Eros Sequi
Eros Sequi (Possagno, 15 ottobre 1912 – Belgrado, 31 maggio 1995) è stato un poeta, scrittore, traduttore e storico della letteratura italiano.
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[modifica] Vita
Di padre sardo e madre veneta, ancora bambino si trasferì in Toscana, dove rimase fino al compimento degli studi universitari presso la Scuola Normale Superiore di Pisa, cominciando presto ad affermarsi come studioso di letteratura italiana. A metà degli anni '30, quando era residente a Lucca, si sposò con un'insegnante di pianoforte di Pietrasanta, da cui ebbe due figli; fino al 1942 insegnò italiano in diverse località europee, tra cui l'isola di Càlino nel Dodecaneso (all'epoca italiano) e Zagabria. La moglie e i figli seguirono Sequi negli spostamenti fin quando decise di unirsi ai partigiani, allorché fecero ritorno in Italia dai parenti; ma a guerra conclusa Sequi decise di rimanere a vivere in Jugoslavia. Nel 1956 conobbe una pianista e clavicembalista della Voivodina, che gli fu compagna per il resto della vita: dal 1959 alla sua morte vissero insieme nella casa di Belgrado.
[modifica] La scelta jugoslava
Durante la seconda guerra mondiale, Sequi prese parte alla Resistenza contro i nazifascisti, combattendo nei territori jugoslavi dal 1943:
| « Nei primi tempi mi pesava esser fra gente d'altra lingua. Ma ora voglio troppo bene a questi miei compagni che mi hanno insegnato quel poco che ormai capisco della vita e degli uomini: dal barbierino zagabrese al contadino serbo di Kolarić Selo, ho fatto un corso accelerato di umanità.[1] » |
Alla fondazione dell'Unione degli Italiani dell'Istria e di Fiume (UIIF) ne venne nominato segretario e nel marzo del 1945 fu fra i propugnatori dell'"Appello agli Italiani dell'Istria e di Fiume" che richiedeva il distacco di quelle terre dall'Italia e la loro annessione alla Jugoslavia di Tito.
Organizzò e diresse la prima Conferenza plenaria dell'UIIF (Pola, 3 giugno 1945), nel corso della quale tenne una relazione politica, affermando:
| « (...) in questa Jugoslavia vittoriosa e democratica si trova a far parte la minoranza nazionale italiana, la quale entra nel nuovo Stato cosciente della propria nazionalità; cosciente che essa è attesa non dall'oppressione, ma dall'abbraccio fraterno di tutti i popoli jugoslavi[2] » |
Fino alla fine degli anni '40, Sequi fu assieme a Giusto Massarotto il principale responsabile dell'inquadramento politico-ideologico in senso titoista della minoranza italiana, organizzando le epurazioni della componente cominformista filostalinista[3].
Alla fine del 1951 - dopo la prima grossa ondata dell'esodo degli italiani e dopo varie defenestrazioni degli esponenti della minoranza ai più diversi livelli - anch'egli però fu radiato da tutte le cariche con l'accusa di "aver perso di vista i compiti politici" assegnatigli[4].
Tra quanti fra gli italiani di Jugoslavia convintamente abbracciarono il titoismo, Sequi fu senza dubbio il primo - anche a seguito del voltafaccia del regime nei suoi riguardi - a comprendere che l'internazionalismo, la fratellanza e l'unità professate dalla Lega dei Comunisti non avevano più diritto di cittadinanza nella società jugoslava. Il che avrebbe significato un ulteriore ridimensionamento della minoranza italiana istroquarnerina, sino forse alla sua riduzione a comunità alloglotta. Da qui la decisione del Sequi, e con lui di pochi altri (tra i primi il professor Sergio Turconi, e più in là lo scrittore Alessandro Damiani), di "salvare il salvabile" promuovendo intensamente la cultura italiana, da un lato presso il mondo culturale jugoslavo, con una frenetica attività nell'ateneo belgradese e indirettamente in quello di Zagabria, e dall'altro facendo della minoranza italiana una sorta di sponda letterario-artistica. Ciò fu reso possibile con la nascita del trimestrale "La Battana", da lui fondato, in cui si pubblicavano opere - spesso anche inedite - di grandi scrittori italiani contemporanei e si traduceva il meglio delle letterature jugoslave. Una duplice operazione che col tempo dette notevoli frutti: nonostante l'esiguità della comunità nazionale italiana, che per decenni continuò a decrescere, l'eco del lavoro di Sequi e degli italiani di Jugoslavia fu tale che portò i circoli intellettuali più avvertiti di Trieste (in primis la locale Università Popolare) a richiedere a Roma interventi economici per tenere in vita la suddetta CNI, dapprima con l'invio di libri e di materiale atto allo studio e alla divulgazione della cultura tricolore in Istria e a Fiume, quindi - e siamo all'oggi - con aiuti più consistenti per le attività culturali e sociali, non solo per quelle didattiche.
[modifica] L'attività di studioso
Sequi visse per anni fra l'Istria e Belgrado, presso la cui Università diresse per molti anni il Dipartimento di Italianistica della Facoltà di Filologia; nella biblioteca della facoltà è oggi custodito un Fondo Eros Sequi che raccoglie centinaia di volumi che un tempo fecero parte della sua biblioteca privata, oltre a manoscritti, dattiloscritti, lettere e documenti.
Cittadino onorario di Rovigno, nel 1964 fondò e diresse la rivista culturale La Battana. Fu amico di scrittori del calibro di Ivo Andrić, Salvatore Quasimodo, Giuseppe Ungaretti, Diego Valeri e molti altri. Diverse traduzioni italiane di grandi scrittori serbi, croati e montenegrini si devono a lui.
Pubblicò centinaia di saggi e articoli, principalmente in serbo-croato e italiano; scrisse inoltre moltissimi versi, e pubblicò diversi libri in entrambe le lingue.
[modifica] Onorificenze
| Commendatore Ordine al Merito della Repubblica Italiana | |
| — In virtù della sua fama (era considerato l'intellettuale italiano di riferimento in Jugoslavia), nel 1971 il Presidente Giuseppe Saragat gli conferì il titolo di Commendatore dell'Ordine al Merito della Repubblica Italiana[5]. |
[modifica] Principali opere in lingua italiana
- Eravamo in tanti (Edit, Fiume, 1953 e 1979; Edizioni ComEdit 2000, Milano, 2001 - ISBN 88-86751-23-0)
- Le case di Pothia (Edit, Fiume, 1957)
- Memorialisti garibaldini (Longanesi, Milano, 1973)
[modifica] Principali traduzioni
- Dinko Šimunović, Novelle (Istituto Editoriale della Croazia, Fiume, 1945)
- Miodrag Bulatović, Il gallo rosso vola verso il cielo (Rusconi Libri, Milano, 1960; Feltrinelli, Milano, 1962)
- Ivan V. Lalić, Poesie (Jaca Book, Milano, 1991)
[modifica] Note
- ^ Dejanović, 7 giugno 1944
- ^ G.Rumici, Fratelli d'Istria. Italiani divisi, Milano, Mursia 2001, p. 32
- ^ Sul tema si vedano le ampie citazioni dei discorsi tenuti da Sequi nelle varie assise dell'UIIF, in Mario Dassovich, L'aquila aveva preso il volo. Pagine fiumano-istriane dell'ultimo dopoguerra, Libreria Editrice Goriziana, Gorizia 1998.
- ^ G.Rumici, Op. cit., p. 51
- ^ Iscritto in data 25 marzo 1971 all'Elenco dei Commendatori Esteri al N° 4145 Serie Seconda
[modifica] Collegamenti esterni
- Università di Belgrado
- Facoltà di Filologia dell'Università di Belgrado
- Comedit 2000
- La Battana
- Comunità degli italiani della città di Rovigno