Eliseo Milani
| Parlamento italiano Camera dei deputati |
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| Luogo nascita | Ponte San Pietro |
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| Data nascita | 16 febbraio 1927 |
| Luogo morte | Roma |
| Data morte | 29 dicembre 2004 |
| Partito | Partito Comunista Italiano dal 9 luglio 1968 al 15 ottobre 1970; Gruppo Misto dal 15 ottobre 1970; Democrazia Proletaria (poi PDUP) dal 5 luglio 1976. |
| Legislatura | V, VII legislatura, VIII legislatura |
| Gruppo | Sinistra indipendente |
| Collegio | Brescia |
| Incarichi parlamentari | |
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| Parlamento italiano Senato della Repubblica |
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| Legislatura | IX |
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| Gruppo | Sinistra indipendente |
| Circoscrizione | Milano V |
| Incarichi parlamentari | |
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Eliseo Milani (Ponte San Pietro, 16 febbraio 1927 – Roma, 29 dicembre 2004) è stato un politico italiano.
Proveniente da una famiglia contadina della provincia bergamasca, per tradizione provincia "bianca" e conservatrice, dal 1945 aveva cominciato a militare nelle file del PCI svolgendo la sua attività lavorativa come operaio metalmeccanico alla Dalmine. Negli anni cinquanta era diventato funzionario del partito facendo poi carriera all'interno dello stesso. Dotato di grande cultura anche se in possesso del solo diploma di scuola media inferiore, ottenuto grazie ai corsi aziendali della stessa Dalmine, nel 1968 fu eletto per la prima volta deputato nelle liste del PCI, ma nel 1969 fu tra i fondatori della rivista il manifesto, unico di estrazione operaia fra Rossana Rossanda, Lucio Magri, Luigi Pintor e Aldo Natoli, tutti intellettuali. Insieme a loro fu estromesso dal partito e divenne dirigente del PDUP, rifiutando di tornare al PCI anche quando, nel 1984, la maggioranza del PDUP decise di confluirvi nuovamente. Rieletto deputato nella settima e nell'ottava legislatura, fu poi senatore nella sinistra indipendente nella nona, ma per motivi di salute fu costretto ad abbandonare gradualmente la politica attiva: protagonista di numerose battaglie civili, era stato membro della Commissione parlamentare d'inchiesta sul Caso Moro e sul terrorismo in Italia. Anche dopo la sua rinuncia a candidarsi nuovamente, tuttavia, non volle comunque rinunciare all'attività politica collaborando con il "Centro di riforma dello Stato", presieduto da Pietro Ingrao.
In seguito a un improvviso peggioramento delle condizioni di salute, si spense al Policlinico di Roma alla fine del 2004.