Edoardo Cacciatore

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« [La poesia è] un atto liberatorio, un soccorso conoscitivo che il poeta può prestare ai suoi simili perché si è addestrato più di loro a capire la realtà. »
(Edoardo Cacciatore: la rivoluzione poetica del Novecento, a cura di Quaderni di critica, Lithos, Roma, 1997)
« Una voce e fa testo.

Voce d'ingorda voglia è questa ma a chi parla

una corda che taglia ov'è nient'altro il viso

questa voce e per stanza solo a una soglia

volontà di riso tanta su cui si staglia

e danza certo ora a darsi un contegno e canta?... »

(Cacciatore E., Tutte le poesie, Piero Manni, 2003, San Cesareo di Lecce)

Edoardo Cacciatore (Palermo, 1912Roma, settembre 1996) è stato un poeta e saggista italiano.

Nato a Palermo da genitori agrigentini, sin dalla prima infanzia Cacciatore si trasferì a Roma dove visse fino alla morte. Ha sempre condotto una ricerca solitaria: cominciò la sua attività letteraria come saggista, ma negli anni ’50 si rivelò come poeta pubblicando le sue prime poesie (dal titolo Graduali, poi raccolte e nuovamente edite nel 1986) sulla rivista Botteghe Oscure diretta da Giorgio Bassani e patrocinata da Marguerite Caetani. La poesia di Cacciatore si può ricondurre alla forma chiusa: "Nell'accezione di Cacciatore, l'espressione forma chiusa si riferisce a un sistema basato su rigorose regole interne; in tal senso si potrebbe affermare che l'autore faccia uso in tutti i suoi testi esclusivamente di forma chiuse" (Fusco F., Estetica verso noesi in Edoardo Cacciatore, in "il verri", n. 20, 2002, p. 115). "Cacciatore, manierista, neoretorico, gnomico, è autore di una poesia che costituisce una sorta di apax nel nostro Novecento. È una poesia che non guarda tanto ai modelli italiani coevi o della tradizione in cui ha le proprie radici la letteratura del secolo appena trascorso. Piuttosto si rivolge ai grandi testimoni della crisi - espressiva e conoscitiva - ..., Eliot o Ben, e intende riformulare le forme metriche chiuse, in una grande varietà di misure e di accenti, verso l'esempio del sonetto elisabettiano, che suggestionò anche Eliot per la duttilità di un metro capace di consentire la mescolanza sui genieris di passione e di pensiero, di sentimento e di raziocinio, come scrisse Mario Praz. Cacciatore soffre, nella storia della poesia contemporanea, proprio di questa singolarità, della propria radicale estraneità ai modelli dominanti del secondo dopoguerra" (Patrizi G., Presentazione, in Cacciatore E., Tutte le poesie, Manni, 2003, pp. 6-7).

Dichiarazione di poetica[modifica | modifica wikitesto]

« La poesia è intensificazione della realtà, introduce in essa una vibrazione intellettuale, è come un frammento di realtà di cui vuole rendere l’esperienza e il calore, che il poeta assorbe ed emana attraverso il testo. Non c’è una prospettiva “ortodromica” nella mia ricerca, ma una sorta di processo pluridinamico che potrei ricondurre, con il linguaggio della fisica, al principio di indeterminazione di Heisenberg. »
(Edoardo Cacciatore: la rivoluzione poetica del Novecento, a cura di Quaderni di critica, Lithos, Roma, 1997)
« è giusto asserire la forma chiusa proprio quella che può procurare di apertura conoscitiva »
(Cacciatore E., Contrattempo accademico. Intorno alla poesia e all'uomo moderno, in Lo specchio e la trottola, Firenze, Vallecchi, 1960)
« Il sonetto fu creato a contenere la diagnosi di uno stato dell'animo »
(Cacciatore E., Contrattempo accademico. Intorno alla poesia e all'uomo moderno, in Lo specchio e la trottola, Firenze, Vallecchi, 1960)
« Il sonetto si fece, nel calcolo dei letterati, quadretto di genere, situazione senza sviluppo. E il verso libero sgorgò allora, e fu, ed è, e sarà sempre, guarigione di una tale paralisi. Vero è anche questo. Il verso libero, nei suoi reali adempimenti, non intese mai essere abolizione di rigore e metro »
(Cacciatore E., Contrattempo accademico. Intorno alla poesia e all'uomo moderno, in Lo specchio e la trottola, Firenze, Vallecchi, 1960)

Note critiche[modifica | modifica wikitesto]

«[…] la caratura della poesia di Cacciatore è altissima: basti considerare, rispetto al primo punto [la messa in questione del lirismo quale unica e sola estrinsecazione del dettato poetico], che la tendenza che gli è connaturata della poesia-pensiero costituisce di per se stessa, di fatto, motivo di detonante polemica verso la nostra tradizione, rimasta sempre più o meno sotterraneamente preda del neoidealistico postulato della poesia intuitiva e sentimentale; che, sul secondo punto [l’ampliamento del discorso critico a tutti gli ambiti e livelli dell’elaborazione testuale], la eccezionale densità e ricchezza della poesia cacciatoriana esorbita di gran lunga tutti gli standard e mette a mal partito ogni parzialità metodologica; che, infine, a proposito del terzo punto [l’articolazione dell’ipotesi di una letteratura attuale di opposizione e conflitto], sarebbe piuttosto difficile configurare lo spettro e le caratteristiche della sperimentazione attuale senza valutare a pieno l’apertura di nuove prospettive contenuta nelle procedure dell’autore qui in esame. Ed è da notare […] la sordità della critica italiana verso Cacciatore […]. Alle inadempienze della critica ufficiale conviene ribattere evidenziando in tutta la sua portata l’attualità della posizione di Cacciatore; la quale principalmente risiede, a nostro avviso, nel non lasciasi catturare dalle due sirene dell’ideologia contemporanea, il neotradizionalismo e il postmodernismo.» «È raro imbattersi […] in un autore che, come Edoardo Cacciatore, sia al tempo stesso coltivatissimo e crudele: crudele nel senso che la sua intransigenza di pensiero-scrittura non arretra davanti a nessun arrangement diplomatico, a nessuna mediazione da ciambellano, per esplicarsi senza remore in tutta la sua ardua ricchezza. […] Cacciatore è convinto che la poesia è ermeneutica della realtà.» «Tutti [i] tropi, procedimenti, modalità strutturali […] dimostrano quanto lontana sia da ogni concezione paregorica, da ogni tentazione evasiva, da ogni suggestione lirico-evocativa […] questa lucida e palpitante scrittura del pensiero e delle cose, sentita e praticata, invece […], come produzione intellettuale di conoscenza e di interpretazione del reale nella materialità del linguaggio e del suo movimento noetico.» «Ecco allora che la poesia filosofica [di Cacciatore], a prima vista attribuibile alla prospettiva di una ricerca del senso della vita in generale, beatamente al di fuori o al di sopra delle determinazioni contingenti, si apre a più precise e particolari istanze politiche e civili, come ad esatti corrispettivi del proprio corso o processo. È al pensiero in quanto pensiero dell’alterazione e in alterazione, che è connaturata l’istanza politica e civile. […] poiché la dinamica dell’alterazione mette i crisi tutti i modi di pensare statici (idee fisse, opinioni costituite, luoghi comuni), la poesia che ne tiene conto avrà un risvolto critico sul piano culturale; si apre il problema della critica dell’ideologia: e, per corollario, si innesca una nitida attenzione per le trasformazioni dell’ideologia e, quindi, dei mutamenti di fase cui è necessario rispondere; […] poiché l’alterazione è il trionfo della molteplicità, non ci sarà soggetto umano che nel rapporto intersoggettivo: la pienezza vitale non è concepibile che in quanto adesione collettiva […].» (da 'Edoardo Cacciatore: la rivoluzione poetica del Novecento, a cura di Quaderni di critica, Lithos, Roma, 1997)

«[Per la premessa materialistica della filosofia di Cacciatore, ovvero per la negazione di qualsiasi entità spiritualistica o trascendente e per l’affermazione del divenire e della caducità dei fenomeni,] la parola nel trapasso dal piano della contiguità spazio-temporale a quello della similarità e della discontinuità […] diviene il luogo in cui si rappresenta la mobilità trasformativa dello stesso linguaggio del divenire istantaneo dell’esperienza e del pensiero. Non solo i referenti chiamati in causa dal segno, ma il segno in quanto tale, è concepito ed espresso nella transitorietà dei momenti in cui si esplica e si riproduce il fenomeno globale dell’alterazione.» (dall’introduzione di Filippo Bettini a Edoardo Cacciatore, Graduali, Lecce, Manni, 1986)

Pubblicazioni[modifica | modifica wikitesto]

Raccolte di poesie[modifica | modifica wikitesto]

  • La restituzione (1955)
  • Lo specchio e la trottola (1960)
  • Tutti i poteri (cinque presentimenti) (1969)
  • Ma chi è qui il responsabile? (1974)
  • La puntura e l'assillo (1986)
  • Graduali (1986)
  • Il discorso a meraviglia (1996, postumo)
  • Tutte le poesie (2003, postumo)

Raccolte di saggi[modifica | modifica wikitesto]

  • L'identificazione intera (1951)
  • Dal dire al fare: la lezione delle cose (1967)
  • Carichi pendenti (1989)
  • Itto itto (1994)
  • L'esse blesa (1997, postumo)

Nel 2003 Florinda Fusco ha curato l’edizione dell’opera completa di Edoardo Cacciatore.