Emilio Cecchi
Emilio Cecchi (Firenze, 14 luglio 1884 – Roma, 5 settembre 1966) è stato un critico letterario e critico d'arte italiano.
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[modifica] Biografia
Emilio Cecchi nasce il 14 luglio 1884 a Firenze, in via San Zanobi. Il padre Cesare lavora nella ditta di ferramenta Pinucci; la madre Marianna Sani ha un laboratorio di sartoria. Frequenta il primo anno delle elementari vicino a casa, in via Ginori, nel 1890 passa all'istituto degli Scolopi e nel 1892 alle Comunali "Alamanni" di via della Colonna. Nel 1894 viene iscritto alle scuole tecniche, nonostante la sua propensione per gli studi letterari. Dopo pochi anni la salute della sorella Annunziata si fa precaria, è un grave trauma anche per il padre Cesare. Nel 1901, concluse le scuole tecniche, Emilio, anche per l'incontro con Diego Garoglio, legge Baudelaire e Poe e il 1-12 inizia il corso di allievo ufficiale a Firenze nella caserma di Costa San Giorgio. Nel 1902 si impiega presso il Credito Italiano e collabora col settimanale d'arte "La Medusa". L'anno successivo, conosce Papini e Prezzolini, che lo aiutano a pubblicare sul "Leonardo" e sulla "Voce".Nel 1904 si impiega come copista all'Ospedale.L'anno dopo, muore il fratello Guido. Raggiunge Roma nel 1906 e collabora a "Athena" e alla "nuova Antologia". Nell'autunno ,conseguita la licenza liceale, si iscrive all'Istituto di Studi Superiori di Firenze, dove incontra Slataper e Michelstaedter. Nel 1910 si fidanza con Leonetta Pieraccini, figlia di un medico di Poggibonsi, ospitata a Firenze dal fratello Gaetano, socialista, che sarà sindaco di Firenze dopo la liberazione. Il ritorno a Roma (1910) è importante perché, conosciuti Ojetti, Missiroli e Borgese, si orienta decisamente verso l'attività giornalistica.Olindo Malagodi gli prospetta una collaborazione fissa alla "Tribuna". Sposata Leonetta il 27 febbraio del 1911, conosce Giovanni Amendola, Sibilla Aleramo, Cardarelli, scrive a Giovanni Boine. Nel 1913 nasce una figlia, Giuditta e nel 1914 un'altra, Giovanna(diventerà Susi Cecchi D'Amico) ; il primo figlio, Mario, era nato morto nel 1912. Conosce Roberto Longhi e Grazia Deledda. Il 10 maggio 1915 viene richiamato sotto le armi ; a dicembre, in licenza a Roma, conosce Dino Campana. Nel settembre 1916 è assegnato al Commissariato del VIII Corpo d'Armata a Firenze ; promosso capitano, nel settembre 1917 è in linea sull'Altopiano dei Sette Comuni. Nel 1918 collabora a "L'Astico" di Piero Jahier, ha contatti con Michele Cascella, Riccardo Bacchelli, Croce e Salvemini. Nel 1918 nasce il figlio Dario. E' in missione a Londra nel settembre 1918 :lì incontra Chesterton e Belloc, e lì lo coglie l'armistizio di novembre. Il soggiorno inglese vede la sua collaborazione col "Manchester Guardia" e con lo "Observer".E' critico d'arte dal 1925 al 1929 e cura con Roberto Longhi "Vita Artistica", in questo periodo inizia a scrivere per il "Corriere della Sera". Viaggia molto,in Inghilterra e Olanda e nel 1930 in California. Coopera con i registi Blasetti e Camerini,chiama a collaborare Pirandello, Soldati e Malipiero. La sua incessante attività lo conduce alla nomina all'Accademia d'Italia nel maggio del 1940 ; lavora sempre in ambito cinematografico con Lattuada e Castellani.La sua abitazione durante gli anni di guerra viene visitata da Moravia, Elsa Morante, Longanesi, Brancati.
Dopo aver esordito nel 1912 con un saggio su La poesia di Giovanni Pascoli, rivolse le sue attenzioni soprattutto alla letteratura inglese, a cui dedicò diverse traduzioni e importanti scritti critici. È stato probabilmente il primo critico italiano a segnalare l'Ulisse di James Joyce, ma tra le sue scoperte c'è anche un autore italiano, Dino Campana, da lui considerato "il migliore poeta che abbiamo". Fu anche un apprezzato critico d'arte.
Nel 1919 Cecchi fu uno dei "sette savi" fondatori e co-direttori de La Ronda, la rivista letteraria romana che propugnava un ritorno alla tradizione letteraria dopo gli eccessi delle avanguardie. Lo stesso Cecchi interpretò al meglio la poetica rondista del frammento nei suoi elzeviri, vere e proprie prose d'arte di lucida perfezione formale, raccolte nei volumi Pesci rossi (1920) e Corse al trotto vecchie e nuove (1947). Nel 1925 fu tra i firmatari del Manifesto degli intellettuali antifascisti, redatto da Benedetto Croce.
Cecchi contribuì in modo significativo a far conoscere in Italia Gilbert Keith Chesterton, già nel periodo fra le due Guerre.
Nel 1955 si scagliò ferocemente contro il libro Ragazzi di vita di Pasolini perché parlava della prostituzione maschile, considerando "tipicamente intellettualistica", "l'esagerazione con cui sono presentate la sfrenatezza e la barbarie di quelle esistenze miserande", caricando "i fatti fino al grottesco e ripugnante"; secondo Cecchi, Pasolini "si dà al turpiloquio, per paura di essere preso per un letterato".[1]
Diresse con Natalino Sapegno la Storia della letteratura italiana, pubblicata dell'editore Garzanti in 10 volumi negli anni 1965-1969.
È il padre di Suso Cecchi D'Amico.
[modifica] Opere
- Cinema
- Soggetto di 1860, film di Alessandro Blasetti
- Produttore del cortometraggio Assisi di Alessandro Blasetti (1932)
- Produttore e collaboratore alla sceneggiatura di La tavola dei poveri di Alessandro Blasetti (1932)
- Critica letteraria
- La poesia di Giovanni Pascoli (1912)
- Storia della letteratura inglese del secolo XIX (1915)
- Scrittori inglesi e americani (1937)
- I grandi romantici inglesi (1957)
- Critica d'arte
- Letteratura
- Pesci rossi (1920)
- Messico (1932)
- Et in Arcadia ego (1936)
- Corse al trotto vecchie e nuove (1947)
- Il meglio di Katherine Mansfield (1957)
[modifica] Onorificenze
Membro dell'Accademia d'Italia
| Cavaliere di gran croce dell'ordine al merito della Repubblica italiana | |
| — 2 giugno 1959[2] |
[modifica] Note
- ^ Corriere della Sera, 28 giugno 1955; ora in Emilio Cecchi, Libri nuovi e usati: note di letteratura italiana contemporanea (1947-1958), Edizioni Scientifiche Italiane, 1958.
- ^ Sito web del Quirinale: dettaglio decorato.
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