Eccidi dell'alto Reno
| Eccidi dell'alto Reno | |
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| Stato | |
| Luogo |
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| Obiettivo |
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| Data | |
| Tipo | Strage armata |
| Morti | 142 |
| Responsabili | Truppe naziste |
| Motivazione | Azioni di repressione delle formazioni partigiane di montagna Ritorsioni ad azioni di guerriglia subite |
Gli eccidi dell'alto Reno furono una serie di stragi perpetrate dalle forze armate tedesche contro la popolazione civile e formazioni partigiane durante la Seconda guerra mondiale, nei comuni di Granaglione, Porretta Terme, Lizzano in Belvedere, Gaggio Montano e Grizzana Morandi in Emilia-Romagna, attuate tra il 4 luglio e il 2 ottobre 1944, parallelamente alla strage di Marzabotto, causando oltre 140 morti.
I processi per le stragi, benché riconosciute ufficialmente, non vennero mai celebrati in quanto tutti gli incartamenti riguardanti gli avvenimenti rimasero per anni nascosti nel cosiddetto "armadio della vergogna", rinvenuto solo nel 1994[1][2].
Indice |
[modifica] Eccidio di Biagioni
L'eccidio di Biagioni fu una strage compiuta nell'omonima frazione del comune di Granaglione, il 4 luglio 1944 in cui le truppe tedesche rastrellarono e uccisero 9 civili [3] che il giorno prima avevano distrutto un automezzo tedesco[4]. Attilio Vivarelli e Saverio Bruni vennero impiccati nella pubblica piazza davanti alle rispettive famiglie, mentre gli altri sette partigiani vennero fucilati dalle SS. Il partigiano Paolo Calistri però non rimase ucciso dai proiettili e, in un tentativo di fuga, venne raggiunto e massacrato dalle truppe tedesche a colpi di calcio di fucile[4]. Misteriosamente, i sette partigiani fucilati, vennero registrati nell'albo dei caduti e dei dispersi come appartenenti alla Repubblica Sociale Italiana (RSI), vittime di agguati dei partigiani[4].
Il fascicolo numero 961, ritrovato nell'armadio della vergogna, indica come responsabili ignoti soldati delle SS tedesche ed italiane[2] a cui i Reali Carabinieri di Porretta Terme imputarono, nel marzo 1946 i reati di "Violenza con omicidio art. 185 c.p.m.g." e "Omicidio e aiuto al nemico"[2]. Sentenziato con un non luogo a provvedere il 21 novembre 1944, il processo non fu mai celebrato[2].
[modifica] Vittime
- Saverio Bruni
- Attilio Vivarelli, 21 anni
- Paolo Calistri
- Giovanni Fornaciari
- Rosolino Mori
- Armando Vivarelli
- Domenico Guglielmo Vivarelli
- Eugenio "Pipetta" Vivarelli
- Marte Vivarelli
[modifica] Eccidio di Castelluccio
L'eccidio di Castelluccio fu una strage compiuta nell'omonima frazione del comune di Porretta Terme, il 12 agosto 1944 in cui le truppe tedesche uccisero 5 partigiani[3][5], facenti parte della brigata Toni Matteotti Montagna, di ritorno dalla battaglia per la difesa della repubblica partigiana di Montefiorino, in provincia di Modena. I cinque caddero in un'imboscata nei pressi, appunto, di Castelluccio, vennero fatti prigionieri e poi fucilati. Tra loro anche un francese, Paul Henri Moscard detto il "francesino", un paracadutista parigino arruolato coattamente nell'esercito tedesco, che aveva però disertato nell'estate 1944 per unirsi ai partigiani[6].
Il fascicolo numero 960, ritrovato nell'armadio della vergogna, indica come responsabili ignoti soldati delle SS tedesche ed italiane[2] a cui i Reali Carabinieri di Porretta Terme imputarono, nel marzo 1946 i reati di "Violenza con omicidio art. 185 c.p.m.g." e "Omicidio e aiuto al nemico"[2]. Sentenziato con un non luogo a provvedere il 21 novembre 1944, il processo non fu mai celebrato[2].
[modifica] Vittime
- Angelo Agostini, 39 anni
- Lino Degli Esposti, 27 anni
- Paul Henri Moscard, conosciuto anche come Paolo Monsatard, 22 anni
- Amos Menzani, 19 anni
- Germano Sabbadini, 34 anni
[modifica] Eccidio di Ca' Berna
L'eccidio di Ca' Berna (o Ca' di Berna o Casa Berna) fu una strage compiuta nell'omonima frazione del comune di Lizzano in Belvedere, il 27 settembre del 1944 in cui persero la vita in 29[7] (o 28[1] o 30[8], secondo altre fonti), tra anziani, donne e bambini.
Dopo il massacro di Sant'Anna di Stazzema commesso il 12 agosto 1944, gli eccidi nazifascisti contro i civili sembravano essersi momentaneamente fermati. Ma il feldmaresciallo Albert Kesselring aveva scoperto che a Marzabotto agiva con successo la brigata Stella Rossa, e voleva dare un duro colpo a questa organizzazione e ai civili che la appoggiavano.
Il capo dell'operazione, Walter Reder, comandante del 16º reparto corazzato ricognitori (Panzeraufklärungsabteilung) della 16. SS-Panzergrenadier-Division Reichsführer SS, si stava recando infatti a Marzabotto assieme ad un contingente di truppe tedesche per compiere il ben più noto eccidio di Monte Sole (o "strage di Marzabotto")[1]. Percorrendo quindi la strada che collegava l'antica pieve di Madonna dell'Acero, appena sotto la vetta del Corno alle Scale, a Vidiciatico, Lizzano in Belvedere, Gaggio Montano e poi Marzabotto[8], le truppe tedesche si scontrarono con una piccola formazione di partigiani appartenenti alla 7ª Brigata Garibaldi Modena, Divisione Armando[1], all'altezza della frazione di Ca' Berna, dove vivevano varie famiglie di pastori.
Dopo averli sopraffatti, in quanto meglio armate ed addestrate, le truppe tedesche radunarono una trentina di persone, quasi tutti partigiani tra i 12 e i 70 anni, all'interno di un caseggiato e cominciarono ad ucciderli «con un colpo di pistola ravvicinato in fronte, in modo che ognuno assistesse alla morte del vicino»[8].
Lo stesso giorno vennero uccisi anche i due partigiani Armando Zolli, medaglia d'oro al valore, e Dante Benazzi, medaglia d'argento al valore, colpiti dalle truppe tedesche sulla strada per Vidiciatico[8].
[modifica] Vittime
- Romolo Baratti
- Ofelia Bernardi, 19 anni
- Clementina Bernardi, 14 anni
- Lia Bernardini, 21 anni
- Maria Bernardini, 55 anni
- Maria "Delia" Bernardini, 23 anni
- Dante Benazzi, 22 anni
- Domenica Gelsomina Burchi, 41 anni
- Giuseppina Cantelli, 17 anni
- Olimpia Castelli, 41 anni
- Olindo Castagnoli, 58 anni
- Anna Demaldè, 41 anni
- Corinna Ferrarini, 24 anni
- Novella Franci
- Maria Giacobazzi, 21 anni
- Pietro Pelotti, 21 anni
- Erminia Piovani, 61 anni
- Maria Grazia Tugnoli
- Rina Tamburini, 23 anni
- Attilio Ugolini, 68 anni
- Romolo Ugolini, 5 anni
- Sergio Ugolini, 12 anni
- Elio Vitali, 16 anni
- Giorgio Vitali, 14 anni
- Italia Vitali, 22 anni
- Laura Vitali, 18 anni
- Ada Zanacchini
- Maria Zanacchini
- Annunziata Zanacchini, 46 anni
- Armando Zolli, 34 anni
[modifica] Eccidio di Ronchidoso
L'eccidio di Ronchidoso fu una strage compiuta nell'omonima frazione del comune di Gaggio Montano, il 28 e il 29 settembre 1944 in cui le truppe tedesche uccisero 69 persone[3].
[modifica] Eccidio di Silla
L'eccidio di Silla fu una strage compiuta lungo il fiume Reno, nei pressi di Silla, frazione del comune di Gaggio Montano, tra il 24 settembre e il 29 settembre 1944, in cui le truppe tedesche uccisero 4 persone[3].
[modifica] Eccidio di Savignano
L' eccidio di Savignano fu una strage compiuta a Famaticcia di Savignano, frazione del comune di Grizzana Morandi, nella notte tra il 29 e 30 settembre 1944 in cui truppe tedesche delle SS uccisero 8 operai[7], rastrellati tra Grizzana e Vergato e obbligati a scavare trincee per l'Organizzazione Todt[9].
[modifica] Vittime
- Giovanni Accursi
- Ettore Alessani
- Augusto Bonaiuti
- Dante Fornasini
- Francesco "Mario" Fornasini
- Edoardo Nanni
- Nino Palmieri
- Adelmo Venturi
[modifica] Eccidio di Molinaccio
L'eccidio di Molinaccio fu una strage compiuta nell'omonima frazione del comune di Gaggio Montano, il 2 ottobre 1944 in cui le truppe tedesche uccisero 17 persone[3][10].
Il fascicolo numero 2035, ritrovato nell'armadio della vergogna, indica come responsabili ignoti militari tedeschi[2]. Il fascicolo venne archiviato il 14 gennaio 1960, per essere poi trasmesso al pubblico ministero di Roma il 26 giugno 1995[2], dopo il ritrovamento nel 1994. Il processo, tuttavia, non fu mai celebrato.
[modifica] Note
- ^ a b c d e Nazario Sauro Onofri. Eccidio di Cà di Berna. Museo Virtuale del Cimitero Monumentale della Certosa di Bologna. URL consultato il 10 agosto 2011.
- ^ a b c d e f g h i Elenco dei criminali nazistifascisti in Italia. Eccidi1943-44.toscana.it. URL consultato il 11 agosto 2011.
- ^ a b c d e Pier Angelo Ciucci. L'eccidio di Molinaccio. Comune di Porretta Terme, aprile 1981. URL consultato il 10 agosto 2011.
- ^ a b c d Nazario Sauro Onofri. Eccidio di Biagioni. Museo Virtuale del Cimitero Monumentale della Certosa di Bologna. URL consultato il 10 agosto 2011.
- ^ a b Nazario Sauro Onofri. Eccidio di Castelluccio. Museo Virtuale del Cimitero Monumentale della Certosa di Bologna. URL consultato il 10 agosto 2011.
- ^ Resistenza n°1, op. cit., I nostri fratelli stranieri che divennero partigiani, pagina 10.
- ^ a b Scheda sulla Resistenza a Porretta Terme dal sito del comune di Porretta Terme
- ^ a b c d Andrea Bonzi. Eccidio di Ca' Berna «Ricordo ancora la malvagità delle SS e i morti vicino a me». l'Unità, 26 settembre 2010. URL consultato il 10 agosto 2011.
- ^ a b Nazario Sauro Onofri. Eccidio di Savignano. Museo Virtuale del Cimitero Monumentale della Certosa di Bologna. URL consultato il 10 agosto 2011.
- ^ a b Nazario Sauro Onofri. Eccidio di Molinaccio. Museo Virtuale del Cimitero Monumentale della Certosa di Bologna. URL consultato il 10 agosto 2011.
[modifica] Bibliografia
- Antonio Sciolino, Resistenza n°1, Bologna, ANPI, 2011, pp. 24.
- Alessandro Albertazzi; Luigi Arbizzani; Nazario Sauro Onofri, Gli antifascisti, i partigiani e le vittime del fascismo nel bolognese, 1919-1945, Dizionario Biografico in 3 volumi, Bologna, Istituto per la storia di Bologna, 1985.
- Massimo Turchi, La linea Gotica e le stragi - il fronte di guerra nell'Appennino bolognese, modenese e pistoiese, Civitavecchia, Prospettiva editrice, 2008. ISBN 88-7418-403-3
[modifica] Collegamenti esterni
- Scheda sulla Resistenza a Porretta Terme dal sito del comune di Porretta Terme