Epitome
L'epìtome (dal greco επιτομή, composto dalla particella epì, "sopra", e dal sostantivo tomè, taglio) è un compendio, ciò che resta di un'opera estesa, una volta eliminate le parti ritenute a torto o a ragione di minore importanza. La necessità di un'epitome si sviluppò nel mondo antico in presenza di opere importanti ma particolarmente lunghe.
La redazione di epitomi cominciò a diffondersi in età imperiale sia nel mondo greco che in quello romano. Esempi nel mondo greco sono l'epitome del glossario di Panfilo di Alessandria, le epitomi geografiche di Artemidoro di Efeso o di Strabone, il compendio della Storia degli animali di Aristotele ad opera di Aristofane di Bisanzio, a sua volta epitomata da Sopatro, l'epitome dei primi due libri dei Deipnosofisti di Ateneo e l'epitome in prosa del Ciclo epico, opera di Proclo trasmessaci da Fozio.
A Roma un precedente al diffondersi delle epitomi può essere considerato l'enciclopedismo di autori come Varrone e Quintiliano e il compendio costituito dai Fatti memorabili di Valerio Massimo. Sappiamo da Marziale che ai suoi tempi esisteva un'epitome della Storia di Roma di Tito Livio.
Anche nella letteratura storica islamica il fenomeno è assai frequente, generato dal timore di criticare i primi studiosi dell'età del loro profeta, considerati depositari di una conoscenza impossibile da migliorare.
Per questa ragione, ad esempio, la Sīra (Biografia) di Maometto, dovuta a Ibn Isḥāq, fu epitomata nei secoli successivi dagli storici che intendevano parlare anche del primissimo Islam, da Ibn Saʿd a Ṭabarī, da Ibn al-Athīr a Masʿūdī.
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