Emil Cioran

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« Non vi è che questo pullulare di moribondi affetti da longevità, tanto più detestabili in quanto sanno organizzare così bene la loro agonia. »
(da La caduta nel tempo)
Emil Cioran

Emil Cioran [1] (Răşinari, 8 aprile 1911Parigi, 21 giugno 1995) è stato un filosofo, scrittore e saggista rumeno. Dalla seconda guerra mondiale fu in Francia con lo statuto di apolide e scrisse sempre in francese. Vicino al pensiero esistenzialista, si distacca comunque dal movimento per la sua distanza ideologica dai principali esponenti quali Jean-Paul Sartre, Simone de Beauvoir e Albert Camus, rifiutando l'impegno politico attivo sul fronte progressista, e condividendo solo la filosofia dell'assurdo del suo amico Eugène Ionesco. Cioran è infatti influenzato da Nietzsche, Schopenhauer, Heidegger e successivamente anche da Leopardi, dai quali trae il suo nichilismo[2] e il suo pessimismo. I suoi aforismi, anche per esperienze personali, sono infatti pervasi da una profonda amarezza e misantropia, che però vengono temperate dalla sua ironia e dalla sua capacità di scrittura.

Indice

[modifica] Biografia

La casa natale di Cioran a Răşinari

Emil Cioran nacque a Răşinari, in Transilvania, nel 1911.

Il paese, oggi appartenente alla Romania, si trova presso Sibiu (Hermannstadt in tedesco Nagyszeben in ungherese). Precedentemente era incluso nell'impero austroungarico (chiamato Städterdorf in tedesco, Resinár in ungherese).[3]

Il padre Emilian Cioran era un prete ortodosso prima a Răşinari poi curato a Sibiu; la madre Elvira Comaniciu era originaria di Venetia de Jos (Venezia del Sud), un comune situato vicino a Făgăraş.

Il padre di Elvira, Gheorghe Comaniciu, un notaio, ascese allo status di barone per il favore di cui godeva presso le autorità austro-ungariche.

Nella famiglia di Emil a volte capitava che i genitori parlassero in ungherese, lingua che il padre aveva imparato frequentando per un certo tempo le scuole elementari ungheresi.

Durante la prima guerra mondiale i genitori di Emil, come una parte degli intellettuali di origine rumena, erano stati confinati; il padre a Sopron (Ödenburg), la madre a Cluj (Klausenburg), lasciando i figli alle cure della nonna a Răşinari.

Cioran ha dichiarato di aver avuto un'infanzia molto felice fino al trasferimento alle scuole medie di Sibiu «È stata la fine del mio sogno, il crollo del mio mondo».

Già nell'adolescenza è colpito da grave insonnia.

[modifica] La formazione culturale

Dopo gli studi classici al liceo Gheorghe Lazăr di Sibiu, a 17 anni Cioran iniziò a studiare filosofia all'Università di Bucarest.

Frequentando l'università ebbe modo di fare conoscenza con Eugène Ionesco, Samuel Beckett e Mircea Eliade, che insieme a Cioran avrebbero formato un gruppo di amici per tutta la vita.

Il futuro filosofo rumeno Constantin Noica e il futuro pensatore rumeno Petre Ţuţea divennero i suoi più stretti colleghi nel periodo in cui fu sotto la direzione di Tudor Vianu e Nae Ionescu.

Conoscendo il tedesco molto bene, i suoi primi studi si incentrarono su Immanuel Kant, Arthur Schopenhauer e specialmente Friedrich Nietzsche.

In questo periodo si professò agnostico, assumendo l'assioma «l'inconvenienza dell'esistenza». Per il suo interesse per varie forme di spiritualità, dal punto di vista filosofico, è stato definito "ateo-credente".[4]

Durante i suoi studi fu anche influenzato dalle opere di Georg Simmel, Ludwig Klages e Martin Heidegger e del filosofo russo Lev Šestov, che aggiunse al suo sistema di pensiero la convinzione che la vita è arbitraria.

Si laureò con una tesi su Henri Bergson che successivamente ripudiò, affermando che non aveva compreso la tragicità della vita.

[modifica] Il trasferimento in Germania

Dopo aver pubblicato Al culmine della disperazione nel 1933 ottenne una borsa di studio presso la fondazione Humboldt, grazie alla quale si trasferì a Berlino, dove entrò in contatto con Nicolai Hartmann e Ludwig Klages, poi a Dresda e a Monaco, dove assisté all'instaurazione della dittatura hitleriana (1933) e alla sua presa definitiva del potere nella notte dei lunghi coltelli (1934).

Pur professando il suo scetticismo verso tutti gli idealismi e dichiarandosi persecutore dell'utopia, in quegli anni si entusiasmò di fronte al vitalismo e al misticismo dei nazisti.

[modifica] Le prime opere e l'allontanamento dal fascismo

Al suo rientro in Romania, nel 1935, venne in contatto con il locale movimento fascista delle Guardie di ferro che abbandonò solo nel 1939, alla vigilia della seconda guerra mondiale. Dopo la pubblicazione dei primi libri in lingua rumena, tra cui Trasfigurazione della Romania, che gli valsero l'etichetta di antisemita, nel 1936 per un anno insegnò filosofia al liceo di Braşov: «l'unico anno della mia vita in cui mi sia capitato di lavorare.»[5] I suoi alunni lo consideravano un folle, e pensavano avesse la sifilide: egli fece un test e rimase deluso dal non averla contratta, poiché, a suo dire, era "prestigiosa".[6] Dal 1940 in poi, e ancora di più nel dopoguerra, cambiò idea sugli ebrei definendoli suoi "fratelli nel dolore", ancora prima che venisse fatta piena luce sullo sterminio avvenuto. Spesso si domandava come avesse potuto scrivere certe cose, sotto l'influsso di quell'ambiente politico[7] Nel dopoguerra non prese posizioni politiche attive, anche se si definì "liberale intrattabile".[8]

[modifica] Il trasferimento definitivo in Francia

La sepoltura a Monparnasse con la compagna Simone Boué

Nel 1937 si trasferì in Francia con una borsa di studio dell'istituto francese di Bucarest per fare una tesi di dottorato.

Nel 1947, mentre stava scrivendo una traduzione in rumeno di Mallarmé, decise che non sarebbe rientrato in Romania e che avrebbe da allora in poi scritto solo in lingua francese.

Nel 1949 pubblicò il Sommario di decomposizione, opera che aveva già riscritto 4 volte prima di ritenerla pronta per la pubblicazione.

L'attenzione e la cura posta nella scrittura in francese ne ha fatto uno dei migliori prosatori in questa lingua. Riguardo però al suo pensiero, in un'intervista del 1970 a François Bondy l'autore dichiarò che il meglio della sua dottrina era in lingua romena: «Un libro uscito a Bucarest nel 1933: Al culmine della disperazione, che contiene già tutto quello che verrà dopo. È il più filosofico dei miei libri.»

Criticò pesantemente il marxista Jean-Paul Sartre, che spesso sedeva vicino a lui al "caffè Flore", ma a cui non rivolgeva mai la parola. Albert Camus, meno distante filosoficamente da lui, lo incitò un giorno a impegnarsi politicamente e socialmente, al che Cioran gli rispose pesantemente di andarsene.[6] I suoi unici amici nell'ambiente intellettuale erano Mircea Eliade e Eugene Ionesco, connazionali esuli e anche loro avversi al regime comunista rumeno di Ceausescu. Le loro opere erano proibite al di là della "cortina di ferro". Cioran non rientrò più in Romania dopo la rivoluzione rumena del 1989, a causa di problemi di salute.

Negli anni '80 ebbe una breve relazione sentimentale con la giovane insegnante tedesca di filosofia Friedgard Thoma, senza per questo lasciare la compagna, che, anzi, divenne poi amica della Thoma, come scrive la stessa.[9]

Colto dal morbo di Alzheimer nel 1989, morì a Parigi nel 1995 all'età di 84 anni.

È sepolto al cimitero di Montparnasse, dove nel 1997 lo raggiunge, probabilmente suicida (annegandosi nell'oceano atlantico)[10] la compagna Simone Boué, che lasciò il carteggio del marito[11] e l'istituzione di una borsa di studio al CNL ("Centre nazionale du livre") , per scrittori di lingua francese che abbiano già pubblicato un'opera con a tema una riflessione personale, nello spirito di Cioran, su un soggetto di ordine generale.

[modifica] Pensiero

« Il paradiso geme al fondo della coscienza, mentre la memoria piange. Ed è così che si pensa al senso metafisico delle lacrime e alla vita come al dipanarsi di un rimpianto »
(Emil Cioran , Lacrime e santi[12])

[modifica] Filosofia come terapia

Nell'ambito del pensiero filosofico, Cioran si colloca tra quelle figure che esulano dai canoni stabiliti dall'epoca e dai sistemi, e che non fanno parte di nessuna corrente o scuola. Il suo stile è caustico, diretto e profondamente emotivo, poiché egli scrive non per diffondere le proprie idee ad un pubblico, bensì per dissipare la propria sofferenza, derivante da un'insonnia costante che lo conduce sull'orlo del suicidio.

«L'insonnia è una vertiginosa lucidità che riuscirebbe a trasformare il Paradiso stesso in un luogo di tortura. Qualsiasi cosa è preferibile a questo allerta permanente, a questa criminale assenza di oblio. È durante quelle notti infernali che ho capito la futilità della filosofia. Le ore di veglia sono, in sostanza, un'interminabile ripulsa del pensiero attraverso il pensiero, è la coscienza esasperata da se stessa, una dichiarazione di guerra, un infernale ultimatum della mente a se medesima. Camminare vi impedisce di lambiccarvi con interrogativi senza risposta, mentre a letto si rimugina l'insolubile fino alla vertigine.».[13]

La sua può essere definita una forma di letteratura terapeutica, poiché grazie ad essa desiste dall'uccidersi.[14]

Dilaniato da contraddizioni insanabili, il pensiero di colui che si autodefinisce un filosofo urlatore si manifesta attraverso affermazioni volutamente provocatorie.

Qualsiasi giudizio su questa figura del Novecento deve tener conto che egli ha fatto dello scandalo uno stile di vita, dell'arte un'esplosione di sentimenti e della scrittura una valvola di sfogo prettamente personale.[15]

[modifica] La Romania

Cioran nasce in una terra di contraddizioni come la Romania, paese latino, cristiano ortodosso che diventa comunista passando per una forma di fascismo[16]. Una terra ricca di tradizioni e di superstizioni, il cui «popolo è il più scettico che esista: è allegro e disperato al tempo stesso. Per ragioni storiche coltiva la religione del fallimento» così Cioran e aggiunge: «ricordo della mia infanzia un tizio, un contadino al quale toccò una grande eredità. Passava la giornata di taverna in taverna, sempre ubriaco, accompagnato da un violinista che suonava per lui. mentre gli altri andavano in campagna a lavorare, lui passeggiava di taverna in taverna, l'unico uomo felice al mondo. Quando sentivo il suono del violino correvo a vederlo passare, perché mi affascinava. Spese tutto in due anni e poi morì.»[17]

[modifica] Il francese

Nonostante un fortissimo senso d'appartenenza al paese d'infanzia ("darei tutti i paesaggi del mondo per quello della mia infanzia") Cioran, arrivato a Parigi nel 1937, sceglie il francese come lingua di scrittura, pubblicando il suo primo saggio in questa lingua (Précis de décomposition) nel 1949 da Gallimard. In "Storia e utopia" (1960) il filosofo spiega il suo rapporto conflittuale e resistente con questa lingua, dotata di «una sintassi d'una rigidità, d'una dignità cadaverica» e in cui non c'è «più alcuna traccia di terra, di sangue, d'anima.».[18]

Nel 2011 una raccolta delle sue opere è stata inserita nella prestigiosa Bibliothèque de la Pléiade di Gallimard.

[modifica] Disinganno e suicidio

Non c'è dubbio che l'opera di Cioran, pur dispiegandosi in vari libri anche lontani tra loro in ordine di tempo e di argomento, sia pervasa totalmente da uno spirito crudele ma speranzoso come il disinganno.

Crudele perché di fronte ad esso ogni fenomeno mondano sfocia nel fallimento, speranzoso perché niente è più istruttivo, in filosofia, del fallimento stesso.

Gli scritti di Cioran hanno il marchio della vertigine e della lucidità, non sono scritti secondo finalità pedagogiche. E per questo risultano estremi, laconici epitaffi di un'esistenza casuale, priva di senso, permeata dall'amarezza e che solo l'idea di suicidio può rendere dignitosa, in quanto unico atto veramente libero, frutto del libero arbitrio.

"Ricordo un'occasione in cui per tre ore ho passeggiato nel Lussemburgo con un ingegnere che voleva suicidarsi. Alla fine l'ho convinto a non farlo. Gli ho detto che l'importante era aver concepito l'idea, sapersi libero. Credo che l'idea del suicidio sia l'unica cosa che rende sopportabile la vita, ma bisogna saperla sfruttare, non affrettarsi a tirare le conseguenze. È un'idea molto utile: dovrebbero farci delle lezioni nelle scuole! "[19]

«Vi sono notti in cui l'avvenire si abolisce, e di tutti i suoi momenti sussiste soltanto quello che sceglieremo per non più essere.»[20]

[modifica] Ironia

Caricatura di Cioran

L'ironia capace di cogliere l'assurdità della vita salva Cioran e i suoi lettori dal pessimismo e dal nichilismo. L'ironia e l'umorismo che l'accompagna rendono tollerabile l'esistenza che talvolta appare paradossale dandole un nuovo senso razionale da cui ricominciare a vivere senza inganni.[13]

«Non ci sono argomenti che giustifichino il fatto di vivere. Dopo essersi spinti al limite di se stessi si possono ancora invocare argomenti, cause, effetti, considerazioni morali, ecc.? Certamente no. Per vivere non restano allora che ragioni destituite di fondamento. Al culmine della disperazione, solo la passione dell'assurdo può rischiarare di una luce demoniaca il caos. Quando tutti gli ideali correnti - di ordine morale, estetico, religioso, sociale, ecc. -non sanno più imprimere alla vita una direzione né trovarvi una finalità, come salvarla ancora dal nulla? Vi si può riuscire solo aggrappandosi all'assurdo, all'inutilità assoluta, a qualcosa, cioè, che non ha alcuna consistenza, ma la cui finzione può creare un'illusione di vita».»[21]

[modifica] Mostrare, non spiegare

Il sistema filosofico di Cioran è quello di rinnegare il sistema, le regole, il formalismo accademico: non pretende di spiegare e dimostrare ma solo mostrare cos'è la vita parlando di se stesso come uomo e non dell'astratta umanità.

Vari e apparentemente incompatibili tra loro sono le strade del pensiero che egli percorre:

ma che conducono tutte ad un unico risultato: il fallimento che segna ogni vita e che le dà senso.

« Soffrire è produrre conoscenza »
(E.Cioran - Il funesto demiurgo)

[modifica] Insonnia e autoanalisi

In Cioran pensiero e vita si sovrappongono spietatamente.
Le notti passate ad occhi aperti hanno influito, come più volte riportato dallo scrittore stesso in quasi tutti i suoi libri, sullo sviluppo e sulla stesura delle opere stesse. Le notti insonni trascorse in letture e in taccuini riempiti forsennatamente hanno costruito e forgiato il pensiero attraverso la noia, eterna compagna, e la lucidità esasperata da una solitudine che proprio nelle ore notturne induce all'autoanalisi.

Un'analisi di se stesso condotta senza risparmiare colpi, mirata a scrutare nei propri abissi e di conseguenza in quelli dell'umanità stessa.

[modifica] Il tempo

Ed è proprio in questo contesto che entra in gioco un concetto, che sarà minimo comun denominatore, anche se in certe occasioni velato, di tutta la produzione cioraniana: il tempo, nelle sue diverse accezioni, tempo storico e tempo esistenziale.

"Tutti parlano di teorie, di dottrine, di religioni, insomma di astrazioni; nessuno di qualcosa di vivo, di vissuto di diretto. La filosofia e il resto sono attività derivate, astratte nel peggior senso della parola. Qui tutto è esangue. Il tempo si converte in temporalità, ecc. Un ammasso di sottoprodotti. D'altro canto gli uomini non cercano più il senso della vita partendo dalle loro esperienze, ma muovendo dai dati della storia o di qualche religione. Se in me non c'è niente che mi spinga a parlare del dolore o del nulla, perché perdere tempo a studiare il buddhismo? Bisogna cercare tutto in se stessi, e se non si trova ciò che si cerca, ebbene, si deve lasciar perdere. Quello che mi interessa è la mia vita. Per quanti libri sfogli, non trovo niente di diretto, di assoluto, di insostituibile. Dappertutto è il solito vaniloquio filosofico." (Da Quaderni 1957-1972, di Cioran)

[modifica] Lo studioso

Non bisogna dimenticare che oltre al pessimismo e allo scetticismo di Cioran, che non si definisce come filosofo ma come un pensatore privato "Privatdenker", esiste il Cioran profondo conoscitore della filosofia.

Fu studioso dell'illuminismo e dei memorialisti francesi, dei Padri della Chiesa e dei filosofi scettici (pirroniani), ma anche della filosofia pessimista tedesca di Schopenhauer, Mainländer, Nietzsche, Otto Weininger, Georg Simmel, Oswald Spengler, Dilthey e dei mistici e della mistica, anche per i suoi contatti con Mircea Eliade (storico delle religioni e dello sciamanesimo), come Meister Eckhart, Teresa d'Avila, Kierkegaard, Lev Šestov. Tra le sue ispirazioni vi sono anche l'esistenzialismo di Heidegger, Henri Bergson che poi abbandonerà, gli utopisti Tommaso Moro, Fourier, Cabet, Campanella, la grande letteratura con citazioni di Baudelaire, Poe, Mallarmé, Shakespeare, Shelley, Dostoevskij, Fitzgerald, Dante e Leopardi.

«L'Inferno – esatto come un verbale. Il Purgatorio – falso come ogni allusione al Cielo. Il Paradiso – sfoggio di invenzioni e di insulsaggini… La trilogia di Dante è la maggiore riabilitazione del diavolo che un cristiano abbia intrapreso.»[22].

Ebbe amicizie e relazioni intellettuali con il citato Mircea Eliade e con Benjamin Fondane, Caillois, Henri Michaux, María Zambrano, Samuel Beckett, Guido Ceronetti, Paul Celan, Fernando Savater, Mario Andrea Rigoni.

[modifica] Opere

  • Squartamento (Écartèlement, 1979), trad. di Mario Andrea Rigoni, Adelphi, 1981. ISBN 8845904598
  • Storia e utopia (Histoire et utopie, 1960), a cura di Mario Andrea Rigoni, Adelphi, 1982. ISBN 9788845905186
  • La tentazione di esistere (La Tentation d'exister, 1956), trad. di Lauro Colasanti e Carlo Laurenti, Adelphi, 1984. ISBN 9788845905506
  • Il funesto demiurgo (Le Mauvais Démiurge, 1969), trad. di Diana Grange Fiori, Adelphi, 1986. ISBN 8845906450
  • Esercizi di ammirazione: saggi e ritratti (Exercices d'admiration, 1986), trad. di Mario Andrea Rigoni e Luigia Zilli, Adelphi, 1988. ISBN 8845903109
  • Lacrime e santi (Lacrimi si sfinti, 1937; in fr. Des larmes et des saints), trad. di Sanda Stolojan, Adelphi, 1990. ISBN 8845907511
  • L'inconveniente di essere nati (De l'inconvénient d'être né, 1973), trad. di Luigia Zilli, Adelphi, Milano, 1991. ISBN 8845908704
  • Sillogismi dell'amarezza (Syllogismes de l'amertume, 1952), trad. di Cristina Rognoni, Adelphi, 1993. ISBN 884590976X
  • L'amico lontano (con Constantin Noica) (L'Ami lointain: Paris, Bucarest, 1991), trad. di Roberta Ferrara, Il Mulino, 1993. ISBN 8815038566
  • La caduta nel tempo (La Chute dans le temps, 1964), trad. di Tea Turolla, Adelphi, 1995. ISBN 9788845911538
  • Sommario di decomposizione (Précis de décomposition, 1949), trad. di Mario Andrea Rigoni e Tea Turolla, Adelphi, 1996. ISBN 8845912477
  • Al culmine della disperazione (Pe culmile disperarii, 1934; in fr. Sur les cimes du désespoir), trad. di Fulvio Del Fabbro e Cristina Fantechi, Adelphi, 1998. ISBN 8845914143
  • Quaderni 1957-1972 (Cahiers, 1957-1972, 1997), trad. di Tea Turolla, Adelphi, 2001. ISBN 9788845916151
  • Un apolide metafisico: conversazioni (Entretiens, 1995), trad. di Tea Turolla, Adelphi, 2004. ISBN 8845919331
  • Fascinazione della cenere. Scritti sparsi (1954-1991), a cura di Mario Andrea Rigoni, Padova, il notes magico 2005. ISBN 8888341110
  • Mon cher ami: lettere a Mario Andrea Rigoni, 1977-1990, introduzione e note di Raoul Bruni, trad. di Mattia Venturato, Padova, il notes magico 2007. ISBN 8888341153
  • Confessioni e anatemi (Aveux et Anathèmes, 1987), trad. di Mario Bortolotto, Adelphi, 2007. ISBN 9788845922121
  • Vacillamenti (con Alechinsky Pierre) (Vacillations, 1979), trad. di Barbara Scapolo, Mimesis, 2010. ISBN 9788857501666
  • Taccuino di Talamanca (Cahier de Talamanca, 2000), trad. di Cristina Fantechi, Adelphi, 2011. ISBN 9788845925788

[modifica] Opere non tradotte

  • Cartea Amăgirilor (in fr. Le Livre des leurres) (1936)
  • Schimbarea la fata a Romaniei (in fr. Transfiguration de la Roumanie) (1937)
  • Amurgul gindurilor (in fr. Le Crépuscule des pensées) (1940)
  • Bréviaire des vaincus (1944) e Bréviaire des vaincus II, trad. in fr. di Gina Puicǎ e Vincent Piednoir (2011)
  • Valéry face à ses idoles (1970)
  • Essai sur la pensée réactionnaire. À propos de Joseph de Maistre (1977, ma 1957)
  • Ébauches de vertige (1979)
  • Face aux instants (1985)
  • Œuvres (1995, raccolta, nella collana "Quarto")
  • Solitude et destin (2004)
  • Exercices négatifs : En marge du précis de décomposition (2005)
  • De la France, trad. in fr. da Alain Paruit (2009)
  • Lettres 1961-1978, a cura di Vincent Piednoir (2011)
  • Œuvres (2011, raccolta a cura di Nicolas Cavaillès e Aurélien Demars, nella collana "Bibliothèque de la Pléiade")

[modifica] Bibliografia

  • Anna Maria Tripodi, Cioran, metafisico dell'impossibile, L'Aquila, Japadre, 1987.
  • Sylvie Jaudeau, Conversazioni con Cioran; seguite da Mistica e saggezza, traduzione di Leopoldo Carra, Parma, Guanda, 1993.
  • Fernando Savater, Cioran. Un angelo sterminatore, Milano, Frassinelli, 1998.
  • Raffaello Vizioli, Lucia Orazi, La depressione creativa di E. Cioran: quasi un dizionario, Roma, EUR, 2002.
  • Mario Andrea Rigoni, In compagnia di Cioran, Padova, il notes magico 2004.
  • Piero Buscioni, Emile Cioran, in "il Fuoco", Firenze, Polistampa, marzo-maggio 2004.
  • Giovanni Rotiroti, Il demone della lucidità: il caso Cioran tra psicanalisi e filosofia, Soveria Mannelli, Rubbettino, 2005.
  • Emanuela Costantini, Nae Ionescu, Mircea Eliade, Emil Cioran: antiliberalismo nazionalista alla periferia d'Europa, Perugia, Morlacchi, 2005.
  • Fabio Rodda, Cioran, l'antiprofeta: fisionomia di un fallimento, Milano, Mimesis, 2006.
  • Aurelio Rizzacasa, Sentinella del nulla. Itinerari meditativi di E. M. Cioran, Perugia, Morlacchi 2007.
  • Alexandra Laignel Lavastine, Il fascismo rimosso: Cioran, Eliade, Ionesco: tre intellettuali rumeni nella bufera del secolo, traduzione di Laura Verrani, Torino, Utet libreria, 2008.
  • Antonio Castronuovo, Emil Michel Cioran, Napoli, Liguori, 2009.
  • Barbara Scapolo, Esercizi di de-fascinazione: saggio su E. M. Cioran, Milano, Mimesis, 2009.
  • Friedgard Thoma, Per nulla al mondo. Un amore di Cioran, Falconara Marittima, L'orecchio di Van Gogh, 2010.
  • Antonio Di Gennaro, Metafisica dell’addio. Studi su Emil Cioran, Roma, Edizioni Aracne, 2011.
  • Giovanni Rotiroti, Il segreto interdetto. Eliade, Cioran e Ionesco sulla scena comunitaria dell'esilio, Pisa, ETS, 2011.
  • Mario Andrea Rigoni, Ricordando Cioran, Napoli, La Scuola di Pitagora 2011.

[modifica] Note

  1. ^ La "M" di E.M.Cioran, in generale accettata come Emil Mihai (Michele/Michel) Cioran è stata messa in discussione come un vezzo dello scrittore, che utilizzò questa firma per la pubblicazione delle traduzioni. In francese a volte è citato come Emíle Cioran
  2. ^ Cioran l'antiprofeta - recensione
  3. ^ La città nel 1910 aveva 33.000 abitanti, di cui il 50% di origine tedesca, il 22% ungherese e il 26% rumena. Oggi ha 170.000 abitanti, dei quali meno del 2% sono di origine tedesca, e si trova nella regione dei Siebenbürgen (Transilvania in tedesco), già dal 1211 teatro di colonizzazione tedesca detta “sassone” (in realtà con coloni provenienti dalle regioni occidentali della Germania: dal Reno-Mosa, Fiandre, Vallonia, Lussemburgo, Alsazia).
  4. ^ Cioran, l'enigma dell'ateo-credente, Rosita Copioli
  5. ^ Cultura romena
  6. ^ a b Ulderico Munzi, Cioran - L'ultimo cavaliere del nulla, Corriere della Sera, 1995
  7. ^ Cioran: da razzista fanatico a pessimista scettico
  8. ^ Fabio Rodda, Cioran l'antiprofeta: fisionomia di un fallimento
  9. ^ Friedgard Thoma, Per nulla al mondo. Un amore di Cioran
  10. ^ Così il pessimista assaporava il proibito
  11. ^ Dopo la morte di Simone Boué all'incirca trenta quaderni scritti da Cioran sono stati rinvenuti nel suo appartamento. Contengono un diario a partire dal 1972, l'anno in cui i Quaderni già pubblicati si fermano. La commercializzazione dei quaderni è stata bloccata dalla Corte d'Appello di Parigi.
  12. ^ Emil Cioran , Lacrime e santi, Adelphi 1986, p.92
  13. ^ a b E.M. Cioran, Al culmine della disperazione, ed.Adelphi - Collana: Biblioteca Adelphi, 1998 - ISBN 978-88-459-1414-0
  14. ^ Intervista a Cioran di R. Arquès in M.A. Rigoni, In compagnia di Cioran, Padova, 'Il notes magico, 2004 pp.77, 79, 80-81, 86-87
  15. ^ E. Cioran, Quaderni 1957-1972, Milano, Adelphi 2001, pag,229
  16. ^ Roberto Balzani, Alberto De Bernardi, Storia del mondo contemporaneo, Editori Pearson, Paravia, Bruno Mondadori, 2003 pag.161
  17. ^ F. Savater, Cioran un angelo sterminatore, trad. it. C.M. Valentinetti, ed.Frassinelli (collana Noche oscura),1998, ISBN 9788876844959
  18. ^ Cfr. E.M. Cioran, Storia e utopia, a cura di M.A. Rigoni, Editore Adelphi (collana Piccola biblioteca Adelphi), 1982
  19. ^ Intervista a Cioran di R. Arquès in M.A. Rigoni, In compagnia di Cioran, Padova, 'Il notes magico, 2004
  20. ^ E.M. Cioran, Il funesto demiurgo, trad.it. Grange Fiori D.,Editore: Adelphi, 1986, ISBN 8845906450
  21. ^ Ibidem
  22. ^ E. Cioran, Sillogismi dell'amarezza

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