Fontana della Pigna (Rimini)
La fontana della Pigna è una fontana nel centro storico di Rimini, in piazza Cavour. Di origini romane fu ristrutturata nel 1543.
[modifica] Storia
In epoca romana la fontana era alimentata da un pozzo distante circa 900 m mediante un condotto in pietra. Venne visitata da Leonardo da Vinci nel 1502, che ne scrisse: “Fassi un’armonia con le diverse cadute d’acqua, come vedesti alla fonte di Rimini, come vedesti addì 8 d'agosto 1502”.
Danneggiata nel 1540 dai fuochi d'artificio posti nella vasca per festeggiare il cardinale legato Giovanni Maria Ciocchi del Monte (futuro papa Giulio III), il restauro fu finanziato con 500 scudi d'oro da papa Paolo III in occasione della sua visita nel 1541 e i lavori furono affidati nel 1543 a Giovanni da Carrara, che reimpiegò frammenti lapidei provenienti da altri monumenti. Nel 1545 venne posta sulla sommità una statua di San Paolo, in onore del papa che ne aveva finanziato il ripristino.
La fontana fu danneggiata durante l'occupazione napoleonica dai soldati francesi, che distrussero alcuni pilastrini della vasca e rubarono le cannelle in bronzo, e venne restaurata nel 1807. La statua di San Paolo venne sostituita da una scultura raffigurante una pigna.
Nel 1835 il condotto in ghisa che aveva sostituito quello originario in pietra, venne a sua volta sostituito da una conduttura sotterranea che attraversava Castel Sismondo.
La fontana rimase l'unica fonte cittadina di acqua potabile fino al 1912, quando venne inaugurato l'acquedotto pubblico. L'opera è stata restaurata nel 2002, con rifacimento dell'impianto idraulico interno e la pulizia dei materiali lapidei.
[modifica] Descrizione
La fontana, in marmo bianco si articola in due vasche poligonali concentriche e in un tamburo centrale, ornato di bassorilievi di epoca romana, che sostiene la scultura della pigna. Sulle pareti della seconda vasca sono poste in circolo quindici cannelle. Le vasche sono costituite da pannelli inquadrati da pilastrini e colonnine.
Sono presenti numerose lapidi: una di esse ricorda la munificenza di papa Paolo III e i lavori del 1543 ("Pauli III Pont. Max. munus. Anno Gratiae MDXXXXIII"), mentre su un'altra è stata trascritta la frase riportata da Leonardo da Vinci dopo la sua visita del 1502.