Forno (Moena)

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Forno
frazione
Cartello di entrata dell'abitato situato in Strada de San Lazèr, all'incrocio con la strada statale 48 delle Dolomiti.
Cartello di entrata dell'abitato situato in Strada de San Lazèr, all'incrocio con la strada statale 48 delle Dolomiti.
Dati amministrativi
Stato bandiera Italia
Regione Trentino-Alto Adige – stemma Trentino-Alto Adige
Provincia Trento – stemma Trento
Comune Moena – stemma Moena
Territorio
Coordinate 46°20′55″N 11°37′41″E / 46.34861°N 11.62806°E / 46.34861; 11.62806 (Forno)Coordinate: 46°20′55″N 11°37′41″E / 46.34861°N 11.62806°E / 46.34861; 11.62806 (Forno)
Altitudine 1.124 m s.l.m.
Abitanti 168 (2004)
Altre informazioni
Cod. postale 38035
Prefisso 0462
Fuso orario UTC+1
Nome abitanti fornati
Patrono san Lazzaro
Giorno festivo 7 gennaio
Localizzazione
Forno è posizionata in Italia
Forno

Forno (Forn/el Forn in dialetto locale) è una frazione del comune di Moena, da cui dista circa 4 km, situato nell'alta Val di Fiemme, in Provincia di Trento, ed il dialetto parlato a Forno è di fiemme (in dialetto fiammazzo).

Indice

[modifica] Geografia ed ambiente

L'abitato di Forno si sviluppa sul versante orografico destro del torrente Avisio, ed è attraversato dal rio Valsorda, suo affluente. L'abitato è sovrastato a Nord dalla piccola frazione Medil, e ad Ovest dal bosco Feudo.

Il paese è situato ad un'altitudine media di circa 1.170 m.s.l.m., e si trova all'entrata della valle denominata Valsorda che dà accesso al complesso montuoso del Latemar. Probabilmente il nome di questa valle deriva dalla completa assenza di eco. Attraversa questa valle un rio, affluente del torrente Avisio, denominato rio Valsorda, la cui sorgente è tuttora non conosciuta, data la complessità idrogeografica del Latemar. Attualmente la Valsorda è completamente disabitata, sono presenti solo due rifugi, o più propriamente dette baite. Fino al XX secolo, era presente una fiorente attività di taglio di abeti (in dialetto Péc), le cui tracce tuttora si mantengono nel paesaggio. Tuttora si può trovare la Cava delle bore, un canale artificiale in pietra (cava), che serviva per l'avvallamento del legname (bore) nel periodo invernale, come una pista da bob.

Esistono sentieri e strade sterrate che collegano l'abitato a zone limitrofe di particolare interesse.

  • Il segnavia (sentiero) 516 e 516bis raggiunge in poco più di 6 ore il Rifugio Torre di Pisa, a quota 2671 m.s.l.m., con un dislivello di 1500 metri. Il percorso inizia dall'abitato di Forno e prosegue verso Nordovest; costeggia la cava delle bore ed attraversa con 3 ponti di bore il Valsorda. La valle all'inizio è molto stretta ed angusta, ma, in meno di un'ora, si raggiunge la selvaggia Valsorda. Le uniche costruzioni umane rimaste (se si esclude il recente acquedotto costruito dal comune di Moena) sono due malghe, Valsorda e Latemar, che vengono tuttora utilizzate dai pastori[senza fonte], e dai pochi turisti, per riposare o dormire. Tra le due malghe è possibile osservare l'ultima delle sorgenti del Valsorda, le cui acque sgorgano all'improvviso dal letto del fiume, il quale, proseguendo la salita, si mantiene secco durante il periodo estivo. Prima della più ripida salita, che raggiunge i Lasté di Valsorda, nel Gruppo del Latemar, è presente della legna, ed un cartello che invita a trasportarne alcuna al Bivacco Sieff. Tale bivacco, che si raggiunge dopo una ferrata molto breve, è l'unico con fonte di acqua potabile.
  • Il sentiero 517, partendo sempre da Forno, porta a Medil lungo un ripido sentiero in meno di mezzora. A partire da qui è possibile proseguire verso Moena, lungo la strada sterrata - unica via d'accesso per le automobili; oppure proseguire verso la Valsorda, ricongiungendosi al segnavia 516; o continuare lungo il 517 per poter raggiungere, in meno di un'ora, il piccolo agglomerato di case di Penia, situato a quota 1468 m.s.l.m., e poter arrivare infine a Moena, passando per una delle sue frazioni, Sorte. Si può in alternativa raggiungere la Cima del Toac (2319 m.s.l.m.), e pure raggiungere il Passo di Costalunga, seguendo il segnavia 517bis.

Inoltre, sul Latemar, è possibile vedere:

  • Dalla cima del Crocefisso del Latemar sul Campanile Est, si gode una vista panoramica e nelle giornate di bellissimo tempo si può intravedere Venezia[senza fonte].

[modifica] Storia

Nonostante faccia parte, attraverso Moena, del comprensorio C11 Ladino di Fassa, Forno appartiene storicamente alla Magnifica Comunità di Fiemme e geograficamente alla Val di Fiemme, il cui confine storico corrisponde ad un ruscello tra gli abitati di Soraga e Moena. Quest'ultimo, infatti, si trova in una posizione privilegiata, facendo parte contemporaneamente della Magnifica e del Comprensorio Ladino di Fassa; Moena era nota, infatti, attorno agli anni '20, come Moena di Fiemme [1].

La popolazione residente è inferiore ai 170 abitanti circa. Il paese ha infatti subito una forte diminuzione demografica nel corso degli anni. Fino al 1928, infatti, la comunità era autonoma, e comprendeva anche la frazione sovrastante di Medil (1.636 m.s.l.m.). A partire da tale anno, entrambi i paesi furono annessi alla comunità del vicino centro abitato di Moena.

[modifica] Origini

Le prime tracce documentate di un'insediamente nel paese risalgono al XI secolo, quando il territorio del Principato vescovile di Bressanone si estendevano fino al Ponte della Costa, presso Predazzo, dove invece cominciava il Principato vescovile di Trento. Nel 1315, Predazzo, Mezzavalle (attuale frazione di Predazzo), e Forno entrarono nella Magnifica Comunità di Fiemme, formando un unico quartiere. Successivamente nel 1318 anche Moena e Daiano si unirono allo stesso quartiere.[2]

Il nome dell'abitato, Forno, deriva infatti dal latino Furnus (forno, fornace, dove si fondono i metalli)[3], data l'attività industriale della lavorazione di una particolare roccia estratta dal vicino gruppo montuoso del Latemar, il cosiddetto Bol Ross, una ematite terrosa (ocra rossa) [4]. Da tale roccia veniva estratta una pittura, di colore rosso, utilizzata come vernice protettiva sulle parti metalliche, principalmente tetti di case e chiese. È ancora possibile trovare tracce e schizzi su alcune rocce tra il paese e Medil lasciate da cacciatori e pastori.

Uno dei forni è ancora visibile, in stato di degrado, all'entrata del paese verso Predazzo, all'incrocio tra la Strada de San Lazer e la strada statale 48 delle Dolomiti.

[modifica] Toponomastica

L'abitato sorge al 43º km della Strada statale 48 delle Dolomiti (unica via d'accesso al paese), a metà strada tra gli abitati di Predazzo e Moena. Dista 76 km da Trento, e 19 da Cavalese.

Le vie principali del paese sono (nuova toponomastica del 4 settembre 2006 [5]):

  • Strada de San Lazer (precedente Via San Lazzaro);
  • Strada de Valsorda (Via Valsorda);
  • Strada de Francesco Facchini (Via Francesco Facchini);

e le più recenti istituite:

  • Strada de la Comunità de Fiem (in parte Via Francesco Facchini, in parte Via Nazionale);
  • Strada dei Casai (precedente diramazione di Via Valsorda);
  • Strada Masc de Santa Maria (Località).

[modifica] La Parrocchia ed il Santo Patrono

Il Santo patrono di Forno è San Lazzaro, a cui è dedicata la piccola chiesetta a navata unica. La festa patronale del paese, secondo il calendario liturgico, è posticipata al 7 gennaio, nonostante la ricorrenza di San Lazzaro sia celebrata il 17 dicembre. In tale data, infatti, ha anche inizio l'Avvento per la Chiesa cattolica.

La parrocchia di Forno fu istituita il 17 dicembre 1958; in precedenza si trattava solamente di una cappella. L'espositura della curazia di Forno nella pieve di Cavalese, venne eretta nell'anno 1715 [6]. Tuttora la parrocchia di Forno risponde al decanato di Cavalese.

[modifica] Persone famose nate a Forno

A Forno nacque nel lontano 1788 il grande botanico e medico Francesco Facchini. Fu lui probabilmente il più grande esploratore della flora del Trentino-Alto Adige[7], ed a lui è pure dedicata una via del paese. Morì nel 1852 a Vigo di Fassa.

[modifica] Folklore

Mule.jpg

Gli abitanti di Forno, chiamati fornati (trasposizione dal dialetto fornat), seguendo il folklore locale delle valli di Fiemme e Fassa di dare un soprannome specifico agli abitanti dei vari paesi, sono identificati con l'animale mulo, in dialetto mussat, data la loro caratteristica testardaggine[senza fonte].

[modifica] Cartografia

  • Carta Topografica Tabacco "Sciliar/Schlern, Catinaccio/Rosengarten, Latemar/Regglberg" 1:25.000 foglio 029
  • Carta Topografica Tabacco "Val di Fiemme, Lagorai, Latemar" 1:25.000 foglio 014
  • Carta Topografica Kompass "Catinaccio/Rosengarten, Latemar" 1:25.000 foglio 629

[modifica] Note

  1. ^ Moena di Fiemme verso le Dolomiti di Fassa - Lo scrigno della memoria - Istitut Cultural Ladin - Museo Ladin de Fascia
  2. ^ Breve storia di Forno
  3. ^ Comune di Moena e dintorni
  4. ^ Ematite rossa dalle Cave del Bol di Ziano di Fiemme
  5. ^ Delibera del consiglio comunale di Moena (doc). URL consultato il 18-02-2008.
  6. ^ Decanato di Cavalese - Arcidiocesi di Trento - Parrocchie nelle Valli di Fiemme e Fassa
  7. ^ I fiori che hanno reso celebre il Monte Tombéa

[modifica] Galleria fotografica

[modifica] Collegamenti esterni

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