Enrico VII di Germania

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Duchi di Svevia
Hohenstaufen

Armoiries Famille Hohenstaufen.svg

Federico I (1050 - 1105)
Figli
Federico II (1105-1147)
Figli
  • Federico (1122-1190)
  • Berta († 1195) ]
  • Jutta (1133-1191)
  • Corrado († 1195)
Federico III (1147-1152)
Figli
  • Beatrice (1162-ante 1174).
  • Federico (1164-1170)
  • Enrico (1165-1197)
  • Federico (1167-1191)
  • Sofia (1168-1187)
  • Ottone (1170-1200)
  • Corrado (1172-1196)
  • Rinaldo (1173-bambino)
  • Guglielmo (1176-bambino)
  • Filippo (1177-1208)
  • Agnese (1180-1184)
Federico IV (1152-1167)
Federico V (1167-1170)
Federico VI (1170-1191)
Corrado II (1191-1196)
Filippo I (1196-1208)
Federico VII (1212-1216)
Figli
Enrico II (1216-1235)
Figli
Corrado III (1235-1254)
Figli
Corrado IV (1254-1268)

Enrico VII di Hohenstaufen (Palermo, 1211Martirano, 10 febbraio 1242) , figlio di Federico II di Svevia, fu re di Germania.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Incoronazione di Enrico VII a Würzburg
Morte di Enrico VII

Figlio primogenito di Federico II e di Costanza d'Aragona, nel 1212 a un anno d'età fu incoronato re di Sicilia come coreggente del regno, nel 1220, all'età di soli nove anni, fu fatto eleggere re di Germania, sotto la tutela dell'arcivescovo di Colonia Engelberto di Berg, e fu incoronato nel 1222. Sposò Margherita d'Austria da cui ebbe due figli: Federico di Hohenstaufen ed Enrico di Hohenstaufen.

Per volere del padre crebbe nella Germania feudale, a corte, fra i cattivi consigli e lontano dalla famiglia. La sua presenza sul trono tedesco era diventata una nuova speranza per Federico di realizzare il suo sogno di unire concretamente il Regno di Germania con quello di Sicilia.

Ma tutte le prospettive svanirono quando Enrico, maggiorenne, si dimostrò irrequieto e sovversivo. Infatti Enrico aveva sviluppato nei confronti del padre un odio lacerante e profondo acuito dalla lontananza. Lo scontro tra padre e figlio fu quindi inevitabile quando Enrico, spinto dall'aristocrazia tedesca, si rese promotore di una lotta serrata contro il regime imperialistico di Federico che sfavoriva lo sviluppo delle terre tedesche.

Dopo le varie raccomandazioni del padre, nel 1232 Enrico fu chiamato ad Aquileia al cospetto di Federico. Tornato in Germania si comportò come se nulla fosse accaduto e riprese a spargere i semi della discordia; finché papa Gregorio IX, i cui interessi coincidevano allora con quelli dell'Impero, nel 1234 gli lanciò l'anatema, giustificandolo con presunti atteggiamenti in favore dell'eresia.

Alla fine del 1234 Federico apprese con costernazione che Enrico si era alleato con i suoi più temibili nemici, la Lega Lombarda. Tutto ciò voleva dire alto tradimento; Enrico fu richiamato a Wimpfen, dove nel luglio del 1235 fu deposto e condannato a morte dopo un processo sommario. Solo in un secondo tempo Federico fece commutare la condanna in carcere a vita. Enrico, che nel frattempo aveva contratto la lebbra lepromatosa, iniziò un lungo peregrinare per varie fortezze del Regno di Sicilia. Morì il 10 febbraio 1242 a Martirano, in Calabria, durante un trasferimento da prigione a prigione, cadendo da un dirupo a seguito di un probabile suicidio, e fu sepolto in un sarcofago romano nel Duomo di Cosenza.

Indagini paleopatologiche[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1998, i resti umani di Enrico VII sono stati sottoposti a un esame paleopatologico condotto da un'équipe guidata da Gino Fornaciari, del'Università di Pisa, e da Pietro De Leo, storico dell'Università della Calabria.

L'esame ha rivelato resti appartenenti a un uomo alto circa 1,66 m, dalla struttura fisica vigorosa e dai forti attacchi muscolari. Lo scheletro rivelava gli esiti di traumi e sovraccarichi dovuti probabilmente alla pratica dell'equitazione e i segni di un'antica lesione secondaria derivante da un trauma al ginocchio sofferto in gioventù: la deformità rotulea era in grado di indurre quella zoppia che è una delle poche caratteristiche note dell'aspetto fisico di Enrico, di cui le cronache tramandano l'epiteto di sciancato.

L'esame del cranio e delle estremità degli arti, ha evidenziato chiaramente la facies leprosa, frutto di una lebbra lepromatosa in discreto stato di avanzamento, contratta alcuni anni prima del decesso. Lo sfiguramento fisiognomico era così severo da costringere la persona a un forzato isolamento: deve essere quindi respinta la presunta crudeltà di Federico II nella segregazione del figlio e va allontanato, a parere degli autori, anche il sospetto di omicidio.

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autorità VIAF: 75853491