Fonologia della lingua italiana
La fonologia della lingua italiana indica in che modo si combinano i fonemi nella lingua italiana. Il modo in cui si combinano gli allofoni è più propriamente detto tassofonica. Per le trascrizioni oggi si usa l'alfabeto fonetico internazionale (IPA).
| Altri simboli | |||
|---|---|---|---|
| IPA | Spiegazione | Esempi | |
| ˈ | Accento primario, da posizionare prima della sillaba accentata | primo [ˈpriː.mo] | |
| ˌ | Accento secondario | mangiatoia [ˌman.dʒa.ˈtoː.ja] | |
| . | Separatore di sillabe | chiamata [kja.ˈmaː.ta] | |
| ː | Lunga, per indicare una vocale lunga o una consonante geminata | andare [an.ˈdaː.re] | |
[modifica] Corrispondenze fra suoni e segni
La corrispondenza tra fonemi e grafemi in italiano è carente e incoerente: ci sono 21 lettere (più 5 di origine straniera) a fronte di 30 fonemi; tuttavia l'italiano si può considerare una lingua in cui la corrispondenza ortografica tra grafemi e fonemi è sostanzialmente biunivoca, più che in lingue come l'inglese e il francese, ma meno che in slovacco o in finnico. Molto carente è la rappresentazione delle vocali /e/, /ɛ/, /o/, /ɔ/ e dell'accento di forza (o accento dinamico o stress: tutti questi non vengono segnati dall'ortografia quotidiani, se non nelle parole tronche. L'incoerenza è data principalmente dalla presenza di orpelli "muti", come h nel verbo avere, e nei gruppi ch, gh; inoltre dalla i muta in ciò/ci ho /ʧɔ/, ci entra /'ʧentra/, ecc. (la i viene talvolta pronunciata da parlanti troppo zelanti, o con accenti regionali); la i è muta anche in aglio, spegniamo, bilanciere, etc. C'è poi il mantenimento dell'inutile fossile etimologico q (la q di quota è identica alla c di cuore: entrambe valgono /k/). D'altronde la trappola più insidiosa è costituita probabilmente dagli accenti grafici dei monosillabili (per es. la vs. là), distinzione che il più delle volte non poggia su fondamenti prosodici reali (accento dinamico), e che è fonte dei più grossolani e diffusi errori tanto negl'italofoni come nei parlanti stranieri.
Le seguenti regole valgono per l'italiano standard, non per parole di origine straniera in cui la pronuncia italiana può contenere fonemi stranieri (xenofonemi), come nelle parole mojito, surf, würstel.
[modifica] Lettere a cui corrisponde un solo suono
- a: [a].
- b: [b].
- d: [d̪].
- f: [f].
- l: [l].
- m: [m].
- p: [p].
- q: [k]: si unisce sempre ad u+vocale, dando vita al suono [kw] (quando [ˈkwando]), con le seguenti regole:
- il suono [ku] si rende sempre con cu (cuculo [kuˈku:lo]);
- sono pochissimi i casi in cui cu rende il suono [kw] (cuore, cuoio, taccuino, cuoco);
- il gruppo qu si raddoppia [kkw] con cqu (acqua [ˈakkwa]), in un solo caso con qqu (soqquadro [sokˈkwadro]).
- t: [t̪].
- v: [v].
[modifica] Lettere a cui corrispondono due fonemi
Quando ad un simbolo (grafema) corrispondono due o più suoni (fonemi) nascono notevoli problemi di lettura e insorgono problemi di pronuncia che permettono una maggiore libertà nella lettura delle parole. In italiano vi sono lettere in cui non vi è alcun problema nella pronuncia, senza dipendere da parlate regionali o dialettali, cioè la c e la g, ma in molti altri casi può succedere che la pronuncia possa variare di luogo in luogo, aseconda del dialetto della zona; è il caso di e, o, s e z. Infine, vi sono grafemi in cui non si fa distinzione o la distinzione è minima nonostante possano essere pronunciati in determianti casi in modo diverso, come in i, r e u. La dizione corretta di tali parole in lingua italiana è insegnato dalla ortoepia italiana.
Vi sono comunque regole ben precise di lettura di queste lettere:
- c: può essere affricata [ʧ] o occlusiva [k];
- si legge affricata [ʧ]:
- se seguita da e o i (cena [ˈʧe:na]),
- se seguita da i dopo a, o o u (la i è muta) (ciao [ˈʧa:o]).
- il gruppo cie si legge [ʧɛ], poiché il gruppo ie è utilizzato in sostituzione di e per indicare che l'apertura della vocale (cielo [ˈʧɛ:lo].
- il gruppo [ʧ] in italiano standard non si trova mai seguito da consonante o alla fine della parola.
- si legge occlusiva [k]:
- si legge affricata [ʧ]:
- e: si può leggere [e] o [ɛ]; non esistono vere e proprie regole ma solo "tendenze". La pronuncia aperta (è [ɛ]) o chiusa (é [e]) è insegnata dalla dizione nell'italiano standard, ma la pronuncia varia spesso da luogo a luogo e dagli influssi dialettali. Per le regole di pronuncia nell'italiano standard vedi ortoepia italiana.
- g: come c, può essere dura [g] o dolce [dʒ], con le stesse regole per la c.
- i: può essere vocale o consonante:
- è vocale [i]:
- se preceduta da vocale e seguita da consonante o alla fine della parola (mai [mai]);
- se si trova fra due consonanti (costituisce quindi una sillaba) (piccolo [ˈpikkolo]);
- se preceduta da consonante e seguita da vocale ma accentata (sia [sia]);
- è consonante [j]:
- Quando l'articolo il e la proposizione in si trovano fra due parole, la i spesso non viene pronunciata, soprattutto nei discorsi veloci, lasciando spazio solo alla /l/ o /n/; la trascrizione fonetica è quindi [ˈin] e [ˈil], poiché nella trascrizione un carattere in corsivo significa che può lessere letto o meno (es. mangio il pane [mandʒoilˈpane].
- è vocale [i]:
- n: la lettera n, designante il fonema [n] si assimila sempre al luogo di articolazione della consonante seguente. Ciò significa che la n si legge diversamente a seconda della lettera che segue:
- si legge [n] se è seguita da vocale o da consonante qualsiasi (non /f/, /v/, /p/, /b/, /g/, /k/);
- se seguita da consonante velare /k/ o /g/ è realizzato con un contoide nasale velare ([ŋ]);
- nei gruppi nf o nv è realizzato con un contoide nasale labiodentale ([ɱ]);
- i gruppi np e nb non sono possibili in italiano, ma si realizzano con mp o mb.
- esistono altri allofoni di /n/ come la dentale e la mediopalatale, di solito non riportati nella trascrizione larga.
- o: come per e, può essere aperto [ɔ] o chiuso [o]; come per e non ci sono vere e proprie regole per stabilirlo e valgono le stesse affermazioni al riguardo. Per le regole di pronuncia nell'italiano standard vedi ortoepia italiana.
- r: [r], in posizione intervocalica [ɾ]; oggi può essere sempre pronunciata [ɾ] soprattutto nei discorsi veloci.
- s: può essere sorda [s] o sonora [z]:
- è sorda [s]:
- all'inizio della parola se seguita da vocale (Sara [ˈsara]) o da consonante sorda (spuntare [spunˈtare];
- se preceduta da una consonante qualsiasi (transitare [transiˈtare]);
- il suffisso trans si legge sempre [tranz] (es. transalpino [tranzalˈpino];
- se seguita da consonante sorda (raspa [ˈraspa]);
- nel gruppo ss (grosso [ˈgrɔsso];
- quando è iniziale del secondo componente di un vocabolo composto: affittasi, disotto, girasole, prosegue, risapere, unisono, preservare, riservare, reggiseno, pluristrato, multistrato, preside, presidio, preservare, presentimento questi vocaboli sono nati dall'unione di una parola iniziante in /s/ ad un prefisso;
- in alcuni dialetti dell'Italia centrale e meridionale la s si pronuncia sorda se si trova fra due vocali (posizione intervocalica): casa, cosa, così, mese, naso, peso, cinese, piemontese, goloso, bisognoso;
- è invece sonora [z]:
- se seguita da consonante sonora (sbranare [zbraˈnare]);
- può essere [z] o [s]:
- è sorda [s]:
- u: come i, può essere vocale [u] o semivocale [w], con le stesse regole per la i.
- Sono possibili cluster di /j/ + /w/:
- nella parola aiuola [aˈjwɔ:la];
- Nei verbi in cui le desinenze dell'infinito -are, -ere, ire sono precedute da semivocale [w] nelle desinenze inizianti per i + vocale (esempio: continuiamo, annuiamo [kontiˈnwja:mo, anˈnwja:mo]
- Sono possibili cluster di /j/ + /w/:
- z: rappresenta le affricate sorda [ts] o sonora [dz]:
La z rappresenta le affricate sorda [ts] o sonora [dz]:
-
- è normalmente sorda [ts]:
- se preceduta dalla lettera l (alzare [alˈtsare]);
- eccezioni: nei vocaboli elzeviro [elˈdzeviro] e belzebù [beldzeˈbu];
- se è lettera iniziale di un vocabolo e la seconda sillaba inizia con consonante muta (zampa [ˈtsampa], zoccolo [tsɔˈkkolo]), zucchero [tsuˈkkero]);
- eccezione: nei vocaboli zaffiro, zefiro, zotico, zeta, zafferano, Zacinto.
- se è seguita dalla vocale i seguita a sua volta da un'altra vocale (zio [ˈtsio], agenzia [adʒenˈtsia], grazia [ˈgrattsja];
- eccezioni:
- il vocabolo azienda [adˈdzjenda];
- in tutti quei vocaboli derivati da altri vocaboli che seguono la regola della zeta dolce o sonora (Es.: romanziere [romanˈdzjɛre] che deriva da romanzo, ecc.);
- eccezioni:
- nei vocaboli con terminazioni in -ezza, -ozza, -uzzo (grandezza [granˈdettsa], tinozza [tiˈnɔttsa], spruzzo [ˈspruttso]);
- eccezione: il vocabolo brezza [ˈbreddza];
- nelle desinenze dell'infinito in -azzare (ammazzare [ammatˈtsare]);
- nei suffissi in -anza, -enza (usanza [uˈzantsa], credenza [kreˈdɛntsa]
- nei suffissi in -onzolo (ballonzolo [ballonˈtsolo]);
- se preceduta dalla lettera l (alzare [alˈtsare]);
- è invece sonora [dz]:
- nei suffissi dei verbi in -izzare (organizzare [organidˈdzare];
- se è lettera iniziale di un vocabolo ed è seguita da due vocali (zaino [ˈdzaino];
- eccezione : nel vocabolo zio [ˈtsio] e suoi derivati che rientrano nella regola della z o sorda perché presentano la vocale i seguita da un'altra vocale;
- se è lettera iniziale di un vocabolo e la seconda sillaba inizia con consonante sonora (zebra [ˈdzɛbra]);
- eccezioni:
- i vocaboli zanna [ˈtsanna] e zazzera [ˈtsaddzera];
- il vocabolo zigano [tsiˈgano] perché in realtà deriva dal termine caucasico tzigan;
- eccezioni:
- se è semplice (non raddoppiata) in mezzo a due vocali semplici (azalea [addzaˈlɛa]);
- eccezione: il vocabolo nazismo [natˈtsizmo];
- In posizione intervocalica e tra vocale e "semiconsonante" (le consonanti /j/ , /w/) è sempre rafforzato /tts/ e /ddz/, ma non sempre è segnalato con una doppia: i gruppi finali vocale +zione, zioni, zia, zie, zio sono sempre rafforzati ma si scrivono con un z soltanto (razzo [ˈraddzo], stazione [statˈtsjo:ne], polizia [politˈtsi:a]); raddoppia invece nei gruppi derivati da parole con doppia z: pazzo > pazzia; corazza > corazziere.
- è normalmente sorda [ts]:
[modifica] Digrammi e trigrammi che rappresentano un solo suono
- ch: [k] (solo seguito da i o e).
- ci+vocale: [ʧ].
- gh: [g] (seguito solo da i o e).
- gi+vocale: [dʒ].
- gl (i): si legge [ʎ], con le seguenti regole:
- se seguita solo da i e consonante o alla fine della parola si legge [ʎi] (gli [ʎi]);
- se composta da gli+vocale (non i)+consonante (o fine della parola) si pronuncia [ʎ] (glielo [ˈʎelo]);
- in posizione intervocalica è rafforzato /ʎʎ/ (aglio [ˈaʎʎo]);
- nel gruppo glic, gl si legge separato /gl/, come glicerina e glicine, glicogeno, glicemia.
- gn: seguito sempre da vocale, si pronuncia [ɲ] (gnomo [ˈɲɔmo]).
- In posizione intervocalica è rafforzata /ɲɲ/ (ragno [ˈraɲɲo]).
- Il gruppo gni+vocale si usa:
- se la i è accentata (compagnia [compaɲˈɲia])
- con i verbi in -gnare alla prima persona plurale. dell'indicativo presente e alla prima e seconda plurale del congiuntivo presente (sogniamo, sogniate) la i è muta, anche se oggi tende a non essere più scritta (sognamo, sognate).
- sc (i): designa il suono [ʃ], con le seguenti regole:
- sci o sce seguiti da consonante o alla fine della parola si pronunciano [ʃi] e [ʃe];
- i gruppi sca, sco e scu si leggono invece separati [ska], [sko], [sku]
- sci+vocale (non i, e) si pronuncia [ʃ] (sciame ['ʃa:me]);
- se la i e la vocale seguente vengono separate da un limite di morfema, la i si pronuncia (sci+are [ʃiˈa:re]);
- il gruppo scie si pronuncia [ʃe] (tale gruppo di lettere è presente solo in tre parole e relativi composti: scienza, coscienza e usciere);
- la parola scie si pronuncia invece [ʃie] poiché contiene un limite di morfema (sci+e)
- in posizione intervocalica tale suono è rafforzato /ʃʃ/ (moscio [ˈmɔʃʃo]).
[modifica] Lettere che non rappresentano alcun suono
- h: non corrisponde ad alcun suono, è sempre muta. Si usa: per rendere dura la c dopo e o i; in alcune interiezioni come ahia! [ˈajja] , Ahi! [ˈai]; in alcune forme del verbo avere derivato dal latino habere (ho, hai, ha, hanno), per distinguerle da altre parole di suono identico (o, ahi, ai, a, anno); in parole di origine straniera (hotel, hall). Anche in latino tardo la h non si pronunciava e nelle altre parole non si è conservata (homo>uomo; humidus>umido; hora>ora). Il fonema [h] in italiano si può pronununciare solo nelle risate: ad esempio hahaha si può leggere [aaˈa], con [hahaˈha] oppure intercalando a col suono /ʔ/ [aʔaˈʔa].
[modifica] Lettere di origine straniera
- j: nell'italiano standard è presente in poche parole, generalmente nomi propri di persona (Jacopo), cognomi (Lo Jacono) o di paesi (Jesi) e designa il suono [j]; un tempo è stato usato in sostituzione di i per esprimere il suono [j], come negli scritti di Giovanni Verga, ad esempio in gajo; nelle parole di origine straniera può rappresentare anche i suoni [ʒ] (abajour [abaˈʒur]) e [dʒ] (jolly [ˈdʒɔlli])
- k: [k] (karate [kaˈrate]).
- w: nelle parole di origine inglese [w], in quelle di origine tedesca [v].
- x: [ks] (xilofono [ksi'lɔfono]), si trova soprattutto in parole di origine greca ed inglese.
- y: [i] o [j], con le stesse regole della i (ypsilon [ˈipsilon]); yoga [ˈjɔga]); in posizione iniziale è soprattutto semivocalica; si trova soprattutto in parole di origine greca ed inglese.
[modifica] Note
- Alcune consonanti sono sempre lunghe quando si trovano in posizione intervocalica: essi sono /ʃ, ʦ, ʣ, ʎ, ɲ/, e vengono quindi rappresentate come consonanti doppie. Invece /z/ è sempre scempia.
- Le vocali poste in sillaba accentata aperta (cioè non seguite da consonante appartenente alla stessa sillaba) sono sempre lunghe, a meno che non si trovino in fine di parola (sciame [ˈʃaː.me]). Secondo alcuni linguisti (come Luciano Canepari), anche le vocali in sillaba accentata chiusa sarebbero lunghe, ma questo spesso non è segnalato nelle trascrizioni. Al nord però, dove i dialetti non prevedono geminazione, le vocali vengono pronunciate spesso tutte uguali e la differenza di lunghezza è minima.
- Una sillaba contiene sempre o una sola vocale (lunga o breve) o un dittongo: se nella grafia due vocali che non formano dittongo si toccano, esse apparterranno a due sillabe diverse (paese [pa.'eː.ze]).
- Vengono sempre erroneamente chiamati dittonghi anche i nessi formati da una consonante approssimante e una vocale, come /wɔ, jɛ/: (uomo [ˈwɔːmo], ieri [ˈjɛː.ri]).
- Il confine di sillaba in fonetica talvolta non coincide con quello dell'ortografia: in fonetica, infatti, la sillaba si definisce in rapporto all'intensità, che è massima in corrispondenza delle vocali e che varia a seconda delle consonanti; ogni sillaba inizia con un'intensità minima, raggiunge un picco (detto nucleo sillabico: la vocale), e poi finisce prima del minimo successivo: in particolare questo è evidente con [ˈtɛs.ta] invece di <te-sta> perché l'intensità di una fricativa ([s]) è maggiore di quella di un'occlusiva ([t]). Nell'esempio la [s] è la coda della sillaba: una sillaba che non abbia una coda (e che quindi finisca con la vocale) è detta sillaba aperta ([ˈkaː.ne]); una sillaba che termina con una coda si dice sillaba chiusa. Si noti che non è obbligatorio segnare le sillabe con il relativo simbolo (.) in sede di trascrizione fonetica (in particolare se coincide con un accento primario o secondario), anche se è ovviamente più completo.
[modifica] Geminazione
La geminazione delle consonanti o "raddoppiamento" o "pronuncia intensa" è carattere distintivo nella lingua italiana, poiché permette di distinguere parole di significato diverso (anno, ano); ciò è carattere distintivo nei dialetti a sud dell'Emilia, mentre non è considerata in quelli a nord (ligure, friulano, piemontese, veneto, lombardo).
Tuttavia, la geminazione avviene con regole precise:
- non sono mai geminati i fonemi /z/, /ɱ/, /ŋ/, /w/ e /j/ (in quest'ultimo caso si può trovare geminata in alcune esclamazioni come ahia /ˈajja/);
- gli altri fonemi possono essere geminati solo in posizione intervocalica (anno /ˈanno/);
- i fonemi /p/, /b/, /t/, /d/, /k/, /g/ e /f/ possono anche essere geminati se preceduti da vocale e seguiti da liquida /l/ o /r/ (esempi: applicare, rappresentare, abbreviare, attrarre, raddrizzare, accreditare, affricato, agglutinante) cioè quando sono parte della sillaba successiva e non della precedente.
- la geminazione spesso si scrive con un raddoppiamento di lettera, ma in certi casi può non essere segnalata (vedi corrispodenza fra suoni e segni).
[modifica] Accenti
In italiano l'accento è irregolare. Le parole sono divise in quattro gruppi a seconda della sillaba in cui cambia l'accento:
- Tronche: accento nell'ultima sillaba. I nomi tronchi sono derivati generalmente dalla terza declinazione latina; le parole che derivano di solito dall'accusativo singolare hanno subito una caduta della radice (virtus > acc.virtutem, caduta di tem; pietas > acc. pietatem caduta di tem).
- Piane: accento nella penultima sillaba. La maggior parte delle parole hanno l'accento su questa sillaba. In latino le parole tronche erano pochissime e quelle bisdrucciole assenti; per questa causa la maggior parte delle parole in italiano sono piane o sdrucciole.
- Sdrucciole: accento nella terzultima sillaba.
- Bisdrucciole: accento nella quartultima sillaba. Sono rare.
Regole di posizionamento dell'accento:
- L'accento va scritto:
- in parole tronche terminanti in vocale va sempre segnalato (pietà, virtù, perché);
- in alcune parole monosillabiche (lì, più). Non esiste una regola se nelle parole monosillabiche vada l'accento o meno, ma questo si usa spesso per differenziarle da corrispettive di pronuncia identica ma con significato diverso. In altri casi l'accento è puro segno grafico anche se la parola ha un solo significato.
- L'accento non va scritto:
- nelle parole a due o più sillabe non tronche;
- nelle parole tronche terminanti in consonante;
- in alcune parole monosillabiche per differenziare alcune parole omofoniche con significato diverso (li, gli).
Come si nota, nella maggior parte delle parole l'accento non va scritto, per cui possono essere anche lette ponendo l'accento su altre sillabe, con notevoli problemi di lettura; non vi è altro modo che memorizzare dove cade l'accento.
[modifica] Trascrizione fonetica (stretta e larga) e trascrizione fonemica
Esistono due possibili trascrizioni che usano l'alfabeto fonetico internazionale: si tratta rispettivamente della trascrizione fonetica e di quella fonemica (o fonematica o fonologica). La prima si basa sulla rappresentazione dell'elemento fisico-acustico e può essere stretta o larga a seconda del numero di parametri fonetici considerati; la seconda si basa sull'elemento psicologico della pertinenza linguistica. In termini più semplici, la trascrizione fonetica trascrive i foni, segnandone ogni caratteristica e non tralasciando nessuna variante di pronuncia; la trascrizione fonemica trascrive i fonemi, cioè solo quei foni che hanno pertinenza in base alla lingua di appartenenza: in caso di varianti combinatorie, quindi, non viene segnata alcuna differenza. Le differenze sono:
- In caso di trascrizione fonetica (sia stretta che larga), si usa racchiudere i segni tra parentesi quadre [...] (talvolta la trascrizione fonetica stretta è posta tra doppie parentesi quadre [[...]]); in caso di trascrizione fonemica, si racchiudono i segni tra parentesi oblique /.../ (in sede di fonetica, la grafia, cioè l'ortografia, viene racchiusa tra parentesi angolari <...>).
- Molte delle note segnalate nel paragrafo precedente^ non vengono segnate in caso di trascrizione fonemica, perché non hanno pertinenza fonologica in italiano: in altre parole sono indicazioni che non è necessario segnare perché, a patto ovviamente di conoscere la corretta pronuncia in italiano, quelle realizzazioni saranno obbligatorie e la loro variazione non darà luogo a differenze di significato; per esempio: i foni che costituiscono varianti combinatorie (cioè determinate dal contesto) del fonema /n/ non vengono usati, in quanto la velarizzazione o labializzazione della <n> è obbligata dalla consonante successiva, e sarà quindi sufficiente scrivere /in.ˈve.ʧe/ e /ˈfan.ɡo/ per [ĩɱ.ˈveː.ʧe] e [ˈfãŋ.ɡo]; la nasalizzazione non viene segnata, in quanto non è possibile che una vocale, seguita da consonante nasale nella stessa sillaba, non venga nasalizzata (/ˈan.ke/ per [ˈãŋ.ke]); quelle consonanti che, come s'è detto, sono sempre lunghe in posizione intervocalica, potrebbero in teoria venir semplicemente trascritte come scempie: (/ˈpe.ʃe/ per [ˈpeʃ.ʃe], /ˈra.ɲo/ per [ˈrãɲ.ɲo]); ma è senz'altro molto meglio segnalare la lunghezza, dato che essa è distintiva per la maggior parte delle consonanti stesse e inoltre molti parlanti, specie settentrionali, tendono a realizzarle come scempie, uniformandole quindi alle altre; la lunghezza delle vocali non viene invece mai segnata, in quanto determinata unicamente dal contesto.
[modifica] Fonemi non esistenti nella lingua italiana provenienti da lingue straniere
Questi fonemi non presenti possono essere regolarmente pronunciati nel parlato in parole provenienti da lingue straniere
- [ʒ]: non è presente nell'italiano classico, ma viene regolarmente pronunciato in pochissime parole di origine straniera, soprattutto il francese, come nelle parole abajour /abaˈʒur/ o garage /gaˈraʒ/ (può anche essere pronunciato /gaˈradʒ/, /gaˈraʒe/ o /gaˈradʒe/). I madrelingua italiani non hanno quasi mai difficoltà a pronunciare tale suono.
- [h]: anche in parole di derivazione straniera non viene spesso pronunciato; un tempo l'acca si divideva tra muta e sonora, soprattutto per stabilire l'articolo da porre all'inizio (l'hotel, lo hobby) oggi si tende a renderla sempre muta (l'hobby) [ˈɔbbi]. Parecchi madrelingua italiana non hanno difficoltà a pronunciare i suoni [h] e [x], ma nel parlato li tralasciano semplicemente, non pronunciandoli. Solo dopo uno studio approfondito della lingua straniera in considerazione iniziano ad essere pronunciati correttamente.
- [ə]: tale fono è presente in parecchie varianti regionali soprattutto al sud, ma spesso alcune vocali (soprattutto /e/) vengono pronunciate in questo modo nella catena parlata anche in italiano. I madrelingua italiana non hanno quasi mai problemi nel pronunciar tale fono.
[modifica] Confluenza delle vocali straniere in italiano
Poiché in italiano esistono solo sette vocali (/a/, /e/, /ɛ/, /i/, /o/, /ɔ/, /u/), numero nettamente inferiore a quello di altre lingue come inglese e francese, i madrelingua italiana tendono a pronunciare parecchie vocali non presenti in italiano sostituendole con vocali presenti in italiano. Ecco l'area di confluenza delle principali vocali dell'alfabeto fonetico internazionale nelle sette italiane:
| Vocale italiana | Vocali straniere | Esempio | Pronuncia originale | Pronuncia italiana |
|---|---|---|---|---|
| a | ɑ, ʌ, ɜ, ɐ, ɶ, æ | budget, partner | /ˈbʌdʒɪt/ /ˈpɑː(ɹ)tnə(ɹ)/ | /ˈbaːdʒet/ /ˈpartner/ |
| e | ɘ, ɤ, ə, œ, ɜ | computer | /kəmˈpjuːtə(ɹ)/ | /komˈpjuter/ |
| ɛ | ɜ, æ, ʌ | surf | /ˈsɜː(ɹ)f/ | /ˈsɛrf/ |
| i | ɪ, ɨ, ɜ | click | /ˈklɪk/ | /ˈklik/ |
| o | ɒ, ø, ɵ | hall | /ˈhɔːl/ | /ˈol/ |
| ɔ | ɞ | |||
| u | ʊ, y, ʏ, ɯ, ʉ | menu | /məˈny/ | /meˈnu, meˈny/ |
[modifica] Varianti libere e varietà locali
Abbiamo introdotto il concetto di variante: si dice variante combinatoria una variante che è determinata da un dato contesto, mentre la variante libera non lo è. In italiano le varianti libere possono essere variazioni individuali, come quella detta della "erre moscia", nella quale il fonema /r/ può essere realizzato mediante diversi foni detti allofoni (vedi sotto la relativa voce). Esistono inoltre numerosi foni che non fanno parte dell'italiano standard, ma che vengono usati nelle varietà regionali dell'italiano e che corrispondono a pronunce che divergono da quella modello: esempi di variazioni regionali sono le consonanti retroflesse usate per esempio in Sicilia e Sardegna, oppure la vocale centrale medio-alta, anche detta atona, [ə], che si sente a Napoli in fine di parola (per esempio [ˈnaː.pu.lə]). Non si confondano le varietà regionali dell'italiano con i diversi dialetti parlati nella penisola.
| Per approfondire, vedi la voce Varianti regionali della lingua italiana. |
[modifica] Bibliografia
- Federico Albano Leoni, Pietro Maturi Manuale di fonetica, 2002, Roma, Carocci.
- Luciano Canepari Il MªPI - Manuale di pronuncia italiana, 1999 , 2a ed., Bologna, Zanichelli.
- Pietro Maturi I suoni delle lingue, i suoni dell'italiano, 2006 , Bologna, Il Mulino.
- Alberto Mioni Elementi di fonetica, 2001 , Padova, Unipress.
- Derek Rogers, Luciana d'Arcangeli. "Illustrations of the IPA: Italian". In Journal of the International Phonetics Association, Cambridge, Cambridge University Press, June 2004, pp. 117–121.
[modifica] Voci correlate
[modifica] Collegamenti esterni
- L'alfabeto italiano dall'A alla Z: una sintesi della fonetica e fonologia italiana, messa in rapporto con l'ortografia, nel DOP
| tri/digrammi | CH | CI | GH | GI | GL(I) | GN(I) | SC(I) | |||||||||||||||||||||||
| Fonemi italiani: | /a/ | /b/ | /k/ | /ʧ/ | /d/ | /e/ | /ɛ/ | /f/ | /g/ | /ʤ/ | /i/ | /j/ | /l/ | /ʎ/ | /m/ | /n/ | /ɲ/ | /o/ | /ɔ/ | /p/ | /r/ | /s/ | /z/ | /ʃ/ | /t/ | /u/ | /w/ | /v/ | /ʦ/ | /ʣ/ |
| Lettere | A | B | (Q) C | D | E | F | G | I | L | M | N | O | P | R | S | T | U | V | Z | |||||||||||
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