Eusebio di Cesarea

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Ritratto apocrifo di Eusebio

Eusebio di Cesarea (Cesarea in Palestina, 265Cesarea in Palestina probabilmente, 340) è stato un vescovo e scrittore greco antico, padre della Chiesa. Fu consigliere e biografo dell'imperatore romano Costantino I.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Allievo di Panfilo alla scuola fondata da Origene a Cesarea, in collaborazione del quale redasse i primi cinque libri dell'Apologia ad Origene (Eusebio scriverà poi un sesto libro dopo la morte del maestro in seguito alla persecuzione), sfuggì alla persecuzione anticristiana di Diocleziano e nel 313 fu eletto vescovo di Cesarea.

Abbracciò una concezione della Trinità, diffusa in Siria, secondo cui il Figlio era subordinato al Padre. Il suo approccio lo portò a simpatizzare con Ario, predicatore alessandrino di formazione antiochena che, nella sua dottrina, aveva accentuato la posizione subordinata del Figlio, sino a considerarlo non coeterno rispetto al Padre.

Quando nel 318 Ario fu scomunicato dal patriarca Alessandro, Eusebio lo accolse presso di sé. La sua condotta fu condannata dal concilio di Antiochia nel 325. Tuttavia nello stesso anno Eusebio partecipò al Concilio di Nicea, convocato proprio per risolvere la controversia ariana, svolgendo un ruolo da protagonista.

Al concilio l'imperatore Costantino sollecitò i convenuti a raggiungere un accordo su una concezione comune della natura di Cristo. Eusebio fu incaricato della stesura materiale di tale concezione. Nella formulazione del concilio, Cristo fu definito come “Dio da Dio, Luce da Luce, Vita da Vita”. A tale definizione furono aggiunte successivamente le attribuzioni “Dio vero da Dio vero” e “generato, non creato, della stessa sostanza del Padre”. Quest'ultima proposizione conteneva il concetto di homooùsuios (consustanziale).

Il termine, non attestato nelle Sacre Scritture, presentava qualche difficoltà e non fu bene accolto dai fautori dell'arianesimo presenti al concilio. Le pressioni dell'imperatore sull'assemblea, tuttavia, portarono i vescovi, tra cui Eusebio, a firmare i decreti.

Nonostante ciò, negli anni successivi Eusebio riprese ad operare a favore di Ario e dei suoi sostenitori; nel 335 fu fautore della condanna del massimo oppositore di Ario, Atanasio di Alessandria. Successivamente fu invitato alla corte dell'imperatore romano Costantino I, di cui divenne consigliere e biografo.

Opere[modifica | modifica wikitesto]

Tavole di concordanza. Il sistema delle tavole di concordanza fu messo a punto da Eusebio.

Eusebio fu il vescovo più erudito della sua epoca: oratore, esegeta, apologista, teologo e storico, tipografo e bibliofilo. Va ricordata anche la sua attività di reperimento e collezione di fonti letterarie ed archivistiche.[1]

Della sua vastissima produzione letteraria si ricordano la Cronaca (Chronicon), che venne considerata un archetipo per tutte le opere cronologiche seguenti e la Storia ecclesiastica che tratta dei primi secoli dello sviluppo del Cristianesimo, dalla costituzione della Chiesa sino alla vittoria di Costantino su Licinio (324). Nella stesura della Cronaca utilizzò, per quanto riguarda la storia dell'Egitto, le opere di Manetone ora perdute.

Eusebio mise a punto un sistema di dieci tavole-canoni, note come Tavole canoniche o Tavole di concordanza, ove si raffrontano i passi uguali dei quattro vangeli: una tabella con l'episodio (es. il battesimo) indica il riferimento alla sezione interessata di ogni vangelo, con centinaia di sezioni indicate (oltre mille in area siriaca); in un foglio del Tetravangelo di Rossano è stata rinvenuta una lettera di Eusebio a Carpiano sull'uso delle tavole. Tra le sue opere vi è anche una biografia di Costantino, la Vita Constantini.

Giudizio critico[modifica | modifica wikitesto]

La dottrina[modifica | modifica wikitesto]

Da un punto di vista dogmatico, Eusebio assume pienamente la posizione di Origene. Come Origene egli parte dall'idea fondamentale dell'assoluta sovranità (monarchia) di Dio. Dio è il principio primo di tutti gli esseri, ma non è semplicemente una causa, perché in lui è contenuto ogni bene, da lui traggono origine tutte le forme di vita ed è la fonte di ogni virtù. Cristo possiede l'immagine di Dio ed è un raggio di luce eterna, ma la figura del raggio viene da Eusebio limitata al punto che egli esplicitamente enfatizza l'autoesistenza di Gesù.

Eusebio si dedicò ad approfondire la differenza tra le persone della Trinità e a mantenere la subordinazione origenista del Figlio rispetto Padre, il primo dei quali non chiama mai o theós, ma theós, poiché Egli ha la divinità per partecipazione. Ma il Logos non è genetós (creato), cioè una creatura inferiore, ma gennetós (generato) in quanto ipostasi la cui generazione, per Eusebio, è avvenuta nell'eternità per opera del Padre ingenerato[2]. Gesù è nella sua attività l'organo di Dio, il creatore della vita, il principio di ogni rivelazione di Dio, che nella sua assolutezza governa su tutto il mondo. Questo Logos divino ha assunto un corpo umano senza per questo aver subito alcuna alterazione del suo essere. Eusebio spiegava la relazione dello Spirito Santo con la Trinità in maniera simile a quella del Figlio con il Padre.

Nessun punto della dottrina di Eusebio è originale, tutto è rintracciabile in Origene. La mancanza di originalità del suo pensiero si rivela nel fatto che egli non ha mai presentato i suoi pensieri in forma sistematica.

Va tuttavia riconosciuta ad Eusebio la vera e propria “invenzione” della storia ecclesiastica. Eusebio fu perfettamente consapevole di scrivere un nuovo genere di storia. Ai suoi occhi i cristiani rappresentavano una nazione ed egli sapeva di scrivere una storia nazionale. Tuttavia gli era chiaro che tale nazione aveva origini trascendenti. Benché comparsa sulla terra al tempo di Augusto, era nata in Cielo “con il primo decreto concernente Cristo stesso” (I, 1, 8). Una simile nazione non combatteva guerre ordinarie: le sue battaglie erano persecuzioni ed eresie. Dietro la nazione cristiana vi era Cristo, così come vi era il demonio dietro i suoi nemici. La storia ecclesiastica inaugurata da Eusebio era necessariamente diversa dalla storia ordinaria, in quanto storia della lotta contro il demonio che tentava di corrompere la purezza della Chiesa Cristiana garantita dalla successione apostolica. Eusebio trovò spunti per la sua storiografia nella storiografia ellenistico-giudaica di Flavio Giuseppe in cui già si trovano presenti l'enfasi sul passato, il tono apologetico, le digressioni dottrinali e l'esibizione di documenti.

Una storia della Chiesa Cristiana basata sulla nozione di ortodossia e sulle sue relazioni con un potere persecutorio necessariamente doveva risultare diversa dalle narrazioni storiche consuete. Il nuovo tipo di esposizione adottato da Eusebio dimostrò di essere adeguato al nuovo tipo di istituzione rappresentato dalla Chiesa Cristiana. Si basava sull'autorità e non sulla libertà del giudizio di cui andavano orgogliosi gli storici pagani.


Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Uffici di Cristo, Cristologia e Teologia sistematica.

I limiti[modifica | modifica wikitesto]

I limiti di Eusebio come fonte derivano dal fatto che fu il primo teologo cristiano al servizio della corte dell'imperatore romano Costantino I. Nonostante la grande influenza dei suoi lavori sugli altri, Eusebio non può essere considerato un grande storico[3]. Il suo trattato sulla eresia, ad esempio, è inadeguato: Eusebio conosce molto poco della chiesa occidentale.

I suoi lavori storici sono principalmente apologetici, ma, seguendo un costume piuttosto diffuso, fu spesso incline ad alterare la realtà ("tradendo" l'apologetica propriamente detta e passando così all'apologia). Nella sua Storia ecclesiastica (Volume 8, capitolo 2) afferma ad esempio:

« Vi introdurremo a questa storia solo quegli eventi che potranno essere utili in primo luogo per voi in secondo luogo per i posteri »

nella sua Praeparatio evangelica (xii, 31), Eusebio tratta in una sezione dell'uso delle menzogne (pseudos) come una "medicina" che sarebbe stato "legale ed appropriato" da utilizzare[4]. Tenendo a mente tutto ciò, risulta difficile accertare le conclusioni e la veridicità di Eusebio confrontandolo con i suoi predecessori e contemporanei. I testi degli scrittori precedenti di cronache, soprattutto Papia, che lui denigrava, ed Egesippo, sul quale invece si basava, non ci sono infatti giunti, e sopravvivono principalmente sotto forma di citazioni del loro lavoro scelte da Eusebio stesso, che può benissimo avere selezionato le parti adatte per supportare le sue tesi. Di Egesippo (in realtà l'opera è attribuibile ad un certo Ambrogio milanese) cita tra l'altro una versione in lingua latina del Bellum Iudaicum dove la figura di Gesù ha una rilevanza molto maggiore di quella della versione originale: non si sa se l'interpolazione è stata aggiunta da Eusebio stesso, oppure sia stata da lui trovata e accolta acriticamente. Per molti i suoi testi sono basati su tradizioni provenienti da cronache tardive di Egesippo in libri che sono stati perduti, citati a sua volta da Eusebio nella sua storia ecclesiastica, (Hist Heccl. 3,11,1) che in questi ambiti non è attendibile: "Nelle narrazioni di Egesippo si notano frequenti incongruenze: è un racconto leggendario con qualche nucleo di verità storica" (Storia ecclesiastica e i martiri della Palestina, Eusebio di Cesarea ; testo greco con trad. e note di Giuseppe Del Ton. - Roma etc. : Desclee & C.i, 1964. con imprimatur cattolico - XXXVIII, pagina 135) Pensiamo al fatto che secondo Egesippo citato da Eusebio in Hist. Heccl 2,23,6 a Giacomo fratello di Gesù era permesso entrare nel santuario del tempio in cui secondo la legge di Mosè poteva entrare solo il sommo sacerdote una volta l'anno. Questo è storicamente impossibile.

Questi e altri aspetti hanno suscitato controversie. Per esempio, Jacob Burckhardt ha liquidato Eusebio come "Il primo storico interamente disonesto dell'antichità".
Burckhardt non è il solo a esprimere questo parere. Tuttavia, il professor Michael J. Hollerichis ritiene questa critica eccessiva. In un articolo in "Church History" (Vol. 59, 1990), egli afferma che a partire da Burckhardt "Eusebio è stato un bersaglio invitante per gli studiosi dell'età costantiniana, che di volta in volta lo hanno caratterizzato come un propagandista politico, un fido uomo di corte, il furbo e preparato consigliere dell'imperatore Costantino I, il grande pubblicista del primo imperatore cristiano, il primo di una lunga serie di politici ecclesiastici, l'araldo del bizantinismo, un teologo politico, un metafisico politico e un cesaropapista. È ovvio che, per lo più, queste non sono descrizioni neutrali. Gran parte degli studiosi tradizionali, talvolta con sdegno a stento trattenuto, ha considerato Eusebio una persona che metteva a rischio la sua ortodossia e forse anche la sua persona per lo zelo nei confronti dell'ambiente costantiniano. Egli conclude che "è stata spesso esagerata l'importanza dei temi politici e dei motivi politici nella vita e negli scritti di Eusebio e non gli si è resa giustizia come uomo di chiesa e studioso".

Molti hanno condiviso la valutazione di Burckhardt, ma altri, pur non esaltandone i meriti, hanno riconosciuto il valore indiscutibile dell'opera di Eusebio.

Dato lo stile di Eusebio che cercava sempre lo scontro con i suoi avversari, non devono meravigliare le accuse nei suoi confronti: il vescovo Eustazio di Antiochia lo accusò ad esempio di manipolare in maniera criptoariana il credo di Nicea del 325.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Eusebio di Cesarea. URL consultato il 12 agosto 2013.
  2. ^ Eusebio di Cesarea, Teologia ecclesiastica, Città Nuova, Roma, 1998, pp. 30-31 (introduzione).
  3. ^ Eusebius of Caesarea (Christian bishop and historian) - Britannica Online Encyclopedia
  4. ^ Data for discussing the meaning of 'pseudos' as used by Eusebius in PE XII, 31

Edizioni italiane[modifica | modifica wikitesto]

  • Eusebio di Cesarea, Storia ecclesiastica. volume I, Collana I Classici Cristiani, Ezio Santagalli Editore, Siena, 1931
  • Id., Storia ecclesiastica e I Martiri della Palestina, testo greco con trad. e note di Mons. Giuseppe Del Ton, Desclée & C. Editori Pontifici, Roma, 1964
  • Id., Storia ecclesiastica, a cura di F. Maspero e M. Ceva, Collana Classici di Storia, Rusconi, Milano, 1979 ISBN 978-88-18-16450-3
  • Id., Sulla vita di Costantino, a cura di Luigi Tartaglia, D'Auria, 1984
  • Id., Contro Ierocle, a cura di A. Traverso, Collana Testi patristici n.137, Città Nuova, 1997 ISBN 978-88-31-13137-7
  • Id., Teologia ecclesiastica, a cura di F. Migliore, Collana Testi patristici n.144, Città Nuova, 1998 ISBN 978-88-31-13144-5
  • Id., Storia della Chiesa, a cura di L. Tescaroli, Collana Padri della Chiesa, Edizioni Dehoniane, ISBN 978-88-30-60804-8
  • Dimostrazione evangelica, trad. e introduzione di P. Carrara, Collana Letture cristiane del primo millennio n.29, Paoline Editoriale Libri, 2000 ISBN 978-88-31-51933-5
  • Id., Vita di Costantino, trad. di L. Tartaglia, Collana Quaderni di Koinonia n.8, M. D'Auria, 2001 ISBN 978-88-70-92184-7
  • Id., Storia ecclesiastica: volume 1, a cura di F. Migliore, trad. di F. Migliore e S. Borzi, Collana Testi patristici n.30, Città Nuova, 2001 ISBN 978-88-31-13158-2
  • Id., Storia ecclesiastica: volume 2, a cura di A. Quaquarelli, trad. di F. Migliore e G. Lo Castro, Collana Testi patristici n.31, Città Nuova, 2001 ISBN 978-88-31-13159-9
  • Id., Commento ai Salmi (1-71). Volume I, a cura di M. B. Artioli, Collana Testi patristici, Città Nuova, 2004 ISBN 978-88-31-13176-67
  • Id., Commento ai Salmi. Volume II, a cura di M. B. Artioli, Collana Testi patristici, Città Nuova, 2004 ISBN 978-88-31-13173-3
  • Id., Elogio di Costantino. Discorso per il trentennale. Discorso regale, a cura di M. Amerise, Collana Letture cristiane del primo millennio n.38, Paoline Editoriale Libri, 2005 ISBN 978-88-31-52973-0
  • Id., Dimostrazione evangelica. volume I, Collana Testi patristici n.201, Città Nuova, 2008 ISBN 978-88-31-18201-0
  • Id., Dimostrazione evangelica. volume II, Collana Testi patristici n.202, Città Nuoca, 2008 ISBN 978-88-31-18202-7
  • Id., Dimostrazione evangelica. volume III, a cura di F. Migliore, Collana Testi patristici n.203, Città Nuova, 2008 ISBN 978-88-31-18203-4
  • Id., Vita di Costantino. A cura di Laura Franco. Testo greco a fronte, introd. di Laura Franco, Collana Classici greci e latini, BUR, Milano, 2009 ISBN 978-88-17-02906-3
  • Id., Preparazione evangelica. volume I, Collana Testi patristici, Città Nuova, 2012 ISBN 978-88-31-18224-9
  • Id., Preparazione evangelica. volume II, Collana Testi patristici, Città Nuova, 2012 ISBN 978-88-31-18225-6
  • Id., Preparazione evangelica. volume III, Collana Testi patristici, Città Nuova, 2012 ISBN 978-88-31-18225-6

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • (EN) Joseph Tixeront, Eusebius of Caesarea in A handbook of patrology, 2ª ed., Londra, B. Herder book co., 1923, pp. 185-190.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autorità VIAF: 4929593 LCCN: n79150225