Ferdinando Valletti

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« C'era Ferdinando Valletti, altro operaio, un bravo giovane qui di Milano che, ogni volta che correvo il pericolo di rimanere sotto lo scarico dei sassi, mi gridava: "Professor, professor" e correva a prendermi per un braccio e mi tirava lontano. Un'altra volta quel bravo ragazzo mi ha strappato dalle rotaie mentre stavo per finire sotto il treno. Valletti era un amico del Borghi, un operaio dell'Alfa Romeo; si è salvato. Poi quando finiva il lavoro ero proprio stanco, non ne potevo più, avevo le mani e i piedi martoriati, le gambe non mi reggevano. Allora Valletti e un altro dei miei compagni mi prendevano sottobraccio e mi aiutavano a camminare incolonnato con gli altri. »
(Diario di Gusen, di Aldo Carpi)
Ferdinando Valletti (sulla destra) e Andrea Bonomi (con la fascia da capitano) sugli spalti dello stadio dell'AC Milan, stagione 1949/1950.

Ferdinando Valletti (Verona, 5 aprile 1921Milano, 23 luglio 2007) è stato un dirigente d'azienda, calciatore e deportato italiano.

Indice

[modifica] Biografia

Calciatore prima dell'Hellas Verona, poi del Seregno e dell'AC Milan, gioca con la squadra milanese due stagioni (1942/1943 e 1943/1944) nel ruolo di mediano.[1][2] Dopo alcune amichevoli, una lesione al menisco e soprattutto la deportazione nazista ne interrompono la carriera sportiva.

Viene catturato dalle SS tedesche per aver aderito allo sciopero del marzo 1944 all'Alfa Romeo. Inviato prima al carcere di San Vittore, dal binario 21 della Stazione Centrale di Milano viene quindi deportato al campo di concentramento di Mauthausen e successivamente a quello di Gusen II dove viene impiegato nella "squadra cemento" che aveva il compito di scavare gallerie che dovevano servire per occultare alcune fabbriche belliche tedesche.

Condivide la prigionia con il pittore milanese Aldo Carpi, che lo citerà più volte nel suo Diario di Gusen. Si salva anche grazie a un pizzico di fortuna, per il suo trascorso nel Milan viene chiamato da un kapò a sostituire un giocatore di calcio nella squadra delle SS: in seguito a ciò gli viene concesso di lasciare il lavoro alle gallerie e di lavorare come sguattero nelle cucine, potrà così portare cibo anche ai compagni e contribuire a salvare le loro vite. Viene liberato dalle truppe alleate il 5 maggio 1945. Nel 1947 è insignito del Diploma di medaglia garibaldina[3] e gli viene riconosciuta la qualifica di Partigiano combattente.[4]

Terminata la seconda guerra mondiale continua il suo percorso lavorativo all'Alfa Romeo di Milano e diventa dirigente, lascia il lavoro nel 1978. Nel febbraio del 1976 è insignito dell'Ambrogino d'oro dal sindaco di Milano Aldo Aniasi[5]; nel 1979, su iniziativa del Presidente della Repubblica, diviene Maestro del lavoro.

Dal 1970 è docente presso l'Associazione Meccanica e presso l'I.S.E.O. e partecipa come relatore al Salone Internazionale della Movimentazione e della Logistica di Padova.

Successivamente si dedica con l'ANED e l'ANPI allo svolgimento di conferenze e seminari con lo scopo di tramandare alle nuove generazioni la propria tragica esperienza nei lager nazisti. Dal 1993 la sua salute viene minata da gravi patologie, l'ultima delle quali, il morbo di Alzheimer, lo costringe nel 2000 a rinunciare all'attività didattica e lo porterà alla morte, avvenuta nel 2007.

[modifica] Onorificenze

Stella al merito del lavoro - nastrino per uniforme ordinaria Stella al merito del lavoro
— 1979[6]

[modifica] Note

  1. ^ Ass. Ferdinando Valletti, Rosa del Milan
  2. ^ MilanNews, Giorno della memoria, il calcio e la vita, 28 gennaio 2010
  3. ^ Ass. Ferdinando Valletti, Diploma di medaglia garibaldina
  4. ^ Ass. Ferdinando Valletti, Foglio matricolare dell'Esercito Italiano
  5. ^ Ass. Ferdinando Valletti, Ambrogino
  6. ^ Associazione Ferdinando Valletti: Maestro del lavoro.

[modifica] Bibliografia

  • Aldo Carpi, Diario di Gusen, Einaudi, Torino, 1993
  • Italo Tibaldi, Gusen. Sottocampo di Mauthausen, Aned, Milano, 1990
  • Duccio Bigazzi, Il portello. Operai, tecnici e imprenditori all'Alfa Romeo (1906-1926), Franco Angeli, Milano, 1988
  • Manuela Valletti Ghezzi, Deportato I 57633: Voglia di non morire, Photocity, Pozzuoli, 2011, ISBN 9788866820482
  • Manuela Valletti Ghezzi, Papà mi portava in bicicletta, Photocity, Pozzuoli, 2008, ISBN 9788862231633

[modifica] Filmografia

  • Mauro Vittorio Quattrina, Deportato I 57633, voglia di non morire, 2010

[modifica] Collegamenti esterni

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