio di combattimento di Fiume[12]. D'Annunzio e il suo governo vararono tra l'altro la Carta del Carnaro, una costituzione provvisoria molto avanzata, che prevedeva numerosi diritti per i lavoratori, tempo prima di altre carte costituzionali dell'epoca. Il 12 novembre 1920 viene stipulato il trattato di Rapallo: Fiume diventa città libera, Zara passa all'Italia; ma D'Annunzio non accettò l'accordo e il governo italiano di Giovanni Giolitti il 26 dicembre 1920, fece sgomberare i legionari con la forza, causando numerosi morti, nel cosiddetto "Natale di sangue". Ai tempi di Fiume D'Annunzio soprannominò sprezzantemente Cagoja Nitti, in relazione appunto allo sgombero della città ordinato nel 1921.[13] Nel 1924 lo Stato Libero di Fiume, fu infine annesso all'Italia, dove rimase fino al 1945.
[modifica] L'esilio a Gardone Riviera
| « Io ho quel che ho donato, perché nella vita ho sempre amato. » | |
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(G. D'Annunzio, Testamento del Vittoriale)
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| Per approfondire, vedi la voce Vittoriale degli italiani. |
Deluso dall'esperienza di Fiume, nel febbraio 1921 si ritirò in un'esistenza solitaria nella villa di Cargnacco (comune di Gardone Riviera) che pochi mesi più tardi acquistò. Ribattezzata il Vittoriale degli italiani fu ampliata e successivamente aperta al pubblico. Qui lavorò e visse fino alla morte, curando con gusto teatrale un mausoleo di ricordi e di simboli mitologici di cui la sua stessa persona costituiva il momento di attrazione centrale. Il 27 e il 28 maggio 1922, D'Annunzio ospitò al Vittoriale Georgij Vasil'jevič Čičerin, commissario sovietico agli affari esteri[14] arrivato in Italia per la conferenza di Genova del 1922.[15][16] D'Annunzio si impegnò inoltre per la crescita e il miglioramento della zona: la costruzione della strada litoranea Gargnano-Riva del Garda (1929-1931) fu fortemente voluta da lui che se ne interessò personalmente, facendo valere il suo prestigio personale con le autorità. La strada, progettata e realizzata dall'ing. Riccardo Cozzaglio, segnò il termine del secolare isolamento di alcuni paesi del Lago di Garda e fu poi classificata di interesse nazionale con il nome di Strada statale 45 bis Gardesana Occidentale. Lo stesso D'Annunzio, presente all'inaugurazione della strada, la battezzò con il nome di Meandro per via della sua tortuosità e dell'alternarsi delle buie gallerie e del lago azzurro.[17]
[modifica] D'Annunzio e il fascismo
Il rapporto con il fascismo fu complesso e articolato, benché sostanzialmente organico: i fascisti in ascesa celebrarono D'Annunzio, appropriandosi di motti e simboli del Vate[18], come uno dei massimi e più fecondi letterati d'Italia, ma lo scrittore, a parte l'adesione iniziale ai Fasci di combattimento, non volle mai prendere la tessera del Partito Nazionale Fascista, probabilmente per mantenere la sua completa autonomia. Mussolini già all'inizio appoggiò D'Annunzio, per utilizzarne la fama in favore del movimento in ascesa. Nel 1919, il futuro duce avviò rapidamente una sottoscrizione pubblica per finanziare l'Impresa di Fiume che raccolse quasi tre milioni di lire. Una prima tranche di denaro, ammontante a 857.842 lire, fu consegnata a D'Annunzio ai primi di ottobre, altro denaro in seguito. Una parte cospicua del denaro raccolto invece non fu consegnata a D'Annunzio. Mussolini fu accusato da due redattori di aver dirottato il denaro per finanziare il proprio partito in vista delle prossime elezioni politiche italiane del 1919 e lo squadrismo.[19] Per controbattere alle accuse D'Annunzio inviò una lettera a Mussolini in cui ne attestò pubblicamente l'autorizzazione[20]. Il poeta certificò che parte della somma raccolta fu utilizzata per finanziare lo squadrismo a Milano.
| « Mio caro Benito Mussolini, chi conduce un'impresa di fede e di ardimento, tra uomini incerti o impuri, deve sempre attendersi d'essere rinnegato e tradito "prima che il gallo canti per la seconda volta". E non deve adontarsene né accorarsene. Perché uno spirito sia veramente eroico, bisogna che superi la rinnegazione e il tradimento. Senza dubbio voi siete per superare l'una e l'altro. Da parte mia, dichiaro anche una volta che — avendo spedito a Milano una compagnia di miei legionari bene scelti per rinforzo alla vostra e nostra lotta civica — io vi pregai di prelevare dalla somma delle generosissime offerte il soldo fiumano per quei combattenti. Contro ai denigratori e ai traditori fate vostro il motto dei miei "autoblindo" di Ronchi, che sanno la via diritta e la meta prefissa.
Fiume d'Italia, 15 febbraio 1920 Gabriele D'Annunzio. » |
Dopo la morte di Giacomo Matteotti, rapito e assassinato da un gruppo di camicie nere, mentre il Fascismo si sentiva in difficoltà l'8 luglio 1924 D'Annunzio scrisse a Mussolini:
| « Avere fede intiera nella mia lealtà e nella mia carità di patria. Il mio silenzio e il mio lavoro sono oggi esempio a tutti gl'italiani. Non l'uno sarà interrotto e non l'altro[21] » |
D'Annunzio, assieme a Filippo Tommaso Marinetti, fu uno dei primi firmatari del Manifesto degli intellettuali fascisti, pubblicato il 21 aprile 1925.
Il deputato socialista Tito Zaniboni, più tardi noto per aver organizzato un attentato contro Mussolini il 4 novembre 1925, comunicò al giornale Il Mondo, la notizia che D'Annunzio, in una lettera indirizzata a un legionario fiumano avrebbe scritto in maniera critica sulla questione:
| « Sono molto triste di questa "fetida ruina" » | |
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(Gabriele D'Annunzio secondo Tito Zaniboni[22])
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All'indiscrezione D'Annunzio rispose il 5 novembre su "La provincia di Brescia":
| « A tutti i politicastri, amici o nemici, conviene dunque ormai disperare di me. Amo la mia arte rinovellata, amo la mia casa donata. Nulla d'estraneo mi tocca, e d'ogni giudizio altrui mi rido » | |
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(Gabriele D'Annunzio[23])
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Nel 1937 fu eletto Presidente dell'Accademia d'Italia, ma non andò mai a presiedere alcuna riunione (la nomina fu quasi imposta da Mussolini, con la contrarietà di D'Annunzio). D'Annunzio fu anche Presidente onorario della SIAE dal 1920 al 1938.[24] Per molti il Duce, temendo la popolarità e la personalità indipendente del poeta, tentò di metterlo risolutamente da parte, ricoprendolo di onori.[25]
Di certo vi era la scomodità del personaggio: già nel 1922, tre mesi prima della Marcia su Roma, quando D'Annunzio cadde dalla finestra della sua villa rischiando la vita (vicenda soprannominata "il volo dell'arcangelo"), qualcuno parlò di attentato ordito dal primo ministro Francesco Saverio Nitti o addirittura dai fascisti; il funzionario Giuseppe Dosi indagò sulla caduta "accidentale" di D'Annunzio, che quasi ne provocò la morte, e scrisse:
| « Sicuramente qualcuno che ha visto nell'evento la volontà di non far presiedere a D'Annunzio l'incontro con Nitti e Mussolini e quindi cerca la traccia di un complotto. La principale indiziata è Luisa Baccara (compagna di D'Annunzio all'epoca, ndr) o sua sorella Jolanda ovvero tutte e due insieme. Nasce l'ipotesi che Luisa Baccara (che delle due sorelle ha maggiore personalità) sia la carceriera del Comandante; che sia una spia di Nitti o una fascista celata, ma anche che abbia lo scopo finale di uccidere D'Annunzio per toglierlo di mezzo, posto che sia diventato ingombrante per tutti. Certo gli eventi portano molta acqua al mulino di queste ipotesi.[26] » |
Nel 1937-38 si oppose all'avvicinamento dell'Italia fascista al regime nazista, bollando Hitler, già nel 1934, come "pagliaccio feroce".[27]
[modifica] Gli ultimi anni
La sua influenza sulla cultura italiana ed europea nei primi decenni del Novecento fu indiscutibile. Sempre attento ai movimenti dei giovani, fu tra i massimi ispiratori del Fondaco di baldanza, della Federazione Italiana Universitaria e di La Fionda, associazione goliardica e casa editrice.
Morì nella sua villa il 1º marzo 1938 per un'emorragia cerebrale, mentre era al suo tavolo da lavoro. Ai funerali di Stato, voluti in suo onore dal regime fascista, la partecipazione popolare fu imponente. Il feretro, avvolto dalla bandiera del Timavo[28] era seguito da «...la folla innumerevole degli ex legionari, degli ammiratori, dei devoti alla sua gloria e alla sua fama...».[29] È sepolto nel mausoleo del Vittoriale.
[modifica] Opere principali
| Per approfondire, vedi la voce Opere di Gabriele D'Annunzio. |
La produzione letteraria di D'Annunzio fu stampata integralmente fra il 1927 e il 1936 da un Istituto nazionale creato appositamente sotto l'egida dello Stato italiano per la pubblicazione della sua Opera Omnia. Il Vate collaborò attivamente alla realizzazione dell'ambizioso progetto, come collaborò alla pubblicazione di un'edizione economica (L'Oleandro) che ricalcava la precedente, realizzata anch'essa quando egli era ancora in vita, fra il 1931 e il 1937. Subito dopo la sua morte e cioè fra il 1939 e il 1942 la Fondazione del Vittoriale degli Italiani provvide a ristampare quasi integralmente la produzione dannunziana: 42 volumi su un totale di 46 (gli ultimi quattro non uscirono per le note vicende belliche che desolarono l'Italia nel 1943). Nel secondo dopoguerra merita una particolare menzione la pregevole edizione dell' Opera Omnia apparsa, a partire dal 1950, nei Classici Contemporanei Italiani di Mondadori. Fra le opere più significative di Gabriele D'Annunzio segnaliamo:
- Primo vere
- Canto novo
- Intermezzo di rime
- Il piacere
- L'innocente
- Poema paradisiaco
- Il trionfo della morte
- Le vergini delle rocce
- La città morta
- La Gioconda
- Il fuoco
- Laudi
- Le novelle della Pescara
- La figlia di Iorio
- La fiaccola sotto il moggio
- La nave
- Forse che sì forse che no
- Notturno
- Il libro segreto
[modifica] Estetismo e pensiero dannunziano
[modifica] Le fonti dell'immaginario dannunziano
[modifica] Il mondo letterario francese
Alcune volte la fortuna di cui un autore gode è il frutto di scelte consapevoli, di una capacità strategica di collocarsi nel centro di un sistema culturale che possa garantirgli le migliori opportunità che il suo tempo ha da offrirgli. D'Annunzio aveva cominciato a "immaginarsi" poeta leggendo Giosuè Carducci negli anni del liceo; ma la sua sensibilità per la trasgressione e il successo dal 1885 lo portò ad abbandonare un modello come quello carducciano, già provinciale e superato in confronto a quanto si scriveva e si dibatteva in Francia, culla delle più avanzate correnti di avanguardia - Decadentismo e Simbolismo. Il suo giornale gli assicurava l'arrivo di tutte le riviste letterarie parigine, e attraverso i dibattiti e le recensioni in esse contenuti, D'Annunzio poté programmare le proprie letture cogliendo i momenti culminanti dell'evoluzione letteraria del tempo.
Fu così che conobbe Théophile Gautier, Guy de Maupassant, Max Nordau e soprattutto Joris-Karl Huysmans, il cui romanzo À rebours costituì il manifesto europeo dell'estetismo decadente. In un senso più generale, le scelte di D'Annunzio furono condizionate da un utilitarismo che lo spinse non verso ciò che poteva rappresentare un modello di valore "alto", ideale, assoluto, ma verso ciò che si prestava a un riuso immediato e spregiudicato, alla luce di quelli che erano i suoi obiettivi di successo economico e mondano.
[modifica] La filosofia tedesca
D'Annunzio non esitava a "saccheggiare" ciò che colpiva la sua immaginazione e che conteneva quegli elementi utili a soddisfare il gusto borghese ed elitario insieme del "suo pubblico". D'altronde, a dimostrazione del carattere unitario del "mondo dannunziano", è significativo il fatto che egli usò nello stesso modo anche il pensiero filosofico, soprattutto tedesco.
Fra i filosofi contemporanei più letti in Europa negli anni 1880 e 1890 vi furono senza dubbio Schopenhauer e Nietzsche. Da quest'ultimo soprattutto lo scrittore trasse alcuni importanti spunti e motivi per nutrire un universo di sentimenti e valori che appartenevano già a lui da sempre, e che facevano parte dell'atmosfera culturale che si respirava in un continente agitato da venti di crisi nazionalistiche, preannunzio della Grande guerra.
Molto si è discusso su un preteso stravolgimento della filosofia nietzschiana da parte di D'Annunzio, ma tali elocubrazioni in realtà non hanno ragione di essere. La scoperta di Nietzsche da parte del poeta abruzzese non avviene infatti sul piano ideologico, ma si configura come una suggestione letteraria[30]. Le preoccupazioni del Vate erano infatti di indole artistica, non filosofica. D'altra parte il pensiero di Nietzsche, pur essendo stato talvolta oggetto di una generica adesione da parte di D'Annunzio, non fu mai sviluppato organicamente nelle creazioni del Vate che oltretutto non ebbe mai la pretesa di interpretarlo. In particolare, la rielaborazione della figura del superuomo da parte di D'Annunzio avviene secondo una visione personale e una sensibilità che non sono quelle del filosofo tedesco. I raffinati esteti che popolano i romanzi dannunziani sono ben lontani dall'oltreuomo nietzschiano che raggiunge una conoscenza superiore perseguendo un cammino personale e una dura disciplina di vita.
[modifica] I nuovi modelli narrativi
La scelta di nuovi modelli narrativi e soprattutto linguistici - elemento questo fondamentale nella produzione dannunziana - comportò anche, e forse soprattutto, l'attenzione verso nuove ideologie. Ciò favorì lo spostamento del significato educativo e formativo che la cultura positivista aveva attribuito alla figura dello scienziato verso quella dell'artista, diventato il vero "uomo rappresentativo" di fine ottocento - primo novecento: "è più l'artista che fonde i termini che sembrano escludersi: sintetizzare il suo tempo, non fermarsi alla formula, ma creare la vita".
[modifica] L'amore della Duse
Spregiudicatezza e narcisismo, slanci sentimentali e calcolo furono alla base anche dei rapporti di D'Annunzio con le numerose donne della sua vita. Quella che sicuramente più di ogni altra rappresentò per lo scrittore un nodo intricato di affetti, pulsioni e di artificiose opportunità fu Eleonora Duse, l'attrice di fama internazionale con cui egli si legò dal 1898 al 1901. Non c'è dubbio infatti che a questo nuovo legame debba essere fatto risalire il suo nuovo interesse verso il teatro e la produzione drammaturgica in prosa (Sogno di un mattino di primavera, La città morta, Sogno di un tramonto D'Autunno, La Gioconda, La gloria) e in versi (Francesca da Rimini, La figlia di Jorio, La fiaccola sotto il moggio, La nave e Fedra). In quegli stessi anni, la terra toscana ispirò al poeta la vita del "signore del Rinascimento fra cani, cavalli e belli arredi", e una produzione letteraria che rappresenta il punto più alto raggiunto da D'Annunzio nel repertorio poetico.
[modifica] Poetica
Il percorso poetico di D'Annunzio, cominciato precocemente con Primo vere (1879), raccolta non priva di interesse e che si ispira all'opera carducciana, trova una sua prima autonomia espressiva in Canto novo, dove già iniziano chiaramente a delinearsi alcune componenti essenziali della sua arte: la capacità di assimilare e rielaborare in forme del tutto personali le suggestioni e gli stimoli più svariati, provenienti sia dalla storia e dalla mitologia che dalle correnti letterarie e filosofiche contemporanee; una visione vitalistica e sensuale della realtà di matrice classica o classicheggiante; l'elaborazione di un linguaggio il cui splendore e preziosità suggestiona e seduce ed è esso stesso parte integrante di un mondo poetico espresso da una sensibilità squisita e raffinata. Tali componenti saranno ulteriormente sviluppate e approfondite nelle raccolte poetiche successive e in particolare nelle Elegie romane (1892), caratterizzate da un gusto eclettico di matrice decadentista in cui traspaiono gli echi più eterogenei, da Ovidio a Dante e Petrarca, da Goethe (che qui costituisce il modello per D'Annunzio sotto il profilo metrico) a Swinburne.
Nel 1903 vennero pubblicati i primi tre libri delle Laudi, che secondo molti critici costituiscono il momento più alto dell'arte dannunziana e forse l'opera in versi più celebre e celebrata di D'Annunzio. In particolare nell' Alcyone, si riflettono i momenti più felici della sua panica immersione nelle atmosfere dell'antichità classica (Ditirambi, L'oleandro), in quelle della sua terra di origine, l'Abruzzo (I Pastori) e, soprattutto, nei paesaggi toscani della Val d'Arno (Bocca d'Arno), del Pisano e della Versilia (La pioggia nel pineto). Ai consueti stimoli letterari (Ovidio, Dante, Carducci, i simbolisti, ecc.) e filosofici (in primo luogo Nietzsche) si aggiungono nell'Alcyone i sussidi derivanti da letture più tecniche (dal dizionario botanico di Caruel ai trattati di agricoltura del Palladio)[31] che fanno della raccolta un unicum nel panorama poetico del Novecento europeo. Per taluni critici l'Alcyone inizia ad aprire la strada ad un altro capolavoro assoluto del D'Annunzio maturo: il Notturno.
D'Annunzio e Giovanni Pascoli, l'altro grande poeta del Decadentismo italiano, si conoscevano personalmente, e, benché caratterialmente e artisticamente molto diversi, il Vate stimava il collega e recensì positivamente le liriche pascoliane e Pascoli considerava D'Annunzio come il suo fratello minore e maggiore. Alla morte del Pascoli (1912) D'Annunzio gli dedicò l'opera Contemplazione della morte.
[modifica] Oratoria politica
Negli anni immediatamente precedenti il Primo conflitto mondiale, nella mentalità collettiva e negli ambienti culturali di tutta l'Europa si affermò un diffuso atteggiamento ottimistico e di esaltazione, non di rado accompagnato da contenuti politico-ideologici. Questo stato d'animo generale, legato al clima culturale della Belle époque d'inizio secolo, fu poi ribattezzato Superomismo, sulla base di una lettura personale dei testi di Nietzsche; tutt'oggi il dibattito su quest'argomento non è ancora concluso. D'Annunzio intuì lo smisurato potere che si può trarre dai mezzi di comunicazione di massa e compartecipò a questo fenomeno fino a divenirne uno dei maggiori propugnatori.
Il piacere fisico e gestuale della parola ricercata, della sonorità fine a sé stessa, della materialità del suono proposta come aspetto della sensualità, aveva già caratterizzato la poetica delle Laudi; ma con le opere teatrali egli aveva maturato uno stile il cui scopo era conquistare fisicamente il pubblico in un rapporto sempre più diretto e meno letterario. Facendo leva sul mito di Roma e su una vasta mitologia nazionale post-risorgimentale, creò un modulo retorico dall'aspetto al contempo combattivo ed elitario: l'abbandono della prosa letteraria e l'immersione nel rito collettivo della guerra si presentò come un tentativo di conquistare la folla, da un lato per dominarla dall'altro per annullarsi in essa, nell'ideale comunione totale tra capo e popolo. E in queste orazioni il popolo prendeva le forme impressionistiche dell'«umanità agglomerata e palpitante», mentre il capo era un re-filosofo, ora riproposto come profeta della patria.
La retorica bellica di D'Annunzio trovò un largo consenso nella popolazione, affascinata dal suo carisma e dall'aura di misticità che lo circondava. Egli elaborò in questo modo un immaginario per la propaganda interventista, la quale sarà la premessa e il prototipo della propaganda fascista nel primo dopoguerra.
| Per approfondire, vedi la voce Motti dannunziani. |
[modifica] Curiosità
- La scrittrice Amalia Liana Negretti Odescalchi, in arte Liala, deve il suo pseudonimo a un suggerimento di D'Annunzio: "Ti chiamerò Liala perché ci sia sempre un'ala nel tuo nome".[32]
- Il lungomare Falcomatà di Reggio Calabria, dedicato all'indimenticato sindaco della città calabra Italo Falcomatà, rappresenta una "passeggiata" dove arte e natura si fondono. Non a caso Gabriele D'Annunzio a cui piaceva molto disse che era il più bel chilometro d'Italia, anche per via del miraggio della fata Morgana, un fenomeno ottico stranissimo che permette di vedere immagini ravvicinate della Sicilia riflesse dal mare tanto nitide da sembrare vere.
[modifica] Omaggi
- Gabriela Mistral poetessa cilena, assunse questo pseudonimo in onore dei suoi due poeti preferiti, Frédéric Mistral e Gabriele D'Annunzio, appunto.[33]
[modifica] Neologismi da lui coniati
Fu lui a stabilire in Italia, tra le tante varianti che allora si usavano, che la parola "automobile" fosse di genere femminile: lo fece in una lettera inviata a Giovanni Agnelli che gli aveva posto l'annosa questione ("L'Automobile è femminile. Questa ha la grazia, la snellezza, la vivacità di una seduttrice; ha inoltre una virtù ignota alle donne: la perfetta obbedienza").[34] Fu D'Annunzio che italianizzò il sandwich chiamandolo tramezzino.[35] Velivolo e folla oceanica sono espressioni che introdusse lo stesso Vate.[36] Arzente, italianizzazione del termine cognac, per Gabriele D'Annunzio avrebbe dovuto essere derivato da Arzillo a indicare lo stato di euforia indotto dall'ebbrezza.[37] Inventò il nome proprio Ornella.
[modifica] Marchi da lui creati: l'attività pubblicitaria di D'Annunzio
D'Annunzio fu un grande pubblicitario oltre che coniatore di neologismi. Anche il nome de La Rinascente, per gli omonimi attuali grandi magazzini di Milano, fu suggerito da Gabriele D'Annunzio. I magazzini, originariamente chiamati "magazzini Bocconi", furono distrutti da un incendio che ne bloccò per un certo periodo l'attività. In occasione della riapertura, l'esercizio commerciale venne ribattezzato La Rinascente.[38] Fu testimonial dell'Amaro Montenegro e dell'Amaretto di Saronno.[39] D'Annunzio lanciò una propria linea di profumi, l'Acqua Nunzia.[40] Coniò il nome Saiwa per l'azienda di biscotti.[41] D'Annunzio coniò inoltre il termine "fraglia", unione dei termini "fratellanza" e "famiglia", che indica oggi molte associazioni veliche, tra cui la Fraglia della Vela di Riva del Garda.[42] Il dolce tipico abruzzese denominato "parrozzo" fu lodato da Gabriele d'Annunzio, che lo apprezzò molto e cui dedicò dei versi.[43] Per la famiglia di industriali Caproni, pionieri del volo, coniò il motto, scritto sopra a un caprone rampante: "Senza cozzar dirocco".[44]
[modifica] Onorificenze
[modifica] Onorificenze italiane
| Cavaliere dell'Ordine militare di Savoia | |
| «Cielo del Carso, 19-26 agosto 1917» — 3 giugno 1918,[45] R.D. n. 72/1918 |
| Ufficiale dell'Ordine militare di Savoia | |
| «Cielo di Vienna, 9 agosto 1918» — 10 novembre 1918,[45] R.D. n. 87/1918 |
| Croce al merito di guerra (3 volte, Mutilato ed Invalido per Servizio prestato in Campagna) | |
| Medaglia d'Oro al Valor Militare | |
| — Zona di Guerra, Maggio 1915-Novembre 1918 |
| Medaglia d'argento al valor militare (5 volte) | |
| — Adriatico, Maggio 1915-Febbraio 1916, Veliki-Faiti, 10 ottobre-3 novembre 1916 - Cielo Carsico, Maggio 1917 - Buccari 10-11 febbraio 1918, Cielo Carsico-Timavo, Maggio 1917 |
| Medaglia di bronzo al valor militare | |
| — Bocche di Cattaro 4-5 ottobre 1917 |
| Promozione per merito di guerra (3 volte) | |
| — Veliki e Faiti, Azione notturna su Pola, Organizzazione 1ª Squadrone Navale |
| Croce al merito di guerra | |
| Medaglia commemorativa della guerra italo-austriaca 1915 – 18 (4 anni di campagna) | |
| Medaglia commemorativa dell'Unità d'Italia | |
| Medaglia commemorativa italiana della vittoria | |
| Medaglia d'oro commemorativa della Spedizione di Fiume | |
[modifica] Onorificenze straniere
| Cavaliere dell'Ordine della Legion d'Onore francese | |
| — 1915-1918 |
| Croce di Guerra 1914-1918 francesi (3 volte) | |
| — 1914-1918 |
| Cavaliere d'Onore e Devozione del Sovrano Militare Ospedaliero Ordine di Malta | |
[modifica] Titoli nobiliari e militari
| Principe di Montenevoso | |
| — Conferito con Regio Decreto del 15 marzo 1924 / 1915-1920 |
| generale Onorario di Brigata Aerea | |
| — Conferito con Regio Decreto del 1925 / 1915-1918 |
Onorificenze
Appuntato ad honorem della Guardia di Finanza Fiume 25 giugno 1920
[modifica] Onori
- Nel 2010 Alitalia gli ha dedicato uno dei suoi Airbus A320-216 (EI-DTL).
[modifica] Note
- ^ Gatti Guglielmo, Vita di Gabriele d'Annunzio, Firenze, 1956; pp. 1 e 2.
- ^ Rai storia: D'Annunzio, il poeta aviatore
- ^ Storia del Trieste: D'Annunzio
- ^ MARTINELLI VITTORIO, La guerra di D'Annunzio. Da poeta e dandy a eroe di guerra e 'Comandante', Udine, Gaspari, 2001, recensione su gabrieledannunzio.it
- ^ Cit. tratta da AA.VV. La letteratura italiana vol.16, pag. 3, Edizione speciale per il Corriere della Sera, R.C.S. Quotidiani S.p.A., Milano 2005, p. 3. Titolo originale dell'Opera: Natalino Sapegno ed Emilio Cecchi (diretta da) Storia della letteratura italiana, Garzanti Grandi opere, Milano 2001 e De Agostini Editore, Novara 2005
- ^ Riguardo all'infanzia del poeta, qualcuno fece l'ipotesi che il suo nome fosse Gaetano Rapagnetta e fosse un orfano adottato dai D'Annunzio; in realtà era il padre a chiamarsi Francesco Paolo Rapagnetta D'Annunzio, avendo aggiunto il cognome d'adozione dello zio Antonio D'Annunzio al suo cognome di nascita. Sembra che il nome "Gabriele" fosse stato scelto in onore del fratello dello zio, morto in mare. Cfr. A. Rapagnetta, La vera origine familiare e il vero cognome del poeta abruzzese Gabriele D'Annunzio, Carabba, Lanciano, 1938; fonti on line [1] e [2]
- ^ Attualmente presso la presente Università Popolare di Milano e degli Studi di Milano unipmi.org accreditata cnupi e museo museo-upm.it si conservano parecchie testimonianze.
- ^ Totous Tuus Network
- ^ AA.VV. op. cit., v. 16, p. 51
- ^ Giordano Bruno Guerri, "D'Annunzio", Oscar Mondadori, Milano 2008, pag. 247, oppure anche "dove le nuove forme di vita non soltanto si disegnano ma si compiono; dove il cardo bolscevico si muta in rosa italiana: Rosa d'Amore."
- ^ Leandro Castellani, "L'impresa di Fiume", su Storia illustrata n° 142, settembre 1969 pag. 34: "La cittadinanza .. aveva proclamato fino dal 30 ottobre 1918, all'indomani del conflitto, la propria volontà di unirsi all'Italia."
- ^ Mimmo Franzinelli e Paolo Cavassini, "Fiume, l'ultima impresa di D'Annunzio", Mondadori Le scie, 2009 Milano, pag. 76
- ^ [3]
- ^ gabrieledannunzio.net
- ^ comune di Rapallo
- ^ conferenza di Genova
- ^ Gargnano - Curiosità e notizie da Gargnano
- ^ Secondo storici anglosassoni, anche l'uso dell'olio di ricino come strumento di tortura e punizione, impiegato successivamente dal fascismo, sarebbe stato ideato da D'Annunzio durante l'occupazione di Fiume. Vedi (EN) Cecil Adams, Did Mussolini use castor oil as an instrument of torture?, The Straight Dope, 22 aprile 1994 e (EN) Richard Doody, Stati Libero di Fiume - Free State of Fiume, The World At War
- ^ fiammecremisi
- ^ Giordano Bruno Guerri, "D'Annunzio", Oscar Mondadori, Milano 2008, pag. 232: "Il Comandante riconosceva di averlo autorizzato a trattenere una cifra imprecisata per i suoi "combattenti".
- ^ Giordano Bruno Guerri, "D'Annunzio", Oscar Mondadori, Milano 2008, pag. 292
- ^ Giordano Bruno Guerri, "D'Annunzio", Oscar Mondadori, Milano 2008, pag. 292: "L'onorevole Tito Zaniboni dichiarò, su "Il Mondo", che D'Annunzio aveva scritto, in una lettera a un legionario:"Sono molto triste di questa "fetida ruina"".
- ^ Giordano Bruno Guerri, "D'Annunzio", Oscar Mondadori, Milano 2008, pag. 293
- ^ Dirittodautore.it - Le News
- ^ Mussolini avrebbe detto: "D'Annunzio è come un dente cariato: o lo si estirpa o lo si ricopre d'oro"
- ^ il volo dell'arcangelo Dal sito Gabriele D'Annunzio.it
- ^ Hitler, per D'Annunzio un "feroce pagliaccio"
- ^ Venne in tal modo soddisfatto un desiderio che D'Annunzio avrebbe espresso fin dal 1922: «Toglietemi le fasce. Sbendatemi. Non voglio il lenzuolo degli infermi, il lenzuolo pallido dell'ospedale. Voglio che la bandiera del Timavo, che il làbaro del Fante, che il sudario del sacrifizio, mi copra solo...» Cfr. Gabriele D'Annunzio, Siamo spiriti azzurri e stelle. Diario inedito (17-27 agosto 1922) a cura di Pietro Gibellini, Firenze, Giunti Editore, 1995, p. 158, ISBN 88-09-20634-7
- ^ Cit. da Piero Chiara, Vita di Gabriele D'Annunzio, Milano, Arnoldo Mondadori Editore, I ed. Oscar Mondadori, 1988, p. 446, ISBN 88-04-31066-9
- ^ Cfr. Emanuela Scarano Lugnani, D'Annunzio, Roma-Bari, Laterza, 1981, p. 43
- ^ Cfr. a tale proposito quanto scrive Gianni Oliva in: Gianni Oliva (a cura di), Gabriele D'Annunzio, tutte le poesie (ed. integrale), v. II (Laudi del cielo del mare della terra e degli eroi), Roma, Newton Compton, 1995, p. 302, ISBN 88-7983-757-5
- ^ La mia scrittrice preferita - Opinioni per Amalia Liana Cambiasi Negretti Odescalchi
- ^ Poche Chiacchiere: Gabriela e Alfonsina, poetesse
- ^ «Caro Senatore, l' automobile è femminile»
- ^ Glossario Gastronomico R/ST
- ^ conio del termine velivolo
- ^ Cognac Tesseron XO Selection Lotto N. 90
- ^ Rinascente, un «marchio» di D' Annunzio
- ^ [4]
- ^ Il Vate ignudo sulla sabbia www.gabrieledannunzio.it - Gabriele D'Annunzio, gabriele d'annunzio, d'annunzio, biografia, opere
- ^ Gabriele D’Annunzio
- ^ [5]
- ^ BlogFood, dal mondo delle Cesarine » Il Parrozzo e D’Annunzio
- ^ [6]
- ^ a b Sito web del Quirinale: dettaglio decorato.
[modifica] Bibliografia
- Opere
- Opera omnia, 49 voll., Mondadori, Milano 1927-36 (a cura dell'Istituto nazionale per l'ed. di tutte le opere di G. D.)
- Opere, 10 voll., Mondadori, Milano 1931-35; nuova ed. in 18 voll., ivi, 1932-37 (a cura di Egidio Bianchetti)
- Tutte le opere, 11 voll., Mondadori, Milano 1939-76 (a cura di Enrica Bianchetti e Roberto Forcella)
- Opere poetiche, 8 voll., Zanichelli, Bologna 1941-59 (a cura di Enzo Palmieri)
- Poesie, teatro, prose, Ricciardi, Milano-Napoli 1966; nuova ed. Ist. della enciclopedia ital., Roma 2007 (a cura di Mario Praz e Ferdinando Gerra)
- La violante dalla bella voce, Mondadori, Milano 1970 (a cura di Eurialo De Michelis)
- Poesie, Garzanti, Milano 1978 (a cura di Federico Roncoroni)
- Parisina, Raffaelli, Rimini 2007 (a cura di Walter Raffaelli)
- Francesca da Rimini, Raffaelli, Rimini 2012 (illustrazioni di Adolfo De Carolis del 1902)
- La figlia di Iorio, Mondadori, Milano 1980 (a cura di Eurialo De Michelis)
- Favole mondane, Garzanti, Milano 1981 (a cura di Federico Roncoroni)
- Versi d'amore e di gloria, introduzione di Luciano Anceschi, 2 voll., "I Meridiani" Mondadori, Milano 1982-84 (a cura di Annamaria Andreoli e Niva Lorenzini)
- Prose, Garzanti, Milano 1983 (a cura di Federico Roncoroni)
- Alcyone, ed. critica a cura di Pietro Gibellini, Garzanti, Milano 1988
- Prose di romanzi, introduzione di Ezio Raimondi, 2 voll., "I Meridiani" Mondadori, Milano 1988-89 (a cura di Annamaria Andreoli e Niva Lorenzini)
- Tutte le novelle, "I Meridiani" Mondadori, Milano 1992 (a cura di Annamaria Andreoli e Marina De Marco)
- Scritti giornalistici, 2 voll., "I Meridiani" Mondadori, Milano 1996-2003 (a cura di Annamaria Andreoli)
- Prose di ricerca, "I Meridiani" Mondadori, Milano 2005 (a cura di Annamaira Andreoli e Giorgio Zanetti)
- Tragedie, sogni, misteri, 2 voll., "I Meridiani" Mondadori (in preparazione)
- Biografie
- Guglielmo Gatti, Gabriele D'Annunzio, Sansoni, Firenze 1956, 19882
- Piero Chiara, Vita di Gabriele D'Annunzio, Mondadori, Milano 1978
- Paolo Alatri, D'Annunzio, Utet, Torino 1983
- Antonio Spinosa, Il poeta armato, Mondadori, Milano 1987
- Ferruccio Ulivi, D'Annunzio, Rusconi, Milano 1988
- Annamaria Andreoli, Il vivere inimitabile. Vita di Gabriele D'Annunzio, Mondadori, Milano 2000
- Giordano Bruno Guerri, D'Annunzio, l'amante guerriero, Mondadori, Milano, 2008
- Critica
- Giuseppe Antonio Borgese, D'Annunzio, Ricciardi, Napoli 1909, n. ed. Mondadori, Milano 1983 (a cura di Anco Marzio Mutterle)
- Vincenzo Morello, D'Annunzio, Società libraria editrice nazionale, Roma 1910
- Alfredo Gargiulo, D'Annunzio, Perrella, Napoli 1912, n. ed. Sansoni, Firenze 1941
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- Mario Praz, La carne, la morte e il diavolo nella letteratura romantica, Sansoni, Firenze 1935 (prima ed. 1930)
- Pietro Pancrazi, Studi sul D'Annunzio, Einaudi, Torino 1939
- Gioacchino Volpe, Gabriele D'Annunzio, Giardini, Pisa 1959
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- Arnaldo Fortini, D'Annunzio e il francescanesimo, Assisi, Assisi 1963; ed. anastatica Lions Club, Assisi 2005
- Ettore Paratore, Studi dannunziani, Morano, Napoli 1966
- Ezio Raimondi, Una vita come opera d'arte (1969), in Il silenzio della Gorgone, Zanichelli, Bologna 1980
- Giorgio Luti, La cenere dei sogni. Studi dannunziani, Nistri-Lischi, Pisa 1973
- Eurialo De Michelis, Roma senza lupa: nuovi studi sul D'Annunzio, Bonacci, Roma 1976
- Emanuella Scarano Lugnani, D'Annunzio (1976), Laterza, Roma-Bari 1983
- Renzo De Felice, D'Annunzio politico, Laterza, Bari 1978
- Giorgio Barberi Squarotti, Invito alla lettura di D'Annunzio, Mursia, Milano 1982
- Eurialo De Micheli, Guida a D'Annunzio, Meynier, Torino 1988
- Steno Vazzana, Il gesto di Perseo. Il teatro di Gabriele D'Annunzio, Nuova Impronta, Roma 1990
- Renato Barilli, D'Annunzio in prosa, Mursia, Milano 1993
- Enrico Galmozzi, Il soggetto senza limite. Interpretazione del dannunzianesimo, Barbarossa, Milano 1994
- Vito Moretti, D'Annunzio pubblico e privato, Marsilio, Venezia 2001
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- Angela Tumini, Il mito nell'anima. Magia e folklore in D'Annunzio, trad. di Eleonora Sasso, Rocco Carabba, Lanciano 2004
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- Gianni Oliva, D'Annunzio e la malinconia, Bruno Mondadori, Milano 2007
- Giacomo Properzj, Natale di sangue. D'Annunzio a Fiume, Mursia, Milano 2010
- Valeria Giannantonio, Tra metafore e miti. Poesia e teatro in D'annunzio, Liguori Editore, Napoli 2011
[modifica] Voci correlate
[modifica] Altri progetti
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[modifica] Collegamenti esterni
- www.archiviodannunzio.it
- www.gabrieledannunzio.it
- Il Vittoriale degli italiani
- Casa D'Annunzio
- D'Annunzio e Trieste
- Cronistoria dell'impresa di Fiume
- curiosità e fatti poco noti dell'impresa fiumana (archiviato dall'url originale)
- Dizionario biografico degli italiani
- Commemorazione di Gabriele D'Annunzio, p.116
- Scheda su Gabriele D'Annunzio dell'Internet Movie Database
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