Enrico IV di Francia

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Enrico IV
Enrico IV
Enrico IV di Francia.
Re di Francia e di Navarra
In carica 2 agosto, 158914 maggio, 1610
Incoronazione 27 febbraio, 1594
Predecessore Enrico III (Francia)
Giovanna III (Navarra)
Successore Luigi XIII di Francia
Nome completo Enrico di Borbone-Navarra
Nascita Pau, 13 dicembre 1553
Morte Parigi, 14 maggio 1610
Dinastia Borbone
Padre Antonio di Borbone-Vendôme
Madre Giovanna III di Navarra
Coniugi Margherita di Valois
Maria de' Medici
Figli Luigi XIII
Elisabetta
Maria Cristina
Nicolas Henri
Gastone
Enrichetta Maria

Enrico IV di Borbone, detto il Grande (Pau, 13 dicembre 1553Parigi, 14 maggio 1610), figlio di Antonio di Borbone e della regina Giovanna III di Navarra. Nel 1572 ereditò la corona di Navarra dalla madre, divenendo Enrico III di Navarra. Nel 1589 ereditò il trono di Francia: fu il primo monarca del ramo Borbone della dinastia dei Capetingi a diventare re di Francia.

Come ugonotto, prima di salire al trono di Francia nel 1589, Enrico venne coinvolto nelle guerre di religione. Prima della sua incoronazione come re di Francia a Chartres, abiurò la fede calvinista per abbracciare quella cattolica. Nel 1598, pose fine alla guerra civile emanando l'Editto di Nantes, che garantiva la libertà religiosa ai protestanti.

Insieme ad abili ministri come il duca di Sully, riordinò le finanze della Francia e restituì la prosperità alla nazione dissanguata. Dal risanamento economico conseguì il rifiorire della classe media dei mercanti, artigiani, commercianti, banchieri e finanzieri. Su questa solida base economica e sociale, il sovrano riuscì a edificare il primo esempio di assolutismo regio centralizzato, creando una classe amministrativa competente, riuscendo a riportare la Francia agli antichi splendori.[1]

Fu anche per questo uno dei re francesi più popolari, sia durante che dopo il suo regno, poiché dimostrò sempre grande attenzione per il benessere dei suoi sudditi e rese concreta una tolleranza religiosa inusuale per l'epoca. Tutt'oggi Enrico IV viene talvolta chiamato Le Bon roi Henri ("il buon re Enrico") o le Vert Galant (letteralmente: "il donnaiolo verde"),[2] un riferimento sia alla sua predilezione per il colore verde che alla sua passione per le donne (ebbe infatti numerose amanti).

Il re si sposò due volte: la prima nel 1572 con Margherita di Valois, ma il matrimonio fu annullato nel 1599; la seconda volta nel 1600 con Maria de' Medici, che gli dette sei figli dei quali cinque sopravvissero: il futuro Luigi XIII, Gastone (duca di Orléans), Elisabetta (regina di Spagna), Maria Cristina (duchessa di Savoia) ed Enrichetta Maria (regina d'Inghilterra).

Poco prima di intraprendere una guerra contro l'Austria, il sovrano venne pugnalato a morte il 14 maggio 1610 da un fanatico cattolico, François Ravaillac. Al figlio Luigi XIII, troppo giovane per regnare, subentrò la madre Maria con la carica di reggente.

Indice

[modifica] Biografia

[modifica] Infanzia e giovinezza

Culla di Enrico IV, costituita dal carapace di una tartaruga. Conservato al castello di Pau.

Il futuro Enrico IV nacque il 13 dicembre 1553 nel castello di Pau, figlio di Antonio di Borbone, erede presuntivo alla corona francese dopo i Fils de France e di Giovanna d'Albret, figlia di Enrico II di Navarra. A tre mesi Enrico venne battezzato seguendo la cerimonia cattolica.[3]

Alla morte del nonno materno, Giovanna divenne regina di Navarra e al bambino venne attribuito il titolo di "principe di Navarra". Enrico ricevette una buona educazione, come tutti i bambini d'alto lignaggio che non vivevano alla corte di Francia.[4] Fedele allo spirito del calvinismo, la madre si prese cura di istruirlo nella più alta rettitudine morale, secondo i precetti della Riforma.

Con l'avvento di Carlo IX, suo padre, Antonio di Borbone, lo condusse nel 1561 alla corte di Francia, dove crebbe accanto al re e ai principi della famiglia reale, suoi coetanei. Enrico divenne l'oggetto del conflitto tra i suoi genitori, che non erano d'accordo sulla scelta della sua religione: la madre lo desiderava ugonotto, mentre il padre cattolico.

Durante la prima guerra di religione, Enrico venne portato a Montargis, dove fu posto sotto la protezione di Renée di Valois. Dopo la guerra e la morte di suo padre, rimase presso la corte come garante di un accordo tra la monarchia e la regina di Navarra. Giovanna d'Albret ottenne però dalla reggente Caterina de' Medici il controllo della sua educazione e la sua nomina a governatore della Guienna (1563).[5]

Dal 1564 al 1566, Enrico accompagnò la famiglia reale durante il suo grand tour in Francia, ritrovando per l'occasione la madre che non aveva visto per due anni. Nel 1567, Giovanna d'Albret lo portò con sé in Navarra.

Partecipò alla terza guerra di religione, sotto la supervisione di ammiraglio di Coligny. Fu testimone della battaglia di Jarnac, quelle di La Roche l'Abeille e Moncontour, venendo nominato capo delle forze ugonotte insieme a suo cugino Enrico di Condé.

[modifica] Re di Navarra

Lo sposo e la sposa. Il loro matrimonio sarà ricordato come "le nozze vermiglie".

[modifica] Le "nozze vermiglie": la prigionia alla corte di Francia

Nel 1570, per suggellare la pace di Saint-Germain, venne progettato il matrimonio fra Enrico e la principessa Margherita di Valois, sorella di re Carlo IX. Enrico, oltre a essere l'erede di vasti possedimenti nel sud-ovest del paese, era anche l'erede presuntivo della corona di Francia dopo i Fils de France.

Nel 1572, poco dopo aver concluso le lunghe trattative del matrimonio, Giovanna III di Navarra spirò a Parigi il 10 giugno 1572. Enrico divenne così re "Enrico III di Navarra"[6]. Il 18 agosto 1572, senza attendere la dispensa papale necessaria all'unione di due persone di fede differente e imparentate (erano cugini di secondo grado), fu celebrato il matrimonio dal cardinale di Borbone, in qualità di zio di Enrico e non di prete nel sagrato di fronte alla Notre Dame de Paris. Alle nozze, a cui non assistette alcun ambasciatore delle nazioni cattoliche[7], seguirono tre giorni di sontuosi festeggiamenti.

La mattina di venerdì 22 agosto, un colpo d'archibugio ferì al braccio l'ammiraglio di Coligny, un capo del partito protestante. L'indomani, all'alba del 24 agosto, festa di San Bartolomeo, ebbe inizio il massacro di tutti gli ugonotti presenti in città, molti dei quali giunti a Parigi proprio in occasione delle nozze, che in seguito a ciò vennero chiamate «nozze vermiglie»[8]. La carneficina prese il nome di "notte di San Bartolomeo". Al Louvre, il re di Navarra fu risparmiato poiché era un principe del sangue, ma venne costretto ad abiurare la fede ugonotta per quella cattolica e nel 1573 dovette partecipare all'assedio a La Rochelle.

Nel 1574, mentre Carlo IX agonizzava minato dalla tubercolosi, Francesco duca d'Alençon e il re di Navarra si posero a capi del partito moderato, i Malcontenti. Questo partito, mirava a nominare Francesco successore di Carlo IX, al posto del duca d'Angiò noto per la sua intolleranza religiosa. Vennero organizzati vari complotti, che però fallirono uno dopo l'altro. A causa di uno di questi, Enrico e Francesco vennero reclusi al castello di Vincennes[9]. Caterina de' Medici fece chiamare in giudizio Francesco ed Enrico da una corte speciale per rispondere della loro slealtà. In questa occasione Enrico chiese alla moglie di scrivergli un memoriale di difesa, passato alla storia come il Mémoire justificatif pour Henri de Bourbon[10]. Alla morte di Carlo IX e all'ascesa di Enrico III di Francia, il duca d'Alençon ed il re di Navarra vennero lasciati in libertà condizionata sotto la sorveglianza della corte.

[modifica] La corte di Nérac

Enrico III di Navarra. (1575)
Olio su tela, Musée National du Château de Pau.

Nel 1576, durante la quinta guerra di religione, Enrico riuscì a fuggire dalla corte francese (5 febbraio 1576). Si rifugiò nei suoi possedimenti nel meridione, tornando alla religione protestante, installando poi la sua corte al castello di Nérac. Supportò naturalmente la causa dei Malcontenti e per diventare leader dei protestanti, rivaleggiò con il cugino, il principe di Condé, con il quale non andava d'accordo. L'editto di Beaulieu che concluse la quinta guerra di religione confermò solo il suo governatorato in Guienna.[11] Nel 1577, partecipò alla sesta guerra religiosa guidata da suo cugino.

Dall'ottobre 1578 al maggio 1579, venne visitato dalla regina madre, Caterina de' Medici, che intendeva completare la pacificazione del regno. Durante questa visita, Caterina riconciliò Enrico a Margherita, da lui abbandonata a Parigi due anni prima. I coniugi Navarra si stabilirono a Nérac che faceva parte del regno di Francia e in cui pertanto non era applicata l'intolleranza religiosa. Sotto l'influenza di Margherita, Nérac divenne un'importante centro culturale. Vi si riunirono scrittori e filosofi come Salluste Du Bartas e Michel de Montaigne. Infine Margherita tentò di convertire il marito e la sua corte al neoplatonismo.[12]

Nel 1579, scoppiò la settima guerra di religione, detta la guerra degli amanti. Il conflitto fu provocato da un'inadeguata attuazione degli accordi presi nell'ultimo editto di pace e da uno scontro avvenuto tra Enrico di Navarra e un luogotenente del re in Guienna. Durò poco e Francesco d'Angiò si occupò delle trattative: queste ultime furono rapide e portarono alla pace di Fleix nel 1580.[13]

Dopo la partenza del duca, Enrico prese per amante la quattordicenne Françoise de Montmorency, detta Fosseuse, damigella d'onore della moglie. La situazione si complicò quando Françoise rimase incinta. A quel punto fu chiaro quale dei due coniugi Navarra fosse sterile: Enrico arrabbiato con la moglie per non avergli dato un erede legittimo, le chiese di assistere l'amante al momento del parto.[14] Françoise però, come scrisse la regina di Navarra nella proprie Mémories, partorì solo «una bambina, la quale morì subito».[15]

Le avventure amorose del re crearono discordia tra i due coniugi, ciò comportò la partenza di Margherita per Parigi, da cui venne cacciata con un'azione senza precedenti un anno dopo dal fratello Enrico III istigato dai mignons. Ciò attirò le attenzioni di tutta Europa, soprattutto a causa della partenza della regina di Navarra che venne accompagnata da molte umiliazioni.[16] Enrico sfruttò la situazione rifiutando di riprendere con sé Margherita, a causa delle numerose voci che circolavano sul suo conto.

I guerrafondai protestanti trovarono in questa situazione il casus belli che attendevano e il re di Navarra ebbe il pretesto per impadronirsi di Mont-de-Marsan, che Enrico III accettò di cedergli per chiudere la questione. Quando la moglie tornò a Nérac, Enrico non la degnò di uno sguardo, poiché in quel periodo era completamente succube dall'amante del momento, Diane d'Andoins, detta Corisande.

[modifica] La guerra dei tre Enrichi

Il 10 giugno 1584, morì di tubercolosi il duca Francesco d'Angiò. Con la morte del duca, scomparve l'erede alla corona francese, poiché il matrimonio del re si era rivelato sterile.[17] In linea di successione il trono sarebbe passato al re di Navarra, un ugonotto. Mentre il re di Francia, nonostante fosse un cattolico convinto, si dichiarava a favore del cugino (a condizione che abiurasse l'eresia), la Lega cattolica, venduta al re di Spagna,[18] contestò l'autorità reale e progettò di far salire sul trono, il cardinale Carlo di Borbone.

Enrico III di Francia morente che designa erede Enrico di Navarra.

Nel marzo 1585, la regina Margherita fuggì da Nérac e si unì alla Lega Cattolica. Infine, dopo varie vicissitudini, la regina venne catturata dalle truppe del fratello nell'ottobre 1586 e imprigionata a Usson, dove rimase in esilio per diciannove anni. A quel punto, Caterina de' Medici cercò di promuovere il matrimonio fra sua nipote Cristina di Lorena e il re di Navarra, ma egli rifiutò la proposta.

Nel frattempo, il 7 luglio 1585, Enrico III fu costretto a firmare il Trattato di Nemours, con il quale veniva abolita ogni tolleranza religiosa per gli eretici e soprattutto dichiarò guerra all'ugonotto Enrico di Navarra, suo potenziale successore.[19] Il re di Navarra reagì rinforzando le sue armate con protestanti provenienti da tutto il regno e guerreggiando contro la Lega e la corona. Ne scaturì la "Guerra dei tre Enrichi": Enrico di Guisa, Enrico di Navarra ed Enrico III di Valois, che se li ritrovò entrambi come nemici.

Il 9 settembre 1585, Sisto V scomunicò il re di Navarra e suo cugino, il principe di Condé, che per la loro parentela con i Valois rientravano nella linea di successione al trono di Francia. Con la scomunica il papa dichiarò decaduti i loro diritti sulla corona francese perché «due volte eretici» essendo tornati al protestantesimo «dopo averlo rinnegato».[20]

Nel 1587, Enrico combatté nella battaglia di Coutras. Negli anni 1588-89 vi furono dei cambiamenti: Enrico di Condé, uno dei capi del partito protestante, fu assassinato, come pure i più pericolosi capi leghisti, il duca di Guisa e il cardinale di Guisa, vennero uccisi su ordine di Enrico III di Francia, che sfruttò come scusa la convocazione degli Stati Generali a Blois alla fine del 1588.[21]

Il 30 aprile 1589, Enrico di Navarra ed Enrico III di Francia si incontrarono nel castello di Plessis-lez-Tours e firmarono un trattato di pace. Alleati contro la Lega che controllava Parigi e la maggior parte del regno di Francia, i due re riuscirono a stringere d'assedio la capitale nel mese di luglio. Il 1º agosto 1589, però, il re di Francia venne pugnalato a morte da Jacques Clément, un monaco fanatico. Il 2 agosto, poco prima di morire, Enrico III riconobbe il re di Navarra come suo successore legittimo.[22]

Il re di Navarra ereditò così la corona francese, diventando "Enrico IV di Francia".[23] Per Enrico IV iniziò la lunga riconquista del regno, dato che tre quarti dei francesi, come la Lega, non lo riconoscevano come sovrano, mettendo in dubbio la legittimità della successione.Solo nel 1594 riuscì ad ottenere definitivamente la corona francese dopo avere abiurato la propria fede protestante.

[modifica] Re di Francia

[modifica] La guerra contro la Lega e la Spagna

Il nuovo re, Enrico IV, naturalmente non venne riconosciuto dai leghisti che gli contrapposero la candidatura di una figlia del Re Cattolico, Isabella Clara Eugenia, la quale, tuttavia, non avrebbe mai potuto regnare in Francia a causa della legge salica. Quindi truppe spagnole invasero la Francia dai Paesi Bassi e dai Pirenei per imporre Isabella sul trono. Questo fatto permise ad Enrico IV di presentarsi come il campione dell'unità nazionale e di trasformare la guerra civile in guerra contro lo straniero e i suoi alleati interni.

Nel luglio del 1593 Enrico IV si convertì pubblicamente al cattolicesimo; e il 22 marzo 1594 poté fare il suo ingresso trionfale a Parigi. Fu in questa occasione che gli venne attribuita la famosa frase:

(FR)
« Paris vaut bien une messe »
(IT)
« Parigi val bene una messa »
(Attribuita a Enrico IV[24])

L'anno seguente papa Clemente VIII assolse ufficialmente Enrico IV e con la pace di Vervins del 2 marzo 1598, Filippo II riconobbe la propria sconfitta.

[modifica] Il diritto di Enrico alla corona di Francia

L'indicazione di Enrico III di Navarra da parte di Enrico III di Francia come suo successore era in effetti l'autorevole conferma di un legittimo diritto di successione secondo le leggi che lo regolano nelle successioni dinastiche, nel caso particolare, con la legge salica. Con Enrico III si estingueva infatti il ramo dinastico dei Valois-Angoulême, risalente a sua volta a Carlo V di Francia (†1380) tramite il figlio cadetto Luigi d'Orléans (†1407). Risalendo ancora per li rami si giunge, per tramite di Carlo di Valois (†1325), figlio cadetto di Filippo l'Ardito (†1285), a Luigi il Santo (†1270), del quale Filippo era il figlio primogenito sopravvissuto (e quindi erede diretto al trono di Francia). Il capostipite della discendenza sopravvissuta ai tempi di Enrico IV fu quindi Roberto di Clermont (†1317), figlio cadetto di Luigi IX. Da Roberto la discendenza segue:

Enrico IV dipinto da Frans Pourbus il Giovane.

Qui la dinastia s'interrompe per estinzione di eredi maschi. Si risale quindi fino a Luigi I di Borbone:

Da notare che anche la madre di Enrico IV discendeva il linea femminile da un ramo capetingio: la madre, Margherita d'Angoulême, era figlia di Carlo di Valois-Angoulême e sorella del re di Francia Francesco I.


[modifica] Il secondo matrimonio

Enrico IV insieme a Maria de' Medici e ai loro figli.

Avvicinandosi a cinquant'anni d'età, Enrico IV non aveva ancora eredi. Nel 1591 il sovrano riprese i contatti con la moglie esiliata ad Usson, per disporre l'annullamento del loro matrimonio e Margherita aveva accettato a seguito dell'offerta di generose ricompense. Le trattative durarono però sei anni, anche per negare all'amante del re, Gabrielle d'Estrées, la possibilità di diventare regina.

La relazione tra Enrico e Gabrielle era molto criticata da vari membri dell'élite parigina, nonostante ciò, per sette anni Gabrielle ricoprì il ruolo fondamentale di diplomatica e di moglie dando al re tre figli che egli riconobbe volentieri, donandole il ducato di Beaufort nel 1597.[25] Ma alla morte di Gabrielle, avvenuta per via di un'eclampsia, papa Clemente VIII poté dunque annullare il loro matrimonio.

Mentre i suoi ministri si stavano accordando per farlo sposare a Maria de' Medici, la cui dote avrebbe estinto l'enorme debito che Enrico IV aveva contratto con i banchieri fiorentini, il sovrano suscitò nuovo sconcerto prendendo come amante Henriette d'Entragues che gli aveva concesso i suoi favori solo in cambio di una promessa scritta di matrimonio nel caso in cui Henriette gli avesse dato un figlio maschio, nacque però una bambina prematura, nata morta, ed Enrico sposò per procura la principessa fiorentina.[26] Maria giunse in Francia a dicembre e a Lione, il 9 dicembre, le nozze vennero subito consumate. Il 17 dicembre 1600 venne celebrato il matrimonio religioso.

Il 27 settembre 1601, fra la gioia generale, la sovrana dette alla luce il futuro Luigi XIII, primo di sei figli. La stessa Henriette partorì poco dopo Gaston-Henri[27]: da quel momento cominciò a sostenere che la corona sarebbe spettata a suo figlio e che i veri bastardi erano i figli della «grassa banchiera».[28] Nel 1605, mentre il rapporto fra il re e la favorita cominciava a sfaldarsi, tornò a Parigi la prima moglie di Enrico IV, la "regina Margot", che strinse con Maria una grande amicizia, aiutandola a riportare il Louvre al suo antico splendore. Margherita scoprì di provare un profondo affetto materno verso il Delfino Luigi e come precedentemente promesso al re, destinò tutti i suoi beni all'erede al trono, legittimando la transizione dinastica dai Valois ai Borbone.[29]

[modifica] La ricostruzione e la pacificazione del regno

[modifica] Lo sviluppo economico e delle arti

[modifica] L'assassinio

Pur essendo uomo dall'indole gentile, di buon carattere e beneamato dalla sua gente, Enrico IV fu oggetto di diversi tentativi di assassinio: nell'agosto del 1593 subì un attentato da parte di Pierre Barrière e nel 1594 fu la volta del tentativo messo in atto da Jean Châtel.

Re Enrico IV cadde infine ucciso a Parigi il 14 maggio 1610 per mano di François Ravaillac, un fanatico fissato nell'idea della giustezza del regicidio, che lo pugnalò a morte a bordo della carrozza reale nel traffico congestionato in occasione della cerimonia di incoronazione della Regina. Enrico IV fu sepolto nella Basilica di San Dionigi dove riposò indisturbato nella cappella reale fino a quando il suo corpo imbalsamato venne violato e decapitato durante i moti rivoluzionari del 1793.

Nel dicembre del 2010 uno studio pubblicato sul British Medical Journal asserisce che la testa mozzata e poi perduta del Re sia stata ritrovata nell'abitazione di un collezionista inglese e riconosciuta grazie a un buco di orecchino e alcuni segni sul volto[30][31]. La testa di Enrico IV verrà nuovamente tumulata e restituita alla cappella reale di San Dionigi in una futura cerimonia solenne.

[modifica] Politica economica

Per quanto riguarda la politica economica, Enrico IV si affidò al suo ministro Massimiliano di Béthune, duca di Sully, un ugonotto capostipite di una scuola economica molto importante e famosa: riuscì sostanzialmente a realizzare l'opera di ricostruzione interna in una Francia stremata da più di trent'anni di guerre civili.

Nel 1604 introdusse la tassa detta paulette[32] pagando la quale il funzionario acquistava, oltre agli emolumenti che gli sarebbero derivati dalla sua attività, anche la possibilità di trasmettere in eredità il suo ufficio. Rinasceva in questo modo una nobiltà giovane, come aveva fatto Filippo il Bello, la noblesse de robe (nobiltà di toga), un corpo di funzionari distinto e contrapposto all'antica nobiltà feudale, la noblesse d'epée (nobiltà di spada), la quale si vedeva lentamente sottrarre potere e prestigio soprattutto a livello locale. In questa prospettiva, la monarchia poteva disporre, per i suoi progetti assolutistici, della fedeltà di questo nuovo ceto contro le spinte centrifughe dell'antica nobiltà: infatti, l'obiettivo che la monarchia si proponeva era esattamente quello di dissociare a livello locale le vecchie clientele dagli obblighi verso l'aristocrazia feudale. Così facendo però, siccome il denaro guadagnato non veniva più investito ma finiva in terreni e titoli, si assistette ad una graduale frenata dello sviluppo economico del paese.

Raggiunta una certa stabilità interna, Enrico IV nuovamente si occupò di politica estera secondo un programma anti-spagnolo: prese accordi con gli Olandesi, con Venezia, con Carlo Emanuele I di Savoia e con principi calvinisti tedeschi. Il progetto era ormai pronto quando nel 1610 un fanatico cattolico, di nome François Ravaillac, invasato dalle teorie del legittimo tirannicidio, uccise Enrico IV, mandando a monte il disegno del re.

[modifica] La Marcia di Enrico IV

Enrico IV era molto popolare fra i suoi sudditi per il suo carattere bonario. Proprio per celebrare la sua popolarità venne composto, nel 1590, l'Inno di Enrico IV:

Vive Henri IV/Vive ce Roi vaillant!/Ce diable à quatre/A le triple talent/De boire et de battre,/Et d'être un vert-galant./ De boire et de battre, /Et d'être un vert-galant. Au diable guerres,/Rancunes et partis./Comme nos pères,/Chantons en vrais amis/Au choc des verres,/Les roses et les lys!/Au choc des verres,/Les roses et les lys!

Sebbene, a differenza della Marsigliese, questa canzone non sia stata imposta al popolo francese come inno nazionale, divenne molto popolare ovunque e in tutti i ceti. Anche se la Marsigliese parve soppiantarla durante la Rivoluzione Francese, la canzone rimase ancora impressa nella memoria popolare: i soldati napoleonici la cantavano durante le battaglie e dopo la restaurazione venne riadottata (con leggere modifiche) come inno nazionale.[senza fonte]

[modifica] Famiglia

[modifica] Matrimoni e figli legittimi

Il 18 agosto 1572 sposò Margherita di Valois, detta la "regina Margot", figlia di Enrico II di Francia e di Caterina de' Medici. Il matrimonio fu dichiarato nullo nel 1599. La coppia non ebbe figli.

Il 17 dicembre 1600 sposò, in seconde nozze Maria de' Medici, figlia di Francesco I de' Medici granduca di Toscana e di Giovanna d'Austria, dalla quale ebbe sei figli:

Nome Nascita Morte Note
Luigi 1601 1643 Delfino di Francia fino alla morte del padre. Dal 1610 al 1616 la madre ebbe un periodo di reggenza, dal quale Luigi si liberò facendo uccidere Concino Concini, favorito della regina madre. Nel 1624 iniziò la collaborazione con il cardinale Richelieu, che durò fino alla morte di quest'ultimo. Nel 1615 aveva sposato Anna d'Austria figlia di Filippo III di Spagna, dalla quale ebbe il futuro Luigi XIV e Filippo d'Orléans.
Elisabetta 1602 1644 Data in sposa al futuro re di Spagna Filippo IV. La coppia ebbe sette figli, fra cui la futura regina di Francia Maria Teresa di Spagna, moglie di Luigi XIV.
Maria Cristina 1606 1663 Nel 1619 sposò Vittorio Amedeo I di Savoia. La coppia ebbe sette figli. Alla morte del marito nel 1637, Maria Cristina divenne reggente in nome prima del figlio Francesco Giacinto e successivamente, deceduto quest'ultimo, dell'altro figlio il futuro Carlo Emanuele II di Savoia.
Nicola Enrico 1607 1611 Insignito del titolo di duca d'Orléans, morì nella prima infanzia, probabilmente di febbre letargica.
Gastone 1608 1660 Era chiamato Monsieur, poi Grand Monsieur in contrapposizione con Petit Monsieur, cioè suo nipote Filippo d'Orléans. Gastone era una persona colta e raffinata (fu collezionista appassionato di antiche statue e dipinti, di monete e rarità) ma di volontà debole e piuttosto volubile. In prime nozze sposò la duchessa di Montpensier, Maria di Borbone che morì in gravidanza. In seconde nozze Margherita di Lorena. Ebbe discendenza.
Enrichetta Maria 1609 1669 Nel 1625 sposò Carlo I d'Inghilterra dal quale ebbe nove figli. Venne allevata in un ambiente colto e raffinato, legato alla fede cattolica romana, che l'avrebbe resa poco gradita nel paese del marito. Durante la rivoluzione inglese, il crollo della posizione del re portò nel 1644 Enrichetta Maria a fuggire insieme ai figli in Francia, alla corte della cognata Anna d'Austria.

[modifica] Figli illegittimi

Enrico IV ebbe nove figli illegittimi, la maggior parte dei quali furono in seguito legittimati:

[modifica] Ascendenza

Regno di Navarra e Ducato di Vendôme
Borbone

Armoiries Antoine de Bourbon.svg

Enrico III



Regno di Francia
Borbone di Francia

Grand Royal Coat of Arms of France.svg

Enrico IV (1589-1610)
Luigi XIII (1610 - 1643)
Luigi XIV (1643 - 1715)
Luigi XV (1715 - 1774)
Luigi XVI (1774 - 1792)
Luigi XVII de jure
Luigi XVIII (1814 - 1824)
Carlo X (1824 - 1830)
Albero genealogico di quattro generazioni di Enrico IV di Borbone
Enrico IV di Borbone Padre:
Antonio di Borbone
Nonno paterno:
Carlo di Borbone
Bisnonno paterno:
Francesco di Borbone
Trisnonno paterno:
Giovanni VIII di Borbone-Vendôme
Trisnonna paterna:
Isabelle de Beauvau
Bisnonna paterna:
Maria di Lussemburgo
Trisnonno paterno:
Pierre II de Luxembourg-Saint-Pol
Trisnonna paterna:
Margherita di Savoia
Nonna paterna:
Francesca di Valois
Bisnonno paterno:
Renato di Valois
Trisnonno paterno:
Giovanni II d'Alençon
Trisnonna paterna:
Maria d'Armagnac
Bisnonna paterna:
Margherita di Lorena (1463-1521)
Trisnonno paterno:
Federico II di Vaudémont
Trisnonna paterna:
Iolanda d'Angiò
Madre:
Giovanna III di Navarra
Nonno materno:
Enrico II di Navarra
Bisnonno materno:
Giovanni III di Navarra
Trisnonno materno:
Alain I d'Albret
Trisnonna materna:
Françoise de Châtillon
Bisnonna materna:
Caterina di Navarra
Trisnonno materno:
Gastone di Foix-Navarra
Trisnonna materna:
Maddalena di Valois
Nonna materna:
Margherita di Valois
Bisnonno materno:
Carlo di Valois-Angoulême
Trisnonno materno:
Giovanni di Valois-Angoulême
Trisnonna materna:
Margherita di Rohan
Bisnonna materna:
Luisa di Savoia
Trisnonno materno:
Filippo II di Savoia
Trisnonna materna:
Margherita di Borbone

[modifica] Enrico IV nella cultura popolare

[modifica] Letteratura

[modifica] Cinema

[modifica] Teatro

[modifica] Onorificenze

Gran Maestro dell'Ordine dello Spirito Santo - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro dell'Ordine dello Spirito Santo
Gran Maestro dell'Ordine di San Michele - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro dell'Ordine di San Michele
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
Rosa d'Oro della cristianità - nastrino per uniforme ordinaria Rosa d'Oro della cristianità
— 1592

[modifica] Note

  1. ^ Gerosa, Il re Sole, p. 481
  2. ^ Il francese galant si traduce normalmente nell'italiano "galante", tuttavia l'espressione un vert galant ha in francese il significato di un'antonomasia per indicare chi rincorre le sottane, proprio come aveva fama di fare Enrico IV. Vedasi: Il Nuovo Dizionario Garzanti di Francese, Ed. Garzanti, Milano, 1992, ISBN 88-11-10241-3, alla voce galant)
  3. ^ Garrisson, Enrico IV e la nascita della Francia moderna, p.10
  4. ^ Garrisson, p. 11
  5. ^ Garrisson, p. 31
  6. ^ Alcuni autori[senza fonte] sostengono, invece, che Enrico sarebbe stato "re titolare" dal 1562 (anno di morte di Antonio di Borbone, re consorte), anche se il trono di Navarra derivava dai parenti materni.
  7. ^ Nemi e Furst, Caterina de' Medici, pp. 255-256.
  8. ^ Haldane, Regina di Cuori: Margherita di Valois, p. 60.
  9. ^ Garrisson, p. 56
  10. ^ Mémories de Marguerite de Valois, pag. 82.
  11. ^ Slocombe, Enrico IV, p. 97
  12. ^ Una decina d'anni dopo, Shakespeare trovò nella corte di Nérac, l'ispirazione per il suo Pene d'amor perdute (Craveri, p. 79).
  13. ^ Viennot, Margherita di Valois. La vera storia della regina Margot, pp. 134-135.
  14. ^ Viennot, p. 136-139.
  15. ^ Mémories de Marguerite de Valois, pag. 201.
  16. ^ Viennot, p. 156
  17. ^ Craveri, p. 56
  18. ^ Nemi e Furst, pp. 367-368
  19. ^ Nemi e Furst, p. 372
  20. ^ Mariotti Masi, Maria de' Medici, p. 17
  21. ^ Orieux, Caterina de' Medici. Un'italiana sul trono di Francia, pp. 686-694.
  22. ^ Enrico III lo benedisse dicendogli: «Fratello mio, muoio contento perché vi vedo vicino a me. La Corona è vostra, dopo che Dio avrà fatto di me secondo la sua volontà...» (Castelot, p. 253)
  23. ^ Scrisse d'Aubigne:«I compagni e i servitori del defunto re dichiaravano di aver cambiato un padrone d'oro con uno di ferro, che per compensarli delle intollerabili fatiche della guerra, prometteva loro una battaglia» (Nemi e Furst, p. 424).
  24. ^ La frase sarebbe stata pronunciata al momento in cui, offertogli il trono come successore legittimo, gli fu fatto notare che l'essere cattolico era una condizione sine qua non per diventare re di Francia. La frase trae verosimilmente la sua origine dai propositi attribuiti a Massimiliano di Béthune, duca di Sully, nei Les Caquets de l'accouchée (Le chiacchiere da comare) da (narrazione anonima del 1622): «Come disse un giorno il duca di Rosny ad Enrico il Grande, Dio l'abbia in gloria, una volta che questi gli chiese perché non andasse alla messa come lui: Sire, la corona val bene una messa, così come una spada di connestabile data ad una vecchia volpe di guerra merita bene di mascherare per qualche tempo la sua coscienza e di fingere di essere un grande cattolico». Vedi Les Caquets de l'accouchée, page 172 dell'edizione di Le Roux de Lincy, digitalizzata su Google Books
  25. ^ Di religione cattolica, Gabrielle ebbe un ruolo fondamentale nel concludere le guerre di religione con la conversione di Enrico al cattolicesimo. Negli anni successivi, Gabrielle divenne la più importante diplomatica di Enrico, usando le sue amicizie femminili tra le varie famiglie della Lega cattolica al fine di operare una politica di pace. Quando fu emanato l'editto di Nantes, l'ugonotta Caterina, sorella del re, e la cattolica Gabrielle andarono nella direzione di prevalere sulle obiezioni dei cattolici e degli ugonotti più potenti costringendoli ad accettare l'editto.
  26. ^ Craveri, p. 102
  27. ^ Questo figlio venne trovato dal re «più bello di quello della regina» che sostenne assomigliava ai Medici «perché era bruno e grosso come loro». Il poco lusinghiero paragone venne riferito a Maria.
    (Castelot, 1996, op. cit., pp. 43-44)
  28. ^ Craveri, pp. 107-108
  29. ^ Viennot, 1994, op. cit., p. 209
  30. ^ Articolo su Repubblica.it
  31. ^ Articolo sul British Medical Journal
  32. ^ Dal nome del primo finanziere che ne ebbe l'appalto, Charles Paulet.

[modifica] Bibliografia

  • (FR) Mémoires de Marguerite de Valois, reine de France et de Navarre
  • André Castelot, Maria de' Medici: un'italiana alla corte di Francia, Milano, Rizzoli, 1996.
  • André Castelot, Regina Margot: una vicenda umana tra fasto, amore, crudeltà, guerre di religione e esilio, Milano, Fabbri Editore, 2000.
  • Ivan Clouas, Caterina de' Medici, Firenze, Sansoni editore, 1980.
  • Benedetta Craveri, Amanti e regine. Il potere delle donne, Milano, Adelphi, 2007. ISBN 88-459-1999-4
  • Antonia Fraser, Gli amori del Re Sole. Luigi XIV e le donne, Milano, Mondadori, 2007. ISBN 88-459-1999-4
  • Janine Garrisson, Enrico IV e la nascita della Francia moderna, Milano, Mursia, 1987.
  • Guido Gerosa, Il Re Sole. Vita privata e pubblica di Luigi XIV, Milano, Mondadori, 1998. ISBN 88-04-47181-6
  • Charlotte Haldane, Regina di Cuori: Margherita di Valois, Verona, Gherardo Casini editore, 1975.
  • Dara Kotnik, Margherita di Navarra. La regina Margot, Milano, Rusconi libri, 1987.ISBN 88-18-23016-6
  • Maria Luisa Mariotti Masi, Maria de' Medici, Milano, Mursia, 1994. ISBN 88-425-3520-6
  • Orsola Nemi & Henry Furst, Caterina de' Medici, Milano, Bompiani, 2000. ISBN 88-452-9077-8
  • Jean Orieux, Caterina de' Medici. Un'italiana sul trono di Francia, Milano, Arnoldo Mondadori Editore, 1988. ISBN 88-04-30464-2
  • Marcello Vannucci, Caterina e Maria de' Medici regine di Francia, Roma, Newton&Copton Editori, 2002. ISBN 88-8289-719-2
  • Éliane Viennot, Margherita di Valois. La vera storia della regina Margot, Milano, Mondadori, 1994.ISBN 88-04-37694-5

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Enrico III 2 agosto 158914 maggio 1610
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Giovanna III 9 giugno 157214 maggio 1610
Enrico III
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Enrico III di Francia 1589-1610 Unito alla corona francese
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Giovanna III di Navarra 1572-1610 Unito alla corona francese

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