Un sopravvissuto di Varsavia
| Un sopravvissuto di Varsavia | |
|---|---|
| Titolo originale | A survivor from Warsaw Op. 46 |
| Lingua originale | Inglese-Tedesco-Ebraico |
| Genere | Poema lirico |
| Musica | Arnold Schönberg |
| Libretto | Arnold Schönberg |
| Fonti letterarie | varie |
| Atti | Uno diviso in n. 6 brani |
| Epoca di composizione | 11 - 23 agosto 1947 |
| Prima rappr. | 4 novembre 1948 |
| Teatro | Albuquerque - Nuovo Messico |
| Prima rappr. italiana | 20 ottobre 1961 |
| Teatro | Torino |
| Personaggi | |
|
uno - voce narrante - |
|
A Survivor from Warsaw Op. 46 (in tedesco Ein Überlebender aus Warschau Op. 46, in italiano Un sopravvissuto di Varsavia) è un "oratorio per voce recitante, coro maschile e orchestra" di Arnold Schönberg. È una composizione in stile dodecafonico. Malgrado sia definito un oratorio, è molto breve: la sua durata è di circa 6 - 7 minuti.
È considerato dai critici il più grande monumento che la musica abbia mai dedicato all'Olocausto.
Indice |
[modifica] Genesi
Turbato dalle notizie provenienti dall'inghilterra in merito alle stragi di ebrei nei campi di sterminio e dalla morte del nipote in un lager, Schönberg compose tra l'11 ed il 23 agosto 1947 questa cantata, scrivendo anche il testo in inglese utilizzando il racconto di un ebreo sfuggito al massacro del ghetto di Varsavia ed altre fonti. L'opera fu presentata per la prima volta ad Albuquerque - Nuovo Messico dalla Civic Symphony Orchestra sotto la direzione di Kurt Frederick. La prima italiana di cui si abbia notizia si è tenuta a Torino il 20 ottobre 1961 da parte del Coro e dell'Orchestra Sinfonica di Torino.
[modifica] Introduzione strumentale
L'opera inizia con un'introduzione dell'orchestra: questi pochi secondi di musica rendono perfettamente lo scopo dell'opera, che è quello di aiutare a riflettere sull'assurdità dello sterminio degli ebrei, facendo quindi risaltare tutta la ferocia e la crudeltà alla quale sono stati sottoposti milioni di ebrei.
Da qui nasce il forte impatto emotivo della musica, caratterizzata da una sempre crescente drammaticità: gli squilli di trombe, le dissonanze, i crescendo improvvisi creano intorno allo spettatore, con tutta la loro efficacia, una scena straziante, fatta di dolore e di morte. La musica contribuisce in maniera determinante a ricostruire la scenografia e a ricreare l'ambientazione dei fatti narrati.
[modifica] Introduzione del narratore
Dopo l'introduzione dell'orchestra, la voce narrante inizia a parlare ed a raccontare una tipica giornata nel ghetto di Varsavia.
[modifica] Sveglia e canto degli Ebrei - Percosse dei nazisti
Tutti venivano svegliati presto, e venivano radunati nei punti di raccolta: per tutta la durata, l'opera descriverà insieme all'orchestra i tristi fatti avvenuti quel giorno nel ghetto di Varsavia.
[modifica] Perdita e ripresa di conoscenza del narratore
Il narratore afferma di non poter ricordare ogni cosa poiché rimasto privo di sensi per la maggior parte del tempo a causa delle percosse subite dai soldati; in questa breve introduzione egli fa riferimento al grandioso momento (che corrisponde all'ultima parte di quest'opera) in cui i suoi compagni intonarono un canto ebraico poco prima di essere uccisi nelle camere a gas.
Il momento più alto e drammatico dell'opera è infatti il momento della "conta" cioè il momento in cui i tedeschi contavano il numero degli ebrei che dovevano essere avviati ai forni crematori, e che viene fatta male e deve essere ripetuta più volte.
[modifica] Canto dei prigionieri
| « Al termine della prima esecuzione il pubblico non applaudì rimanendo in un silenzio pieno di turbamento » | |
Questo fatto viene sottolineato musicalmente da un ritmo incalzante che arriverà al suo culmine con l'inno di chiusura del brano che è lo Shema, un inno di amore a Dio tratto dal Deuteronomio che vuole essere la risposta coraggiosa degli ebrei fedeli dinnanzi alla brutalità della guerra, un'affermazione forte della dignità umana, della fede religiosa e della speranza, contrapposta all'orrore della persecuzione nazista.
La grandezza dell'opera fa dire a Milan Kundera che "si tratta del più grande monumento che la musica abbia mai dedicato all'Olocausto". E che "tutta l'essenza esistenziale del dramma degli Ebrei del XX secolo è in quest'opera viva e presente. In tutta la sua atroce grandezza. In tutta la sua bellezza atroce. Ci si batte perché degli assassini non vengano dimenticati. E Schönberg, lo abbiamo dimenticato" (da Repubblica del 23 ottobre 2007).
|
|