Ero e Leandro
Ero e Leandro sono due figure protagoniste di una narrazione della mitologia greca.
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[modifica] Mito
La tragica vicenda è già narrata da Ovidio nelle Eroidi ed è accennata anche da altri autori, ma deve la sua fortuna soprattutto a un poemetto in esametri di Museo Grammatico del V o VI secolo. Il giovane Leandro, che viveva ad Abido, amava Ero, sacerdotessa di Afrodite a Sesto, sulla costa opposta, e attraversava lo stretto ellespontino a nuoto ogni sera per incontrare la sua amata. Ero, per aiutarlo ad orientarsi, accendeva una lucerna. Una notte una tempesta spense la lucerna e Leandro, disorientato, morì tra i flutti. All'alba Ero vide il corpo senza vita dell'amato sulla spiaggia e, affranta dal dolore, si suicidò gettandosi da una torre.
[modifica] Ripresa del mito
La storia di Ero e Leandro ispirò vari scrittori e musicisti fra cui Dante Alighieri (il mito è presente nel XXVIII Canto del Purgatorio [1]), Christopher Marlowe (autore del poemetto "Hero and Leander") e Franz Liszt (ballata n. 2 per pianoforte); Luigi Mancinelli scrisse un'opera nel 1896[2], che fu un gran successo a New York (1902-03). Questo mito fu particolarmente popolare durante il Romanticismo. Byron fu talmente coinvolto dalla vicenda che volle verificarne la credibilità attraversando lui stesso l'Ellesponto a nuoto. Robert Schumann compose nel 1837 l'opera dodicesima Fantasiestucke composta da otto brani che raccontano questo mito. Anche August Von Platen scrisse una poesia sul mito, tradotta dal Carducci nelle Odi barbare. Alfredo Catalani compose nel 1885 il poema sinfonico omonimo. John Keats scrisse un sonetto intitolato Su un quadro che raffigura Leandro.
[modifica] Note
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