Foro di Traiano
Coordinate: 41°53′44″N 12°29′09″E / 41.89556°N 12.48583°E
| Foro di Traiano | |
|---|---|
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Modellino che ricostruisce la pianta del grande Foro di Traiano.
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| Geografia fisica | |
| Superficie | 55.000 m² |
| Geografia politica | |
| Stato | |
| Regione | |
| Provincia | |
| Comune | Roma |
| UNESCO - Patrimonio dell'umanità | |
| Tipologia | Culturali |
| Criterio | (i)(ii)(iii)(iv)(vi) |
| Pericolo | Non in pericolo |
| Anno | 1980 |
| Numero | 91 |
| Amministrazione | |
| Ente | Sovraintendenza capitolina |
| Responsabile | Umberto Broccoli |
| sito web | |
Il Foro di Traiano è uno dei Fori Imperiali di Roma, l'ultimo in ordine cronologico.
Costruito dall'imperatore Traiano con il bottino ricavato dalla conquista della Dacia[1], e inaugurato, secondo i Fasti Ostiensi[2], nel 112 d.C., il foro si disponeva parallelamente al Foro di Cesare e perpendicolarmente a quello di Augusto. Il progetto della struttura è ormai concordemente attribuito all'architetto Apollodoro di Damasco[3].
Il complesso, che misurava 310 m di lunghezza e 185 di larghezza[4], comprende la piazza forense, la Basilica Ulpia, un cortile porticato con la Colonna Traiana e due biblioteche[1]; secondo alcune ricostruzioni ottocentesche[5], ne fa parte anche il tempio del Divo Traiano († nel 117) e di Plotina († nel 121), aggiunto da Adriano[6] e incorniciato da un portico ricurvo nel lato terminale.
Indice |
[modifica] Storia
| Per approfondire, vedi la voce Età traianea e adrianea. |
[modifica] Edificazione
La conquista della Dacia (101-106) fruttò a Traiano una enorme ricchezza, stimata in cinque milioni di libbre d'oro (pari a 226,8 t) e nel doppio d'argento, e una straordinaria quantità di altro bottino, oltre a mezzo milione di prigionieri di guerra. Si trattava del favoloso tesoro di Decebalo, che lo stesso re avrebbe nascosto nell'alveo di un piccolo fiume (il Sargetia) nei pressi della capitale, Sarmizegetusa Regia[7].
Al ritorno dalla campagna fu tributato a Traiano un grandioso trionfo, con spettacoli gladiatorii (ludi) e corse dei carri nel Circo Massimo; si dispose, quindi, la costruzione di un nuovo foro che comprendesse anche la presenza di una Colonna celebrativa. Qualcuno ha pensato che questi numeri strabilianti fossero frutto di un errore di trascrizione e che la cifra reale dovesse essere divisa per dieci ma, anche se così fosse, il risultato rimarrebbe di eccezionale rilievo. In effetti Traiano sembra abbia ottenuto da questo immenso bottino circa 2700 milioni di sesterzi, cifra nettamente più alta di quella sborsata da Augusto per la costruzione del suo foro, come attestano le Res gestae[8]. Oltre a ciò, la conquista contribuì a un aumento permanente delle entrate nelle casse dell'erario grazie alle miniere della Dacia occidentale, che furono riaperte sotto la sorveglianza dei funzionari imperiali[9].
L'impianto del nuovo complesso monumentale, voluto dallo stesso Traiano per celebrare la conquista della Dacia, rese necessario un ampio lavoro di sbancamento, comportante l'eliminazione della sella che congiungeva il Campidoglio al Quirinale e chiudeva la valle dei Fori Imperiali verso il Campo Marzio[10]. La sella fu in realtà già parzialmente intaccata sotto Domiziano, come dimostrano il muro in laterizio sul limite sud-occidentale del Foro di Cesare e le fondazioni della Terrazza domizianea (domus Sexti), su cui attualmente insiste la Casa dei Cavalieri di Rodi[11].
Per realizzare il nuovo foro vennero anche demoliti l'Atrium Libertatis[12], le cui funzioni passarono a una delle absidi della Basilica Ulpia[13], e un tratto delle Mura serviane, entrambi collocati probabilmente sulla sella eliminata[14].
Contemporaneamente al foro, anche per contenere il taglio delle pendici del Quirinale, vennero innalzati i Mercati di Traiano, un complesso di edifici con funzioni prevalentemente amministrative e di archivio, collegato alle attività che si svolgevano nel foro; fu inoltre rimaneggiato il Foro di Cesare, dove si eresse la Basilica Argentaria, e si ricostruì il tempio di Venere Genitrice[15].
Il progetto del nuovo complesso è concordemente attribuito ad Apollodoro di Damasco[3], che aveva accompagnato Traiano nelle campagne daciche mettendo a servizio dell'imperatore le sue competenze di architetto nelle attività di supporto tecnico alle operazioni militari (es. ponte sul Danubio). I Fasti Ostiensi ci informano che il foro venne inaugurato nel 112 d.C. e la Colonna di Traiano nel 113 d.C.[2]
[modifica] Significato del foro nella propaganda imperiale
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Un'interpretazione del foro vedeva in esso una trascrizione monumentale della pianta tipica dei principia, ovvero la piazza principale degli accampamenti militari[16] [17], quale preciso segnale della politica traianea incentrata sulla componente bellica. Sebbene questa interpretazione sia stata poi superata[18], poiché oggi si ritiene che la pianta riproponga quella dell'Atrium Libertatis di Gaio Asinio Pollione[17], la decorazione del complesso è una celebrazione dell'esercito vittorioso e soprattutto delle virtù del suo comandante, lo stesso imperatore, protagonista delle scene di guerra rappresentate nei rilievi scultorei e raffigurato nelle statue, quella posta in cima alla Colonna Traiana (oggi sostituita da quella di san Pietro) e quella equestre più grande del vero collocata al centro della piazza. Anche alcuni indizi epigrafici[19] suggeriscono una glorificazione di Traiano legata al suo ruolo di vittorioso generale. Vi sono tuttavia anche elementi che sottolineano più la pacificazione ottenuta con la vittoria (pax romana) che la pura e semplice gloria militare.
Alla glorificazione e futura apoteosi dell'imperatore, determinata dalle sue virtù, alludono anche i diversi fregi figurati degli edifici del complesso, con grifoni, sfingi, vittorie[20] e amorini[21]. La sepoltura di Traiano nel basamento della colonna onoraria rappresenta il culmine di questo intento celebrativo.
[modifica] Funzioni
Il complesso veniva utilizzato per varie funzioni: un procurator Fori Divi Traiani, ricordato in un'iscrizione[22] rinvenuta nei Mercati, doveva amministrare le varie attività che vi si svolgevano. Sappiamo dalla Forma Urbis Severiana che una delle absidi della Basilica Ulpia aveva ereditato le funzioni dell'Atrium Libertatis, dove si dovevano svolgere le cerimonie di manomissione degli schiavi[20]. Certamente fu sede di cerimonie pubbliche di vario genere:
- vi furono promulgate numerose leggi, alcune delle quali datate tra il 319 ed il 451 d.C.[23];
- vi vennero distribuiti alcuni congiaria al popolo romano (una scena simile è rappresentata in uno dei pannelli dell'arco di Costantino, dell'epoca dell'imperatore Marco Aurelio)[24];
- vi furono pubblicamente bruciati i documenti di archivio che contenevano la registrazione dei debiti verso il fisco condonati da Adriano[25];
- Marco Aurelio vi tenne una vendita all'asta di beni del palazzo imperiale per finanziare le campagne militari contro Germani e Sarmati negli anni settanta del II secolo[26].
| « Dopo aver prosciugato il tesoro per questa guerra, ormai, non potendo più richiedere alcuna nuova imposta straordinaria sui provinciali, tenne una vendita pubblica nel Foro del divo Traiano di molti degli arredi imperiali, e vendette i calici d'oro, cristallo e murrina, caraffe fatte per i re, le vesti di sua moglie di seta ricamate in oro, e anche i gioielli che aveva trovato in numero considerevole in un armadio sacro di Adriano. Questa vendita andò avanti per due mesi, tanto che fu realizzata una grande quantità di oro, in modo tale da poter condurre a termine la guerra contro i Marcomanni in piena conformità con i suoi piani. Diede inoltre la possibilità agli acquirenti di sapere che, qualora qualcuno di loro avesse voluto restituire il suo acquisto e recuperare i suoi soldi, avrebbe potuto farlo. Né si rese poco gentile con chi preferì non restituire ciò che aveva comprato » | |
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(Historia Augusta, Vita Marci Antonini philosophi, XVII, 4-5)
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Marco Aurelio dispose, inoltre, che nel Foro di Traiano fossero innalzate statue in ricordo dei generali che per lui combatterono durante le guerre contro le popolazioni del nord[27]. Le basiliche erano tradizionalmente sede dei tribunali e dell'attività giudiziaria[20], e a questo scopo potevano servire le absidi, spazi separati e raccolti rispetto alla navata centrale. Inoltre, in epoca tarda, si tenevano nel foro lezioni e attività culturali (forse con sale di lettura e scuole), presumibilmente nelle esedre dei portici[23].
La Historia Augusta ricorda, infine, che l'imperatore Aureliano, allo scopo di aumentare il senso di sicurezza dei cittadini, ordinò che i registri dei debiti dovuti allo Stato fossero bruciati, una volta per tutte, proprio nel Foro di Traiano[28].
[modifica] Storia successiva
| Traiano: Denario[29] | |
|---|---|
| IMP TRAIANO AVG GER DAC P M TR P COS VI P P, testa laureata a destra; | S P Q R OPTIMO PRINCIPI, statua equestre di Traiano verso sinistra, lancia e spada in mano (o una piccola vittoria). |
| 19 mm; 3,35 g; 7h; coniato nel 112/114/115. | |
La piazza del foro era perfettamente conservata nel IV secolo d.C., come testimonia la meraviglia di Costanzo II in visita a Roma nel 357 d.C. In particolare egli fu colpito dalla colossale statua equestre di Traiano[30]:
| « [...] quando giunse al Foro di Traiano, che crediamo costruzione unica al mondo, stupefatto anche per il consenso degli Dei, si fermò attonito, rimirandosi tutto intorno tra le costruzioni imponenti, difficili da descrivere e non più imitabili dai mortali. E così messa da parte la speranza di impegnarsi nella costruzione di opere similari, diceva di voler e potere imitare solo il cavallo di Traiano, collocato in mezzo all'atrio, che portava l'imperatore » | |
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(Ammiano Marcellino, Res gestae, XV, 10, 15)
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Ancora nel V secolo d.C. la piazza era uno spazio pubblico, nel quale si erigevano statue a personalità illustri della vita culturale del Tardo impero, come quelle dei poeti Merobaude[31] e Sidonio Apollinare[32].
Solo intorno alla metà del IX secolo d.C. le lastre della pavimentazione marmorea della piazza furono sistematicamente sottratte per essere riutilizzate. L'intervento, piuttosto impegnativo, fu probabilmente condotto ancora in ambito pubblico e i marmi ricavati dovettero essere utilizzati per farne calce di ottima qualità per qualche opera dell'epoca; lo spazio mantenne tuttavia una funzione pubblica e fu ripristinata una pavimentazione in battuto[33].
I problemi di impantanamento di tutta l'area portarono a una serie di rialzamenti progressivi del terreno e a una prima occupazione con abitazioni. Sappiamo, inoltre, che la Basilica Ulpia e le due biblioteche rimasero in piedi fino al XV secolo, in parte scoperchiate e depredate di molte decorazioni[34], mentre all'interno del foro cominciarono a insediarsi diverse abitazioni private e un mercato (Macellum Corvorum)[33].
Il lato meridionale del foro rimase in parte integro, almeno fino alla metà del XVI secolo, sebbene ad esso già dal 1263 si fossero addossate prima la chiesa di Sant'Urbano e, dal 1432, quella di Santa Maria. Nel XVI secolo un consistente rialzamento del terreno a scopo di bonifica permise la costruzione del quartiere detto Alessandrino, i cui edifici si impiantarono su quelli più antichi, utilizzati come cantine. La struttura del quartiere restò immutata sino alle demolizioni mussoliniane per l'apertura di via dei Fori Imperiali[35].
[modifica] Descrizione
| Per approfondire, vedi la voce Arte traianea. |
Il foro (300 x 185 metri) si disponeva parallelamente al Foro di Cesare (a nord-ovest di questo) e perpendicolarmente a quello di Augusto, con la basilica sopraelevata di alcuni gradini[4]. Tutti gli edifici del Foro di Traiano erano ricoperti di marmi e stucchi, nonché adorni di sculture e pitture parietali[36].
Il complesso comprende, nell'ordine:
- un ingresso formato da un'aula quadrata con quadriportico centrale[37];
- la piazza forense, con il lato d'ingresso convesso, al centro della quale si trovava la grande statua equestre dell'imperatore;
- due esedre semicircolari ai lati della piazza[38];
- la Basilica Ulpia, un cortile porticato con la famosa Colonna Traiana e le due biblioteche greca e latina[1] [39].
Nelle ricostruzioni ottocentesche, poi riproposte per tutto il XX secolo, chiudeva il complesso il tempio del Divo Traiano e di Plotina, incorniciato da un portico ricurvo nel lato terminale, secondo le fonti[40] edificato da Adriano dopo il 121. I sondaggi archeologici del 1998-2000, però, non ne hanno trovato traccia e la sua reale collocazione è tornata ad essere un problema aperto; di questo tempio sappiamo veramente pochissimo poiché, a parte l'iscrizione dedicatoria, rimangono i resti di un solo capitello (alto ben 2,12 metri), che possono dare l'idea di quanto grandioso fosse l'edificio, con colonne alte probabilmente attorno ai 20 metri[23]. L'elemento più originale della pianta era la presenza della basilica al posto del consueto tempio a chiudere il lato principale della piazza[17].
[modifica] La piazza e i portici
| Per approfondire, vedi la voce Statua equestre di Traiano. |
Il foro vero e proprio era costituito da una vasta piazza rettangolare con portici sui due lati, chiusa sul fondo dalla Basilica Ulpia e ornata dalla colossale statua equestre di Traiano. La piazza era pavimentata con lastre rettangolari di marmo bianco[17].
[modifica] Lato sud-orientale
| Traiano: Aureo[41] | |
|---|---|
| IMP TRAIANO AVG GER DAC P M TR P COS VI P P, busto laureato con drappeggio e corazza verso destra; | Arco di Traiano, entrata trionfale del Foro di Traiano: facciata di un edificio esastilo, sormontato da statue e un carro trionfale a sei cavalli con tre figure verso sinistra e destra (due soldati e al centro un trofeo dei Daci); quattro statue negli archi sottostanti; FORVM TRAIAN(A) in esergo. |
| 19 mm; 7,13 g; 7 h; coniato nel 112/115. | |
| Per approfondire, vedi la voce Arco di Traiano (Roma). |
Sul lato del Foro di Augusto la piazza era chiusa da un muro in blocchi di peperino ad andamento spezzato, leggermente convesso verso l'esterno, con un tratto centrale e due "ali" oblique[38], decorato da colonne aggettanti con fusti in marmo giallo antico e cipollino del diametro di 1,5 m circa[42].
Questo lato, rivestito internamente di marmi, era inoltre ritmato da un ordine di lesene che rispecchiavano le colonne corinzie della facciata. Il colonnato recava una trabeazione sporgente sulle colonne con il noto fregio con amorini sorgenti da cespi d'acanto che versano da bere a grifoni[21].
È possibile che questa monumentale facciata scenografica, facente sfondo alla statua equestre dell'imperatore, fosse sormontata da un attico con prigionieri daci, molto simile a quello della basilica sul lato opposto della piazza: a questo attico potrebbero appartenere le due statue acefale e la testa di dace in marmo bianco ritrovate negli scavi.
Manca invece ogni traccia dell'arco trionfale, ipotizzato sulla base di alcune raffigurazioni monetali[41], che secondo le fonti fu decretato dal Senato come onore postumo all'imperatore per le sue vittorie in Oriente. L'arco era stato immaginato al centro di questo lato della piazza, quale ingresso monumentale al foro, e sul suo attico erano posti una quadriga trionfale (al centro), trofei e vittorie (ai lati)[43].
Lungo questa facciata, furono scoperti nel corso degli scavi archeologici degli anni 1926-1933 numerosi elementi scultorei, tra cui frammenti del fregio con grifoni, alcune imagines clipeatae (una delle quali con corazza), un torso di statua togata e di una corazzata, due teste forse collegate a dei clipei e raffigurazioni di armi e trofei[37] [44].
Alle spalle di questa facciata colonnata sul lato meridionale della piazza, si apre inoltre una vasta sala che ne segue l'andamento trisegmentato e, nel settore centrale rettilineo, permette di accedere a un cortile, circondato almeno su tre lati da portici rialzati su podio, con fusti lisci in marmo cipollino. I portici sono pavimentati con lastre rettangolari in marmo cipollino e marmo portasanta. Qui si sono rinvenuti i frammenti di un'iscrizione con il nome dell'imperatore al nominativo[45]. La funzione di questo cortile è tuttora incerta. L'edificio occupa lo spazio che risulta a ridosso dell'esedra settentrionale del Foro di Augusto[33].
[modifica] Portici laterali ed esedre
| Per approfondire, vedi la voce Mercati di Traiano. |
I portici laterali, rialzati da due gradini rispetto alla quota della piazza, avevano una considerevole ampiezza[46]. Vi si aprivano due ampie esedre semicircolari coperte[47], che riprendono la pianta del Foro di Augusto, separate dai portici da un diaframma costituito da una fila di pilastri che avevano il medesimo spessore del muro di fondo dei portici e dunque erano rettangolari, ossia più profondi che larghi.
La pavimentazione era costituita da un disegno di quadrati in cui si iscrivevano alternativamente quadrati più piccoli o cerchi, in marmo giallo antico e pavonazzetto. Anche nelle esedre il muro di fondo presentava delle lesene, disposte su due ordini; al centro di questo si apriva una nicchia, inquadrata da colonne in granito del Foro[37].
Probabilmente, come nel vicino Foro di Augusto, anche nelle esedre traianee erano collocate opere d'arte, come testimonia il rinvenimento di tre statue acefale nel pregiato marmo tasio, leggermente più grandi del vero: un loricato (in corazza o lorica, attualmente unico pezzo pertinente al foro esposto nel Museo dei Fori Imperiali), un togato e un altro personaggio seduto, che dovevano probabilmente raffigurare personaggi di rango imperiale[48].
Sulla facciata verso la piazza, sopraelevata con due gradini, colonne del portico erano in ordine corinzio, con fusti rudentati in marmo pavonazzetto. Al di sopra dell'ordine colonnato si innalzava un attico con sculture di prigionieri daci (su due differenti livelli)[17], probabilmente sia in marmo di Carrara, sia in pavonazzetto della Frigia, alte circa 2,5-3 metri, alternate a clipei ornati da teste ritratto: tra queste ci sono giunte quella di Agrippina Minore e quella di Nerva (o del padre naturale di Traiano, anch'egli con lo stesso nome del figlio): il motivo riprendeva abbastanza da vicino il modello dell'attico dei portici del Foro di Augusto e la galleria di ritratti probabilmente proseguiva idealmente la serie degli uomini illustri della storia romana rappresentati nelle statue dei portici di questo complesso[37] [49].
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Foro e Mercati di Traiano dal Vittoriano.
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I Mercati di Traiano dietro la grande esedra orientale del Foro di Traiano.
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Pavimento originale dell'esedra orientale del Foro di Traiano, con disegno di cerchi e quadrati in marmo giallo antico e marmo pavonazzetto.
[modifica] La Basilica Ulpia
| Traiano: Aureo[50] | |
|---|---|
| IMP TRAIANO AVG GER DAC P M TR P COS VI P P, busto laureato con drappeggio e corazza verso destra; | La facciata della Basilica Ulpia con tre corpi separati "in avanti", ognuno con base a due colonne; sopra l'epistilio centrale, una quadriga trionfale; sopra gli epistili laterali, due bighe; un paio di aquile legionarie nella parte più esterna; BASILICA VLPIA in esergo. |
| 7,24 g; 8 h (zecca di Roma); coniato nel 112. | |
| Per approfondire, vedi la voce Basilica Ulpia. |
La Basilica Ulpia, il cui nome deriva dal gentilizio dell'imperatore, chiudeva il lato nord-occidentale della piazza con il suo lato lungo, rialzato per mezzo di tre gradini. Si trattava della più grande basilica mai costruita a Roma. Misurava 170 metri lungo l'asse maggiore e quasi 60 lungo quello minore[20]. La facciata era articolata da tre avancorpi sporgenti, come mostra bene la monetazione di quegli anni[51], ed era sormontata anch'essa da un attico con sculture di prigionieri daci in marmo bianco lunense (alte circa 2,5 metri, con retro poco lavorato per essere ancorate alla parete), che in questo caso si alternavano a pannelli decorati in rilievo con cataste di armi[20] [52].
Il coronamento sporgente sopra i Daci recava iscrizioni in onore delle legioni dell'esercito che avevano preso parte, anche solo con vexillationes, alla conquista della Dacia[20]. Si tratterebbe quindi delle seguenti legioni coinvolte:
- I Adiutrix, I Italica, I Minervia, II Adiutrix, IIII Flavia, V Macedonica, VII Claudia, X Gemina, XI Claudia Pia Fidelis, XIII Gemina, Legio XIIII Gemina Martia Victrix, XV Apollinaris, XXI Rapax e XXX Ulpia Victrix;
- e le vexillationes legionarie della II Augusta, III Augusta, III Gallica, IV Scythica[53], VI Ferrata, VII Gemina, IX Hispana, Legio XII Fulminata[53], XX Valeria Victrix e XXII Primigenia[54].
All'interno la basilica era divisa in cinque navate, fra le quali la più ampia risultava quella centrale. Quest'ultima era poi circondata sui quattro lati da colonne di granito, più grandi rispetto a quelle delle due file laterali in marmo cipollino[20]. Della ricca decorazione del fregio restano solo dei frammenti, su cui sono rappresentate Vittorie che sacrificano tori o che adornano candelabri con ghirlande[20]. La navata centrale presentava un secondo piano, con un colonnato, e forse anche un terzo simile. Sui lati corti, dietro lo schermo di una terza fila di colonne, si aprivano due absidi[47].
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Le colonne in granito grigio della navata centrale della Basilica Ulpia, rialzate negli anni trenta del XX secolo.
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Colonne in granito grigio della navata centrale.
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La Basilica Ulpia e la Colonna di Traiano visti da sud.
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Frammenti della Forma Urbis Severiana con la rappresentazione della Basilica Ulpia.
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Pianta della Basilica Ulpia nel Foro di Traiano a Roma.
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Disegno ricostruttivo dell'interno della Basilica Ulpia.
[modifica] Le biblioteche e la Colonna
| Traiano: denario[55] | |
|---|---|
| IMP TRAIANO AUG GER DAC P M TR P COS VI P P, testa laureata a destra con drappeggio su spalla. | S P Q R OPTIMO PRINCIPI S C, la Colonna di Traiano al centro, sulla cima la statua dell'imperatore, alla base due aquile e la porta d'accesso al monumento. |
| 3,34 g; coniato nel 114 al termine della costruzione della Colonna di Traiano. | |
| Per approfondire, vedi le voci Colonna di Traiano e Conquista della Dacia. |
Alle spalle della Basilica Ulpia si trovavano due ambienti disposti simmetricamente ai lati del cortile in cui sorge la Colonna Traiana; si tratta di due ampie sale con pareti ornate da due ordini di colonne, nelle quali si aprivano nicchie accessibili mediante alcuni gradini, mentre sul lato di fondo il colonnato formava un'edicola con frontone che doveva ospitare una statua. Gli ambienti erano pavimentati con grandi lastre in granito grigio, riquadrate da fasce in marmo giallo antico[56].
La presenza delle nicchie sulle pareti ha fatto interpretare gli ambienti come biblioteche[57]; si tratterebbe della Biblioteca Ulpia, citata dalle fonti, nella quale si conservavano all'epoca di Aureliano i libri lintei[58], e che doveva forse custodire i decreti dei pretori[59].
Nello stretto cortile tra le due biblioteche, chiuso dal muro di fondo della basilica e fiancheggiato dai portici con fusti in marmo pavonazzetto che precedevano la facciata dei due ambienti, si trovava la Colonna Traiana, l'unico elemento giunto pressoché intatto del complesso del foro. Questa colonna onoraria, monumento funerario[60] e celebrativo delle imprese militari dell'optimus princeps, è un'opera di rara bellezza e originalità sulla quale, sotto la guida del grande architetto Apollodoro di Damasco[3], numerosi scultori lavorarono a 155 scene e 2500 figure[61], fino al giorno dell'inaugurazione (avvenuta il 12 maggio del 113). Nel fregio figurato della colonna, che è alta cento piedi romani (29,78 metri), furono scolpite le imprese militari dell'imperatore e dei suoi generali[62], forse prendendo spunto dagli stessi Commentarii di Traiano, scritti ad imitazione di quelli di Cesare. La "narrazione in pietra" (Italo Calvino) si sviluppava sul fusto similmente ad un rotolo di papiro (volumen) e per questo la colonna fu significativamente posta fra le due biblioteche del foro, la latina e la greca[63].
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In primo piano sulla destra il Tempio di Traiano (in posizione in realtà errata), di fronte la colonna, ai cui lati erano poste le due biblioteche (ricostruzione).
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Particolare dei rilievi della Colonna di Traiano.
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Dettaglio della colonna (fregio n° LXXII secondo ), dove è possibile riconoscere sia il ponte di Traiano sul Danubio, sia lo stesso Apollodoro di Damasco, a sinistra e di fronte a Traiano che offre un sacrificio[64].
[modifica] Resti archeologici
Degli edifici descritti rimangono cospicui resti murari ed elementi di decorazione architettonica nell'attuale area archeologica, suddivisa in tre zone dalle vicende degli scavi.
L'area della Basilica Ulpia fu scavata nel periodo dell'occupazione napoleonica, agli inizi dell'XIX secolo[66]. Nel 1906 furono indagati l'area sottostante la Colonna traiana e l'angolo settentrionale del cortile tra le due biblioteche[67]. Negli anni trenta venne, quindi, indagato il settore centrale della basilica, i cui fusti in granito grigio della navata centrale furono rialzati in loco, e ancora l'area circostante la Colonna di Traiano (unico elemento architettonico giunto fino ai nostri giorni pressoché intatto), con il cortile e le fondazioni dei portici laterali antistanti le due biblioteche. La biblioteca occidentale è oggi utilizzata quale deposito dei frammenti architettonici del foro[68]. Tre fusti di colonna in marmo cipollino, rialzati fuori posto lungo il perimetro del moderno recinto, devono essere attribuiti al secondo ordine della navata centrale della basilica.
Negli anni trenta si scavò anche il settore del portico e dell'esedra orientali, ai piedi dei Mercati di Traiano, da cui il foro è separato per mezzo di una via basolata: sono visibili, in parte ricostruiti, i gradini della facciata del portico, con alcuni fusti rialzati in posto, alcuni filari in blocchi di peperino del muro di fondo dei portici e delle esedre e ampi lacerti della loro pavimentazione, con lastre originali oppure di restauro e traccia dell'impronta delle lastre mancanti sullo strato di preparazione.
Contemporaneamente il vecchio scavo ottocentesco venne allargato verso sud-ovest e si rimise in luce una parte più consistente dell'estremità della basilica, con tracce di pavimentazione, e i resti della cosiddetta biblioteca occidentale [69], lasciati visibili al di sotto di una soletta in cemento armato che attualmente sostiene i giardini lungo via dei Fori Imperiali[70].
Infine, il grande scavo giubilare condotto nel 1998-2000 ed i successivi degli anni 2004-2007 hanno permesso di riportare alla luce un settore consistente della piazza, in parte coperto dagli edifici che s'impiantarono in epoche successive sui resti del complesso monumentale. Tra questi resta visibile la fossa di fondazione per la grande statua equestre dell'imperatore, che è risultata spostata verso sud rispetto al centro della piazza, in corrispondenza del centro delle esedre dei portici[33].
Le indagini, condotte dalla Sovraintendenza capitolina, hanno rivoluzionato la tradizionale ricostruzione del complesso monumentale, in particolare per quanto riguarda le due estremità: verso il Foro di Augusto il muro di recinzione meridionale del complesso traianeo mostra una pianta trisegmentata, con un settore rettilineo centrale affiancato da due settori obliqui, invece che curvilinea e leggermente concava dal lato interno. Si ignorava, inoltre, l'esistenza del cortile meridionale[33].
Sul lato opposto settentrionale, in direzione del Campo Marzio, le indagini condotte nei sotterranei di Palazzo Valentini (sede della Provincia di Roma) e della contigua chiesa del Santissimo Nome di Maria, non hanno rivelato traccia in questa zona del tempio dedicato da Adriano a Traiano e all'imperatrice Plotina, suoi genitori adottivi, divinizzati dopo la morte[23] [33]. Le fonti ricordano che si tratta dell'unico edificio eretto da Adriano sul quale volle iscritto il proprio nome come dedicante, ma non ne precisano la collocazione o l'aspetto. Sotto il palazzo e la chiesa sono invece presenti resti di strutture in laterizio, ancora da indagare, ma che non sembrano pertinenti al complesso forense[23]. I colossali fusti in granito grigio che tradizionalmente si attribuivano alla facciata del tempio sono stati quindi interpretati come facenti tradizionalmente parte di un monumentale propileo di accesso al Foro di Traiano per chi proveniva dal Campo Marzio e la questione della collocazione del tempio è rimasta insoluta. Nel 2011 altre indagini hanno nuovamente riproposto l'esistenza del tempio nella sua collocazione tradizionale[71].
Nel luglio 2005 è stata rinvenuta nella parte meridionale del foro una testa in marmo dell'imperatore Costantino, che doveva appartenere a una statua colossale eretta nel foro a circa due secoli dalla sua inaugurazione. La testa fu riadattata da una scultura precedente, riscolpendo i tratti di Costantino al posto del personaggio precedentemente raffigurato. Dopo la scavo la testa è stata prima temporaneamente esposta nei Musei Capitolini e in seguito collocata nel Museo dei Fori Imperiali dopo la sua inaugurazione.
Nel 2009, durante gli scavi preliminari condotti per la realizzazione della linea C della Metropolitana nell'area adiacente alla chiesa di Santa Maria di Loreto, sono stati rinvenuti resti interpretati come l'Ateneo, un complesso edificato dall'imperatore Adriano nel 135 per ospitare conferenze e letture[72].
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Scultura di dace, conservata presso il Museo Chiaramonti.
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Altra scultura di dace, conservata presso i Musei Capitolini a Roma.
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Scultura di dace, conservata anch'essa presso i Musei Capitolini.
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Sculture di due degli otto Daci presenti sull'Arco di Costantino, provenienti dal Foro di Traiano.
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Scultura frammentaria di dace in marmo pavonazzetto nei Musei Capitolini (proveniente dall'Arco di Costantino, reimpiegato dal Foro di Traiano, sopra il portico colonnato della grande piazza).
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Scultura di dace in granito rosso (presso il Giardino di Boboli), proveniente dal foro.
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Busto di dace al tempo della conquista della Dacia di Traiano.
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Terzo busto di dace presso il Museo Chiaramonti, proveniente dal foro.
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Kyma lesbio continuo sormontato da un listello in una cornice del Foro di Traiano a Roma.
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Cornice della Basilica Ulpia.
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Kyma lesbio trilobato tra un listello soprastante e un astragalo a fusarole e perline sottostante (non ben conservato): particolare di una cornice del Foro di Traiano a Roma.
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Frammento di grifone in marmo di Carrara del II secolo d.C. (provenienza ignota), oggi presso il Museo Nazionale Romano delle Terme di Diocleziano).
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Busto di Cesare rinvenuto nel corso degli scavi del 1546 nei pressi della chiesa di Santa Maria in Campo Carleo (oggi scomparsa), ora al Museo Nazionale di Napoli[73].
[modifica] Decorazione scultorea e "grande fregio di Traiano"
| Per approfondire, vedi le voci Grande fregio di Traiano, Arco di Costantino e Museo della Civiltà Romana. |
La decorazione del complesso forense era incentrata sulla celebrazione della vittoria ottenuta in Dacia. Di essa facevano parte le numerose statue di Daci, i rilievi con armi, le iscrizioni in onore delle legioni sul coronamento dell'attico della Basilica Ulpia e i basamenti che dovevano sorreggere insegne, di incerta collocazione, con iscrizione in onore di altri corpi militari, lo stesso fregio della Colonna Traiana e, probabilmente, il cosiddetto grande fregio di Traiano, reimpiegato sull'Arco di Costantino).
Il "grande fregio" era formato dai quattro grandi pannelli reimpiegati sull'Arco di Costantino, due nel passaggio del fornice centrale e due in alto sull'attico, che combaciano perfettamente per un'altezza di 3 metri sviluppandosi per circa 18 metri di lunghezza[74]. Il fregio raffigurava le gesta dell'imperatore Traiano al termine della conquista della Dacia (101-107), che culminava con un trionfo, quale continuazione del fregio coclide[75].
Il fregio storico, dove i Daci sono ben riconoscibili nei loro costumi, è stato confrontato coi rilievi della Colonna Traiana, arrivando a ipotizzare la presenza della stessa mano d'artista nelle due opere, sebbene qui manchino gli intenti di fedele ricostruzione storica degli avvenimenti e della sequenza temporale propri della colonna, e nonostante la forte similitudine di alcune scene (scena LI: Traiano riceve le teste di due capi daci e le scene di cavalleria alla carica). L'artista, denominato "Maestro delle imprese di Traiano", è stato identificato con l'architetto stesso del foro, Apollodoro di Damasco[76]. Se si tratta della stessa mano, almeno nei disegni e nella concezione, siamo comunque di fronte a due contenuti sensibilmente diversi, narrativo-cronistico l'uno e celebrativo-simbolico l'altro, espressi con linguaggi differenti, nonostante alcuni inconfondibili tratti comuni come il solco di contorno per le figure, alcuni schemi compositivi e il ritratto dei barbari vinti quali onorevoli avversari. La presenza della scena dell'adventus ("ritorno"), non presente nella colonna, forma una sorta di continuazione del racconto delle imprese di Traiano, anche se con intenti più glorificatorii.
[modifica] Note
- ^ a b c Cassio Dione, LVIII, 16, 3.
- ^ a b CIL XIV, 4543.
- ^ a b c Cassio Dione, LIX, 4, 1; Bianchi Bandinelli, 2005, op. cit., p. 261; Coarelli, 2008, op. cit., p. 145.
- ^ a b Foro di Traiano. Mercatiditraiano.it. URL consultato il 13 dicembre 2011.
- ^ Canina, 1841, op. cit..
- ^ CIL VI, 31215. Il tempio fu inserito nel complesso del foro in un periodo che si ritiene compreso fra il 128 e il 135 (Meneghini et al., 1995, op. cit., p. 11).
- ^ Cassio Dione, LVIII, 14, 4-5; Plinio il Giovane, Epistulae, VIII, 4, 2. Vedi anche Coarelli, 1999, op. cit., pp. 208-209, tavv. 164-165 (CI-CII/CXXXVII-CXL).
- ^ CIL III, p 0774.
- ^ Popescu, 1998, op. cit., p. 190.
- ^ A questa sella montuosa è stato generalmente riferito il termine mons menzionato nell'iscrizione sul basamento della Colonna Traiana (CIL VI, 960). L'iscrizione ricorda come l'altezza della colonna onoraria sia pari a quella della sella sbancata nel corso dei lavori di costruzione del complesso forense (ad declarandum quantae altidudinis mons et locus tantis operibus / viribus sit egestus).
- ^ Cecamore, 1999, op. cit., p. 359.
- ^ Cicerone, Epistulae ad Atticum, 4.17.7.
- ^ Nella Forma Urbis Severiana l'abside reca l'iscrizione LIBERTATIS.
- ^ Romolo A. Staccioli, Guida di Roma antica, Milano, Rizzoli, 1994, p. 246.
- ^ CIL XIV, 4543; Coarelli, 2008, op. cit., p. 125.
- ^ Meneghini et al., 1995, op. cit., p. 18.
- ^ a b c d e Coarelli, 2008, op. cit., p. 140.
- ^ Milella, 1995, op. cit., p. 101.
- ^ CIL VI, 3493 e CIL VI, 3290.
- ^ a b c d e f g h Coarelli, 2008, op. cit., p. 141.
- ^ a b Il fregio si è conservato in due lastre ritagliate dai blocchi originari, conservate nei Musei Vaticani. Ranuccio Bianchi Bandinelli li ha definiti tra i più belli dell'arte decorativa flavio-traianea, assieme a quello traianeo del Foro di Cesare (Bianchi Bandinelli, 1976, op. cit., Arte Romana scheda 104); vedi anche Meneghini et al., 1995, op. cit., pp. 27-33.
- ^ CIL VI, 41285a (qui la foto dell'iscrizione originale)
- ^ a b c d e Coarelli, 2008, op. cit., p. 146.
- ^
Rilievo dell'arco di Costantino, su cui, in origine, l'imperatore Marco Aurelio distribuiva alcuni congiaria al popolo di Roma forse davanti alla Basilica Ulpia (Coarelli, 2008, op. cit., p. 146). - ^ Historia Augusta, Vita Hadriani, VII, 6.
- ^ Historia Augusta, Vita Marci Antonini philosophi, XVII, 4-5; XXI, 9.
- ^ Historia Augusta, Vita Marci Antonini philosophi, XXII, 7-8.
- ^ Historia Augusta, Vita Divi Aureliani, XXXIX, 3.
- ^ RIC II, 291 var. (drappeggio); BMC III, 445; RSC II, 497a.
- ^ Ammiano Marcellino, Res gestae, XV, 10, 15-16. Il reimpiego nell'arco di Costantino di alcune statue di Daci provenienti dal Foro di Traiano e del cosiddetto Grande fregio traianeo, per il quale si è ipotizzata la medesima collocazione, hanno fatto nascere tuttavia la supposizione che qualche parte del complesso fosse stata abbandonata già agli inizi del secolo.
- ^ Hedrick, 2000, op. cit., p. 233.
- ^ PLRE, pp. 115-118.
- ^ a b c d e f Archeo, 271, op. cit., pp. 42-61.
- ^ Meneghini et al., 1995, op. cit., p. 12.
- ^ Meneghini et al., 1995, op. cit., p. 14.
- ^ Bianchi Bandinelli, 2005, op. cit., p. 266.
- ^ a b c d Archeo, 312, op. cit., pp. 77-81.
- ^ a b Coarelli, 2008, op. cit., p. 139.
- ^ Bianchi Bandinelli, 2005, op. cit., p. 261.
- ^ Historia Augusta, Vita Hadriani, XIX, 9; CIL VI, 966=31215=ILS 306.
- ^ a b RIC II, 255 var. (busto senza drappeggio o corazza); Calicó I, 1030.
- ^ Gli scavi del 1998-2000 hanno confutato la tradizionale pianta curva convessa del lato principale del Foro. Tuttavia il lato convesso e il tempio del Divo Traiano e Plotina a chiusura del lato nord-occidentale, compaiono in tutte le piante tradizionali dei Fori Imperiali e nel plastico di Italo Gismondi al Museo della Civiltà Romana.
- ^ Meneghini et al., 1995, op. cit., p. 18.
- ^ Meneghini et al., 1995, op. cit., p. 37.
- ^ CIL VI, 963
- ^ James E. Packer. Rendering ricostruttivo del portico laterale della grande piazza del Foro di Traiano. URL consultato il 14 dicembre 2011.
- ^ a b John Burge & James E. Packer. Disegno ricostruttivo delle esedre laterali del Forum e della Basilica Ulpia. URL consultato il 14 dicembre 2011.
- ^ Marilda De Nuccio, Lucrezia Ungaro (a cura di), I marmi colorati della Roma imperiale, catalogo della Mostra (Roma, Mercati di Traiano, 27 settembre 2002 - 19 gennaio 2003), Venezia, Marsilio, 2002, schede nn° 42-44.
- ^ Cecamore, 1999, op. cit., p. 360.
- ^ RIC II, 247; Strack 202b; BMC III, 492; Calicó I, 988; cfr. Cohen II, 42-43.
- ^ Vedi nota precedente e RIC II, 616 var. (non drappeggiata); Banti 36
. - ^ James E. Packer. Ricostruzione ipotetica della facciata della Basilica Ulpia sul grande Foro di Traiano
- ^ a b Smallwood, 1966, op. cit., n. 214.
- ^ Rodriguez González, 2003, op. cit., p. 726.
- ^ RIC II, 292; Bauten 50; BMC III, 452; BN 746; Cohen II, 558; Hill 618.
- ^ Milella, 1995, op. cit., p. 99.
- ^ James E. Packer. Disegno ricostruttivo dell'interno delle due biblioteche, a fianco della Basilica Ulpia e della Colonna. URL consultato il 14 dicembre 2011.
- ^ Historia Augusta, Vita Divi Aureliani, I, 7.
- ^ Historia Augusta, Vita Divi Aureliani, VIII, 1 e XXIV, 7; Vita Taciti, VIII, 1.
- ^ Alla base della Colonna vennero poste le ceneri degli Augusti Traiano e Plotina in due urne d'oro (Coarelli, 2008, op. cit., p. 143).
- ^ Bennet, 2001, op. cit., p. 90; Cichorius, 1896-1900, op. cit..
- ^ Il fregio coclide, lungo 200 metri, si avvolge a spirale attorno al fusto della colonna per ben ventitre volte (Bianchi Bandinelli, 2005, op. cit., p. 269). Un calco in gesso dell'intera narrazione è esposto al Museo della Civiltà Romana.
- ^ Coarelli, 2008, op. cit., p. 144.
- ^ Calcani e Abdulkarim, 2003, op. cit., p. 55.
- ^ Packer, 2001, op. cit., p. 155, fig. 139.
- ^ Fea, 1813, op. cit. e Fea, 1829, op. cit., p. 36.
- ^ Boni, 1907, op. cit., pp. 361-427.
- ^ Coarelli, 2008, op. cit., p. 143.
- ^ Si tratta di un ambiente rettangolare munito di nicchie, ove si ritiene fossero posti gli armadi che contenevano i rotuli.
- ^ Coarelli, 2008, op. cit., p. 141.
- ^ Andrea Carandini. «Identificato il tempio di Traiano e Plotina». Il Corriere della Sera, 2 settembre 2011. URL consultato in data 14 dicembre 2011.
- ^ Carlo Alberto Bucci. «Roma, riaffiora l'ateneo di Adriano. Ritrovata la scuola dei filosofi». La Repubblica, 9 ottobre 2009. URL consultato in data 14 dicembre 2011.
- ^ Meneghini et al., 1995, op. cit., p. 36.
- ^ Bianchi Bandinelli, 2003, op. cit., p. 48; Bianchi Bandinelli, 2005, op. cit., p. 259, fig. 201.
- ^ Bianchi Bandinelli, 2005, op. cit., p. 258.
- ^ Coarelli, 2008, op. cit., p. 145; Bianchi Bandinelli, 2005, op. cit., p. 261.
[modifica] Bibliografia
- Fonti antiche
- Ammiano Marcellino, Historiae (testo latino).
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- Cassio Dione Cocceiano, Historia Romana (versione in inglese disponibile qui).
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.
- Corpora e florilegi epigrafici
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- ILS = Inscriptiones Latinae Selectae di Hermann Dessau, 3 voll., 1892-1916 [2]
- Monografie e opere generali
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- Cataloghi di mostra
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- Cataloghi e raccolte numismatiche (abbreviazioni)
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- BMC = Harold Mattingly et al., Coins of the Roman Empire in the British Museum, London, British Museum, 1923-1963, 6 voll. (vol. III: Harold Mattingly, Robert Andrew Glendinning Carson & Philip V. Hill, Nerva to Hadrian, London, 1936).
- BN = Département des Monnaies, Médailles et Antiques de la Bibliothèque nationale de France [4].
- Calicó = Xavier F. Calicó, The Roman Aurei, Barcellona, 2003, 2 voll. (vol. I: From the Republic to Pertinax, 196 B.C.-193 A.D).
- Cohen = Henry Cohen, Description historique des Monnaies frappées sous l'Empire romain, communément appelées Médailles impériales, Paris, 1880-18922, 8 voll. (vol. II: De Nerva à Antonin, 96 à 161 après J.-C.) [5].
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- RSC = Roman Silver Coins, 5 voll., London 1978-1987 (vol. II: Herbert A. Seaby, Tiberius to Commodus, London 19793).
- Strack = Paul L. Strack, Die Reichspragungen Zeit des Hadrian, Stuttgart, 1933.
- Periodici e riviste
- Giacomo Boni, Esplorazioni del Forum Ulpium, in Notizie degli Scavi di Antichità, 1907. (ISBN non disponibile)
- Luigi Canina, Scavi del Foro di Traiano, in Bullettino dell'Instituto di Corrispondenza archeologica 12, Roma, 1849. (ISBN non disponibile)
- Luigi Canina, Sulle recenti scoperte del Foro Traiano e della Basilica Ulpia, in Annali dell'Istituto di Corrispondenza archeologica 23, Roma, 1851. (ISBN non disponibile)
- Carlo Fea, Scavi nel Foro Traiano, in Bullettino dell'Istituto Archeologico Germanico in Roma, 1829. (ISBN non disponibile)
- Eugenio La Rocca; Silvana Rizzo, Roberto Meneghini, Riccardo Santangeli Valenzani, Fori Imperiali, in Römische Mitteilungen, vol. 108 (2001), pp. 171-285. (ISBN non disponibile)
- Roberto Meneghini; Riccardo Santangeli Valenziani, Andreas M. Steiner (a cura di), Fori Imperiali, Archeo, attualità del passato, Novara, De Agostini periodici, settembre 2007, Vol. 271, pp. 42-61. ISBN 9-771120-455001-70009
- Lucrezia Ungaro, Andreas M. Steiner (a cura di), In onore dell'Optimus Princeps, Archeo, attualità del passato, Novara, De Agostini periodici, febbraio 2011, Vol. 312, pp. 77-81. ISBN 9-771120-455001-10002
- Paul Zanker, Das Trajansforum als Monument imperialer Selbstdarstellung, in Archäologischer Anzeiger, vol. 85 (1970), pp. 499-544.
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