Francesco II di Francia
| Francesco II | |
|---|---|
Francesco II di Francia. |
|
| Re di Francia e re consorte di Scozia | |
| In carica | 10 luglio 1559 - 5 dicembre 1560 |
| Incoronazione | 21 settembre 1559, Reims |
| Predecessore | Enrico II di Francia |
| Successore | Carlo IX di Francia |
| Nome completo | Francesco di Francia |
| Altri titoli | Duca di Bretagna Delfino di Francia |
| Nascita | Castello di Fontainebleau, 19 gennaio 1544 |
| Morte | Orléans, 5 dicembre 1560 |
| Casa reale | Valois-Angoulême |
| Dinastia | Capetingi |
| Padre | Enrico II di Francia |
| Madre | Caterina de' Medici |
| Consorte | Maria Stuarda, regina di Scozia |
Francesco II di Valois (Fontainebleau, 19 gennaio 1544 – Orléans, 5 dicembre 1560) fu re di Francia dal 1559 al 1560. Appartenente al ramo dei Valois-Angoulême della dinastia dei Capetingi, figlio di Enrico, duca d'Orléans (futuro re Enrico II di Francia), e dell'italiana Caterina de' Medici, grazie al matrimonio con Maria Stuarda, celebrato il 24 aprile 1558, divenne re consorte di Scozia.
Il suo regno fu breve e funestato dallo strapotere dei Guisa (parenti di sua moglie Maria Stuarda), dalle congiure dei Borbone (estromessi dal governo seppur fossero principi del sangue), dal tumulto d'Amboise e dalla ferocia delle persecuzioni religiose. Se durante il regno di Enrico II furono arsi sul rogo solo 80 protestanti, nei pochi mesi di regno di Francesco II vennero condannate e uccise almeno 200 persone.[1]
Di costituzione debole e soggetto frequentemente a un'otite purulenta, morì dopo una lunga agonia il 5 dicembre 1560 a causa di un ascesso cerebrale. Gli succedette suo fratello Carlo IX sotto la reggenza della madre Caterina de' Medici.
Indice |
[modifica] Biografia
[modifica] Infanzia e giovinezza
Francesco nacque il 19 gennaio 1544 nel castello di Fontainebleau. La sua nascita fu motivo di enorme gioia: la madre Caterina de' Medici infatti era rimasta sterile per un periodo di dieci anni e rischiava di essere ripudiata. Il nonno Francesco I era talmente felice che assistette personalmente al parto della nuora e persino «quanto uscì assieme al bambino» per trarne presagi sul destino dell’erede al trono.[2]
Gli auspici furono favorevoli e furono confermati dalla posizione degli astri al momento della nascita: venne predetto che il bambino avrebbe avuto una sana costituzione e un gran numero di fratelli e sorelle. La prima profezia si sarebbe rivelata assolutamente inesatta, mentre la seconda si sarebbe avverata.[2]
La regina di Navarra Margherita d'Angoulême, sorella di Francesco I di Francia, appena seppe della nascita del nipote, espresse la propria gioia (che rappresentava anche la gioia dell’intera Francia) in questi versi:
| « Un figlio! Un figlio! Un nome per il quale su tutti i nomi Gratissimi a Dio noi ci sentiamo. O figlio felice! Gioia di un felice padre. Supremo bene di una madre contenta! Felice fede che dopo lunga attesa Ha dato loro il frutto del loro desiderio.[2] » |
Battezzato il 10 febbraio 1544 nella cappella detta «des Trinitaires» di Fontainebleau, venne inizialmente allevato al castello di Saint-Germain-en-Laye da Diane de Poitiers, amante del padre di Francesco, Enrico, Delfino di Francia. Senza consultare Caterina de' Medici, il Delfino e la favorita scelsero come governante del bambino Jean d'Humières, cugino di Diane, e più tardi i suoi istruttori italiani, seguendo la moda dell'epoca: Pietro Danès (un ellenista di origine napoletana), Virgilio Bracesco (istruttore di danza) ed Ettore da Mantova (istruttore di scherma).[3] Nominato cavaliere dal nonno al suo battesimo, ricevette il ducato della Linguadoca nel 1546. Nel 1547, alla morte del nonno, Francesco divenne Delfino di Francia.
[modifica] Il matrimonio: re consorte di Scozia
Il 27 gennaio 1548, attraverso l'accordo firmato a Châtillon, fu fidanzato all'età di quattro anni a Maria Stuarda, regina di Scozia e nipote di Claudio I di Guisa. Maria era stata incoronata regina di Scozia nel castello di Stirling il 9 settembre 1543, all'età di nove mesi. Una volta formalmente ratificato l'accordo matrimoniale, nel 1548, Maria di Guisa, reggente di Scozia, mandò la figlia di cinque anni, la regina Maria, in Francia per essere allevata nella corte reale fino al matrimonio.
Al contrario della futura sposa che cresceva venendo ammirata da tutti per la sua bellezza e la sua cultura, il Delfino Francesco era malato gravemente di adenoidi e di un'otite purulenta di origine tubercolare: la malattia, sconosciuta all'epoca, stupiva l'immaginazione popolare che ne traeva ipotesi bizzarre e scoraggianti.[1][4] Gracile e sgraziato, parlava con voce nasale; era, inoltre, poco intelligente, irritabile e facile preda di attacchi di collera (che scambiava per forza di carattere), oltre che soggetto a perdite d'equilibrio e a morbose manifestazioni di aggressività. Per stordirsi, si lanciava in folli cavalcate attraverso i boschi reali.[5] I due futuri sposi vennero allevati insieme e, sapendo di essere destinati l'uno all'altra, a modo loro si amavano.[5]
Le nozze vennero celebrate il 24 aprile 1558, nella Cattedrale di Notre-Dame di Parigi. Con questa unione, venne concesso al futuro re di Francia il trono di Scozia, divenendo "re consorte", oltre che la rivendicazione al trono d'Inghilterra. Secondo il resoconto ufficiale, le nozze furono «un evento di raro splendore».[6] Il corteo nuziale era aperto dai principi reali sontuosamente vestiti e adorni, poi, cardinali, vescovi, abati; giunse in seguito il Delfino, scortato dai suoi fratelli minori, la madre della sposa che aveva alla sua destra il re e a sinistra il cardinale di Lorena, poi Caterina de' Medici, le principesse e le dame di corte «tutte meravigliosamente acconciate». La sposa era vestita con un abito candido, particolare che fu visto come di cattivo auspicio, poiché il bianco era il tipico colore del lutto per le regine di Francia.[7] Mentre il corteo entrava in chiesa, gli araldi urlarono «Largesse!» e vennero lanciate manciate di monete d'oro e d'argento alla folla, provocando un tumulto.[8] Dopo le nozze, vi furono la cena, una parata di navi ed il ballo.
[modifica] Re di Francia
Il 10 luglio 1559, re Enrico II morì in seguito ad una ferita all'occhio, ricevuta durante una giostra contro Gabriel de Montgomery, organizzata in occasione del matrimonio della figlia Elisabetta con Filippo II di Spagna, celebrato per procura in quei giorni. Il Delfino salì così al trono di Francia con il nome di Francesco II.[9]
Nonostante avesse quindici anni, cioè un anno in più dell'età minima necessaria ad un re di Francia per regnare da solo, Francesco II era assolutamente impreparato al compito a cui era richiamato ed era terrorizzato dall'immensa responsabilità che gli era piombata d'improvviso sulle spalle. Mentre la vedova Caterina de' Medici otteneva l'autorità di reggente, sebbene non lo fosse nominalmente, il regno veniva governato congiuntamente dal duca di Guisa e il cardinale di Lorena (gli zii della regina Maria): il duca si occupava della guerra, il cardinale invece dell'economia e della politica estera.[10] I Guisa rimossero dai posti di comando le persone di fiducia del defunto sovrano, fra cui anche il conestabile di Montmorency, sostituendoli con loro uomini.[11] Il 21 settembre 1559 il giovane re venne incoronato dal cardinale di Lorena nella cattedrale di Reims.[12]
Poco dopo l'ascesa al trono di Francesco II, un nuovo sogno entusiasmò la corte di Francia, o almeno i signori vicini al giovane re, a Maria e ai Guisa: il sogno scozzese. I giuristi del re, su ordine dei Guisa, avevano dimostrato che Francesco II, in quanto marito della regina di Scozia, poteva rivendicare il trono degli Stuart, ma anche quello di Inghilterra, usurpato dalla regina Elisabetta, che era stata diseredata dal padre Enrico VIII.[13] Immediatamente sui muri delle residenze regie comparvero assieme le insegne della Francia, della Scozia e dell'Inghilterra; quest'ultime due nazioni dovevano però essere "assimilate". Fu così che venne formata una spedizione guidata dal duca d'Elboeuf, cadetto della casa dei Guisa, che si diresse in Scozia, riuscendo a cacciare gli inglesi che l'avevano occupata, tuttavia i vari disordini interni, prodottisi in Francia, impedirono di dare a questo impegno in Scozia l'ampiezza desiderata dalla regina Maria e dai Guisa.
Si dovette giungere alla pace: l'8 luglio 1560 fu stipulato il trattato di Edimburgo, con cui Maria Stuarda e Francesco II rinunciavano ad ogni pretesa al trono inglese, ma Francesco II si rifiutò di ratificare il testo.[14][15]
[modifica] Il "Tumulto d'Amboise" e le sue conseguenze
Nel febbraio 1560, la corte, senza diffidenza, lasciò Blois e risalì lentamente a nord, verso Marchenoir, dove si trovava la foresta in cui il re voleva recarsi a caccia. Durante il viaggio arrivò ai Guisa, dalla Germania, la notizia di un complotto che mirava a massacrarli. In principio nessuno dette peso a ciò finché, all'arrivo di altri messaggi, la corte si recò ad Amboise, nel locale castello facilmente difendibile.[16] I congiurati, provenienti da più parti del paese, erano tutti ugonotti ed oltre a sterminare i Guisa, pensavano di trasformare il regno di Francia in un paese protestante.
Dal 22 febbraio al 15 marzo 1560 la corte dei Valois visse nell'angoscia. «Il terrore era enorme, quasi vi fosse stato un esercito alle porte» annoterà l'ambasciatore spagnolo riguardo alla cosiddetta "Congiura d'Amboise".[17] Infine il 16 marzo 1560, alcuni paggi mandati in avanscoperta recarono la notizia che cinque o seicento uomini erano nascosti nella foresta in un bosco poco lontano da Amboise. Il duca di Nemours decise insieme ai suoi uomini di avanzare contro il nemico. I protestanti vedendo giungere all'improvviso l'armata a cavallo si dettero alla fuga. Cinquantasei di loro vennero tuttavia catturati e condotti nel cortile del castello dove Francesco II affacciandosi alla finestra con toni pacati volge loro un breve discorso. Agli ugonotti venne dato l'ordine di allontanarsi subito (venne distribuito loro uno scudo a testa), solo i capi (tre o quattro) vennero messi in prigione.[18] Per tutto il pomeriggio vennero catturati altri congiurati: interrogati alcuni ebbero il coraggio di dichiarare che erano venuti ad uccidere il duca di Guisa e il cardinale di Lorena e ad imprigionare il re Francesco e Caterina de' Medici.[18] Il 17 marzo, all'alba, alcuni battaglieri, comandati da Bertrand de Chaudlieu, attaccarono la residenza reale. Il duca di Guisa, colto di sorpresa, riuscì comunque a respingere i battaglioni e a fare un gran numero di prigionieri.[19] Travolto da uno scatto d'ira, Francesco II urlò: «Vi sono persone che mi adulano e mi tradiscono. Ma un giorno, se Dio vuole, farò in modo che se ne debbano pentire!»[20] I congiurati vennero tutti decapitati. In realtà, la violenta repressione seguita ai fatti di Amboise va presa come punizione per il tradimento alla corona di Francia e non come atto violento contro il fanatismo religioso protestante.[21] All'epoca però, nella cittadinanza si confermò l'opinione che i Guisa avessero voluto compiere una vendetta personale.
Il 30 marzo, morì il cancelliere Olivier che venne sostituito, per volontà della regina madre, da Michel de l'Hôspital, un cattolico moderato vicino alla Riforma, noto per la sua rigida amministrazione.[22] Il cancelliere cercò di convincere il re e il suo entourage della necessità di istituire una tolleranza religiosa e di riformare la Chiesa in Francia. Chiese di incontrare i nobili a Orléans in modo che potessero esprimere il loro parere su questi temi. Questa assemblea dei notabili, che venne convocata nel mese di agosto, consentì a Gaspard de Coligny, capo della fazione protestante, di portare al re delle petizioni da parte degli ugonotti. L'assemblea dei notabili prese la decisione di convocare al 12 novembre gli Stati Generali. I Guisa rimasero contrari al concetto di tolleranza espresso dal cancelliere, ma il cardinale di Lorena non era del tutto contrario ad una riforma della Chiesa.
Nonostante le nuove misure adottate dal governo, i conflitti continuarono, alimentati principalmente dai protestanti. Nel frattempo venne arrestato il principe di Condé, Luigi di Borbone, con l'accusa di tradimento. Poiché il re, convinto che avesse preso parte alla congiura d'Amboise, lo condannò a morte: l'esecuzione venne fissata per il giorno stesso dell'apertura degli Stati Generali il 13 dicembre 1560.[23]
[modifica] La morte del re
Il 7 novembre, dall'ascesso dietro l'orecchio, uscì grande quantità di pus e i medici credettero fosse colpa del freddo, poiché il re aveva commesso l'errore di giocare alla pallacorda con abiti non molto pesanti.[24] Il 16 novembre Francesco era svenuto e da quel giorno si era lamentato di forti dolori all'orecchio accompagnati da un abbondante flusso di materia. I Guisa cercarono di nascondere la notizia della sua malattia ai rappresentanti degli Stati Generali che stavano giungendo in quei giorni ad Orléans.[25] Il giorno dopo, il sovrano vomitò tutto ciò che aveva mangiato e i medici entrarono subito in azione con decotti e purghe, ma fu inutile, l'ascesso non guarì e le emicranie continuarono.[24] Francesco II era stato colpito presumibilmente da meningite.
Durante la settimana successiva, la secrezione si fermò a due riprese, ma i dolori si fecero così acuti che i medici cercarono di portare il processo a maturazione: il contrario di ciò che avevano cercato di fare fino a quel punto. Il 30 novembre il re continuò a gemere e mentre continuava a chiedere da bere, lanciava urla che si sentivano sin dalla strada.[24] Ambrogio Parée, medico della famiglia reale, volle intervenire con una trapanazione, ma Caterina de' Medici si oppose.[26] L'infiammazione progredì verso l'alto oltre l'orecchio medio: il 2 dicembre, a causa del perforamento, ci fu un momentaneo miglioramento, ma quando venne raggiunto il cervello si formò un ascesso cerebrale.[27] Il 5 dicembre Francesco II cadde in coma; a mezzogiorno il giovane re ricevette l'estrema unzione e verso sera spirò.[24][28]
Il 23 dicembre 1560, Francesco II venne sepolto nella Basilica di Saint Denis. Non avendo avuto figli da Maria Stuarda,[29] sul trono di Francia gli succedette il fratello minore, Carlo IX, sotto la reggenza della madre Caterina de' Medici.
[modifica] Ascendenza
|
|||||||||||
| Francesco II di Valois | Padre: Enrico II di Francia |
Nonno paterno: Francesco I di Francia |
Bisnonno paterno: Carlo di Valois-Angoulême |
| Bisnonna paterna: Luisa di Savoia |
|||
| Nonna paterna: Claudia di Francia |
Bisnonno paterno: Luigi XII di Francia |
||
| Bisnonna paterna: Anna di Bretagna |
|||
| Madre: Caterina de' Medici |
Nonno materno: Lorenzo de' Medici duca di Urbino |
Bisnonno materno: Piero il Fatuo |
|
| Bisnonna materna: Alfonsina Orsini |
|||
| Nonna materna: Madeleine de La Tour d'Auvergne |
Bisnonno materno: Giovanni III de La Tour d'Auvergne |
||
| Bisnonna materna: Giovanna di Borbone |
[modifica] Onorificenze
| Gran Maestro dell'Ordine di San Michele | |
[modifica] Note
- ^ a b Nemi & Furst, 2000, op. cit., p. 111
- ^ a b c Orieux, 1988, op. cit., p. 125
- ^ Cloulas, 1980, op. cit., p. 61
- ^ Francesco aveva anche le guance livide deturpate da macchie rosse (un eczema derivato dal pus che usciva dall'orecchio), nacque così la calunnia che per curarsi avrebbe dovuto bagnarsi nel sangue dei fanciulli. Quando fu re, i contadini al suo passaggio nascondevano i bambini per paura che li rapisse. Successivamente, cattolici e ugonotti si sarebbero accusati a vicenda di aver creato quella calunnia. (Fraser, 1996, op. cit., p. 121)
- ^ a b Orieux, 1988, op. cit., p. 206
- ^ Nemi & Furst, 2000, op. cit., p. 96
- ^ Fraser, 1996, op. cit., p. 85
- ^ Nemi & Furst, 2000, op. cit., p. 97
- ^ Il giorno della morte di Enrico II fu definito argutamente più tardi come "il giorno della festa dei tre re", poiché si diceva che in Francia ci fossero tre re; Francesco di Valois, Francesco di Guisa e il cardinale Carlo di Lorena: «uno, re soltanto di nome, e due re di Lorena effettivi». (Fraser, 1996, op. cit., p. 105)
- ^ Fraser, 1996, op. cit., p. 104
- ^ Si deve dire anche che Francesco non aveva altra volontà che quella della madre, e lo si può capire dai suoi atti regali che esordivano con queste parole: «Conformemente ai desideri della regina, mia madre e signora, anche io approvo ciò che a lei piace, e mi compiaccio di ordinare che...» (Orieux, 1988, op. cit., p. 207)
- ^ Fraser, 1996, op. cit., p. 105
- ^ Orieux, 1988, op. cit., p. 208
- ^ Cloulas, 1980, op. cit., p. 114
- ^ Poiché persino dopo la stipula del trattato né i Guisa né Maria Stuarda rinunciarono effettivamente all'Inghilterra (Orieux, 1988, op. cit., p. 209).
- ^ Nemi & Furst, 2000, op. cit., p. 122
- ^ Castelot, 2000, op. cit., p. 22
- ^ a b Castelot, 2000, op. cit., p. 23
- ^ Castelot, 2000, op. cit., p. 24
- ^ Castelot, 2000, op. cit., p. 25
- ^ Melotti, 2008, op. cit., p. 109
- ^ Nemi & Furst, 2000, op. cit., p. 127
- ^ Orieux, 1988, op. cit., p. 225
- ^ a b c d Castelot, 2000, op. cit., pp. 28-29
- ^ Nemi & Furst, 2000, op. cit., p. 133
- ^ A causa di questo, si sospettò che si augurasse la morte del figlio per sbarazzarsi di Maria Stuarda e dei Guisa. Cosa assolutamente falsa, poiché Caterina non desiderò mai la morte dei figli: questo sentimento era completamente estraneo alla sua sensibilità e ai suoi doveri di madre. (Orieux, 1988, op. cit., p. 225)
- ^ Fraser, 1996, op. cit., p. 123
- ^ In un certo momento delle sue sofferenze, pare che abbia mormorato una preghiera che gli era stata insegnata dal cardinale: «Signore, perdonami per i miei peccati, e non imputare a me quello che i miei ministri hanno compiuto in mo nome e sotto la mia autorità». (Fraser, 1996, op. cit., p. 123)
- ^ Regneir de la Planche scrisse che il giovane sovrano fosse così innamorato della moglie che non consumò neppure il matrimonio. (Nemi & Furst, 2000, op. cit., p. 111)
[modifica] Bibliografia
- André Castelot, Regina Margot: una vicenda umana tra fasto, amore, crudeltà, guerre di religione e esilio, Milano, Fabbri Editore, 2000.(ISBN non disponibile)
- Ivan Cloulas, Caterina de' Medici, Firenze, Sansoni editore, 1980.(ISBN non disponibile)
- Benedetta Craveri, Amanti e regine. Il potere delle donne, Milano, Adelphi, 2008.ISBN 978-88-459-2302-9
- (FR) Pierre de Bourdeille, detto Brantôme, Recueil des dames, Nendeln, Kraus reprint, XIX sec.(ISBN non disponibile)
- Antonia Fraser, Maria Stuart. La tragedia di una regina, Milano, Mondadori, 1996. ISBN 88-04-41332-8
- Janine Garrisson, Enrico IV e la nascita della Francia moderna, Milano, Mursia, 1987.(ISBN non disponibile)
- Charlotte Haldane, Regina di Cuori: Margherita di Valois, Verona, Gherardo Casini editore, 1975.(ISBN non disponibile)
- Dara Kotnik, Margherita di Navarra. La regina Margot, Milano, Rusconi libri, 1987.ISBN 88-18-23016-6
- Mariangela Melotti, Caterina de' Medici, Torino, Liberamente Editore, 2008. ISBN 978-88-6311-031-9
- Orsola Nemi & Henry Furst, Caterina de' Medici, Milano, Bompiani, 2000. ISBN 88-452-9077-8
- Jean Orieux, Caterina de' Medici. Un'italiana sul trono di Francia, Milano, Arnoldo Mondadori Editore, 1988. ISBN 88-04-30464-2
- Marcello Vannucci, Caterina e Maria de' Medici regine di Francia, Roma, Newton&Compton Editori, 2002. ISBN 88-8289-719-2
- Éliane Viennot, Margherita di Valois. La vera storia della regina Margot, Milano, Mondadori, 1994.ISBN 88-04-37694-5
[modifica] Altri progetti
Commons contiene file multimediali su Francesco II di Francia
[modifica] Collegamenti esterni
| Predecessore | Re di Francia | Successore | |
|---|---|---|---|
| Enrico II | 10 luglio 1559 - 5 dicembre 1560 | Carlo IX |
| Predecessore | Re consorte di Scozia | Successore | |
|---|---|---|---|
| Maria di Guisa | 25 aprile 1558 – 5 dicembre 1560 | Henry Stuart |