Felice Beato

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Felice Beato, autoritratto, 1866 circa.

Felice Beato chiamato nei paesi anglofoni Felix Beato (Corfù, 1833 circa – Firenze, 1909) è stato un fotografo britannico nato da padre cittadino britannico e madre italiana. Fu tra i primi a scattare fotografie nell'Asia Orientale e uno dei primi fotografi di guerra.

È noto anche per i suoi ritratti, viste e panorami dell'architettura e delle viste naturali dell'Asia e del Mediterraneo. I viaggi di Beato gli diedero l'opportunità di creare potenti e durature immagini di paesi, persone ed eventi poco familiari alla maggior parte degli Europei dell'epoca. Anche in quest'epoca il suo lavoro ci ha dato immagini chiave di eventi come la Ribellione indiana del 1857 e la seconda guerra dell'oppio. La sua opera è il primo sostanziale esempio di quello che verrà chiamato fotogiornalismo. Ebbe un impatto significativo su altri fotografi, e la sua influenza in Giappone dove lavorò a lungo collaborando con altri fotografi e artisti o insegnando loro, fu particolarmente profonda e duratura.

Origini e identità[modifica | modifica wikitesto]

Le origini e l'identità di Felice Beato sono stati un argomento di dibattito, ma la confusione su luogo e anno di nascita pare essere sostanzialmente chiarita. Secondo una domanda per un permesso di viaggio che fece nel 1858, Beato nacque nel 1833 o 1834 nell'isola di Corfù[1]. All'epoca della sua nascita, Corfù era un protettorato britannico delle isole ionie (gli Stati Uniti delle Isole Ionie) e quindi Beato si qualifica come suddito britannico[2]. Corfù era in precedenza stata un possedimento veneziano e questo spiega i molti riferimenti a Beato come "italiano" e "veneziano"[3].

Le molte fotografie firmate «Felice Antonio Beato» e «Felice A. Beato» fecero pensare per un lungo periodo che ci fosse stato un altro fotografo di cognome Beato che avesse ripreso luoghi distanti come l'Egitto e il Giappone nello stesso periodo. Nel 1983 venne dimostrato da Chantal Edel[4] che Antonio Beato e Felice Beato erano fratelli che alle volte lavoravano insieme. La confusione dovuta a queste firme continua a causare problemi nell'identificare quale dei due sia stato l'autore di una specifica immagine.

Il Mediterraneo, la Crimea e l'India[modifica | modifica wikitesto]

Si conosce poco dei primi passi di Felice Beato come fotografo, sebbene si dica che comprò le sue prime e uniche lenti a Parigi nel 1851[5]. Probabilmente incontrò il fotografo britannico James Robertson a Malta nel 1850 e lo accompagnò a Costantinopoli nel 1851. Robertson era stato un incisore presso la zecca ottomana dal 1843 e probabilmente aveva appreso l'arte fotografica negli anni quaranta[6]. Nel 1853 i due fotografi iniziarono a lavorare, formando una coppia chiamata "Robertson & Beato", quando Robertson aprì uno studio fotografico a Pera, Costantinopoli, nel 1853 o 1854. A Robertson e Beato si unì Antonio, il fratello di quest'ultimo, per delle spedizioni fotografiche a Malta nel 1854 o 1856 e in Grecia e Gerusalemme nel 1857. Diverse delle fotografie prodotte dallo studio negli anni cinquanta sono firmate «Robertson, Beato and Co.» e si ritiene che il «and Co.» si riferisca ad Antonio[7].

Interno del Secundra Bagh dopo il massacro di 2.000 ribelli da parte del 93º Reggimento Higlanders e del 4º Reggimento Punjabafter

Alla fine del 1854 o inizio 1855 James Robertson sposò la sorella di Beato, Leonilda Maria Matilda Beato, da cui ebbe tre figlie, Catherine Grace (1856-), Edith Marcon Vergence (1859-) e Helen Beatruc (1861-)[5].

Nel 1855 Felice Beato e Robertson si recarono a Balaklava in Crimea dove scattarono un reportage della Guerra di Crimea dopo la partenza di Roger Fenton. Fotografarono la caduta di Sebastopoli nel settembre 1855, producendo circa 60 immagini[8].

Nel febbraio 1858 Felice Beato giunse a Calcutta e iniziò a viaggiare nell'India settentrionale per documentare le conseguenze della Ribellione Indiana del 1857[9]. In questo periodo produsse le prime immagini fotografiche di cadaveri[10]. Si ritiene che per almeno una delle sue fotografie scattate nel palazzo di Secundra Bagh a Lucknow fece riesumare i resti scheletrici dei ribelli indiani o che dispose i cadaveri in modo da aumentare l'impatto drammatico. Visitò anche le città di Delhi, Cawnpore, Meerut, Benares, Amritsar, Agra, Simla e Lahore[11]. A Beato si unì nel luglio 1858 il fratello Antonio che più tardi, nel dicembre 1859, lasciò l'India, probabilmente per ragioni di salute. Antonio nel 1860 era in Egitto, dove aprì uno studio fotografico a Tebe nel 1862.[12].

Cina[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1860 Felice Beato lasciò la compagnia "Robertson & Beato", sebbene Robertson mantenne l'uso del nome fino al 1867. Beato venne inviato dall'India dove fotografò la spedizione militare anglo-francese in Cina nella seconda guerra dell'oppio. Arrivò a Hong Kong a marzo e immediatamente iniziò a fotografare la città e i suoi dintorni, arrivando fino a Canton. Le fotografie di Beato sono tra le prime scattate in Cina, dove era stato preceduto nel 1859 da un altro fotografo italiano, il calotipista di origini padovane Giacomo Caneva.

Mentre si trovava a Hong Kong, incontrò Charles Wirgman, un artista e corrispondente dell'Illustrated London News. I due accompagnarono la spedizione anglo-francese nella sua marcia verso nord alla baia di Dalian, quindi a Pehtang e i Forti Taku alla bocca dell'Peiho, e a Pechino al Palazzo d'Estate, Yiheyuan. Le illustrazioni di Wirgman (e di altri) per l'Illustrated London News derivarono spesso dalle fotografie di Beato del palazzo durante questo viaggio.

Fortezze Taku[modifica | modifica wikitesto]

Interior of Angle of North Fort Immediately after Its Capture, 21 agosto 1860

Le fotografie di Beato della seconda guerra dell'oppio furono le prime a documentare una campagna militare nel suo svolgimento, mediante una sequenza di immagini datate e correlate. Le sue fotografie dei Forti Taku rappresentano questo approccio su una scala ridotta, poiché formano una ricreazione narrativa di una battaglia. La sequenza di immagini mostra l'avvicinamento ai forti, l'effetto dei bombardamenti sui muri esterni e sulle fortificazioni e infine la devastazione all'interno dei forti, inclusi i cadaveri dei soldati cinesi. È interessante notare che le fotografie non furono prese in quest'ordine, dato che le foto dei cadaveri dovettero essere scattate prima che i corpi fossero rimossi, solo allora Beato fu libero di riprendere le altre viste interne esterne dei forti. Negli album dell'epoca queste fotografie sono ordinate in modo da ricreare la sequenza della battaglia[13].

Le immagini di Beato dei cinesi morti - non fotografò mai corpi di britannici o francesi - e la sua maniera di produrle rivelano gli aspetti ideologici del suo fotogiornalismo. Il dottor David F. Rennie, membro della spedizione, annotò nelle sue memorie della campagna: «Camminai sugli spalti del lato occidentale. Questi erano fitti di cadaveri - nell'angolo nord-occidentale ne giacevano tredici in gruppo attorno a un cannone. Il signor Beato era lì grandemente eccitato, definendo il gruppo come "bello" e pregando di non interferire fino a che non avesse potuto perpetuarlo con il suo apparato fotografico, cosa che portò a termine in pochi minuti…"[14]. Le fotografie che ne risultarono sono una potente rappresentazione del trionfo militare e del potere imperialista britannico, perlomeno per gli acquirenti delle sue foto: soldati britannici, amministratori coloniali, mercanti e turisti. Nel Regno Unito le immagini di Beato vennero utilizzate per giustificare la guerra dell'oppio (e altre guerre coloniali) e contribuirono a plasmare l'opinione pubblica sulle culture orientali.

Il Palazzo d'Estate[modifica | modifica wikitesto]

Belvedere del dio della letteratura, Palazzo d'Estate, prima della sua distruzione

Appena fuori Pechino Beato scattò fotografie del Palazzo d'Estate, Yiheyuan (letteralmente "Giardino dell'armonia coltivata"), una proprietà privata dell'imperatore della Cina che comprendeva padiglioni, templi, un grande lago artificiale e giardini. Alcune di queste fotografie, scattate tra il 6 e il 18 ottobre 1860, sono immagini uniche di palazzi che vennero saccheggiati e incendiati dalla Prima Divisione Britannica per ordine di lord Elgin come rappresaglia contro la tortura e uccisione di venti membri di un gruppo diplomatico Alleato. Tra le ultime fotografie scattate da Beato in Cina in questo periodo ci sono ritratti di Lord Elgin, arrivato a Pechino per firmare la convenzione di Pechino e del principe Kung che firmò in rappresentanza dell'imperatore Xianfeng.

Beato ritornò in Inghilterra nel novembre 1861 e durante l'inverno vendette quattrocento sue fotografie dell'India e della Cina a Henry Hering, un fotografo di ritratti commerciali londinese. Hearing li fece duplicare e li rivendette. Quando furono vendute per la prima volta furono offerte a 7 scellini per ogni foto, mentre la serie completa dell'India venne venduta a 54 sterline e quella completa della Cina a 37 sterline. Per mettere questo dato in prospettiva si tenga conto che nel 1867 il reddito procapite medio in Inghilterra nel Galles era aumentato fino a 32 sterline l'anno.

Giappone[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1863 Beato si era spostato a Yokohama in Giappone, unendosi a Charles Wirgman, che vi era arrivato nel 1861. I due, negli anni 1864 - 1867, formarono una società chiamata "“Beato & Wirgman, Artists and Photographers". Wirgman produsse nuovamente illustrazioni derivate dalle fotografie di Beato, mentre Beato fotografò alcuni degli schizzi e altri lavori di Wirgman. Le fotografie giapponesi di Beato includono ritratti, panorami, vedute cittadine e una serie di fotografie che documentano le scene e i siti lungo la strada del Tokaido, quest'ultima serie che richiama gli ukiyo-e di Hiroshige e Hokusai. Questo fu un momento significativo per fotografare il Giappone, poiché l'accesso agli stranieri al Paese (e al suo interno) era grandemente controllato e limitato dallo shogunato. Le immagini di Beato sono rimarchevoli non solo per la loro qualità, ma per la rarità di viste fotografiche del periodo Edo.

Samurai del clan Satsuma durante la guerra Boshin, (1868-1869)

Mentre si trovava in Giappone Beato fu molto attivo. Nel settembre 1864 fu un fotografo ufficiale della spedizione militare a Shimonoseki. Negli anni successivi produsse diverse viste di Nagasaki e dei suoi dintorni. Dal 1866 fu spesso caricaturato (gentilmente) sul Japan Punch, fondato e curato da Wirgman. Quando nell'ottobre 1866 un incendio distrusse la maggior parte di Yokohama, Beato perse il suo studio e i suoi negativi e trascorse i due anni successivi lavorando vigorosamente per rimpiazzare il materiale. Il risultato furono due volumi di fotografie Native Types, contenenti 100 ritratti e lavori di genere e Views of Japan, contenenti 98 panorami e viste cittadine. Beato colorò a mano molte fotografie in studio, applicando con successo alla fotografia europea le raffinate tecniche giapponesi dell'acquerello e della xilografia. Dal 1869 al 1877, non più in società con Wirgman, gestì un suo proprio studio a Yokohama, chiamato "F. Beato & Co., Photographers" con un assistente chiamato H. Woolett, quattro fotografi e quattro artisti giapponesi. Probabilmente Kusakabe Kinbei fu tra gli artisti-assistenti prima di diventare fotografo in proprio. Beato collaborò con Ueno Hikoma e altri, forse insegnando la fotografia al barone Raimund von Stillfried.

Nel 1871 Beato fu il fotografo ufficiale della spedizione navale statunitense dell'ammiraglio Rodgers in Corea. Le viste riprese da Beato in questo viaggio sono tra le prime foto confermate delle foto del Paese e dei suoi abitanti.

Mentre si trovava in Giappone, Beato non limitò le sue attività alla fotografia, ma intraprese anche diverse avventure finanziarie. Tra le altre cose possedette terreni e diversi studi, fu un consulente immobiliare, possedette interessi finanziari nel Grand Hotel di Yokohama e fu commerciante di tappeti di importazione e di borsette da donna. Comparve diverse volte in tribunale, sia come difensore, sia come accusato che come testimone. Il 6 agosto 1873 venne nominato Console Generale per la Grecia in Giappone.

Nel 1877 Beato vendette la maggior parte delle sue foto alla ditta Stillfried & Andersen, che si trasferì nel suo studio. A loro volta Stillfried & Andersen le vendettero a Adolfo Farsari nel 1885. Dopo la vendita a Stillfried & Andersen, Beato apparentemente si ritirò per alcuni anni dalla fotografia concentrandosi sulle sue carriere parallele di speculatore finanziario e commerciante. Il 29 novembre 1884 Beato lasciò il Giappone, arrivando infine a Port Said in Egitto. In un giornale giapponese venne riportato che aveva perso tutto il suo denaro alla borsa dei cambi dell'argento di Yokohama.

Ultimi anni[modifica | modifica wikitesto]

La Pagoda d'Argento della Regina, Mandalay, 1889 circa

Dal 1884 al 1885 Beato fu il fotografo ufficiale della spedizione condotta dal barone (e futuro visconte) Garnet Wolseley a Khartoum in Sudan in soccorso del generale Charles George Gordon. Nessuna delle fotografie scattate da Beato in Sudan è giunta fino ai nostri giorni.

Nel 1886, ritornato per un breve periodo nel Regno Unito, Beato tenne delle lezioni sulle tecniche fotografiche alla London and Provincial Photographic Society. Ma nel 1888 era nuovamente in Asia a fotografare, questa volta in Birmania, dove dal 1896 gestì uno studio fotografico (chiamato "The Photographic Studio") così come un commercio di mobili e curiosità in Mandalay, con una sede secondiaria a Rangoon. Esempi del suo catalogo postale - contenti foto delle mercanzie offerte scattate da Beato - sono in possesso di almeno due collezioni fotografiche. Le informazioni sui suoi ultimi anni sono vaghe quanto quelle dei suoi primi anni; Beato potrebbe aver lavorato o meno dopo il 1899, ma nel gennaio 1907 la sua compagnia "F. Beato Ltd" venne liquidata. Trasferitosi a Firenze, vi muore nel 1909.

Beato e la fotografia[modifica | modifica wikitesto]

La fotografia del XIX secolo spesso mostra le limitazioni della tecnologia usata, ma Felice Beato riuscì a lavorare con successo e anche a trascendere queste limitazioni. Produsse soprattutto stampe all'albumina da lastre in vetro al collodio umido. A parte le considerazioni estetiche, i lunghi tempi di esposizione necessari per questo processo devono essere stati un ulteriore stimolo per Beato per inquadrare e posizionare accuratamente i soggetti delle sue fotografie. Oltre ai ritratti, spesso mise in posa gli abitanti locali in modo tale da far risaltare i soggetti architetturali o topografici delle sue immagini; ma a volte le persone (e altri oggetti in movimento) sono rese come una massa indistinta o scompaiono del tutto a causa dei lunghi tempi di esposizione. Questa è una caratteristica comune delle fotografie del XIX secolo.

Come altri fotografi commerciali Beato spesso produsse copie dei suoi originali. L'originale veniva rifotografato producendo un secondo negativo dal quale produrre ulteriori stampe. Gli spilli utilizzati per fermare l'originale sono alle volte visibili nelle copie. Nonostante le limitazioni di questo metodo, tra cui la perdita di dettagli e la degradazione di altri elementi fotografici, era un modo efficace ed economico per duplicare le immagini.

Beato fu un pioniere delle tecniche di colorazione a mano delle fotografie e della realizzazione di panorami. Potrebbe aver iniziato a colorare a mano le fotografie su suggerimento di Wirgman o potrebbe aver visto le fotografie colorate a mano dei suoi soci Charles Parker e William Parke Andrew[15]. Qualunque sia stata l'ispirazione i panorami colorati di Beato sono delicati e naturali e i suoi ritratti colorati, sebbene presentino tinte più forti rispetto ai panorami sono anch'essi eccellenti.[16]. Oltre alla produzione di viste a colori, Beato lavorò sulla rappresentazione di grandi soggetti, in modo da dare un'idea della loro vastità. Tutta la carriera di Beato è segnata da spettacolari panorami, che produsse scattando e unendo esposizioni contigue di uno stesso paesaggio, ricreando pertanto una vista molto larga orizzontalmente. La versione completa del panorama di Pehtang comprende nove fotografie unite insieme quasi perfettamente per una lunghezza totale di 2,5 metri.

Panorama di Edo (ora Tokyo), 1865 o 1866. Cinque stampe all'albumina unite per formare un panorama.

Le firme che condivise con suo fratello non sono state l'unica difficoltà nell'attribuzione delle immagini di Felice Beato. Quando Stillfried & Andersen comprarono le fotografie di Beato seguirono la comune pratica dei fotografi commerciali del XIX secolo di rivendere le fotografie sotto il proprio nome. Questi (e altri) alterarono le immagini di Beato aggiungendo numeri, nomi e altre iscrizioni associate con la loro ditta nei negativi o nella stampa o sulla montatura. Stillfried & Andersen produssero copie colorate a mano di molte immagini non colorate da Beato. Tutti questi fattori hanno fatto erroneamente attribuire molte fotografie di Beato a Stillfried & Andersen. Fortunatamente Beato scrisse didascalie sul retro delle stampe di molte sue fotografie, con grafite o inchiostro. Quando queste fotografie sono montate le didascalie possono ancora essere viste attraverso il fronte dell'immagine e essere lette con l'ausilio di uno specchio. Per cui oltre ad aiutare nella datazione e nell'identificazione del soggetto dell'immagine, queste didascalie forniscono un metodo per attribuire queste fotografie a Beato.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Dobson, I been to keep up my position, p. 31. «Alcune fonti passate hanno indicato la sua data di nascita come 1825 o 1825 circa, ma queste date possono essere dovute ad una confusione con la data di nascita di suo fratello Antonio.» Come nota a margine Dobson indica l'interessante coincidenza che due dei principali interpreti del Giappone del XIX secolo siano nati a meno di 150 chilometri di distanza
  2. ^ Dobson, I been to keep up my position. p. 31.
  3. ^ Corfù fece alternativamente parte o meno del territorio veneziano fino al 1815, quando il trattato di Parigi la pose, insieme alle altre isole ioniche, sotto la "protezione" britannica. Infine nel 1864 Corfù venne ceduta alla Grecia.
  4. ^ Bennet 1996, pag. 38
  5. ^ a b Clark, Fraser e Osman, p. 90.
  6. ^ Broecker, p. 58; Clark, Fraser e Osman, p. 89, 90.
  7. ^ Oztuncay, p. 24; Clark, Fraser e Osman, p. 90-91.
  8. ^ Auer e Auer; Broecker, p. 58.
  9. ^ Harris, p. 23; Dehejia, p. 121; Auer e Auer; Masselos 2000, 1. Gernsheim afferma che Beato e Robertson viaggiarono entrambi in India nel 1857, ma attualmente si ritiene generalmente che Beato viaggiò da solo. (Gernsheim, p. 96).
  10. ^ Turner, p. 447.
  11. ^ Harris, p. 23; Clark, Fraser e Osman, p. 91-92.
  12. ^ Clark, Fraser e Osman, p. 90, 91.
  13. ^ Harris 1999.
  14. ^ citato in Griffiths.
  15. ^ Bennett 1996, p. 39.
  16. ^ Bennett cita e risassume la valutazione del collezionista Henry Rosin delle fotografie colorate a mano di Beato. Bennett 1996, p. 43; Robinson, p. 48.

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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